Archive for the 'cognac' Category

14
Apr
19

XXO: una nuova sigla per il cognac


Il mondo degli invecchiamenti del cognac è già abbastanza oscuro: ma da pochi mesi l’ente di controllo della filiera, il BNIC, ha approvato l’uso di una nuova sigla per una categoria d’invecchiamento.

La richiesta nasce dalla maison Hennessy, la più grande azienda della regione, che nel 2017 aveva lanciato un imbottigliamento di lusso per il mercato asiatico, dal costo di circa 600 dollari, con la sigla XXO, subito sospeso dal commercio dalle autorità francesi, perché non previsto dai regolamenti ufficiali.

Un’antica mignonnette di cognac Hennessy XXO – da Sudouest.fr / Philippe Menard

XXO significa “eXtra eXtra Old”: Hennessy non si è data per vinta, e come leader di mercato, ha dapprima opposto un ricorso alla giustizia amministrativa, che nel gennaio dell’anno scorso le ha dato torto; e successivamente ha fatto lobbying sul BNIC, il quale ha inoltrato la richiesta all’INAO, l’ente che certifica le denominazioni di origine francesi, per introdurre questa nuova denominazione di invecchiamento, approvata infine a giugno 2018.

L’autorizzazione è arrivata come frutto di un compromesso: la sigla XXO è stata integrata nel cahier des charges AOC cognac e significa che il più giovane cognac contenuto nella bottiglia deve avere almeno 14 anni di invecchiamento certificato in botte. L’INAO ne ha quindi autorizzato l’impiego, a condizione che diventasse bene comune della denominazione, e non solo di una maison, seppure la più importante. Dall’8 novembre 2018 la nuova denominazione è legalmente efficace.

La ragione per cui Hennessy pretendeva di usare questa sigla si fa risalire ad alcuni imbottigliamenti della Casa commercializzati già dal 1872, ed in seguito abbandonati con l’entrata in vigore dei regolamenti di tutela della denominazione.

Oggi le ragioni sono perlopiù di visibilità nei mercati premium asiatici (duty free in primis), dove il gigante del cognac ha un ricco business: potervi portare un prodotto con un maggior invecchiamento certificato ufficialmente dà alla maison Hennessy una potente arma di marketing. Il metodo non è nuovo, se anche il consorzio del Chianti in Italia ha seguito le stesse logiche; si tratta della premiumizzazione del prodotto, rendendolo distinguibile come categoria superiore al consumatore, per poi chiedergli un prezzo maggiore.

La presentazione del cognac Hennessy X.X.O. – da DFS.com

Ad oggi le sigle degli invecchiamenti certificati del cognac sono quindi:

  • VS – due anni di invecchiamento in botte
  • VSOP – quattro anni di invecchiamento in botte
  • XO – dieci anni di invecchiamento in botte (dal 2018)
  • XXO – quattordici anni di invecchiamento in botte (dal 2019)

Le ragioni dell’industria non sempre combaciano con quelle dei vignaioli produttori. Parecchi dei 1600 vignaioli fornitori di Hennessy distillano e vendono in proprio una parte del loro cognac. Quanti di loro avranno il coraggio di utilizzare la sigla creata per servire gli interessi della potente maison?

L’inutilità di questa disposizione è del resto palese: buona parte del cognac imbottigliato dagli artigiani distillatori (bouilleurs de cru) è venduta ad età ben superiori a 14 anni, senza che siano necessarie ulteriori specifiche legali. La tradizione del commercio assegna già da tempo a questi distillati delle denominazioni non ufficiali ma accettate, come Vieille Reserve, Très Vieux, Hors d’Age, Extra, ed altre, che permettono all’appassionato di individuare facilmente la fascia di invecchiamento del cognac, valutato anche il prezzo di vendita.

In ogni caso, a parere di chi scrive, la differenza qualitativa di soli quattro anni tra le due categorie legali non è un gradiente significativo. È cosa generalmente nota che gli invecchiamenti del cognac seguono incrementi di almeno un lustro per volta, o anche di un decennio, per apportare un’eloquente differenza tra due imbottigliamenti. Questo vale in special modo quando si considerano i primi due crus, i cui cognac beneficiano sensibilmente dei grandi invecchiamenti. Alla fine, quindi, più fumo che arrosto.

© 2019 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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08
Mar
19

Le donne che contano a Cognac

Il cognac è sempre stato un mondo declinato al maschile, come tutti i lavori agricoli e della distillazione. Ma non è più tempo di distinzioni di genere: se gli uomini sono in grado di cambiare il pannolino ed accudire i pargoli in congedo di paternità, le donne possono ben adempiere ai compiti di vigna e di cantina, fino ad assurgere perfino al rango di maîtresse de chai, il più nobile della filiera alcolica.

Eccole quindi protagoniste nei ruoli più diversi, non meno abili dei loro colleghi. Questa carrellata vi dimostrerà quanto il cognac sia ormai affare di donne quanto di uomini, e non dovrete sorprendervi se visitando una Maison sarete accolti e guidati da una signora, o vi verrà detto che della distillazione si occupa madame.

