22
Nov
18

Bere cognac a Parigi è difficile.

Parigi è una città meravigliosa, gastronomicamente capace di qualsiasi cosa: ma, incredibile a dirsi, la capitale di Francia non ospita una Maison du Cognac ma solo una du Whisky; e fatica ad offrirvi il distillato nazionale, a meno che vogliate farvi viziare nei bar dei soliti alberghi da Mille e Un Euro a Notte, dal Crillon, al Ritz ed al Meurice ed ai loro fratelli: dove però troverete le solite bottiglie di lusso delle solite marche globali al solito astronomico prezzo. Curiosate piuttosto nei bar alla moda: con pazienza qualcosa si trova, soprattutto in miscelazione; e se insistete, un cognac ve lo serviranno anche puro.

La faccenda migliora se intendete pranzare in uno dei famosi ristoranti pluristellati parigini: avete da scegliere tra ben 25 diversi indirizzi. In questo caso la selezione di distillati sarà sopra le vostre aspettative e in grado di appagare anche il conoscitore, parecchio meno il suo portafogli. Meglio comprarsi una bottiglia, insomma.

Per l’armagnac il discorso si fa difficile: bisogna andare a cercare la Guascogna nascosta in città, ovvero i locali dove la gente del Sud-Ovest viene a mangiare o a rifornirsi di specialità: un po’ come per i pugliesi a Milano.

* * * * *

Le 1905 Bar

Una scala nascosta dietro una porta di fianco alla birreria Vins des Pyrénées, una ex enoteca aperta dal 1905, nel quartiere più amato dai BoBos parigini, il Marais (4°arr.), porta ad uno speakeasy intimo arredato in stile Art déco, con un giardino pensile. Oltre ai moderni cocktail, il locale propone una vasta selezione di cognac ed altri alcolici.

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Il giardino pensile de Le 1905

L’Herbarium | Hôtel National des Arts-et-Métiers

L’indirizzo cult del momento (3°arr.), nel quartiere des Arts-et-Métiers (Marais), the place to be per vedere e farsi vedere. L’Herbarium, condotto con mano salda da Oscar Quagliarini, vi offre uno stupefacente cocktail Sud Sud Sud, a base di cognac, marmellata di pere e bergamotto, cordial al lime e mousse al mandarino, concepito secondo l’arte profumiera. Parigi è bizzarra, ma sempre avanti.

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L’interno dell’Herbarium – Parigi

Le Syndicat

Cocktail club sciovinista – si dichiara programmaticamente Organisation de défense des spiritueux français – ormai da qualche anno sulla cresta dell’onda, che serve solo alcolici transalpini, nel Faubourg Saint Denis (10° arr.). Facciata dissimulata, ricoperta di uno spesso strato di poster stracciati e tags graffiti; all’interno marmi, tende trapunte d’oro, specchi e metallo, con musica hip hop e 30 posti, e al bancone Sullivan Doh, giovane bartender di livello. Buona scelta di cognac ed armagnac, ma si viene per i cocktail.

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L’ingresso de Le Syndicat

La Cagouille

Nascosto tra la Gare Montparnasse ed il cimitero omonimo (14° arr.), qui si viene a mangiare il pesce alla semplice, come nella Charente Maritime. Ma la selezione di cognac di Gérard Allemandou, l’ex patron, è la più interessante di Parigi.

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Una piccola selezione di cognac alla Cagouille

Au Trou Gascon

L’indirizzo di Parigi (12° arr.) dove chiedere un armagnac dopo pranzo. Dal 1973 Alain Dutournier getta il suo sguardo sulla conduzione, ora in mani altrui, ma sempre nello spirito del Sud-Ovest.

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Armagnac ne abbiamo? Au Trou Gascon pare di sì.

Hélène Darroze

Famosa telechef pluripremiata e pluristellata con ristorante nel quartiere di Saint Germain des Prés (6° arr.), la sua cucina rivisitata delle Landes non è a buon mercato, ma sarete presto consolati da un sovrano bicchiere di grand bas-armagnac selezionato dalla maison della sua celebre famiglia.

