Posts Tagged ‘AOC Cognac

11
Nov
18

Il cognac si ingrandisce

Dopo l’annus horribilis 2017, segnato da gelate primaverili e grandinate estive assassine, il 2018 ha risarcito gli agricoltori con una raccolta generosa. Ma il mondo ha sete di cognac, ed i 78.400 ettari della AOC (di cui 74.500 produttivi) faticano a stare al passo con la domanda di distillato.

Fino a qualche anno fa le domande di estensione del vigneto erano rigettate, tra la sufficienza della produzione ed il ricordo della crisi degli anni ’90 con i conseguenti impietosi espianti; ma recentemente si era vista una progressiva inversione di tendenza, con 250 ha autorizzati nel 2016, 800 ha nel 2017, e ben 1557 ha per l’anno corrente.

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Nuove piantumazioni nella AOC Cognac – Fonte: Vie Charentaise

La domanda di cognac è in costante aumento: in tre anni consecutivi di crescita il giro di affari della filiera ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro a valore e l’equivalente di 204,5 milioni di bottiglie, segnando un incremento sull’anno mobile 17-18 del 5,9% [dati BNIC ottobre 2018].

La pressione delle grandi Maison (e dei loro fornitori) ha fugato ogni remora: la regione vende la metà della sua produzione come cognac VS e VSOP, quindi di breve invecchiamento, e le scorte dei grandi produttori si sono assottigliate ad un punto pericoloso. «La vigne n’a pas la capacité de produire suffisamment pour répondre à la demande de la filière, l’augmentation des surfaces est donc l’unique solution», ha dichiarato il vice-presidente del BNIC, Christophe Forget.

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Una veduta della Grande Champagne con i nuovi impianti

Per mantenere quindi il livello delle esportazioni entro un margine di sicurezza il Conseil de bassin viticole Charentes-Cognac, l’ente che governa la superficie viticola, ha approvato una cura da cavallo: per il 2019 si potranno richiedere impianti per 3505 ettari, di cui 3474 destinati al cognac, con un incremento del 4,4% dell’AOC. Date le rese della regione, negli anni felici superiori ai 200 quintali/ettaro, il rischio di non essere in grado di soddisfare la domanda fra qualche tempo è di fatto scongiurato.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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30
Mar
18

I cognac XO invecchiano di colpo dal 1° aprile 2018

Non si tratta di una novità, ma di una disposizione ampiamente prevista dall’ultimo aggiornamento del Cahier des Charges AOC Cognac, il disciplinare di produzione dell’acquavite francese: la sua efficacia sarà effettiva dal 1° aprile 2018.

Cosa cambia per il consumatore? Di fatto poco: da questa data tutti i cognac commercializzati come XO (ed invecchiamenti superiori, secondo le denominazioni legalmente ammesse: Hors d’âge Extra, Ancestral, Ancêtre, Or, Gold, Impérial) dovranno essere prelevati da stock aventi un invecchiamento garantito minimo di dieci anni (Compte 10), e non più di sei come precedentemente avveniva.

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Un chai de vieillissement del cognac

Si fa eccezione per gli stock già imbottigliati prima del 31 marzo prossimo, che potranno essere venduti come tali in deroga, e comunque non oltre il 31 marzo 2019.

In pratica il controllo statale sull’invecchiamento del distillato di Cognac si estende al decimo anno, garantendo al consumatore un prodotto di maturazione maggiore di quattro anni rispetto al passato.

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Un cognac XO che dichiara il suo invecchiamento conforme alle nuove disposizioni (Compte 10 – 10 anni).

Nella condotta commerciale dei piccoli vignaioli-distillatori dei due crus migliori, Grande e Petite Champagne, questa regola non incide granché: gli invecchiamenti praticati da loro sono da sempre molto più elevati del minimo di legge, mediamente il doppio. I loro VSOP sono di solito invecchiati tra 7 e 10 anni contro 4, i loro Napoléon 12-15, ed i loro XO tra 18 e 25 anni, per la semplice ragione che i cognac delle due zone si esprimono meglio quando beneficiano di una maturazione più lunga rispetto ai crus minori.

Il decreto va ad incidere sulle Case più grandi, che si attengono alle età minime permesse, per ragioni di bilancio: un XO di una grande Maison pertanto sarà di regola meno invecchiato di quello di un vigneron distillatore in proprio.

Il consumatore ha a disposizione solo questo strumento di garanzia accordato dalla legge: dopo il decimo anno ogni dichiarazione di invecchiamento è a discrezione del produttore, e non può comunque essere indicata in etichetta (in pratica si aggira il divieto informando i clienti sul materiale promozionale, oppure su cartellini allegati alla bottiglia, oppure ancora con qualche escamotage tipo chiamare il cognac lotto n°20, n°30 eccetera).

Da tempo si è discusso quanto incida negativamente questa mancanza di chiarezza in merito all’invecchiamento del cognac, considerato quanto è apprezzato dal consumatore conoscere la vera età del prodotto, punto di forza da sempre del whisky, ed anche dei vicini d’Armagnac, i quali dopo i primi dieci anni in cui usano le medesime sigle dei cugini di Cognac, permettono la cosiddetta mention d’âge alla scozzese.

Il problema risiede nell’indisponibilità dei grandi produttori a cambiare i regolamenti nel senso di una maggiore chiarezza, perché finora sono stati scritti a misura delle loro esigenze (il BNIC, l’organo di controllo della filiera, è di fatto espressione dei rapporti di forza dell’industria del cognac, con i piccoli produttori rappresentati in misura minoritaria).

Le aziende multinazionali, alle prese con immensi stock di età e provenienza eterogenea, non hanno alcun interesse a dichiarare in maniera certa l’età dei loro blend. È molto più conveniente invece utilizzare sigle misteriose dietro cui lavorare a mani libere, e vendere il cognac ad un prezzo che il consumatore non sarebbe disposto a pagare, conoscendo il livello di invecchiamento reale e potendolo confrontare con i prodotti di altre Case.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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