Posts Tagged ‘BNIC

11
Nov
18

Il cognac si ingrandisce

Dopo l’annus horribilis 2017, segnato da gelate primaverili e grandinate estive assassine, il 2018 ha risarcito gli agricoltori con una raccolta generosa. Ma il mondo ha sete di cognac, ed i 78.400 ettari della AOC (di cui 74.500 produttivi) faticano a stare al passo con la domanda di distillato.

Fino a qualche anno fa le domande di estensione del vigneto erano rigettate, tra la sufficienza della produzione ed il ricordo della crisi degli anni ’90 con i conseguenti impietosi espianti; ma recentemente si era vista una progressiva inversione di tendenza, con 250 ha autorizzati nel 2016, 800 ha nel 2017, e ben 1557 ha per l’anno corrente.

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Nuove piantumazioni nella AOC Cognac – Fonte: Vie Charentaise

La domanda di cognac è in costante aumento: in tre anni consecutivi di crescita il giro di affari della filiera ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro a valore e l’equivalente di 204,5 milioni di bottiglie, segnando un incremento sull’anno mobile 17-18 del 5,9% [dati BNIC ottobre 2018].

La pressione delle grandi Maison (e dei loro fornitori) ha fugato ogni remora: la regione vende la metà della sua produzione come cognac VS e VSOP, quindi di breve invecchiamento, e le scorte dei grandi produttori si sono assottigliate ad un punto pericoloso. «La vigne n’a pas la capacité de produire suffisamment pour répondre à la demande de la filière, l’augmentation des surfaces est donc l’unique solution», ha dichiarato il vice-presidente del BNIC, Christophe Forget.

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Una veduta della Grande Champagne con i nuovi impianti

Per mantenere quindi il livello delle esportazioni entro un margine di sicurezza il Conseil de bassin viticole Charentes-Cognac, l’ente che governa la superficie viticola, ha approvato una cura da cavallo: per il 2019 si potranno richiedere impianti per 3505 ettari, di cui 3474 destinati al cognac, con un incremento del 4,4% dell’AOC. Date le rese della regione, negli anni felici superiori ai 200 quintali/ettaro, il rischio di non essere in grado di soddisfare la domanda fra qualche tempo è di fatto scongiurato.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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25
Set
18

La Part des Anges 2018 – un sogno lungo una cena

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Come ogni biennio, la Part des Anges 2018, consueta asta benefica di cognac d’eccezione, tenutasi giovedì scorso negli già Chais Monnet, ora albergo di lusso di imminente apertura, ha dato spettacolo e fatto gongolare gli appassionati di tutto il mondo con degli imbottigliamenti da sogno.

Che siano creazioni artistiche, flaconi d’epoca oppure cognac di altissimo pregio provenienti dai Paradisi aziendali, qualcuno ha sborsato cifre ingenti per una di queste bottiglie, con le quali potreste comprarvi tranquillamente un’auto di qualità.

Anche se ricevere un invito alla cena di gala durante al quale si tiene l’asta è un sogno di molti collezionisti e bevitori appassionati, non è impossibile parteciparvi, dal momento che le offerte sono ormai permesse a distanza: chiaramente troverete sulla vostra strada molti ricchi beoni russi e collezionisti cinesi milionari, ma una chance non si nega a nessuno, contanti alla mano.

Vediamo da vicino quali bottiglie hanno fatto sognare gli amatori dell’acquavite francese quast’anno.

DELAMAIN | 1968

La bottiglia di questo cognac Grande Champagne è tratta dalla cantina dei Millesimi, ed è stata utilizzata l’ultima caraffa di Baccarat della serie Voyage, l’imbottigliamento più lussuoso della raffinata Maison di Jarnac. Scena e sostanza. Stimato € 5.000, venduto a 13.000

 Delamain-part-anges-2018FERRAND | Fondation 1630

Creata per celebrare il fondatore della Maison Ferrand, Elie, la caraffa di cristallo contiene un cognac Grande Champagne degli inizi del secolo scorso. Stima € 2.500, venduto a 7.000Ferrand-part-anges-2018

FRANÇOIS VOYER | Collection Personnelle Lot. 8

Si dice che il flacone contenga del cognac distillato lo stesso anno della nascita dell’esploratore lunare Neil Armstrong. Un cofanetto moderno accompagna la classica bottiglia. Stima € 2.000, venduto a 3.000