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Le fascinose bottiglie di armagnac Darroze, il celebre affinatore, qui nel ristorante parigino.

 

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11
Nov
18

Il cognac si ingrandisce

Dopo l’annus horribilis 2017, segnato da gelate primaverili e grandinate estive assassine, il 2018 ha risarcito gli agricoltori con una raccolta generosa. Ma il mondo ha sete di cognac, ed i 78.400 ettari della AOC (di cui 74.500 produttivi) faticano a stare al passo con la domanda di distillato.

Fino a qualche anno fa le domande di estensione del vigneto erano rigettate, tra la sufficienza della produzione ed il ricordo della crisi degli anni ’90 con i conseguenti impietosi espianti; ma recentemente si era vista una progressiva inversione di tendenza, con 250 ha autorizzati nel 2016, 800 ha nel 2017, e ben 1557 ha per l’anno corrente.

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Nuove piantumazioni nella AOC Cognac – Fonte: Vie Charentaise

La domanda di cognac è in costante aumento: in tre anni consecutivi di crescita il giro di affari della filiera ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro a valore e l’equivalente di 204,5 milioni di bottiglie, segnando un incremento sull’anno mobile 17-18 del 5,9% [dati BNIC ottobre 2018].

La pressione delle grandi Maison (e dei loro fornitori) ha fugato ogni remora: la regione vende la metà della sua produzione come cognac VS e VSOP, quindi di breve invecchiamento, e le scorte dei grandi produttori si sono assottigliate ad un punto pericoloso. «La vigne n’a pas la capacité de produire suffisamment pour répondre à la demande de la filière, l’augmentation des surfaces est donc l’unique solution», ha dichiarato il vice-presidente del BNIC, Christophe Forget.

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Una veduta della Grande Champagne con i nuovi impianti

Per mantenere quindi il livello delle esportazioni entro un margine di sicurezza il Conseil de bassin viticole Charentes-Cognac, l’ente che governa la superficie viticola, ha approvato una cura da cavallo: per il 2019 si potranno richiedere impianti per 3505 ettari, di cui 3474 destinati al cognac, con un incremento del 4,4% dell’AOC. Date le rese della regione, negli anni felici superiori ai 200 quintali/ettaro, il rischio di non essere in grado di soddisfare la domanda fra qualche tempo è di fatto scongiurato.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

24
Ott
18

Degustazione estrema al Cognac Expo di Bergen

Sabato 20 si è svolta a Bergen in Norvegia l’annuale fiera chiamata Cognac Expo; il mercato scandinavo è il più grande consumatore di cognac pro capite, ed anche il più ricco di conoscitori dello spirito gallico.

Vi concorrono numerose Maison di cognac, da quelle di fama mondiale, alle medie distillerie con affinamento, fino alle piccole Case artigianali che fanno tutto da sole dalla vigna al bicchiere.

Com’è ovvio la Cognac Expo è una vetrina importante per raggiungere una platea di consumatori esigenti, e per stabilire una rete di conoscenze che arricchisce produttori ed appassionati.

Nel seno di questa manifestazione si tengono numerose masterclass da parte dei produttori venuti personalmente, che a sorpresa portano qualche chicca introvabile per la gioia dei partecipanti.

Ma l’attenzione degli intenditori è sempre rivolta alla Ekstreme Smaking, la degustazione estrema, in cui gli organizzatori raccolgono alcune formidabili bottiglie, il più delle volte prese direttamente dalla botte di invecchiamento o dalle dame-jeannes, una volta che questo è terminato; sono esemplari rari e/o fuori commercio, e vengono aperti per i fortunati iscritti. La degustazione è sempre accompagnata dalla sua descrizione, tenuta dal venditore della bottiglia, se presente alla rassegna. Insomma un’occasione per assaggiare nel calice la storia liquida del cognac. Se vi chiedete quale sia il suo costo, siamo intorno agli € 250. Ma per costosa che sia, è un’esperienza che vi offre da bere veramente qualcosa di prezioso ed emozionante, se non di irripetibile.

