Archive Page 2

03
Feb
17

Il brandy del Portogallo

Nell’universo dei produttori di brandy il Portogallo non brilla certo per celebrità, ma senza dubbio è stato uno dei primi Paesi produttori di questo spirito, vuoi per l’abbondanza di vino, vuoi per la grande richiesta come fortificante del vino di Oporto.

lisboa

Veduta di Lisbona – fonte: golisbon.com

Già dagli albori della distillazione gli Olandesi scendevano le coste atlantiche e arrivavano fino a Cadice portando i loro alambicchi, per imbarcare vino quemado e vino fortificato e rivenderli agli assetati popoli nordici orfani del grappolo e dei suoi robusti figli.

Il Portogallo non è mai riuscito, a differenza del vicino iberico, a dare lustro e notorietà alla sua produzione, che pure parte da basi privilegiate per l’abbondanza di ottime uve e per l’antica manifattura. Le sue acquaviti sono all’incirca allo stesso livello di quelle italiane, ottenute da molteplici vini distillati in colonna, ed invecchiate il minimo legale in grandi recipienti.

constantino

Pubbicità d’epoca – Brandy Constantino – ditta d’Almeida

Il consumo del distillato di vino è crollato anche in Portogallo: la  bevanda non è più di moda, come del resto avviene nella vicina Spagna. Nei caffè di Lisbona non si sente più risuonare la frase «Um café e uma Macieira», laggiù sinonimo di brandy quanto da noi la Vecchia Romagna. Del resto le acquaviti di vino di fascia bassa – e pure il brandy portoghese non sfugge a questa tendenza – non hanno più appeal tra i bevitori più giovani, sedotti da esotiche e ben più fascinose bevande. I marchi più diffusi hanno dapprima tentato di combattere il declino con l’incremento dell’esportazione verso i Paesi lusofoni, e poi verso i mercati più assetati come Cina e Russia, con qualche successo, ma non è bastato a risalire la china.

*****

Uno dei più diffusi brandy portoghesi è Macieira, un’etichetta più che centenaria che occupa oltre la metà del mercato nazionale. Fondata nel 1865 dall’omonima famiglia, e produttrice di acquavite dal 1885, la Casa è stata ceduta nei primi anni ’70 del Novecento alla multinazionale Seagram, ed ora è nelle mani della francese Pernod-Ricard; di recente ha visto trasferire la sua produzione in Spagna, con grande scorno dei produttori di acquavite locali che fornivano l’azienda.

macieira

Pubblicità d’epoca del brandy Macieira

Il brandy seguiva una ricetta formulata dal figlio del fondatore, tale  José Guilherme Macieira, che si era formato come enologo in Francia: si producono tre imbottigliamenti, distillati da uve di diversi vitigni a gradazione di 36° 40° e 43°, invecchiati almeno sei mesi in botti di quercia. Per il 130° di fondazione della Casa, è stata creata un’edizione speciale con acquaviti di 8 anni (in blend con altre di 28 anni).

Un’altra marca diffusa e di antica presenza sul mercato locale è Constantino, dell’azienda Sogrape. Le sue caratteristiche sono sei mesi di invecchiamento e 36°, quindi un altro prodotto base. Ne esiste una versione Superior con 2 anni di invecchiamento in grandi tini. Un tempo prodotto dalla ditta Constantino d’Almeida ad Oporto, era di grande notorietà nella prima metà del secolo scorso.

croft

Brandy Croft

Altri produttori di una qualche diffusione sono la ditta Carvalho, Ribeiro & Ferreira col marchio 1920; la Croft, conosciuta per il suo Porto; Aliança – Vinhos de Portugal con la sua ampia gamma: Aliança Velha, un 3 anni, un Antiqua VSOP (5 anni), un Antiquissima, brandy 8 anni, oltre ad una riserva Aliança XO 40yo, distillata nel 1963 in alambicco charentais ed invecchiata in botti di quercia portoghese, americana e francese.

In definitiva in Portogallo non troviamo una tradizione distillatoria tale da far emergere un prodotto di livello superiore. Il declino nei consumi è testimone di una manifattura industriale, del tutto priva di interesse per l’amatore di brandy.

Un’occasione persa. Adeus!