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DE LUZE | L’empreinte

La base vuole significare l’accrescimento della quercia con i suoi anelli. La famiglia Boinaud infatti, oltre ad essere il maggior distillatore privato di cognac della regione, è acnhe il primo produttore di estratti di quercia, il cosiddetto boisé. La caraffa contiene un blend di cognac Fine Champagne, eredità familiare. Stima € 3.000, venduto a 10.000

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 COURVOISIER | L’Essence – Extrait n°8

Le grandi Maison possono essere assai generose, per la loro ricchezza, e perché custodiscono davvero delle riserve di cognac grandioso. Questo è un esemplare unico di un blend di Très vieilles Borderies cognac in caraffa di Baccarat, che sarà personalizzato col nome dell’acquirente. Stima € 10.000, venduto a 16.000

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LOUIS ROYER | Eloge 1988

Un cognac Fine Champagne (assemblaggio di Grande e Petite Champagne) che ha viaggiato e visto il mondo mentre invecchiava. Anziché nella Charente, lo ha fatto a bordo della nave Nordnorge, visitando in otto mesi i mari artici ed antartici, per poi finire in un elegante decanter in cristallo. Stima € 2.000, venduto a 5.000louis-royer-part-anges-2018

HENNESSY | Edition Particuliere No.5

Non è Chanel, ma comunque il piatto forte dell’asta, nonostante la bottiglia semplicissima, in perfetto stile cognacense. Del resto la Maison che più di tutte vende nel mondo – da sola fa mezzo fatturato di tutta la regione – mette in campo l’asso di briscola e offre al fortunato e danaroso aggiudicatario un estratto dal mitico Chai du Fondateur, il primo blend di rarità custodite nel più prezioso dei magazzini della Casa miscelato da Renaud Fillioux de Gironde, l’ottavo maître de chai in linea dinastica dei Fillioux di Hennessy. Chapeau! Stima € 25.000, venduto a 30.000

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BISQUIT, DUBOUCHE et Cie | L’Origine

Dal proprio Paradis, un assemblaggio delle più rare acquaviti Grande e Petite Champagne della Maison, in confezione di lusso foderata in pelle, la cui caraffa verrà riempita dall’acquirente stesso durante la visita, accompagnato dal presidente e dal maître de chai della Casa. Stima € 5.000, venduto a 7.000

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MEUKOW | Le Temps Suspendu

Creazione della Maison, forse la più originale ed evocativa di tutta l’asta. In 20 topettes da 5 cl – le fiale di saggio dal fondo pesante che si usa calare nelle botti per degustare l’evoluzione del cognac – vengono offerti 10 cognac dei cinque principali crus: Borderies 2007 – Grande Champagne 2007 – Grande Champagne 2005 – Petite Champagne 1988 – Petite Champagne 1978 – Bons Bois 1976 – Grande Champagne 1965 – Fins Bois 1964 – Cognac 1914 – Grande Champagne 1900, sospesi in un cerchio metallico. Stima € 7.000, venduto a 14.000

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MERLET | La Visite

Questo cognac verrà creato personalmente dal visitatore della Maison, durante la sua permanenza dai Merlet, miscelando cognac delle Borderies e dei Fins Bois vecchi di almeno 30 anni. Quindi creazione unica ed irripetibile.  Stima € 2.000, venduto a 3.000

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DOMAINE ABECASSIS | Experience

Il fortunato che si è aggiudicato quest’opera d’arte a forma di ceppo di vite, creata dall’artista Celine Delcourt in collaborazione col maestro vetraio Dion Diaconescu, creerà il proprio cognac durante la sua visita al domaine , e riempirà l’altro flacone con la creazione del cellar master di ABK6, usando le acquaviti del Paradis aziendale. Stima € 5.000, venduto a 7.000

 

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TIFFON | Réserve Sverre
Omaggio del cellar master Richard Braastad all’avo Sverre, con un blend dei migliori cognac della Maison, ed una caraffa in cristallo prodotta da un artigiano norvegese. La confezione può essere usata come humidor per sigari, una volta vuotata la bottiglia. Stima € 1.500, venduta a 7.000

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HINE | Duo Millésime 1995 Grande Champagne

La Maison Hine era specialista nei cognac Early Landed, privilegio dell’aristocrazia inglese. Ora offre all’acquirente lo stesso cognac, ma invecchiato a Jarnac il primo, e sulle coste inglesi l’altro. Notate dalla fotografia quanto siano differenti in colore: la varietà cromatica è paradigma del loro sapore, molto più delicato ed aereo l’inglese, pieno e robusto il francese. E sono la stessa cotta, e lo stesso invecchiamento di 23 anni. Stima € 4.000, venduto a 14.000