Anche quest’anno si sono viste delle bottiglie notevoli, per cui varrebbe la pena di farsi il viaggio fin sul remoto fiordo vichingo: ecco la lista completa dei cognac in degustazione, e la descrizione illustrata di qualcuno di loro. Non siate invidiosi, non ce n’è per tutti.

  • Fins Bois 1835 Grosperrin
  • Petite Champagne 1910 Courvoisier
  • Grande Champagne 1925 Grosperrin
  • Grande Champagne 1930 Vinet-Delpech
  • Grande Champagne 1934 Grosperrin
  • Grande Champagne 1945 Prunier
  • Grande Champagne 1955 Boulinaud
  • Petite Champagne 1960 Château de Montifaud
  • Hymne au Voyage Larsen
  • Rèserve n°11 A.E. Dor

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La bottiglia più vetusta della serata è stata questa perla di Grosperrin, un appassionato ricercatore ed affinatore di cognac antichi: una botte di acquavite dei Fins Bois ricevuta come dote di un matrimonio nel 1922; ma il cognac era stato distillato nel 1835, ottantasette anni prima. Viene messo in bottiglia tal quale. Intemporale, dice la Maison.

44514594_2008609746103683_3503215557023367168_nAncora una bottiglia esoterica: nella Ekstreme Smaking non c’è nulla di profano. I cognachisti sono una congrega massonica, come dice Marco Zucchetti, il cronista alcolico de Il Giornale. Questa, umilissima in apparenza, e senza nemmeno un fronzolo di etichetta, proviene dal Paradis di Courvoisier, la celebre grande Maison di Jarnac. È un cognac Petite Champagne 1910, che a detta dei partecipanti è stato il più apprezzato dell’incredibile serie.44646672_164465067831161_3962314687286083584_n

Ancora Grosperrin, ancora una delle sue mitiche botti, in cui il cognac Grande Champagne sta affinando senza sosta dal 1925, quindi da ben 93 anni. E di questo ho avuto la fortuna di assaggiarne anch’io, pescandolo con la pipetta nel fusto, direttamente in cantina a Saintes. Naso profondo, infinito, ed un corpo invidiabilmente fresco, senza una ruga. Se non è un miracolo…

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Vinet-Delpech è una distilleria di medio-grandi dimensioni, che produce per le multinazionali del cognac ed in proprio, pressoché ignota anche agli appassionati; ma come molti distillatori, compra e affina anche cognac altrui. Questa bottiglia è prelevata dalle loro riserve storiche, il cui produttore è misteriosamente sito “ad un’ora dalla distilleria”; ma il nome della tenuta non ve la riveleranno nemmeno sotto tortura, è un segreto iniziatico prima che commerciale. Un cognac Grande Champagne del 1930, con 80 anni di invecchiamento in botte. 44681515_2177280405874899_3274035792871161856_n

La Maison Prunier è la più piccola delle prime dieci grandi Case della regione di Cognac, ma il suo attuale gestore, monsieur Stephane Burnez, è un tradizionalista convinto. I suoi cognac d’annata, sempre a pieno grado, rappresentano quanto di più autentico possa offrire il distillato francese; il patron ve li venderà quasi con dispiacere, e solo se ne siete degni (a parte qualche russo, per fare cash). Eccone una dimostrazione, con un millesimo di tempi difficili, il 1945.

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Misteriosa la maison, meno misterioso il millesimo, 1955. Piccolo imbottigliamento stravecchio di una piccolissima Casa, anzi di una famiglia, che custodisce riserve anche secolari. Sono gioielli che fanno parte del patrimonio delle famiglie produttrici di cognac, o dei loro discendenti, messe da parte per un giorno di pioggia, o per un matrimonio, chissà. E prima o poi passa qualcuno che può permettersi di comprare la botticella o una sua frazione, e se la beve, felice lui.