 

13
Gen
17

Lo Champagne Bollinger acquista il controllo della Maison Delamain

È notizia di ieri: la Casa di champagne Bollinger (Societé Jacques Bollinger – SJB) ha acquistato il pacchetto di controllo della Maison Delamain, uno dei più celebri négociants di Jarnac.

La Delamain & Co., una delle più antiche Case commerciali di cognac, fondata nel 1824, perde così la propria indipendenza. La dinastia del fondatore, attiva nel commercio e nell’elaborazione di prestigiosi cognac da ben nove generazioni, ha diramato ieri un breve comunicato stampa in cui annuncia l’operazione, guardandosi dallo svelare l’importo della stessa.

Nous avons le plaisir de vous informer que la Société Jacques Bollinger (SJB) vient de renforcer sa position au sein de la Maison Delamain & Co, producteur de vieux cognacs de grande champagne“.

20161123-8bf7bddcc452e95ffa7d9

I discendenti del fondatore Charles Braastad (a sx.) e Patrick Peyrelongue, finora dirigenti la Maison Delamain – da Singapore Tatler

L’alta reputazione di questa azienda artigianale, uno dei più celebri affinatori e selezionatori di cognac, nota a tutti gli appassionati dello spirito francese, ed i suoi venerati stock di vecchi distillati esclusivamente provenienti dalla Grande Champagne fanno pensare che l’operazione abbia una portata di svariati milioni di euro, sebbene l’azienda venda in un anno quello che Hennessy vende in due giorni.

Bollinger andrà a rinforzare l’operatività di Delamain sul mercato del lusso mondiale, grazie alla sua organizzazione ed alla cassa generata dal ricco mercato dello champagne.

Non è chiaro quale ruolo resterà ai discendenti della storica famiglia di Jarnac, il direttore generale Charles Braastad ed il presidente, suo cugino Patrick Peyrelongue.

02
Gen
17

Il brandy australiano

Continuare il giro del mondo alla scoperta del brandy è la missione di Cognac & Cotognata: questa volta è il turno dell’Australia.

Regione viticola immensa, se non per qualità, almeno per superficie, il sud dell’Australia, tra Adelaide e Melbourne ha un clima sufficientemente temperato per permettere alla vite di dare buoni risultati .

Naturalmente dove c’è uva c’è brandy, e anche downunder non si fanno eccezioni. Cosa si fa, come lo si fa, e come si beve brandy, lo scopriremo fra poco.

1925

Immagine d’epoca – Distilleria St. Agnes – 1925 circa – dal sito aziendale

Le origini del brandy australiano datano agli anni 30 del 1800, nella vasta tenuta del pioniere della lana John Macarthur nell’area di Camden (New South Wales); questo colono aveva cominciato a coltivare uva nella sua proprietà di Camden Park, e a distillare ed esportare brandy verso la madrepatria. Cosa e come si distillasse non lo sappiamo. Alcuni decenni dopo, la più famosa marca nota è la Boomerang Brandy della Joshua Brothers Distillery di Victoria, anche questa esportata verso l’Inghilterra, ed esageratamente reclamizzata avente qualità pari ai migliori cognac. Ma il grosso del brandy era impiegato appena distillato come fortificante per trasportare oltremare il vino, come si fa per il Porto.

boomerang brandy

Pubblicità del Boomerang brandy australiano – 1903 circa

Alla base del brandy australiano ci sono curiosamente alcune varietà di vitigni spagnoli: lo jerezano Palomino, il Doradillo, il Pedro Ximenez ed il francese Colombard già visto in Sudafrica, più raramente il nostro Trebbiano. Un tempo era molto diffuso il Moscato di Alessandria, meglio conosciuto da noi come Zibibbo, ma gli vengono preferite le altre per la ragione che il vino ottenuto da quest’ultima uva è ricco di aromi e zuccherino e perciò troppo alcolico e pesante per la distillazione. Il vitigno prevalente resta però il Colombard.

Tuttavia anche le uve spagnole e francesi nel caldo clima australiano producono vini base di almeno 10°-11°, col risultato di dare brandy meno aromatici dei francesi e più densi di corpo.