È rispettoso cominciare con la decana, Annie Ragnaud-Sabourin, erede di una delle più blasonate ed onorate Maison dell’intera regione. Ormai nei suoi ottanta, la signora, già docente universitaria a Parigi, continua l’opera di suo padre Marcel Ragnaud – uno dei più insigni distillatori che il territorio ricordi – e dirige senza deviare dalla tradizione la sua piccola e gloriosa Casa. Lei e la figlia Patricia sono le custodi di un patrimonio liquido che risale al nonno (e bisnonno) Gaston Briand, uno dei creatori della denominazione d’origine (AOC) cognac, nel 1936.

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Annie Ragnaud – Sabourin

Il ruolo di maître de chai o cellar master, è sempre stato prerogativa maschile, e nelle grandi Maison perfino ereditario. Che non sia un lavoro facile è fuori questione, ma c’è spazio anche per le donne: Pierrette Trichet ha ricoperto l’impegnativa posizione dal 2003 al 2014 presso Rémy Martin, una delle quattro grandi Case, prima donna in assoluto ad approdare all’ambìto incarico. Dietro di sé ha lasciato una fama di rispettabilità ed autorevolezza, ed ancora oggi le sue opinioni sono altamente ascoltate nel mondo dell’acquavite francese. Entrata nei laboratori di ricerca della Maison come ricercatrice biochimica, mai si sarebbe aspettata di vedersi aprire le porte del sancta sanctorum, il comité de dégustation, tempio esclusivo dei sacerdoti del cognac. Dapprima tollerata a naso all’insù, grazie alla sua formidabile capacità d’analisi sensoriale e ad una brillante memoria olfattiva, ha saputo primeggiare tra i colleghi e succedere a Georges Clot, il precedente maestro di cantina di Rémy.

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Pierrette Trichet

 

 

Onorata casa di media dimensione, la Antoine Hardy è una Maison de négoce famosa da molto tempo, specialmente nel mondo anglossassone ed asiatico. Oggi la dirige Bénédicte Hardy, che con la sorella Sophie costituisce  l’anima dell’azienda. Terminati gli studi di legge, preferì viaggiare come brand ambassador in USA piuttosto che esercitare l’avvocatura. L’impronta femminile si vede tutta nello stile della Casa, dove è posta grande attenzione al confezionamento. Etichette d’artista e caraffe di Lalique e Daum segnano le proposte eleganti della Maison Hardy, mentre lo stile del cognac tende verso la grazia e la raffinatezza, caratteri molto apprezzati dalla clientela femminile, che beve poco ma vuole bere bene.

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Bénedicte Hardy

Non mancano le giovani donne: tra le prime ad occuparsi dello sviluppo di una Maison di dimensioni importanti (220 ha), Elodie Abécassis, entrata in azienda a soli 23 anni, da dieci porta in dote la sua energia e la sua visione per svecchiare l’immagine del distillato. Probabilmente ABK6 è oggi la Casa con la connotazione più young & urban del panorama cognac, fatto da giovani per un consumatore giovane: la mixology è messa in prima linea nelle loro creazioni, anche con un originale liquore miele e cognac.

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Elodie Abecassis con il padre Francis

Un’altra giovane donna è Amy Pasquet dell’omonima Maison familiare della Grande Champagne. Catapultata in questo mondo dopo aver conosciuto e sposato Jean, tra i rari produttori di cognac biologico, si è buttata anima e corpo nella gestione dell’azienda e nella comunicazione del prodotto. La sua visione americana, concreta e pratica, l’ha portata a concepire quanto sia importante, per i piccoli produttori come loro, la visibilità sui social media ed i legami con gli altri; il suo lato speciale consiste nel dare voce a piccoli distillatori, formando una rete di vignaioli artigiani finora sconosciuti al pubblico, ma creatori di prodotti di alta qualità.

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Amy Pasquet

 

 

E le giovani donne si stanno ritagliando ruoli impensabili solo un paio di decenni fa a Cognac: come si fa a far nascere un marchio prima inesistente? La famiglia Bertrand è distillatrice da almeno un paio di secoli sulla propria tenuta: ma come molte altre, vendeva alle grandi Maison la propria acquavite. Thérese Bertrand, entrata in azienda da una decina d’anni, ha costruito il marchio e la sua immagine, grazie ad una brillante comunicativa ed a un talento per le lingue: tutto quello che succede dopo che il cognac è stato tolto dalla botte, lo decide lei: la bottiglia, l’immagine, il marketing, la comunicazione, la vendita, le visite all’azienda.  Va da sé che dietro il marchio c’è un solido cognac Petite Champagne.

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Thérese Bertrand

 

Una storia simile la sta scrivendo Fanny Fougerat: un’altra giovane che dal 2013 ha preso in mano il proprio domaine arrivato alla quarta generazione – prima vendevano le botti alle grandi aziende – e vi ha dato coraggiosamente il proprio nome. Una donna che firma dei “cognac d’autore” non si era mai vista: i crus delle Borderies e dei Fins Bois sono abilmente messi in luce da Fanny con l’obiettivo di far risaltare finezza, precisione, freschezza e purezza delle sue acquaviti. I suoi trenta ettari situati in una felicissimo terroir facilitano il compito.