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Lo Château de Montifaud è una piccola maison ben affermata nel mondo scandinavo. Qui verrebbe da dire che si rientra in territori ordinari, è solo una bottiglia di circa 55 anni, gente. Ma saremmo ad una degustazione estrema: allora che sia almeno un Single Cask cognac , non toccato dall’infamia della diluizione con acqua. La sua gradazione è naturalmente calata a 47° lungo il filo degli anni. Immaginatene la concentrazione.

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Questa invece è un pezzo unico. Battuta all’asta de “La Part des Anges” a Cognac in settembre, la scultura lignea riproduce un drakkar vichingo; la Maison Larsen da sempre imbottigliava i suoi cognac in ceramiche di questa forma per il mercato norvegese. La bottiglia è stata aggiudicata per € 20.000 ad un collezionista di questa Casa, che l’ha offerta in degustazione alla Ekstreme Smaking di quest’anno. Il cognac ha 40 anni di invecchiamento in botte, e un affinamento successivo in damigiana custodita nel Fort Boyard sull’Atlantico, a suggellare il legame della Larsen con il mare.

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Fuori programma, ma degna corona di siffatta degustazione, è stata offerta una bottiglia di Vieille réserve n°11 della raffinatissima Maison A.E. Dor, meraviglioso cognac Grande Champagne di minimo 70yo,  con nel blend anche elementi pre-fillossera, composto da Odile Rivière, una maîtresse de chai di rara sensibilità, purtroppo prematuramente scomparsa. Brividi!

[Credits fotografie: mr. Brynjar Jakobsen]

© 2018 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)

 

27
Set
18

Nicholas Faith – in memoriam

Un grande giornalista e storico del cognac ci ha lasciato.
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Nicholas Faith, autore del più completo libro (in inglese) sull’origine e la storia del cognac si è spento a Londra all’età di 85 anni.
Già senior editor all’Economist e al Sunday Times, nonché al Financial Times, la sua vera passione non è stata l’economia ma il cognac (passando attraverso il bordeaux).
Lo ricordiamo anche come il fondatore dell’International Spirits Challenge (ISC).
Tutti gli amatori del cognac gli debbono profonda riconoscenza per la sua grande cultura ed i suoi libri sull’argomento.
RIP Nicholas.
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25
Set
18

La Part des Anges 2018 – un sogno lungo una cena

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Come ogni biennio, la Part des Anges 2018, consueta asta benefica di cognac d’eccezione, tenutasi giovedì scorso negli già Chais Monnet, ora albergo di lusso di imminente apertura, ha dato spettacolo e fatto gongolare gli appassionati di tutto il mondo con degli imbottigliamenti da sogno.

Che siano creazioni artistiche, flaconi d’epoca oppure cognac di altissimo pregio provenienti dai Paradisi aziendali, qualcuno ha sborsato cifre ingenti per una di queste bottiglie, con le quali potreste comprarvi tranquillamente un’auto di qualità.

Anche se ricevere un invito alla cena di gala durante al quale si tiene l’asta è un sogno di molti collezionisti e bevitori appassionati, non è impossibile parteciparvi, dal momento che le offerte sono ormai permesse a distanza: chiaramente troverete sulla vostra strada molti ricchi beoni russi e collezionisti cinesi milionari, ma una chance non si nega a nessuno, contanti alla mano.

Vediamo da vicino quali bottiglie hanno fatto sognare gli amatori dell’acquavite francese quast’anno.

DELAMAIN | 1968

La bottiglia di questo cognac Grande Champagne è tratta dalla cantina dei Millesimi, ed è stata utilizzata l’ultima caraffa di Baccarat della serie Voyage, l’imbottigliamento più lussuoso della raffinata Maison di Jarnac. Scena e sostanza. Stimato € 5.000, venduto a 13.000

 Delamain-part-anges-2018FERRAND | Fondation 1630

Creata per celebrare il fondatore della Maison Ferrand, Elie, la caraffa di cristallo contiene un cognac Grande Champagne degli inizi del secolo scorso. Stima € 2.500, venduto a 7.000Ferrand-part-anges-2018