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MARTELL | Savoir-Faire

Ancora una grande Maison, ed una grandissima bottiglia. Martell non è da meno della rivale Hennessy, e presenta un flacone di 5 vecchissimi cognac del cru Borderies, ciascuno selezionato da uno dei 5 maestri della Casa, e assemblati poi dal maître de chai in capo Cristophe Valtaud. Cofanetto artistico in legno d’ebano e pergamena. Stima € 20.000, venduto a 35.000, il record di quest’asta.

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FRAPIN | Grande Fine Champagne Authentique de Fontpinot

Frapin propone il più noto dei suoi best-seller, il cognac della propria tenuta sita nella migliore parte della Grande Champagne, lo Château de Fontpinot, in una versione antiquaria proveniente dagli anni 1920. Stima € 2.300, venduto a 9.000

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UNION GENERALE DES VITICULTEURS COGNAC | L’Expression des Terroirs

Con questo cofanetto didattico, la più grande cooperativa dei viticoltori del cognac mette in valore il terroir delle sottozone viticole di produzione, dalla Grande Champagne ai Bois Ordinaires in blend con i Bons Bois. Cinque topettes da 20 cl di cognac invecchiati ciascuno almeno 47 anni, in un contenitore artistico di legno di quercia francese. Stima € 3.500, venduto a 32.000, il risultato più sorprendente della Part des Anges 2018.

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BACHE-GABRIELSEN | 45°7′ North – 0°33′ West

La più interessante delle Maison “norvegesi” del cognac offre una bottiglia e 4 mignon di cognac Petite Champagne distillate all’inizio del XX secolo, impreziosite da uno zoccolo di legno pregiato lavorato da un artista. Stima € 4.500, venduto a 8.500

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REMY MARTIN & C° | Carte blanche à Baptiste Loiseau

L’etichetta programmatica della Maison lascia libero spazio alla creatività del suo maître de chai, il quale ha presentato due sue recenti creazioni limitate provenienti dalle cantine di Gensac La Pallue (GC, 20yo) e di Merpins (GC, 27yo) prodotte nel 2016 e nel 2017. Stima € 10.000, vendute a 34.000

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HARDY | Grande Sélection Lauzin

Ultim esemplare di una serie limitata di 100 bottiglie destinata al mercato cinese negli anni ’70, proveniente dalla riserva personale dell’allora proprietario Jacques Hardy. Assemblaggio di cognac Grande Champagne almeno cinquantenario, e caraffa in cristallo di Lauzin. Stima € 2.000, venduto a 5.000

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LARSEN | Hymne au Voyage

Altra casa “vichinga” del cognac ma con il mare nel cuore, la Larsen propone un elegante e moderno cofanetto-scultura a ricordare un drakkar, che alloggia l’essenziale decanter. Questo contiene un prezioso cognac distillato svariati decenni fa, e una volta terminato l’invecchiamento, alloggiato in damigiane custodite nell’inespugnabile Fort Boyard, sito su uno scoglio in pieno oceano tra La Rochelle e l’isola d’Oléron. Stima € 5.000, venduto a 20.000

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CHATEAU de MONTIFAUD | L’Alambic

Curiosa e nondimeno graziosa presentazione, lo Chateau de Montifaud ha costruito un alambicco in rame attorno alla sua bottiglia. Il cognac è un blend preparato apposta per l’occasione di acquaviti provenienti dal Paradis aziendale, e distillate al fuoco di legna dagli avi degli attuali proprietari. Stima € 1.500, venduto a 5.000

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NORMANDIN-MERCIER | Old fashioned

La bottiglia ricorda immediatamente gli anni ’60 e ’70, col suo vetro verde satinato, di gran moda al tempo. Allora il grosso dei cognac veniva presentato così, indecifrabile dall’esterno, scuro e dolce come oggi lo sono parecchi rum. Con questo pezzo d’epoca viene offerta una pregiata Vieille Grande Champagne, di almeno 35 anni di invecchiamento. Stima € 2.000, venduta a 4.000

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Siamo arrivati alla fine della serata benefica. Rifletteteci: benché si tratti di proposte fuori della regola, tra arte, un po’ pacchiana talvolta, ed acquaviti quasi sempre eccezionali per invecchiamento e qualità, dove troverete tanto artigianato, tanta passione e tanto orgoglio per il lavoro dei propri predecessori?  Nel whisky, industria da milioni di galloni? Nel rum, dove la qualità è qualcosa di più raro di una vergine in un angiporto? Altrove? Solo il cognac può permettersi di raccontarvi storie come quelle che vi ho illustrato oggi.