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Fanny Fougerat

 

Il cognac è un alcolico per vecchi? Chi lo dice non conosce la realtà odierna: Maelys Bourgoin assieme al fratello Fréderic, eredi di un vasto domaine nei Fins Bois che prima forniva il conosciuto marchio Léopold Gourmel, ora firmano una gamma col proprio nome. I cognac Bourgoin sono pensati per la miscelazione: uno spirit giovanissimo ad oltre 60°, e un XO di 22 anni con finishing in micro-barrique di dieci litri a tostatura crocodile; ed ecco dei cognac contemporanei per mandare in soffitta l’immagine di poltrone di cuoio e caminetti accanto a cui sorseggiarli. Questi sono cognac pop, fatti da giovani produttori per bevitori giovani.

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Maelys Bourgoin

Ma qualcosa si muove anche tra i dinosauri: la venerata Maison Hennessy, tra le più antiche, e forse la più conservatrice delle Grandi, ha ammesso per la seconda volta in 250 anni una donna nel suo augusto comité de dégustation: Mathilde Boisseau. Il rito degli assaggi chez Hennessy si ripete quotidianamente, uguale da secoli: si celebra alle 11 e 15 precise, nel Grand Bureau affacciato sulle rive della Charente, officiato dal suo cantiniere capo, attualmente Renaud Fillioux de Gironde. E solo una volta trascorsi dieci anni di pratica in monastico silenzio – necessari per strutturare la propria memoria olfattiva, ci raccontano – ai partecipanti viene concesso il diritto di parola. Tre anni scarsi sono trascorsi per Mathilde, che nel resto del tempo, come agronoma, si occupa della gestione dei vigneti di proprietà Hennessy, 180 ettari, ma un bel giorno lei potrà decidere insieme agli altri sei membri le sorti dei cognac della Casa, e chissà, magari spezzare l’ininterrotta e secolare successione dinastica dei suoi maître de chai, i Fillioux, i cui ritratti incombono dalle pareti di questo santuario.

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Mathilde Boisseau tra i membri del Comité di Hennessy – da http://www.codigounico.com

© 2019 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

27
Gen
19

L’acquit jaune d’or – la garanzia francese verso il consumatore di cognac

I collezionisti di vecchie bottiglie di cognac, specialmente risalenti al periodo tra il 1950 ed il 1980, avranno letto più volte sulle etichette del distillato la misteriosa scritta Acquit jaune d’or.

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Etichetta Courvoisier

Di cosa di trattava? Il termine si può tradurre come quietanza o bolletta: era in pratica un documento che faceva parte del sistema fiscale connesso alla disciplina delle AOC (Denominazione d’Origine) francesi.

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Etichetta per il mercato statunitense

Già dai primi anni del ventesimo secolo i cugini transalpini si erano posti il problema della tutela delle loro produzioni vinicole, oggetto di numerose leggi susseguitesi negli anni. Per il cognac le più importanti furono quella della delimitazione della regione viticola (1 maggio 1909) e quella della concessione della AOC al distillato (15 maggio 1936).

Nel frattempo il fisco francese, non meno occhiuto di quello italiano, otteneva con la legge del 4 agosto 1929 l’istituzione dei titoli di movimento (acquit) dei prodotti vinicoli soggetti ad accise, differenziati nel colore secondo la loro qualità. Per il cognac e l’armagnac l’acquit venne stampato nel color zafferano, ovvero jaune d’or.

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L’acquit-à-caution régional Cognac (jaune d’or)

 

L’acquit jaune d’or era quindi insieme uno strumento di certificazione di origine e di pagamento delle accise, poiché la legge stabiliva il divieto di movimentazione dei prodotti ad esso soggetti quando non accompagnati dalla relativa quietanza fiscale.

Il titolo di trasporto giallo oro garantiva non solo la provenienza dell’acquavite dalla regione delimitata Cognac, ma ne indicava altresì il cru, quando presente, certificato dallo Stato o dal produttore sotto la sua responsabilità: un autentico certificat de substance et d’origine de région délimitée. Era inoltre obbligatorio indicare il percorso, il mezzo di trasporto, ed il tempo necessario. Veniva specificato infine il tipo dei contenitori, il grado alcolico ed il volume complessivo, la natura delle materie prime, oltre al luogo di origine del cognac: una carta di identità completa di ogni spedizione, insomma.

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Etichetta Martell

Il documento veniva rilasciato dalla dogana e seguiva la merce anche durante l’esportazione: il certificato ufficiale dell’amministrazione francese entrava quindi in possesso dell’importatore estero, che poteva così avere la garanzia statale sulla merce acquistata: una tranquillità in più contro le frodi.