FRANÇOIS VOYER | Collection Personnelle Lot. 8

Si dice che il flacone contenga del cognac distillato lo stesso anno della nascita dell’esploratore lunare Neil Armstrong. Un cofanetto moderno accompagna la classica bottiglia. Stima € 2.000, venduto a 3.000

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DE LUZE | L’empreinte

La base vuole significare l’accrescimento della quercia con i suoi anelli. La famiglia Boinaud infatti, oltre ad essere il maggior distillatore privato di cognac della regione, è acnhe il primo produttore di estratti di quercia, il cosiddetto boisé. La caraffa contiene un blend di cognac Fine Champagne, eredità familiare. Stima € 3.000, venduto a 10.000

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 COURVOISIER | L’Essence – Extrait n°8

Le grandi Maison possono essere assai generose, per la loro ricchezza, e perché custodiscono davvero delle riserve di cognac grandioso. Questo è un esemplare unico di un blend di Très vieilles Borderies cognac in caraffa di Baccarat, che sarà personalizzato col nome dell’acquirente. Stima € 10.000, venduto a 16.000

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LOUIS ROYER | Eloge 1988

Un cognac Fine Champagne (assemblaggio di Grande e Petite Champagne) che ha viaggiato e visto il mondo mentre invecchiava. Anziché nella Charente, lo ha fatto a bordo della nave Nordnorge, visitando in otto mesi i mari artici ed antartici, per poi finire in un elegante decanter in cristallo. Stima € 2.000, venduto a 5.000louis-royer-part-anges-2018

HENNESSY | Edition Particuliere No.5

Non è Chanel, ma comunque il piatto forte dell’asta, nonostante la bottiglia semplicissima, in perfetto stile cognacense. Del resto la Maison che più di tutte vende nel mondo – da sola fa mezzo fatturato di tutta la regione – mette in campo l’asso di briscola e offre al fortunato e danaroso aggiudicatario un estratto dal mitico Chai du Fondateur, il primo blend di rarità custodite nel più prezioso dei magazzini della Casa miscelato da Renaud Fillioux de Gironde, l’ottavo maître de chai in linea dinastica dei Fillioux di Hennessy. Chapeau! Stima € 25.000, venduto a 30.000

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BISQUIT, DUBOUCHE et Cie | L’Origine

Dal proprio Paradis, un assemblaggio delle più rare acquaviti Grande e Petite Champagne della Maison, in confezione di lusso foderata in pelle, la cui caraffa verrà riempita dall’acquirente stesso durante la visita, accompagnato dal presidente e dal maître de chai della Casa. Stima € 5.000, venduto a 7.000

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MEUKOW | Le Temps Suspendu

Creazione della Maison, forse la più originale ed evocativa di tutta l’asta. In 20 topettes da 5 cl – le fiale di saggio dal fondo pesante che si usa calare nelle botti per degustare l’evoluzione del cognac – vengono offerti 10 cognac dei cinque principali crus: Borderies 2007 – Grande Champagne 2007 – Grande Champagne 2005 – Petite Champagne 1988 – Petite Champagne 1978 – Bons Bois 1976 – Grande Champagne 1965 – Fins Bois 1964 – Cognac 1914 – Grande Champagne 1900, sospesi in un cerchio metallico. Stima € 7.000, venduto a 14.000

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MERLET | La Visite

Questo cognac verrà creato personalmente dal visitatore della Maison, durante la sua permanenza dai Merlet, miscelando cognac delle Borderies e dei Fins Bois vecchi di almeno 30 anni. Quindi creazione unica ed irripetibile.  Stima € 2.000, venduto a 3.000

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DOMAINE ABECASSIS | Experience

Il fortunato che si è aggiudicato quest’opera d’arte a forma di ceppo di vite, creata dall’artista Celine Delcourt in collaborazione col maestro vetraio Dion Diaconescu, creerà il proprio cognac durante la sua visita al domaine , e riempirà l’altro flacone con la creazione del cellar master di ABK6, usando le acquaviti del Paradis aziendale. Stima € 5.000, venduto a 7.000

 