Le botti sono di quercia francese, spesso già impiegate per contenere vino; il secondo passaggio in brandy estrae i caratteri del vino, e ne aumenta la morbidezza. Dobbiamo quindi aspettarci brandy ricchi e corposi, somiglianti a quelli spagnoli più che agli eterei distillati francesi.

Tutte le case distillano almeno in parte in pot still ed invecchiano in rovere francese. Il brandy deve essere distillato per il 25% a meno di 83°, e per la restante parte a meno di 95°, ma molte case distillano entro gli 83° tutta la produzione.

La legge australiana stabilisce le seguenti qualità:

tanunda_3

Brandy Chateau Tanunda ***

  • Matured: due anni di invecchiamento in botte (3 stelle / VS)
  • Old: cinque anni di invecchiamento (5 stelle / VSOP)
  • Very Old: dieci anni di invecchiamento (7 stelle / XO)

Benché una furiosa tassazione (€ 4700 ogni ettanidro, ovvero 100 litri di alcool puro), quasi 5 volte quella italiana, penalizzi il mercato, il brandy ha prezzi accettabili, ma il suo consumo è crollato negli anni: la sua produzione oggi non supera il mezzo milione di bottiglie all’anno, erosa dall’importazione di spiriti francesi, che costituiscono quasi la metà del mercato del brandy. La sfida per le aziende produttrici quindi è la “premiumizzazione” dei propri prodotti: basta col brandy da quattro soldi, e largo alle bottiglie pregiate, dagli invecchiamenti importanti. Bere meno per bere meglio insomma, ma bisogna anche trovare e motivare i consumatori, per fare margine e guadagno.

Non sono molte ormai le distillerie di brandy in esercizio: la casa più importante e famosa in attività ai nostri giorni è la St. Agnes, appartenente alla famiglia Angove di Renmark (Australia del Sud): qui si produce brandy da 90 anni, e lo stock non è trascurabile. Ben oltre 4000 fusti di rovere francese ospitano le riserve della ditta, vale a dire più di 2 milioni di bottiglie potenziali a pieno grado. La gamma va dal semplice VS passando per invecchiamenti di 5, 7, 10, 15, 20 anni ai prestigiosi 30 e 40 anni in edizioni di lusso limitate.

groups

La gamma di punta (20-30-40 anni) della Distilleria St. Agnes – dal sito aziendale

Altre aziende sono:

  • la McWilliam’s, famiglia produttrice di vino tra le più note d’Australia a Hanwood (New South Wales): fabbrica un brandy *** base per la mixology.

    blackbottle-bottle

    La gamma Black Bottle – dal sito aziendale

  • la Vok Beverages, che sotto il marchio Hardys produce in Renmark (Australia del Sud) un brandy invecchiato due anni chiamato Black Bottle, da vitigni Grenache e Doradillo, con alambicco pot still e doppia distillazione. Si tratta di un prodotto che pesca nella fascia bassa del mercato. L’azienda produce anche una versione VS, blend di acquaviti pot still a singola e doppia distillazione, ed una qualità XO, invecchiata 18 anni.
  • lo Château Tanunda, nella Barossa Valley, ad una settantina di chilometri a nord di Adelaide, una delle più grandi e antiche tenute australiane, fondata nel tardo 1800 per fornire vino all’Europa vittima della fillossera, dal 1906 esportava oltre 3.000 ettolitri di brandy all’anno in Francia. Abbandonato dopo varie vicissitudini, è tornato al suo splendore dal 1998 con la famiglia Geber ed un’impressionante gamma di vini. Il brandy è tornato anch’esso a far parte dell’offerta, seppure con il solo invecchiamento ***, un entry level molto carico di colore.
chateau-sunken-garden1

Un’ala dello Chateau Tanunda

 

I prezzi variano da AU$ 26 per i semplici *** fino a AU$ 750 per la rara versione 40yo della St. Agnes.

© 2017 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

25
Dic
16

5 anni con i miei lettori

Cari lettori, oggi non è solo Natale, ma anche il quinto compleanno di questo blog.

