Archive for the 'armagnac' Category

26
Mar
17

A proposito di armagnac e di sake

In questi giorni sono state date alle stampe due novità editoriali di non poco interesse per chi segue il mondo alcolico.

La prima riguarda direttamente gli argomenti del sito che leggete, e mi sento onorato di poter rilanciare su queste modeste pagine un simile parto, raro più della nascita di un orso bruno.

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Copertina del libro di Devecchi

Dopo una vita di passione, o per meglio dire di profondo amore, verso lo spirito guascone, Marzio Devecchi, grande collezionista alessandrino di armagnac, ci offre ora tutta la sua sapienza ultraquarantennale, raccontando per la prima volta al lettore italiano cos’è il vero armagnac tradizionale, la sua storia, e la sua produzione con il più completo catalogo esistente dal 1700 ad oggi, ricco di oltre 2300 etichette.

Un’opera capitale, per la valorizzazione della più misconosciuta e difficile da bere delle acquaviti francesi, la cui unica colpa è di avere una produzione così esigua da renderla pressoché impossibile da reperire fuori dalle due province in cui nasce, o comunque oltre Tolosa e Bordeaux. Ed insisto, si sta parlando di quella artigianale dei vignerons, e non di quella dei marchi che trovate da noi, salvo eccezioni fortuite. Ma che quando è fatta da mano felice, in anno propizio, e maturata per il giusto tempo – credetemi, mi costa ammetterlo – supera con passo gagliardo il Re cognac.

Marzio Devecchi – A proposito di armagnac – Pagine 308 – Team Service Editore – Asti, 2017 – EAN 9788899731106.

 

Il secondo libro invece ci porta in Oriente, alla scoperta del sake, l’inclassificabile (per noi) bevanda che potrebbe chiamarsi vino di riso, ma non è, o fermentato di cereale, ma non è, oppure semi-spirito, ma non è: quindi chiamatelo col suo nome.

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Copertina del libro di Saccoccio

Da poco questo tradizionale drink giapponese sta avendo fortuna anche da noi, e soprattutto conta su un’agguerrito manipolo di conoscitori, divulgatori, e distributori, che ne permettono l’introduzione presso il pubblico italiano.

L’argomento è indubbiamente complicato, la terminologia intricata quanto può esserlo la lingua giapponese, ma anche qui, è sempre bene sottolinearlo, l’incontro con una vera, tradizionale bottiglia di sake, che poco non costa, può aprire orizzonti inaspettati. La bevanda ha sfaccettature e capacità di stupire pari al vino occidentale, e un suo bicchiere contiene una sapienza non meno antica. Merita quindi, mentre l’accostiamo alle labbra, il rispetto del neofita, e l’umiltà dell’amatore, perché è un mondo dalle profondità inaspettate.

L’autore, Gaetano Saccoccio, gastrofilosofo itrano trapiantato a Roma, dalla curiosità inesauribile nonché finissimo contastorie, vi prenderà per mano in un viaggio verso il Paese del Sol Levante, e vi aprirà le porte di un nuovo tempio del buon bere.

Gaetano Saccoccio – Un viaggio nel sake – Il retrogusto dolce e amaro del Giappone – pagine 120 – Edizioni Estemporanee – Roma, 2017 – ISBN: 978-88-89508-80-0

 

 

18
Feb
16

Novità in Armagnac

La regione dell’Armagnac è per tradizione agricola e fortemente conservatrice, fatta com’è di piccoli produttori, nobili e contadini, un manipolo di distillatori conto terzi, qualche cooperativa, e poche Case commerciali di una certa importanza.

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Una raccolta di armagnac dal 1893 ad oggi – da tnhvietnam.xemzi.com

Le vendite dei loro spiriti tradizionali, produzioni quasi sempre modeste, qualche botte all’anno, con stock limitati, interessano poco ad un mercato globale assetato di riproducibilità e costanza qualitativa. In Armagnac infatti si valorizzano meglio le unicità delle annate e dei produttori, come per il vino. Ma come per ogni acquavite di vino che si rispetti, il prodotto è slow, non ama esser venduto da giovane per le sue spigolosità e per il suo alto grado. Prendete un armagnac giovane, diluitelo a 40° con acqua, ingentilitelo con un po’ di zucchero, dategli un’impressione di invecchiamento con il boisé, ed avrete uno spirito di nessun interesse per il conoscitore. Questi però sono la maggioranza dei prodotti che trovate sugli scaffali come armagnac (qualità commerciale, o blended): potranno essere gradevoli, ma non incarnano il vero spirito dell’acquavite guascone.