Cosa mancava nell’acquit? La dichiarazione dell’invecchiamento del cognac. Con la legge del 20 febbraio del 1946 questa veniva – e tuttora viene – garantita dall’amministrazione fiscale e dal BNIC, un tempo fino a cinque anni, e dal 2018 fino a dieci. Un apposito documento complementare al prezioso foglietto giallo, chiamato Certificat d’Age ne testimoniava l’età davanti ai terzi, sebbene per una durata limitata: un ulteriore strumento a protezione del consumatore straniero.

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Il Certificat d’age collegato all’Acquit jaune d’or

Va da sé che questi certificati erano altamente apprezzati e richiesti, se non pretesi dagli importatori, e le Case ne menavano vanto sulle loro etichette, facendone uno strumento di marketing tanto credibile quanto efficace.

Ora, con la dematerializzazione delle dichiarazioni doganali e l’armonizzazione delle procedure all’interno dell’Unione Europea, il documento è definitivamente scomparso.

Testimoniarne l’esistenza fa comprendere quanto l’alleanza così francese tra i produttori, la legislazione, e l’amministrazione fiscale abbia prodotto nei decenni un sistema di regole volte alla tutela dell’origine dei prodotti vinicoli ed alla garanzia verso il cliente intermedio o finale, dovunque si trovi. Il distillato ed il vino francese di qualità sono quindi protetti e sostenuti dallo Stato: è suo interesse promuoverne la diffusione in quanto questi beni rappresentano una voce non marginale nell’economia nazionale, e nell’immagine della nazione.

© 2019 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

11
Nov
18

Il cognac si ingrandisce

Dopo l’annus horribilis 2017, segnato da gelate primaverili e grandinate estive assassine, il 2018 ha risarcito gli agricoltori con una raccolta generosa. Ma il mondo ha sete di cognac, ed i 78.400 ettari della AOC (di cui 74.500 produttivi) faticano a stare al passo con la domanda di distillato.

Fino a qualche anno fa le domande di estensione del vigneto erano rigettate, tra la sufficienza della produzione ed il ricordo della crisi degli anni ’90 con i conseguenti impietosi espianti; ma recentemente si era vista una progressiva inversione di tendenza, con 250 ha autorizzati nel 2016, 800 ha nel 2017, e ben 1557 ha per l’anno corrente.

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Nuove piantumazioni nella AOC Cognac – Fonte: Vie Charentaise

La domanda di cognac è in costante aumento: in tre anni consecutivi di crescita il giro di affari della filiera ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro a valore e l’equivalente di 204,5 milioni di bottiglie, segnando un incremento sull’anno mobile 17-18 del 5,9% [dati BNIC ottobre 2018].

La pressione delle grandi Maison (e dei loro fornitori) ha fugato ogni remora: la regione vende la metà della sua produzione come cognac VS e VSOP, quindi di breve invecchiamento, e le scorte dei grandi produttori si sono assottigliate ad un punto pericoloso. «La vigne n’a pas la capacité de produire suffisamment pour répondre à la demande de la filière, l’augmentation des surfaces est donc l’unique solution», ha dichiarato il vice-presidente del BNIC, Christophe Forget.

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Una veduta della Grande Champagne con i nuovi impianti

Per mantenere quindi il livello delle esportazioni entro un margine di sicurezza il Conseil de bassin viticole Charentes-Cognac, l’ente che governa la superficie viticola, ha approvato una cura da cavallo: per il 2019 si potranno richiedere impianti per 3505 ettari, di cui 3474 destinati al cognac, con un incremento del 4,4% dell’AOC. Date le rese della regione, negli anni felici superiori ai 200 quintali/ettaro, il rischio di non essere in grado di soddisfare la domanda fra qualche tempo è di fatto scongiurato.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

24
Ott
18

Degustazione estrema al Cognac Expo di Bergen

Sabato 20 si è svolta a Bergen in Norvegia l’annuale fiera chiamata Cognac Expo; il mercato scandinavo è il più grande consumatore di cognac pro capite, ed anche il più ricco di conoscitori dello spirito gallico.

Vi concorrono numerose Maison di cognac, da quelle di fama mondiale, alle medie distillerie con affinamento, fino alle piccole Case artigianali che fanno tutto da sole dalla vigna al bicchiere.

Com’è ovvio la Cognac Expo è una vetrina importante per raggiungere una platea di consumatori esigenti, e per stabilire una rete di conoscenze che arricchisce produttori ed appassionati.

Nel seno di questa manifestazione si tengono numerose masterclass da parte dei produttori venuti personalmente, che a sorpresa portano qualche chicca introvabile per la gioia dei partecipanti.

Ma l’attenzione degli intenditori è sempre rivolta alla Ekstreme Smaking, la degustazione estrema, in cui gli organizzatori raccolgono alcune formidabili bottiglie, il più delle volte prese direttamente dalla botte di invecchiamento o dalle dame-jeannes, una volta che questo è terminato; sono esemplari rari e/o fuori commercio, e vengono aperti per i fortunati iscritti. La degustazione è sempre accompagnata dalla sua descrizione, tenuta dal venditore della bottiglia, se presente alla rassegna. Insomma un’occasione per assaggiare nel calice la storia liquida del cognac. Se vi chiedete quale sia il suo costo, siamo intorno agli € 250. Ma per costosa che sia, è un’esperienza che vi offre da bere veramente qualcosa di prezioso ed emozionante, se non di irripetibile.

