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12
Mar
17

Il cognac al Salon International de l’Agriculture 2017 – rare presenze ed una coraggiosa sorpresa

Spulciando tra le pieghe del prestigioso Salon International de l’Agriculture, tenutosi a Parigi presso la Fiera alla Porte de Versailles, a cavallo tra febbraio e marzo, si è notato una volta di più come i produttori di cognac non ripongano alcun interesse verso il mercato domestico.

La vetrina è invero prestigiosa: la più importante fiera agricola generale di Francia attira un vero oceano di visitatori, sei milioni, da mezzo mondo. Ed il Concours Général Agricole, che si tiene durante la fiera, nato per selezionare e premiare i migliori prodotti di Francia, resta pur sempre un vanto per ogni vincitore, e fa vendere meglio qualsiasi merce.

Ma la disaffezione dei produttori di cognac è totale: nessuna grande Maison ha investito in uno stand, nessun produttore di qualche rinomanza si è fatto notare tra la folla degli altri espositori. Dopo tutto, il 97,5% del cognac viene esportato. A che pro quindi darsi da fare in patria?

Nemmeno il BNIC, l’Ente regolatore della filiera cognac, ha speso granché stavolta: ha allestito solo una mostra fotografica in bianco e nero per documentare il lavoro dei vigniaioli e dei distillatori delle due Charentes.

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Una delle fotografie in mostra – Credits: http://www.sudouest.fr e Stéphane Charbeau /BNIC

 

L’unica curiosità, degna peraltro di qualche interesse, è stata la comparsa di un’oscura piccola maison di cognac. Che è successo?

Il viticoltore e distillatore, Philippe Davril, risoluto di fare emergere la sua regione (la Charente Maritime) ed il suo cognac ricavato dai 18 ettari familiari del podere chiamato Le Soleil des Loriots sito nel quinto e periferico cru, ha deciso di etichettare il suo distillato col nome di Cognac Bons Bois.

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Philippe Davril e la sua gamma di cognac e pineau – credits: http://www.Sudouest.fr

Può sembrare una sciocchezza per chi non è abituato alle sottigliezze del cognac, ma il gesto è, se non rivoluzionario, provocatorio. Di solito i cognac dei Bons Bois finiscono per la loro totalità nei blend più scadenti da supermercato per placare a buon mercato la sete dei nordici, e le grandi Case difficilmente vi fanno ricorso, preferendo loro i più abbondanti cognac del quarto cru (Fins Bois), di maggiore finezza aromatica.

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Philippe Davril presenta il suo cognac Bons Bois – credits: Youtube – News on Line

I cognac Bons Bois sono quindi estremamente rari un purezza, e se mai si trovano, vengono etichettati sotto il più rassicurante e vendibile nome di cognac. Nondimeno, se sono prodotti in alcuni fortunati angoli del vasto territorio, climaticamente e geologicamente svantaggiato ma non dappertutto, si possono gustare dei cognac corposi e dagli aromi gravi (i francesi lo chiamano gout de terroir). A differenza della Grande Champagne e della Petite Champagne, eterei distillati paragonabili a violini e viole, i cognac del quinto cru svolgono la parte del contrabbasso nella gamma degli aromi dell’acquavite francese.

Per cui non si può che plaudire all’iniziativa del coraggioso viticoltore, e sperare che altri seguano la sua strada, nell’ottica della valorizzazione delle caratteristiche di ogni cru, oggi uccise dal blending controllato dalle grandi case commerciali. Unica delle grandi a cantare fuori dal coro, la Maison Camus sta cercando di valorizzare il sesto cru, tacendone tuttavia l’equivoco nome legale di Bois Ordinaires, oscurato a favore di un furbo Island Cognac. Ma pare che abbia un certo successo. Quindi coraggio e bravò, monsieur Davril!

© 2017 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

25
Set
16

La Part des Anges – quando il cognac si fa benefattore

La Part des Anges è un’asta di beneficenza che si tiene nei dintorni di Cognac da ormai 10 anni: la decima edizione ha avuto luogo giovedì scorso, il 22.

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Il momento dell’asta – fonte: http://www.lapartdesanges.cognac.fr

Nata da un’idea di Jérôme Durand, all’epoca direttore della comunicazione del BNIC, dal 2006 l’ente controllore della filiera del cognac organizza ogni settembre un galà benefico al cui termine vengono messe all’asta ventiquattro preziose bottiglie di cognac offerte a turno dalle Case produttrici, e da qualche anno anche un’opera di un artista della regione.  

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La serata di gala – fonte: http://www.lapartdesanges.cognac.fr

I fondi raccolti, circa € 850.000 in dieci anni, sono stati impiegati in quindici progetti divisi tra salute, educazione, scopi sociali e culturali a livello regionale ed internazionale.