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TIFFON | Réserve Sverre
Omaggio del cellar master Richard Braastad all’avo Sverre, con un blend dei migliori cognac della Maison, ed una caraffa in cristallo prodotta da un artigiano norvegese. La confezione può essere usata come humidor per sigari, una volta vuotata la bottiglia. Stima € 1.500, venduta a 7.000

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HINE | Duo Millésime 1995 Grande Champagne

La Maison Hine era specialista nei cognac Early Landed, privilegio dell’aristocrazia inglese. Ora offre all’acquirente lo stesso cognac, ma invecchiato a Jarnac il primo, e sulle coste inglesi l’altro. Notate dalla fotografia quanto siano differenti in colore: la varietà cromatica è paradigma del loro sapore, molto più delicato ed aereo l’inglese, pieno e robusto il francese. E sono la stessa cotta, e lo stesso invecchiamento di 23 anni. Stima € 4.000, venduto a 14.000

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MARTELL | Savoir-Faire

Ancora una grande Maison, ed una grandissima bottiglia. Martell non è da meno della rivale Hennessy, e presenta un flacone di 5 vecchissimi cognac del cru Borderies, ciascuno selezionato da uno dei 5 maestri della Casa, e assemblati poi dal maître de chai in capo Cristophe Valtaud. Cofanetto artistico in legno d’ebano e pergamena. Stima € 20.000, venduto a 35.000, il record di quest’asta.

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FRAPIN | Grande Fine Champagne Authentique de Fontpinot

Frapin propone il più noto dei suoi best-seller, il cognac della propria tenuta sita nella migliore parte della Grande Champagne, lo Château de Fontpinot, in una versione antiquaria proveniente dagli anni 1920. Stima € 2.300, venduto a 9.000

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UNION GENERALE DES VITICULTEURS COGNAC | L’Expression des Terroirs

Con questo cofanetto didattico, la più grande cooperativa dei viticoltori del cognac mette in valore il terroir delle sottozone viticole di produzione, dalla Grande Champagne ai Bois Ordinaires in blend con i Bons Bois. Cinque topettes da 20 cl di cognac invecchiati ciascuno almeno 47 anni, in un contenitore artistico di legno di quercia francese. Stima € 3.500, venduto a 32.000, il risultato più sorprendente della Part des Anges 2018.

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BACHE-GABRIELSEN | 45°7′ North – 0°33′ West

La più interessante delle Maison “norvegesi” del cognac offre una bottiglia e 4 mignon di cognac Petite Champagne distillate all’inizio del XX secolo, impreziosite da uno zoccolo di legno pregiato lavorato da un artista. Stima € 4.500, venduto a 8.500

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REMY MARTIN & C° | Carte blanche à Baptiste Loiseau

L’etichetta programmatica della Maison lascia libero spazio alla creatività del suo maître de chai, il quale ha presentato due sue recenti creazioni limitate provenienti dalle cantine di Gensac La Pallue (GC, 20yo) e di Merpins (GC, 27yo) prodotte nel 2016 e nel 2017. Stima € 10.000, vendute a 34.000

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HARDY | Grande Sélection Lauzin

Ultim esemplare di una serie limitata di 100 bottiglie destinata al mercato cinese negli anni ’70, proveniente dalla riserva personale dell’allora proprietario Jacques Hardy. Assemblaggio di cognac Grande Champagne almeno cinquantenario, e caraffa in cristallo di Lauzin. Stima € 2.000, venduto a 5.000

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LARSEN | Hymne au Voyage

Altra casa “vichinga” del cognac ma con il mare nel cuore, la Larsen propone un elegante e moderno cofanetto-scultura a ricordare un drakkar, che alloggia l’essenziale decanter. Questo contiene un prezioso cognac distillato svariati decenni fa, e una volta terminato l’invecchiamento, alloggiato in damigiane custodite nell’inespugnabile Fort Boyard, sito su uno scoglio in pieno oceano tra La Rochelle e l’isola d’Oléron. Stima € 5.000, venduto a 20.000

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CHATEAU de MONTIFAUD | L’Alambic