Anche quest’anno si sono viste delle bottiglie notevoli, per cui varrebbe la pena di farsi il viaggio fin sul remoto fiordo vichingo: ecco la lista completa dei cognac in degustazione, e la descrizione illustrata di qualcuno di loro. Non siate invidiosi, non ce n’è per tutti.

  • Fins Bois 1835 Grosperrin
  • Petite Champagne 1910 Courvoisier
  • Grande Champagne 1925 Grosperrin
  • Grande Champagne 1930 Vinet-Delpech
  • Grande Champagne 1934 Grosperrin
  • Grande Champagne 1945 Prunier
  • Grande Champagne 1955 Boulinaud
  • Petite Champagne 1960 Château de Montifaud
  • Hymne au Voyage Larsen
  • Rèserve n°11 A.E. Dor

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La bottiglia più vetusta della serata è stata questa perla di Grosperrin, un appassionato ricercatore ed affinatore di cognac antichi: una botte di acquavite dei Fins Bois ricevuta come dote di un matrimonio nel 1922; ma il cognac era stato distillato nel 1835, ottantasette anni prima. Viene messo in bottiglia tal quale. Intemporale, dice la Maison.

44514594_2008609746103683_3503215557023367168_nAncora una bottiglia esoterica: nella Ekstreme Smaking non c’è nulla di profano. I cognachisti sono una congrega massonica, come dice Marco Zucchetti, il cronista alcolico de Il Giornale. Questa, umilissima in apparenza, e senza nemmeno un fronzolo di etichetta, proviene dal Paradis di Courvoisier, la celebre grande Maison di Jarnac. È un cognac Petite Champagne 1910, che a detta dei partecipanti è stato il più apprezzato dell’incredibile serie.44646672_164465067831161_3962314687286083584_n

Ancora Grosperrin, ancora una delle sue mitiche botti, in cui il cognac Grande Champagne sta affinando senza sosta dal 1925, quindi da ben 93 anni. E di questo ho avuto la fortuna di assaggiarne anch’io, pescandolo con la pipetta nel fusto, direttamente in cantina a Saintes. Naso profondo, infinito, ed un corpo invidiabilmente fresco, senza una ruga. Se non è un miracolo…

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Vinet-Delpech è una distilleria di medio-grandi dimensioni, che produce per le multinazionali del cognac ed in proprio, pressoché ignota anche agli appassionati; ma come molti distillatori, compra e affina anche cognac altrui. Questa bottiglia è prelevata dalle loro riserve storiche, il cui produttore è misteriosamente sito “ad un’ora dalla distilleria”; ma il nome della tenuta non ve la riveleranno nemmeno sotto tortura, è un segreto iniziatico prima che commerciale. Un cognac Grande Champagne del 1930, con 80 anni di invecchiamento in botte. 44681515_2177280405874899_3274035792871161856_n

La Maison Prunier è la più piccola delle prime dieci grandi Case della regione di Cognac, ma il suo attuale gestore, monsieur Stephane Burnez, è un tradizionalista convinto. I suoi cognac d’annata, sempre a pieno grado, rappresentano quanto di più autentico possa offrire il distillato francese; il patron ve li venderà quasi con dispiacere, e solo se ne siete degni (a parte qualche russo, per fare cash). Eccone una dimostrazione, con un millesimo di tempi difficili, il 1945.

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Misteriosa la maison, meno misterioso il millesimo, 1955. Piccolo imbottigliamento stravecchio di una piccolissima Casa, anzi di una famiglia, che custodisce riserve anche secolari. Sono gioielli che fanno parte del patrimonio delle famiglie produttrici di cognac, o dei loro discendenti, messe da parte per un giorno di pioggia, o per un matrimonio, chissà. E prima o poi passa qualcuno che può permettersi di comprare la botticella o una sua frazione, e se la beve, felice lui.

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Lo Château de Montifaud è una piccola maison ben affermata nel mondo scandinavo. Qui verrebbe da dire che si rientra in territori ordinari, è solo una bottiglia di circa 55 anni, gente. Ma saremmo ad una degustazione estrema: allora che sia almeno un Single Cask cognac , non toccato dall’infamia della diluizione con acqua. La sua gradazione è naturalmente calata a 47° lungo il filo degli anni. Immaginatene la concentrazione.

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Questa invece è un pezzo unico. Battuta all’asta de “La Part des Anges” a Cognac in settembre, la scultura lignea riproduce un drakkar vichingo; la Maison Larsen da sempre imbottigliava i suoi cognac in ceramiche di questa forma per il mercato norvegese. La bottiglia è stata aggiudicata per € 20.000 ad un collezionista di questa Casa, che l’ha offerta in degustazione alla Ekstreme Smaking di quest’anno. Il cognac ha 40 anni di invecchiamento in botte, e un affinamento successivo in damigiana custodita nel Fort Boyard sull’Atlantico, a suggellare il legame della Larsen con il mare.