Il problema dell’armagnac quindi è che l’acquavite tradizionale risulta ostica al grande pubblico, e lo spaventa per la gradazione importante, e che quella ‘conciata’ alla maniera del cognac perde molto del suo fascinoso carattere rustico. Le Case commerciali, strette tra questi due fuochi, stanno però provando a conquistarsi più mercato. Come?

Scuotendo il conservatorismo della regione con qualcosa di nuovo: da poco più di un anno Spirit France, un colosso che è il leader mondiale del calvados (Père Magloire il suo marchio più noto), ha acquisito il controllo del maggiore commerciante di armagnac, la ditta Janneau, dal 1993 di proprietà del mercante di spiriti ed investitore italiano Fabio Giovinetti, con la sua Giovinetti & Partners. Forse vedremo un cambio di strategia di marketing, un’uscita da una nicchia alcolica rivolta al consumo di pretesa, verso qualcosa di più easy, alla portata dei palati giovani e di mercati più larghi.

Di certo Janneau è sempre stato un marchio che strizza l’occhio al bicchiere semplice: molto del suo commercio è fatto di qualità poco stagionate (VS) ed in parte distillate due volte in alambicco charentais, per togliere complessità e guadagnare facilità di beva. Lo fanno altri (pochi) négociants, però mai i distillatori artigianali, chissà perché.

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Un cocktail a base di armagnac – da http://www.adventuresincocktails.com

Altri produttori si sono lanciati all’inseguimento del mercato dei mixed drinks, l’unico modo per agganciare il ‘cocktail’ fatto di brevi o nulli invecchiamenti, grandi volumi di vendita, e di giovane pubblico clubber, meno serioso e poco disposto a centellinarsi soltanto un bicchierino durante la serata. La ‘Blanche Armagnac’ (AOC) è stata una delle risposte: acquavite d’armagnac non invecchiata, pronta per la mixology grazie al suo intenso carattere fruttato e vinoso; altri ancora si stanno orientando verso giovani armagnac dal carattere più delicato, come lo Chateau de Pellehaut con la sua Âge de Glace, tecnicamente un VS di 3 anni monovitigno Folle Blanche, floreale con modesti toni di quercia. Insomma più profumi e meno struttura.

Se prima rischiavate il linciaggio a chiedere un armagnac on-the-rocks ad Eauze e dintorni, ora potreste anche osare: può darsi che vi strizzino l’occhio in nome delle vendite. Ma in cuor loro vi compatiranno.

Altre Case ancora volgono le spalle alla tradition sacrée, portando in Guascogna i metodi del cask finishing cari allo spirito scozzese: quelle horreur! Pur di non restare all’angolo, e cercare di penetrare in mercati in cui l’armagnac manco sanno cos’è, i produttori si arrampicano sugli specchi… ecco allora un fiorire (per fortuna limitato) di botti di sherry, porto, sauternes ed altri vini dolci francesi, in cui ingentilire la sgraziata, robusta e giovane acquavite, e donarle velocemente una robe più palatabile per il grande pubblico. Di per sé non è il male assoluto, ma il carattere dell’armagnac ne esce snaturato.

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Fiale monodose di cognac – maison Voyer (Verrieres)

Tutto il resto che si sta muovendo è solo marketing: nuovi packaging come l’abbandono della tradizionale bottiglia basquaise per contenitori più smart, e meglio ‘incartonabili’, e proposte svecchianti per attirare il grande pubblico, come le tubo-fiale di prova da pochi cl per assaggiare più espressioni dello spirito guascone in un solo acquisto.

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Una tipica bottiglia basquaise – ditta Ryst-Dupeyron

Sarà la strada giusta, o come dicono i più blasonati produttori artigiani, la morte dell’armagnac tradizionale? Più fiduciosamente credo che tutto quanto vi ho raccontato possa essere un mezzo per far conoscere meglio questa emozionante versione dello spirito di vino, ed avvicinare gradualmente i più curiosi e meritevoli alle sue espressioni più alte. Staremo a vedere.

© 2016 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

22
Ott
15

L’armagnac commerciale

L’armagnac non è tutto uguale. Nella grande maggioranza dei casi l’armagnac che vedete sugli scaffali è una bottiglia di armagnac “commerciale”. Di che si tratta in realtà? Come riconoscerlo? È vero armagnac?

La risposta è: sì e no. Si tratta di armagnac, non c’è dubbio, ma le modalità produttive lo differenziano pressoché del tutto dall’armagnac tradizionale, che è il “vero” distillato della Guascogna.