Curiosa e nondimeno graziosa presentazione, lo Chateau de Montifaud ha costruito un alambicco in rame attorno alla sua bottiglia. Il cognac è un blend preparato apposta per l’occasione di acquaviti provenienti dal Paradis aziendale, e distillate al fuoco di legna dagli avi degli attuali proprietari. Stima € 1.500, venduto a 5.000

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NORMANDIN-MERCIER | Old fashioned

La bottiglia ricorda immediatamente gli anni ’60 e ’70, col suo vetro verde satinato, di gran moda al tempo. Allora il grosso dei cognac veniva presentato così, indecifrabile dall’esterno, scuro e dolce come oggi lo sono parecchi rum. Con questo pezzo d’epoca viene offerta una pregiata Vieille Grande Champagne, di almeno 35 anni di invecchiamento. Stima € 2.000, venduta a 4.000

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Siamo arrivati alla fine della serata benefica. Rifletteteci: benché si tratti di proposte fuori della regola, tra arte, un po’ pacchiana talvolta, ed acquaviti quasi sempre eccezionali per invecchiamento e qualità, dove troverete tanto artigianato, tanta passione e tanto orgoglio per il lavoro dei propri predecessori?  Nel whisky, industria da milioni di galloni? Nel rum, dove la qualità è qualcosa di più raro di una vergine in un angiporto? Altrove? Solo il cognac può permettersi di raccontarvi storie come quelle che vi ho illustrato oggi.

[Credits immagini: sito Artcurial]

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

17
Giu
18

La Casa di Cognac – saga di una famiglia e della sua ossessione, l’acquavite.

La Casa di Cognac, un nuovo romanzo dell’autrice francese Yolaine Destremau, è uscito da una settimana per i tipi della casa editrice Barta.

Per una volta farò pubblicità (gratuita), che non è abitudine di queste pagine, come ben sanno i miei lettori. Il motivo è semplice.

L’opera tratta, dietro il sottilissimo velo della finzione letteraria, della saga degli Hennessy, la grande dinastia di commercianti di cognac, con la quale l’autrice è del resto imparentata, essendo la pronipote di James Hennessy II, e la nipote di Alain de Pracomtal, presidente del consiglio di amministrazione della grande maison dal 1966 al 1992.

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La copertina del romanzo

 

Già dalle prime pagine siamo trascinati in pieno nell’epopea del fondatore, cadetto di una famiglia nobile di Cork, partito dalla terra natale per arruolarsi nella Brigade Irlandaise dell’esercito francese; la storia lo vedrà poi sposarsi in Inghilterra, commerciare ad Ostenda, ed approdare infine a Cognac, luogo in cui la famiglia creerà la sua gloria.

Lo sguardo dell’autrice non è solo storico, ma da insider ci rivela le passioni, i drammi, e le miserie della celebre dinastia, ondeggiando senza paura tra il romanzesco ed il verosimile. E come ce ne sono in tutte le grandi famiglie, mette a nudo cupidigie, ambizioni, scandali, politica, affari, lotte e conflitti. Ma anche il successo, che, sebbene l’azienda sia passata alla multinazionale LVMH, oggi mantiene Hennessy stabilmente nel posto del primo produttore di cognac al mondo, con metà del venduto dell’intera regione. Un primato inscalfibile.

Il romanzo, teso e scorrevole, ci porta lungo il filo dell’ossessione per il fulvo distillato dentro i segreti: della fabbricazione del cognac, degli affari della potente famiglia, e delle sue otto generazioni di «sopravvissuti, resuscitati ogni volta» al comando della maison, e mette in luce il ruolo delle figure femminili, all’ombra dei padri e dei mariti ma con un ruolo chiave nel preservare gli equilibri della stirpe. Il libro, nonostante provenga dall’interno della famiglia, non ha ricevuto alcuna approvazione né dalla dinastia né dall’azienda.