Cinque anni trascorsi nel mondo digitale sono un’era geologica: si è molto fortunati e molto vecchi a sopravvivere così a lungo in Rete.

brandy

Brandy dal mondo – da http://www.cocktailhunter.com

Cosa è successo in questo tempo? Vi ho narrato (quasi) tutto del cognac, voi siete cresciuti di numero mese dopo mese e anno dopo anno, sebbene su questo blog si scriva di distillati di vino, e non di whisky, di rum o di moda. C’è chi ci arriva per caso, chi cerca solo informazioni, e anche chi diventa lettore affezionato. Vi ringrazio tutti, anche se farlo singolarmente sarà impossibile, ormai siete circa 250-300 al giorno.

Ho iniziato un po’ a tentoni, ho divagato talvolta scrivendo di qualcosa che mi piace, di cucina e di birra, ma la mission del blog è sempre stata di raccontarvi gli spiriti di vino e un po’ del mondo che ci gira attorno: dapprima con il cognac, poi col suo cugino di campagna, l’armagnac, e infine andando in giro per il mondo a scovare brandy dovunque ci sia uva, senza dimenticare casa nostra, e qualche altro liquore curioso. Abbiamo viaggiato insieme virtualmente in Spagna, in Armenia, in Ucraina e nel confinante “Paese Che Non C’è”, la Transnistria, in California, in Uruguay, in Bolivia ed in Perù, in Israele ed in Sudafrica, e vi ho portato, pensate un po’, pure ad Avellino. Ma anche ad Oslo, a Manhattan e a Parigi.

E sempre cercando di fare un po’ di divulgazione, di aprire orizzonti, di incuriosirvi, se non di far amare il cognac e gli spiriti di vino a chi non li conosce, e di dare gli strumenti a chi è professionista per essere un po’ più professionale in questo campo ingiustamente dimenticato da noi italiani. Spero di esserci, almeno in parte, riuscito.

alambicco

Un moderno alambicco artigianale

Quante cose vi ho descritto in questi cinque anni? Tra liquori e distillati, anche oltre quelli di vino, la curiosità e gli assaggi non mi hanno mai stancato. L’alcool avvelena, è vero, ma per fortuna ci mette del tempo!

Vi ho già spiegato che da un po’ collaboro con un blog a molte mani, ben più celebre di questo, e quindi una parte delle storie che scrivo, e che non trovate più qua, potete leggerle di là. Ma non mi dimentico di questa mia piccola creatura alcolica, così come non mi dimentico dei miei lettori.

Buon Natale !

04
Dic
16

Degustazioni – cognac Tesseron XO Perfection – Lot n°53

Denominazione: XO Perfection – Lot n°53

Produttore: TESSERON Sarl – Chateauneuf sur Charente

Tipo di produttore: négociant

Cru: Grande Champagne

Qualità: Extra

Gradazione: 40°     

Invecchiamento: “più di due generazioni” secondo l’azienda (oltre 40 anni?)

Vitigni: Ugni blanc, Colombard

Prezzo : € 150-200.

Reperibilità: importato da Gaja Distribuzione.

Cognac

La cripta della chiesa adibita a cantina – dal sito aziendale http://www.tesseroncognac.com

Profilo aziendale: la maison Tesseron ha iniziato la sua attività come affinatore e grossista di cognac invecchiati, prima di acquisire una tenuta. Fornisce cognac di elevata maturità alle grandi maison per rifinire i loro assemblaggi più pregiati, possedendo riserve favolose. I cognac più invecchiati sono custoditi nella scenografica cripta di una chiesa sconsacrata del XII° secolo. Oggi la Casa assembla e vende una parte delle proprie acquaviti, chiamandole con un numero che ne indica all’incirca gli anni in cui sono state distillate, o con un nome evocativo per le riserve più preziose: Légende, Trésor, Extreme.classique53

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Note gustative: colore ambrato con riflessi mogano; aroma: primo naso leggermente speziato, poi aroma dolce di frutti maturi con vivaci sentori di Madeira, più tardi quasi minerale, tipico di un cognac venerando; alcolicità minima, discreto montant; gusto: poco alcolico, poi rotondo, asciutto, con note speziate, di madeira e di tannini austeri, più elegante che complesso; buona dolcezza dal lungo contatto col legno; retrogusto: moderatamente persistente. Equilibrio: corretto per la sua età.