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Fuori programma, ma degna corona di siffatta degustazione, è stata offerta una bottiglia di Vieille réserve n°11 della raffinatissima Maison A.E. Dor, meraviglioso cognac Grande Champagne di minimo 70yo,  con nel blend anche elementi pre-fillossera, composto da Odile Rivière, una maîtresse de chai di rara sensibilità, purtroppo prematuramente scomparsa. Brividi!

[Credits fotografie: mr. Brynjar Jakobsen]

© 2018 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)

 

25
Set
18

La Part des Anges 2018 – un sogno lungo una cena

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Come ogni biennio, la Part des Anges 2018, consueta asta benefica di cognac d’eccezione, tenutasi giovedì scorso negli già Chais Monnet, ora albergo di lusso di imminente apertura, ha dato spettacolo e fatto gongolare gli appassionati di tutto il mondo con degli imbottigliamenti da sogno.

Che siano creazioni artistiche, flaconi d’epoca oppure cognac di altissimo pregio provenienti dai Paradisi aziendali, qualcuno ha sborsato cifre ingenti per una di queste bottiglie, con le quali potreste comprarvi tranquillamente un’auto di qualità.

Anche se ricevere un invito alla cena di gala durante al quale si tiene l’asta è un sogno di molti collezionisti e bevitori appassionati, non è impossibile parteciparvi, dal momento che le offerte sono ormai permesse a distanza: chiaramente troverete sulla vostra strada molti ricchi beoni russi e collezionisti cinesi milionari, ma una chance non si nega a nessuno, contanti alla mano.

Vediamo da vicino quali bottiglie hanno fatto sognare gli amatori dell’acquavite francese quast’anno.

DELAMAIN | 1968

La bottiglia di questo cognac Grande Champagne è tratta dalla cantina dei Millesimi, ed è stata utilizzata l’ultima caraffa di Baccarat della serie Voyage, l’imbottigliamento più lussuoso della raffinata Maison di Jarnac. Scena e sostanza. Stimato € 5.000, venduto a 13.000

 Delamain-part-anges-2018FERRAND | Fondation 1630

Creata per celebrare il fondatore della Maison Ferrand, Elie, la caraffa di cristallo contiene un cognac Grande Champagne degli inizi del secolo scorso. Stima € 2.500, venduto a 7.000Ferrand-part-anges-2018

FRANÇOIS VOYER | Collection Personnelle Lot. 8

Si dice che il flacone contenga del cognac distillato lo stesso anno della nascita dell’esploratore lunare Neil Armstrong. Un cofanetto moderno accompagna la classica bottiglia. Stima € 2.000, venduto a 3.000

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DE LUZE | L’empreinte

La base vuole significare l’accrescimento della quercia con i suoi anelli. La famiglia Boinaud infatti, oltre ad essere il maggior distillatore privato di cognac della regione, è acnhe il primo produttore di estratti di quercia, il cosiddetto boisé. La caraffa contiene un blend di cognac Fine Champagne, eredità familiare. Stima € 3.000, venduto a 10.000

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 COURVOISIER | L’Essence – Extrait n°8

Le grandi Maison possono essere assai generose, per la loro ricchezza, e perché custodiscono davvero delle riserve di cognac grandioso. Questo è un esemplare unico di un blend di Très vieilles Borderies cognac in caraffa di Baccarat, che sarà personalizzato col nome dell’acquirente. Stima € 10.000, venduto a 16.000

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LOUIS ROYER | Eloge 1988

Un cognac Fine Champagne (assemblaggio di Grande e Petite Champagne) che ha viaggiato e visto il mondo mentre invecchiava. Anziché nella Charente, lo ha fatto a bordo della nave Nordnorge, visitando in otto mesi i mari artici ed antartici, per poi finire in un elegante decanter in cristallo. Stima € 2.000, venduto a 5.000louis-royer-part-anges-2018

HENNESSY | Edition Particuliere No.5

Non è Chanel, ma comunque il piatto forte dell’asta, nonostante la bottiglia semplicissima, in perfetto stile cognacense. Del resto la Maison che più di tutte vende nel mondo – da sola fa mezzo fatturato di tutta la regione – mette in campo l’asso di briscola e offre al fortunato e danaroso aggiudicatario un estratto dal mitico Chai du Fondateur, il primo blend di rarità custodite nel più prezioso dei magazzini della Casa miscelato da Renaud Fillioux de Gironde, l’ottavo maître de chai in linea dinastica dei Fillioux di Hennessy. Chapeau! Stima € 25.000, venduto a 30.000

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BISQUIT, DUBOUCHE et Cie | L’Origine

Dal proprio Paradis, un assemblaggio delle più rare acquaviti Grande e Petite Champagne della Maison, in confezione di lusso foderata in pelle, la cui caraffa verrà riempita dall’acquirente stesso durante la visita, accompagnato dal presidente e dal maître de chai della Casa. Stima € 5.000, venduto a 7.000

