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06
Giu
12

L’acqua di cedro – un liquore dimenticato

Un ricordo di infanzia mi porta a parlare dell’acqua di cedro, un liquore della nonna, che qualche volta mi veniva offerto nei giorni di canicola con un po’ d’acqua; un tempo era una bottiglia che si poteva incontrare comunemente nelle drogherie, quando ancora esistevano.

Oggigiorno l’acqua di cedro è pressoché dimenticata, sebbene venga ancora prodotta da due note ditte, la Cedral Tassoni di Salò, e la Nardini di Bassano del Grappa, e forse da qualche altra meno conosciuta.

Una pubblicità dell'acqua di cedro Cedral Tassoni
(inizi del '900)

L’acqua di (tutto) cedro si ricava dall’omonimo frutto per distillazione e successiva diluizione con un blando sciroppo alcolico: in questo modo l’essenza si solubilizza nell’acqua di distillazione grazie all’alcool, coniugando gli aromi sciolti in entrambe le frazioni oleosa e acquosa. Si presenta perfettamente limpida, con un evanescente aroma che ricorda le scorze del frutto, leggermente amara ma dal gusto fine e delicato di cedro. Ha un tenore alcolico modesto, intorno ai 25°, e si impiega pura, come aromatizzante in pasticceria, diluita in poca acqua come bibita rinfrescante, e talvolta nei cocktail. Veniva usata un tempo come blando sedativo per favorire il sonno.

Certamente preparazione tradizionale da farmacia nelle zone in cui l’abbondanza del frutto lo permetteva – la Gardesana occidentale, le cui numerose limonaie (oggi sostituite da condomini e villette) destavano l’ammirazione dei turisti tedeschi che scendevano dal Brennero e sentivano già il fascino dell’esotico Sud, e la costa calabra tra Paola e Scalea, dove esiste un Comune chiamato Santa Maria del Cedro – nel primo Novecento divenne più conosciuta con eleganti campagne pubblicitarie ad opera della ditta Cedral Tassoni di Salò, passata da farmacia a laboratorio farmaceutico, ed infine diventata verso gli anni ’20 industria di sciroppi e liquori. La forza dell’azienda, ancor’oggi in attività, è sempre stata la lavorazione del cedro del Garda per ricavarne estratti e liquori; dal dopoguerra fabbrica la ben conosciuta cedrata dal colore radioattivo, il suo maggiore successo.

Volendo una versione casalinga dell’acqua di cedro, ovviamente non distillata, si infonde per qualche giorno la scorza colorata di alcuni frutti nell’alcool puro, ed altre scorze intere macerate in un debole sciroppo di zucchero. Dopodiché si filtra, si uniscono gli estratti, e si diluisce con alcool ed acqua al punto voluto. Ne risulterà una specie di “cedronello”, leggermente colorato e dal piacevole aroma del frutto.




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