[Credits immagini: sito Artcurial]

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

15
Nov
17

Viticoltura sperimentale a Cognac

La viticoltura sperimentale fa tappa a Cognac.

Dal 2015 la Station Viticole, ramo tecnico del BNIC, in collaborazione con l’Institut National de la Recherche Agronomique (Inra) e dell’Institut Français de la Vigne et du Vin (IFV), ha selezionato e piantato in campo aperto alcune barbatelle frutto di incroci, con la caratteristica di resistere alle malattie fungine della vite, peronospora ed oidio su tutte.

Sono stati selezionati quarantatre tipi diversi di viti, coltivate per ricerca, tra ottocento incroci, di cui solo quattro sono stati validati per l’impianto: ora a settembre 2017, è avvenuta la prima vendemmia. Bisognerà vedere come queste selezioni resistenti alle muffe (i cui nomi tecnici sono 1D10, 3G3, 3B12 e 2E5) si comporteranno in distillazione, e se saranno capaci di mantenere un profilo soddisfacente e le caratteristiche agronomiche proprie dell’Ugni Blanc: cioè produttività elevata, vini acidi e poco zuccherini, aromi conformi a quelli del ceppo genitore, e ciclo vegetativo tardivo, idoneo alla regione di coltura.

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Il grappolo di una delle nuove varietà resistenti sperimentali – fonte: http://www.BNIC.fr

Intanto questi quattro incroci sono stati giudicati degni della preparazione del dossier per l’iscrizione al registro delle specie viticole entro 5-6 anni di osservazione, e se tutto va bene, entreranno in impianto per le vendemmie dagli anni 2030 in poi. L’anno prossimo verranno piantati in vigneti sperimentali di 1 ha ciascuno, e verranno valutati per tre vendemmie successive, prima del verdetto definitivo sulla loro stabilità agronomica e sulla durata delle loro resistenze.

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Vigneti nella Charente

La ricerca è cominciata nel 2003 sulla base dell’Ugni Blanc, di cui tutti gli incroci condividono il 50% del patrimonio genetico. La ricerca si sta orientando anche verso altri incroci con più geni di resistenza alle malattie fungine (résistances pyramidées, le chiamano i francesi), ma i cui risultati si vedranno verso il 2030, ed il loro probabile impianto commerciale, sperabilmente, avverrà verso la fine del decennio.

L’obiettivo rimane l’eliminazione quasi totale dei trattamenti antifungini abituali, a condizione che le nuove varietà non determinino un cambio del sapore del distillato. La clientela è molto conservatrice, ed il fatto che il cognac è esportato al 98% fa muovere i ricercatori coi piedi di piombo, dice Jean-Bernard de Larquier, presidente attuale del BNIC. L’obiettivo dell’Ente di tutela è di “far uscire il cognac dall’agrochimica” entro un ragionevole arco di tempo, come si vede, non breve.

La tendenza è chiara, se già quasi 700 dei 4.544 vignaioli del cognac si stanno convertendo o si sono convertiti alla viticoltura sostenibile e/o al biologico in proprio o col sostengo delle grandi Case commerciali.

© 2017 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

12
Mar
17

Il cognac al Salon International de l’Agriculture 2017 – rare presenze ed una coraggiosa sorpresa

Spulciando tra le pieghe del prestigioso Salon International de l’Agriculture, tenutosi a Parigi presso la Fiera alla Porte de Versailles, a cavallo tra febbraio e marzo, si è notato una volta di più come i produttori di cognac non ripongano alcun interesse verso il mercato domestico.

La vetrina è invero prestigiosa: la più importante fiera agricola generale di Francia attira un vero oceano di visitatori, sei milioni, da mezzo mondo. Ed il Concours Général Agricole, che si tiene durante la fiera, nato per selezionare e premiare i migliori prodotti di Francia, resta pur sempre un vanto per ogni vincitore, e fa vendere meglio qualsiasi merce.