Cognac in apparenza leggero, che non sembra dimostrare la sua età veneranda; gioca in finezza meglio che in profondità, rivelando una freschezza inaspettata. Buona introduzione ad un cognac stravecchio per chi non ha esperienza di degustazione.

Valutazione sintetica

Aroma                                     

  1. Fruttato / vinosità: 4
  2. Aroma di legno (quercia): 3
  3. Alcolicità: 6       (1=prevalente) (6=minima)

Gusto

  1. Astringenza: 5    (1=prevalente)  (6=minima)
  2. Dolcezza: 5
  3. Rancio: 2
  4. Ricchezza: 3
  5. Corpo (pienezza): 3

Retrogusto (lunghezza): 2

Equilibrio aroma/gusto: 4

Giudizio complessivo:    37/ 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2016 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

22
Ott
16

Cognac Expo 2016 apre oggi a Bergen

cognacexpo

Si apre oggi a Bergen (Norvegia) Cognac Expo 2016, quinta edizione dell’unica fiera mondiale dedicata solo allo spirito francese.

Nata nel 2011 dall’idea di due appassionati, Nils Henriksen e Kjetil Hansen, la fiera è diventata il luogo di incontro degli amatori nordici (e non solo) del cognac.

kjetil

Ai due lati i fondatori della manifestazione con due produttori di cognac. [credit: pagina Facebook di Cognac Expo]

La Norvegia, pur essendo un piccolo Paese, è tra i maggiori consumatori di cognac al mondo, con un’impressionante media di circa mezza bottiglia/abitante, circa 50 volte il consumo italiano, per rendere l’idea. Il 2% di tutto il cognac prodotto viene consumato dagli eredi dei vichinghi, poco più di 5 milioni di persone. Il cognac quindi è un’abitudine consolidata tra i norvegesi, e moltissime aziende dedicano al mercato locale le loro migliori attenzioni. Non possiamo non ricordare alcune delle Case di origine norvegese, insediate da gran tempo a Cognac: Larsen, Bache-Gabrielsen, Jon Bertelsen, Birkedaal-Hartmann, e Braastad.

La rassegna, accolta quest’anno al Radisson Blu Hotel di Bergen, dura lo spazio di un pomeriggio, e permette di farsi una bella idea del mondo cognac: ospita più di 30 produttori, degustazioni, masterclass dedicate a singole Case, e numerose occasioni di incontro e scambio con altri appassionati.

Le masterclass di quest’anno vedranno presenti le seguenti Maison:

Lheraud, Leyrat, Grosperrin, Tesseron, De Luze, Forgeron, Delamain, Braastad, Jean Fillioux, Chateau de Montifaud, e Courvoisier. In più, in anteprima, ieri si è tenuta la tradizionale Extreme Masterclass, protagonista la Casa Tesseron stavolta, con i suoi cognac più esclusivi: tra cui un imbottigliamento pre-fillossera del 1860.

Insomma se siete appassionati, c’è da divertirsi parecchio; e se pensate che la cosa valga il viaggio, cominciate a risparmiare qualche soldino per l’evento dell’anno prossimo: la Norvegia è un Paese costoso per i nostri standard latini.

16
Ott
16

Nuove strade per il cognac

Cognac. La prima, comune associazione di idee che viene in mente è: liquore elitario per pensionati facoltosi. Se non viene in mente nulla, invece, tranquilli: è tutto normale.

Il re dei distillati è ridotto maluccio in Italia, e non solo ad immagine. Non c’è under 40 nostrano che ne abbia bevuto il minimo sindacale per capirci qualcosa di sensato. In compenso loro sanno tutto di premium vodka, cachaça, gin, ed i più acculturati di rum e whisky.

Ma questo vegliardo tra i distillati, che per secoli è rimasto fedele alle sue tradizioni, pur ottenendo ogni anno grande successo di vendite in oriente e negli Stati Uniti, ora sta cominciando a ripensare se stesso, proprio per avvicinare chi non l’ha mai conosciuto.