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MEUKOW | Le Temps Suspendu

Creazione della Maison, forse la più originale ed evocativa di tutta l’asta. In 20 topettes da 5 cl – le fiale di saggio dal fondo pesante che si usa calare nelle botti per degustare l’evoluzione del cognac – vengono offerti 10 cognac dei cinque principali crus: Borderies 2007 – Grande Champagne 2007 – Grande Champagne 2005 – Petite Champagne 1988 – Petite Champagne 1978 – Bons Bois 1976 – Grande Champagne 1965 – Fins Bois 1964 – Cognac 1914 – Grande Champagne 1900, sospesi in un cerchio metallico. Stima € 7.000, venduto a 14.000

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MERLET | La Visite

Questo cognac verrà creato personalmente dal visitatore della Maison, durante la sua permanenza dai Merlet, miscelando cognac delle Borderies e dei Fins Bois vecchi di almeno 30 anni. Quindi creazione unica ed irripetibile.  Stima € 2.000, venduto a 3.000

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DOMAINE ABECASSIS | Experience

Il fortunato che si è aggiudicato quest’opera d’arte a forma di ceppo di vite, creata dall’artista Celine Delcourt in collaborazione col maestro vetraio Dion Diaconescu, creerà il proprio cognac durante la sua visita al domaine , e riempirà l’altro flacone con la creazione del cellar master di ABK6, usando le acquaviti del Paradis aziendale. Stima € 5.000, venduto a 7.000

 

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TIFFON | Réserve Sverre
Omaggio del cellar master Richard Braastad all’avo Sverre, con un blend dei migliori cognac della Maison, ed una caraffa in cristallo prodotta da un artigiano norvegese. La confezione può essere usata come humidor per sigari, una volta vuotata la bottiglia. Stima € 1.500, venduta a 7.000

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HINE | Duo Millésime 1995 Grande Champagne

La Maison Hine era specialista nei cognac Early Landed, privilegio dell’aristocrazia inglese. Ora offre all’acquirente lo stesso cognac, ma invecchiato a Jarnac il primo, e sulle coste inglesi l’altro. Notate dalla fotografia quanto siano differenti in colore: la varietà cromatica è paradigma del loro sapore, molto più delicato ed aereo l’inglese, pieno e robusto il francese. E sono la stessa cotta, e lo stesso invecchiamento di 23 anni. Stima € 4.000, venduto a 14.000

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MARTELL | Savoir-Faire

Ancora una grande Maison, ed una grandissima bottiglia. Martell non è da meno della rivale Hennessy, e presenta un flacone di 5 vecchissimi cognac del cru Borderies, ciascuno selezionato da uno dei 5 maestri della Casa, e assemblati poi dal maître de chai in capo Cristophe Valtaud. Cofanetto artistico in legno d’ebano e pergamena. Stima € 20.000, venduto a 35.000, il record di quest’asta.

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FRAPIN | Grande Fine Champagne Authentique de Fontpinot

Frapin propone il più noto dei suoi best-seller, il cognac della propria tenuta sita nella migliore parte della Grande Champagne, lo Château de Fontpinot, in una versione antiquaria proveniente dagli anni 1920. Stima € 2.300, venduto a 9.000

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UNION GENERALE DES VITICULTEURS COGNAC | L’Expression des Terroirs

Con questo cofanetto didattico, la più grande cooperativa dei viticoltori del cognac mette in valore il terroir delle sottozone viticole di produzione, dalla Grande Champagne ai Bois Ordinaires in blend con i Bons Bois. Cinque topettes da 20 cl di cognac invecchiati ciascuno almeno 47 anni, in un contenitore artistico di legno di quercia francese. Stima € 3.500, venduto a 32.000, il risultato più sorprendente della Part des Anges 2018.

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BACHE-GABRIELSEN | 45°7′ North – 0°33′ West

La più interessante delle Maison “norvegesi” del cognac offre una bottiglia e 4 mignon di cognac Petite Champagne distillate all’inizio del XX secolo, impreziosite da uno zoccolo di legno pregiato lavorato da un artista. Stima € 4.500, venduto a 8.500

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REMY MARTIN & C° | Carte blanche à Baptiste Loiseau

L’etichetta programmatica della Maison lascia libero spazio alla creatività del suo maître de chai, il quale ha presentato due sue recenti creazioni limitate provenienti dalle cantine di Gensac La Pallue (GC, 20yo) e di Merpins (GC, 27yo) prodotte nel 2016 e nel 2017. Stima € 10.000, vendute a 34.000

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HARDY | Grande Sélection Lauzin

Ultim esemplare di una serie limitata di 100 bottiglie destinata al mercato cinese negli anni ’70, proveniente dalla riserva personale dell’allora proprietario Jacques Hardy. Assemblaggio di cognac Grande Champagne almeno cinquantenario, e caraffa in cristallo di Lauzin. Stima € 2.000, venduto a 5.000