Ma la disaffezione dei produttori di cognac è totale: nessuna grande Maison ha investito in uno stand, nessun produttore di qualche rinomanza si è fatto notare tra la folla degli altri espositori. Dopo tutto, il 97,5% del cognac viene esportato. A che pro quindi darsi da fare in patria?

Nemmeno il BNIC, l’Ente regolatore della filiera cognac, ha speso granché stavolta: ha allestito solo una mostra fotografica in bianco e nero per documentare il lavoro dei vigniaioli e dei distillatori delle due Charentes.

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Una delle fotografie in mostra – Credits: http://www.sudouest.fr e Stéphane Charbeau /BNIC

 

L’unica curiosità, degna peraltro di qualche interesse, è stata la comparsa di un’oscura piccola maison di cognac. Che è successo?

Il viticoltore e distillatore, Philippe Davril, risoluto di fare emergere la sua regione (la Charente Maritime) ed il suo cognac ricavato dai 18 ettari familiari del podere chiamato Le Soleil des Loriots sito nel quinto e periferico cru, ha deciso di etichettare il suo distillato col nome di Cognac Bons Bois.

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Philippe Davril e la sua gamma di cognac e pineau – credits: http://www.Sudouest.fr

Può sembrare una sciocchezza per chi non è abituato alle sottigliezze del cognac, ma il gesto è, se non rivoluzionario, provocatorio. Di solito i cognac dei Bons Bois finiscono per la loro totalità nei blend più scadenti da supermercato per placare a buon mercato la sete dei nordici, e le grandi Case difficilmente vi fanno ricorso, preferendo loro i più abbondanti cognac del quarto cru (Fins Bois), di maggiore finezza aromatica.

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Philippe Davril presenta il suo cognac Bons Bois – credits: Youtube – News on Line

I cognac Bons Bois sono quindi estremamente rari un purezza, e se mai si trovano, vengono etichettati sotto il più rassicurante e vendibile nome di cognac. Nondimeno, se sono prodotti in alcuni fortunati angoli del vasto territorio, climaticamente e geologicamente svantaggiato ma non dappertutto, si possono gustare dei cognac corposi e dagli aromi gravi (i francesi lo chiamano gout de terroir). A differenza della Grande Champagne e della Petite Champagne, eterei distillati paragonabili a violini e viole, i cognac del quinto cru svolgono la parte del contrabbasso nella gamma degli aromi dell’acquavite francese.

Per cui non si può che plaudire all’iniziativa del coraggioso viticoltore, e sperare che altri seguano la sua strada, nell’ottica della valorizzazione delle caratteristiche di ogni cru, oggi uccise dal blending controllato dalle grandi case commerciali. Unica delle grandi a cantare fuori dal coro, la Maison Camus sta cercando di valorizzare il sesto cru, tacendone tuttavia l’equivoco nome legale di Bois Ordinaires, oscurato a favore di un furbo Island Cognac. Ma pare che abbia un certo successo. Quindi coraggio e bravò, monsieur Davril!

© 2017 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

25
Set
16

La Part des Anges – quando il cognac si fa benefattore

La Part des Anges è un’asta di beneficenza che si tiene nei dintorni di Cognac da ormai 10 anni: la decima edizione ha avuto luogo giovedì scorso, il 22.

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Il momento dell’asta – fonte: http://www.lapartdesanges.cognac.fr

Nata da un’idea di Jérôme Durand, all’epoca direttore della comunicazione del BNIC, dal 2006 l’ente controllore della filiera del cognac organizza ogni settembre un galà benefico al cui termine vengono messe all’asta ventiquattro preziose bottiglie di cognac offerte a turno dalle Case produttrici, e da qualche anno anche un’opera di un artista della regione.  

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La serata di gala – fonte: http://www.lapartdesanges.cognac.fr

I fondi raccolti, circa € 850.000 in dieci anni, sono stati impiegati in quindici progetti divisi tra salute, educazione, scopi sociali e culturali a livello regionale ed internazionale.

Cosa si trova in quest’asta? Di tutto un po’: edizioni limitate delle grandi Case, flaconi artistici o di design estremo, cognac millesimati o blend usciti da qualche Paradiso inaccessibile; in tutte le proposte l’attenzione viene attirata molto più dalla presentazione che dal contenuto, che talvolta è di pregio assoluto, talaltra di semplice curiosità.