Complice il cambiamento nel modo del bere forte, sempre più spostato verso la facilità spensierata (e la quantità) dei cocktail, e grazie ad una vigorosa strizzata d’occhio al concorrente scozzese, il cognac si sta rinnovando. O almeno ci prova: timidamente.

cognaclarsen-summer

Larsen Summer Blend, acquavite di vino – da Boutiquebarshow.com

Come? È facile: rinunciando alla tradizione, e cercando di acchiappare il gusto di una parte di bevitori che pur avendolo nel bicchiere mai avrebbero pensato al cognac. L’avanguardia di questa tendenza era già stata immessa sul mercato qualche anno fa: ve ne ho già parlato qui.

herve-bache-gabrielsen-presente-son-american-oak-lance-debut-juin-aux-etats-unis-a-3-000-exemplaires-photo-renaud-joubert

Hervé Bache-Gabrielsen con la sua nuova e controversa creatura American Oak cognac – fonte: Charente Libre

Ora uno dei grandi player del mondo cognac si fa avanti con un cognac-non-cognac. Questo: Martell Blue Swift. Che viene dichiarato come Cognac VSOP finished in Bourbon Casks. Avete capito già tutto. La differenza con un cognac normale è solo il finishing. Parola e tecnica finora mai approdate sulle rive della Charente, ma solo per un motivo semplicissimo.

Il cognac maturato in botti diverse da quelle di quercia, o che hanno contenuto altro da cognac in precedenza, perde il diritto alla AOC Cognac, cioè alla propria denominazione. Tant’è che la maison, per la prima volta nella sua trisecolare storia, deve fare a meno della scritta cognac Martell, e chiamare questa creatura ibrida eau-de-vie de vin.

blue_swift

Martell Blue Swift (acquavite di vino) – da http://www.cognac-expert.com (per gentile concessione – by kind permission)

A dire il vero qualche timido tentativo c’è già stato, da parte di alcune ditte “nordiche”, la Larsen e la Bache-Gabrielsen. Per la prima (Summer Blend, lanciato a Londra al Boutique Bar Show il 20 settembre) si tratta di semplice acquavite di vino non invecchiata, passata per sei mesi in quercia americana, pensata per la miscelazione; per la seconda di 3000 bottiglie di cognac finissato in botti nuove, tostate secondo la maniera del bourbon, riuscendo così a mantenere la denominazione controllata. La Martell invece spiega in etichetta che si tratta di un cognac Vsop; ad un consumatore distratto salterà all’occhio solo il logo della celebre ditta, e non che è un prodotto declassato. Del resto anche a Jerez si gioca su questo. E il dibattito sulla liceità del metodo del finishing, e sulla necessità di rafforzare il disciplinare per sfuggire a queste tentazioni moderne, sta impazzando a Cognac in questi ultimi mesi.

Sottigliezze commerciali, si dirà. L’associazione Martell-cognac è talmente forte che probabilmente non preoccupa la Casa, ma è un segno dei tempi. Il target sono gli USA, il mondo dei cocktail e del rap, gli afro-americani, tra cui il fulvo francese funziona, ma a quanto pare non abbastanza. Il cognac cerca nuove strade per sfondare in mercati ancora sordi alle sue seduzioni: E per batterle, si vende l’anima.

© 2016 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




Contatto / email

cognacecotognata (@) virgilio (.) it

Insert your email to follow the updates

Archivi

agosto: 2017
L M M G V S D
« Giu    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Avvisi legali / legal stuff

Questo blog è protetto dal diritto d'autore © (Legge 22 aprile 1941 n. 633).
E' vietato ogni utilizzo commerciale e non commerciale del contenuto, senza consenso dell'autore.

This blog is copyrighted.
© All rights reserved.

Le IMMAGINI appartengono ai rispettivi proprietari e sono pubblicate su licenza. Nel caso di aventi diritto non rintracciabili, contattare il sito per l'eventuale rimozione.

Questo blog viene aggiornato a capriccio dell'autore, quindi non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001.

Gli articoli pubblicati non sono destinati ad un pubblico di età minore, né intendono incentivare il consumo di alcolici.

Ogni opinione pubblicata è frutto di libera espressione e non ha finalità commerciale alcuna.

NOTA PER IL LETTORE
La pubblicità che può comparire su questo blog non è volontà dell'autore, ma generata automaticamente dalla piattaforma ospitante. Vogliate scusare il disagio.