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LARSEN | Hymne au Voyage

Altra casa “vichinga” del cognac ma con il mare nel cuore, la Larsen propone un elegante e moderno cofanetto-scultura a ricordare un drakkar, che alloggia l’essenziale decanter. Questo contiene un prezioso cognac distillato svariati decenni fa, e una volta terminato l’invecchiamento, alloggiato in damigiane custodite nell’inespugnabile Fort Boyard, sito su uno scoglio in pieno oceano tra La Rochelle e l’isola d’Oléron. Stima € 5.000, venduto a 20.000

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CHATEAU de MONTIFAUD | L’Alambic

Curiosa e nondimeno graziosa presentazione, lo Chateau de Montifaud ha costruito un alambicco in rame attorno alla sua bottiglia. Il cognac è un blend preparato apposta per l’occasione di acquaviti provenienti dal Paradis aziendale, e distillate al fuoco di legna dagli avi degli attuali proprietari. Stima € 1.500, venduto a 5.000

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NORMANDIN-MERCIER | Old fashioned

La bottiglia ricorda immediatamente gli anni ’60 e ’70, col suo vetro verde satinato, di gran moda al tempo. Allora il grosso dei cognac veniva presentato così, indecifrabile dall’esterno, scuro e dolce come oggi lo sono parecchi rum. Con questo pezzo d’epoca viene offerta una pregiata Vieille Grande Champagne, di almeno 35 anni di invecchiamento. Stima € 2.000, venduta a 4.000

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Siamo arrivati alla fine della serata benefica. Rifletteteci: benché si tratti di proposte fuori della regola, tra arte, un po’ pacchiana talvolta, ed acquaviti quasi sempre eccezionali per invecchiamento e qualità, dove troverete tanto artigianato, tanta passione e tanto orgoglio per il lavoro dei propri predecessori?  Nel whisky, industria da milioni di galloni? Nel rum, dove la qualità è qualcosa di più raro di una vergine in un angiporto? Altrove? Solo il cognac può permettersi di raccontarvi storie come quelle che vi ho illustrato oggi.

[Credits immagini: sito Artcurial]

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

17
Giu
18

La Casa di Cognac – saga di una famiglia e della sua ossessione, l’acquavite.

La Casa di Cognac, un nuovo romanzo dell’autrice francese Yolaine Destremau, è uscito da una settimana per i tipi della casa editrice Barta.

Per una volta farò pubblicità (gratuita), che non è abitudine di queste pagine, come ben sanno i miei lettori. Il motivo è semplice.

L’opera tratta, dietro il sottilissimo velo della finzione letteraria, della saga degli Hennessy, la grande dinastia di commercianti di cognac, con la quale l’autrice è del resto imparentata, essendo la pronipote di James Hennessy II, e la nipote di Alain de Pracomtal, presidente del consiglio di amministrazione della grande maison dal 1966 al 1992.

cover_cognac

La copertina del romanzo

 

Già dalle prime pagine siamo trascinati in pieno nell’epopea del fondatore, cadetto di una famiglia nobile di Cork, partito dalla terra natale per arruolarsi nella Brigade Irlandaise dell’esercito francese; la storia lo vedrà poi sposarsi in Inghilterra, commerciare ad Ostenda, ed approdare infine a Cognac, luogo in cui la famiglia creerà la sua gloria.

Lo sguardo dell’autrice non è solo storico, ma da insider ci rivela le passioni, i drammi, e le miserie della celebre dinastia, ondeggiando senza paura tra il romanzesco ed il verosimile. E come ce ne sono in tutte le grandi famiglie, mette a nudo cupidigie, ambizioni, scandali, politica, affari, lotte e conflitti. Ma anche il successo, che, sebbene l’azienda sia passata alla multinazionale LVMH, oggi mantiene Hennessy stabilmente nel posto del primo produttore di cognac al mondo, con metà del venduto dell’intera regione. Un primato inscalfibile.

Il romanzo, teso e scorrevole, ci porta lungo il filo dell’ossessione per il fulvo distillato dentro i segreti: della fabbricazione del cognac, degli affari della potente famiglia, e delle sue otto generazioni di «sopravvissuti, resuscitati ogni volta» al comando della maison, e mette in luce il ruolo delle figure femminili, all’ombra dei padri e dei mariti ma con un ruolo chiave nel preservare gli equilibri della stirpe. Il libro, nonostante provenga dall’interno della famiglia, non ha ricevuto alcuna approvazione né dalla dinastia né dall’azienda.

C’è qualcosa… che ci farà… diventare il produttore più famoso al mondo. All’improvviso Richard allungò la mano gialla e ossuta e si aggrappò a quella di suo figlio. E esalò quelle parole, le ultime della sua vita: “nuoteremo. Sai nuotare? Allora nuoterai”. Poi un terribile panico invase i suoi lineamenti. E il silenzio si chiuse su di lui come un mantello di pietra»

 LA CASA DI COGNAC; Yolaine Destremau; Barta edizioni, pagine 200; € 13.

ISBN 978-88-98462-13-1




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