Però la sapiente organizzazione, con l’aiuto da quest’anno di una Casa d’aste internazionale, la Artcurial, che offre una piattaforma online per partecipare all’evento anche non essendo sul posto, permette di far raggiungere a queste bottiglie cifre importanti grazie alle offerte di clienti facoltosi di mezzo mondo, segnatamente Russia e Cina.

Un amatore di cognac non avrà mai interesse a questi prodotti (eccettuato qualche imbottigliamento pregiato e meno frou-frou delle Case più piccole), ma ci si fa una buona idea di come il distillato della Charente si è ormai legato a doppio filo al mercato del lusso. L’asta della Part des Anges ne è una vetrina eloquente. Qualche esempio?

© 2016 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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Frapin – Cuvée François Rabelais n°592 – stima € 5.500

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Rémy Martin XO – Jéroboam dorato con le firme della giuria del 68°Festival di Cannes – stima € 1.000

hine

Hine vintage 1916 – stima € 7.000

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Hennessy Edition Particulière tratta dal Chai du Fondateur – stima € 20.000

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Meukow – decanter in cristallo creato per La Part des Anges – stima € 6.000

bache

Bache-Gabrielsen Apotek (farmacia) – tutti i crus della regione nei loro stadi di invecchiamento in flaconi da 10 cl – stima € 1.900

 

 

 

 

 

31
Gen
14

cognac – marketing – le cifre del 2013

Il Bureau National Interprofessionel du Cognac, l’ente statale francese che tutela, controlla e promuove il cognac, ha appena pubblicato il rapporto sulle vendite nel 2013: ecco i dati più significativi dell’anno, con qualche sorpresa, relativa alla domanda cinese ed al consumo totale del distillato.

Si sono vendute nel mondo circa 161,4 milioni di bottiglie, con un leggero calo sul 2012, 3,8 milioni meno dell’anno precedente, benché in valore il fatturato sia in aumento. Il trend si conferma quindi in leggera crescita soltanto a valore. Il mercato è ancora protagonista  in Asia nonostante gli stock in eccesso e lo stop alle vendite, si afferma in crescita negli USA, e in marcato arretramento in Europa.

L’export ammonta a ben il 97,6%, ed a un magro 2,4% domestico.

I principali Paesi consumatori vedono gli Stati Uniti in testa con 50,7 milioni di bottiglie, seguiti da Singapore con 27,7 milioni, dalla Cina con 19,9 milioni in calo di 4,6 sull’anno 2012, e dall’Inghilterra con 10,1 milioni, pressoché stabile.

La Cina come anticipato ha bruscamente frenato l’import, con un calo di circa il 9,8 % sull’anno precedente: i grandi operatori preferiscono parlare scaramanticamente di mercato in consolidamento piuttosto che di ribasso. Vedremo nei prossimi mesi dopo il Capodanno cinese, tradizionalmente il momento di picco di vendite del cognac, come andranno le cose. Exploit nuovamente per la Nigeria, che segna una crescita percentuale sull’anno scorso, +15,9 % , con 1,6 milioni di bottiglie, pur essendo paese in parte musulmano (teoricamente analcolico), e crescita esplosiva per il Sud Africa + 46% rispetto al 2012 con 1,1 milioni. L’Africa si conferma così un mercato in sostenuta espansione sebbene ancora piccolo in volumi.

L’Europa, terzo mercato, vede Inghilterra Germania e Francia come principali consumatori, seguiti da Olanda, Norvegia, Finlandia, con poco più di un quarto delle vendite totali. L’Italia si conferma ancora piazzata agli ultimi posti dell’import europeo, sotto il milione di bottiglie/anno. L’Est Europa fa segnare risultati migliori del leggero calo all’Ovest.

Riguardo alle qualità vendute, il 44,8% è costituito dal tipo VS (invecchiamento min. 2 anni e ½), il 41,2% dal tipo VSOP (4 anni), e il restante 14 % da qualità superiori (XO 6 anni, e oltre), pressoché stabile rispetto al 2012.

L’interesse per questo distillato rimane alto in tutto il mondo: considerevole è il valore dell’export, 2,40 miliardi di euro, per un totale del 97,6% della produzione complessiva.

La domanda è in calo, specie nei mercati emergenti, mentre la crisi continua a far soffrire l’Europa, con un calo dei volumi intorno al 10% nei principali Paesi consumatori, unica eccezione l’Inghilterra. Si mantiene vivace il mercato nord americano.

Fonte: BNIC, comunicato stampa 17 gennaio 2014.

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