C’è qualcosa… che ci farà… diventare il produttore più famoso al mondo. All’improvviso Richard allungò la mano gialla e ossuta e si aggrappò a quella di suo figlio. E esalò quelle parole, le ultime della sua vita: “nuoteremo. Sai nuotare? Allora nuoterai”. Poi un terribile panico invase i suoi lineamenti. E il silenzio si chiuse su di lui come un mantello di pietra»

 LA CASA DI COGNAC; Yolaine Destremau; Barta edizioni, pagine 200; € 13.

ISBN 978-88-98462-13-1

03
Giu
18

Un cognac con finishing in quercia Mizunara: possibile?

Il cognac si sta aprendo al mondo del finishing, pratica corrente degli altri distillati invecchiati, in particolare del whisky.

Finishing non significa altro che un passaggio dell’alcolico al termine della maturazione in una botte particolare, in genere attiva per aver contenuto vino o altri distillati; di solito questo processo dura qualche mese o poco più, giusto per il tempo di estrarre le caratteristiche tipiche della botte, e per armonizzarle nel distillato.

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Cognac Park Borderies Mizunara – 43,5° – fonte: sito aziendale

Il cognac si è sempre contraddistinto per la chiusura a queste pratiche considerate non ortodosse, non avendo bisogno, lui, nobile di nascita, di mescolarsi ad aromi estranei per acquisire maggiore finezza.

Ultimamente però dal rigoroso disciplinare della AOC Cognac è scomparsa una paroletta – francese – dopo il termine legno di quercia. Questa in apparenza insignificante modifica ha dato adito alla possibilità di sperimentare l’uso di altri roveri senza perdere la denominazione d’origine; cosa che avverrebbe certamente con legni di altra natura: già lo si è visto a proposito del Blue Swift di Martell o del Renegade Barrel di Ferrand.

Pertanto i vincoli all’impiego di botti non costruite con rovere francese sono ancora stringenti: l’unica modalità ammessa dai regolamenti è che siano di quercia (non importa oggi la provenienza geografica) e che siano nuove, oppure abbiano contenuto già e soltanto cognac.

Si è aperta quindi la possibilità per le Case di sperimentare nuove vie, in particolare per aromatizzare diversamente i cognac dagli invecchiamenti brevi, tenendo l’occhio fisso sul bere miscelato.

Non è da molto che la distilleria Tessendier, proprietaria del marchio Park, e di altri, ha lanciato un cognac con finishing in quercia Mizunara, la venerata Quercus Mongolica; che è legno raro, assai costoso, e che dona ai whisky giapponesi di fascia alta aromi pregevolissimi.  È pratica di tutte le Case di whisky jap utilizzare botti o tini di questa rara quercia a lentissimo accrescimento per ottenere imbottigliamenti eccezionalmente eleganti.

Quercus_mongolica_mongolian_oak_MN_2007

Un esemplare di Qurcus mongolica – fonte Wikipedia

L’operazione sul distillato francese è stata interessante: Park ha prodotto un cognac single cru Borderies, il più piccolo d’estensione, ed anche quello che produce le acquaviti più armoniche in gioventù, invecchiandolo quattro anni, secondo gli usi tradizionali. Si tratta quindi legalmente di un cognac VSOP. Ma poi negli ultimi sei mesi l’acquavite ha soggiornato in botti di quercia Mizunara nuove.

tessendier

Monsieur Tessendier e la sua nuova creazione – fonte http://www.sudouest.com

Il risultato è che questo cognac leggero e floreale ma di piacevole lunghezza assume maggiore morbidezza e un po’ di grassezza, pur se così giovane. Pare sia migliore se bevuto con un solo cubetto di ghiaccio, che ne esalta le note più eteree, mi dice un amico che l’ha degustato. Ma lo si è pensato per la miscelazione.

Trattandosi di un imbottigliamento sperimentale, circa 5-6 botti, non ci saranno tante bottiglie in commercio, ma il caso ha fatto scuola a Cognac. E probabilmente il progetto è destinato a vedere presto imitatori, e penso anche qualche maturazione esclusiva in questo legno, non solo un finissaggio. Insomma, la tradizione comincia a vacillare, e nuove creazioni prendono forma dalle mani dei giovani maîtres de chai. Staremo a vedere.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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