Un armagnac XO in bottiglia basquaise - maison Janneau

Un armagnac XO in bottiglia basquaise – maison Janneau

Quasi tutte le bottiglie di armagnac in vendita (85% – 90% almeno) sono costituite da armagnac commerciale. Questo tipo di distillato è il frutto di una lavorazione diversa da quello che prevedono gli usi regionali, ed è molto più simile a quella del cognac: il motivo principale per cui l’armagnac viene preparato in questo modo è la facilità di consumo. Vediamo perché.

Innanzitutto come riconosere l’armagnac ordinario da quello tradizionale?

L’etichetta ve lo chiarisce subito: nell’armagnac commerciale non c’è alcuna indicazione di annata, ma trovate le stesse sigle in uso per il cognac, oppure un’indicazione di invecchiamento come per il whisky.

Ne troverete in vendita i seguenti tipi:

  • VS – il più giovane degli armagnac, a volte chiamato *** (tre stelle), per cocktail o cucina
  • VSOP – un armagnac di almeno 4 anni, il minimo per la degustazione
  • XO – un armagnac di almeno 6 anni, già più armonico, ma ancora non strutturato
  • HORS D’AGE – un armagnac di almeno 10 anni, finalmente adulto
  • MENTION D’AGE – 15 ans, 20 ans, 30 ans, e oltre. Armagnac di età superiore

Ovviamente ogni indicazione sottintende l’età minima della miscela: facilmente si tratta di distillati la cui età media è superiore al dichiarato. Ricordiamo però che non è l’età del distillato che ne determina la qualità. Vecchio quindi non è più buono, almeno non sempre.

Armagnac Hors d’Age – maison Delord – CC license – author EspritVin

Detto questo, la differenza con l’armagnac tradizionale (millesimato) è assoluta: i distillati con le sigle indicate prima sono:

  • diluiti con acqua distillata od una miscela di acqua e armagnac, di solito a 40°
  • miscelati con altri armagnac di aziende diverse o di zone diverse
  • trattati con zucchero, caramello e boisé, per ottenere un gusto morbido ed un colore uniforme tra le varie partite
  • talvolta distillati con metodo charentais, cioè due volte con alambicco discontinuo, a grado più elevato, per rendere meno spigolosi i distillati più giovani

Le analogie con il cognac sono evidenti. Si tratta di una strategia commerciale, che rende l’armagnac più facilmente accostabile dal grande pubblico, perché così ne viene spento il fuoco alcolico – ricordiamo che l’armagnac normalmente reca una gradazione da 44° a 49° – ed arrotondato il suo gusto usando gli stessi additivi del cognac. Quindi meno attacco, meno concentrazione, meno aromi, meno alcool, più morbidezza data dallo zuccheraggio, e retrogusto evanescente. Nessuna dote positiva, se non quella di aumentare la platea dei possibili clienti.

I vantaggi per gli imbottigliatori sono immediati e numerosi:

  • meno tasse – si pagano sulla % di alcool della bottiglia
  • più resa – un armagnac diluito riempie più bottiglie
  • nessun vincolo di cru o di provenienza da aziende determinate
  • approccio facile al consumatore – spesso spaventato da gradazioni alte
  • vendita immediata – non c’è bisogno di aspettare la lenta maturazione dell’acquavite

Bastano queste ragioni per rendere evidente come il mercato sia ormai orientato in gran parte a fornire questo tipo di armagnac, a spese della tipicità e della sincerità di un distillato antico e schiettamente artigianale.

Se con il vino si fa di tutto per cercare terroir, concentrazione e tipicità, produrre questi armagnac ottiene l’effetto opposto: meno qualità e più quantità. Ovviamente non stiamo affermando che gli armagnac assemblati siano sempre cattivi, tutt’altro, ma è fuor di dubbio che non contengono l’anima verace del distillato guascone.

La gamma di armagnac mention d’age della maison Darroze – l’immagine mostra bene gli stadi di invecchiamento – dal sito aziendale Darroze http://www.darroze-armagnacs.fr

Un grosso problema inoltre è l’accumulo degli stock: questo costringe i produttori a vendere come armagnac commerciale anche partite di millesimato che non trovano sbocco sul mercato; significativa è la scelta della celebrata maison Darroze, che deve le sue fortune all’aver fatto conoscere nel mondo l’armagnac tradizionale dei piccoli produttori: la Casa, cedendo alla  strenua difesa della tradizione,  ha cominciato a vendere un’intera linea di armagnac con etichetta mention d’age da 8 a 60 anni per alleggerire i propri magazzini. Un mercato certamente più ampio e redditizio rispetto alla vecchia filosofia dell’azienda, ma che tradisce lo spirito del fondatore in nome del dio Dollaro.