Cosa si trova in quest’asta? Di tutto un po’: edizioni limitate delle grandi Case, flaconi artistici o di design estremo, cognac millesimati o blend usciti da qualche Paradiso inaccessibile; in tutte le proposte l’attenzione viene attirata molto più dalla presentazione che dal contenuto, che talvolta è di pregio assoluto, talaltra di semplice curiosità.

Però la sapiente organizzazione, con l’aiuto da quest’anno di una Casa d’aste internazionale, la Artcurial, che offre una piattaforma online per partecipare all’evento anche non essendo sul posto, permette di far raggiungere a queste bottiglie cifre importanti grazie alle offerte di clienti facoltosi di mezzo mondo, segnatamente Russia e Cina.

Un amatore di cognac non avrà mai interesse a questi prodotti (eccettuato qualche imbottigliamento pregiato e meno frou-frou delle Case più piccole), ma ci si fa una buona idea di come il distillato della Charente si è ormai legato a doppio filo al mercato del lusso. L’asta della Part des Anges ne è una vetrina eloquente. Qualche esempio?

© 2016 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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Frapin – Cuvée François Rabelais n°592 – stima € 5.500

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Rémy Martin XO – Jéroboam dorato con le firme della giuria del 68°Festival di Cannes – stima € 1.000

hine

Hine vintage 1916 – stima € 7.000

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Hennessy Edition Particulière tratta dal Chai du Fondateur – stima € 20.000

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Meukow – decanter in cristallo creato per La Part des Anges – stima € 6.000

bache

Bache-Gabrielsen Apotek (farmacia) – tutti i crus della regione nei loro stadi di invecchiamento in flaconi da 10 cl – stima € 1.900

 

 

 

 

 

31
Gen
14

cognac – marketing – le cifre del 2013

Il Bureau National Interprofessionel du Cognac, l’ente statale francese che tutela, controlla e promuove il cognac, ha appena pubblicato il rapporto sulle vendite nel 2013: ecco i dati più significativi dell’anno, con qualche sorpresa, relativa alla domanda cinese ed al consumo totale del distillato.

Si sono vendute nel mondo circa 161,4 milioni di bottiglie, con un leggero calo sul 2012, 3,8 milioni meno dell’anno precedente, benché in valore il fatturato sia in aumento. Il trend si conferma quindi in leggera crescita soltanto a valore. Il mercato è ancora protagonista  in Asia nonostante gli stock in eccesso e lo stop alle vendite, si afferma in crescita negli USA, e in marcato arretramento in Europa.

L’export ammonta a ben il 97,6%, ed a un magro 2,4% domestico.

I principali Paesi consumatori vedono gli Stati Uniti in testa con 50,7 milioni di bottiglie, seguiti da Singapore con 27,7 milioni, dalla Cina con 19,9 milioni in calo di 4,6 sull’anno 2012, e dall’Inghilterra con 10,1 milioni, pressoché stabile.

La Cina come anticipato ha bruscamente frenato l’import, con un calo di circa il 9,8 % sull’anno precedente: i grandi operatori preferiscono parlare scaramanticamente di mercato in consolidamento piuttosto che di ribasso. Vedremo nei prossimi mesi dopo il Capodanno cinese, tradizionalmente il momento di picco di vendite del cognac, come andranno le cose. Exploit nuovamente per la Nigeria, che segna una crescita percentuale sull’anno scorso, +15,9 % , con 1,6 milioni di bottiglie, pur essendo paese in parte musulmano (teoricamente analcolico), e crescita esplosiva per il Sud Africa + 46% rispetto al 2012 con 1,1 milioni. L’Africa si conferma così un mercato in sostenuta espansione sebbene ancora piccolo in volumi.

L’Europa, terzo mercato, vede Inghilterra Germania e Francia come principali consumatori, seguiti da Olanda, Norvegia, Finlandia, con poco più di un quarto delle vendite totali. L’Italia si conferma ancora piazzata agli ultimi posti dell’import europeo, sotto il milione di bottiglie/anno. L’Est Europa fa segnare risultati migliori del leggero calo all’Ovest.

Riguardo alle qualità vendute, il 44,8% è costituito dal tipo VS (invecchiamento min. 2 anni e ½), il 41,2% dal tipo VSOP (4 anni), e il restante 14 % da qualità superiori (XO 6 anni, e oltre), pressoché stabile rispetto al 2012.

L’interesse per questo distillato rimane alto in tutto il mondo: considerevole è il valore dell’export, 2,40 miliardi di euro, per un totale del 97,6% della produzione complessiva.

La domanda è in calo, specie nei mercati emergenti, mentre la crisi continua a far soffrire l’Europa, con un calo dei volumi intorno al 10% nei principali Paesi consumatori, unica eccezione l’Inghilterra. Si mantiene vivace il mercato nord americano.

Fonte: BNIC, comunicato stampa 17 gennaio 2014.

Campagna 2012

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