A discolpa dei produttori – ognuno di loro produce una qualche sorta di armagnac commerciale – è il fatto che così facendo arriva più velocemente capitale fresco che non col metodo tradizionale: fonte indispensabile quindi per stare sul mercato. Tenete conto che l’armagnac è nella maggioranza dei casi un prodotto artigianale collaterale di un’azienda agricola, e il più delle volte rappresenta solo una modesta parte delle sue entrate: quando va (molto) bene un produttore vende qualche migliaio di bottiglie all’anno, più spesso ancora meno. Per cui avere un cash flow più rapido permette di mantenere in vita produzioni altrimenti svantaggiate dal lato economico.

I distillatori del Bas Armagnac delle Landes lo riconoscono senza problemi: l’armagnac tradizionale è già oggi un prodotto “esclusivo”, che richiede un consumatore preparato e disposto a comprenderne pazientemente le sue caratteristiche uniche. Qualcuno di loro arriva a temerne la sparizione, a favore del fratello annacquato. Vorremmo essere più ottimisti.

Il vignaiolo della Guascogna,  quando andate a trovarlo per assaggiare il frutto del suo lavoro, vi farà capire che non è il caso di giudicare l’armagnac da quello fatto per essere venduto alla svelta, ma che la “trippa” si nasconde nei prodotti d’annata. L’orgoglioso entusiasmo con cui ve lo offrirà è segno di quanto ancora amino il loro spirito focoso.

Non dimenticate che l’armagnac di annata a confronto di quello (per necessità) commerciale è un mondo infinitamente più ricco di soddisfazione per il palato, così come potrebbe essere un cru di Barolo a confronto con un fratello da supermercato. Il secondo aiuta a far vivere il primo. È un’amara legge, ma business is business !

Scegliete voi cosa preferire, facilità o complessità.

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

 

 

11
Ott
15

Distillati e zucchero aggiunto – parte seconda – brandy

Qualche tempo fa si parlava della ben taciuta pratica di aggiungere generose quantità di zucchero al rum; la cosa non reca pregiudizio al distillato, ma lo fa sembrare più buono e più maturo di quel che è. Di fatto, un’adulterazione.

I distillati lo sono veramente ?

È discutibile se l’usanza generi una vera e propria frode commerciale nei confronti dei bevitori o sia accettabile e perfino gradita. La questione è aperta; oltreoceano mancano regole produttive locali, mentre quelle UE sono (volutamente?) lacunose.

Vediamo invece cosa succede per i nostri amati spiriti di vino.

Cognac ed armagnac sono soggetti ai disciplinari di produzione francesi (AOC), che ne codificano l’elaborazione; vanno quindi rispettati alcuni standard, e le aggiunte di caramello e zucchero sono regolate, entro 4° di densità apparente.*

Per il brandy italiano il disciplinare ammette lo zuccheraggio, sempre come edulcorante, nel limite del 2% (20 g/litro).**

Il disciplinare del brandy di Jerez permette l’edulcorazione con saccarosio, glucosio, o vino dolce naturale, ma tace sulle quantità ammesse, ricordando solo che superata la soglia di 100 g/litro il brandy diventa liquore a base di brandy. Difatti è generalmente più dolce dei suoi confratelli latini. Ne viene anche permessa l’aromatizzazione.***

Il panorama si presenta quindi variegato: da regole certe, (F, I) al vuoto normativo (E).

Il principio che dovrebbe guidare noi consumatori è, a modesto parere di chi scrive, che se l’acquavite nasce da materie prime buone ed è trattata con cura in distillazione ed invecchiamento non ha quasi mai bisogno di arrotondamento oppure di un esaltatore di gusto, dato dagli zuccheri disciolti.

Zucchero nelle sue varie forme – public domain image

L’aggiunta di zuccheri sembra essere tecnicamente lecita se rimane nei confini dell’edulcorazione, ed è sicuramente accettabile per le acquaviti giovani (< 8 anni), alle quali conferisce una migliore palatabilità.

Una soglia compresa tra 5 e 15 grammi/litro di zuccheri è sufficiente agli scopi tecnologici senza alterare significativamente il carattere dell’acquavite. Oltre questi valori, la nostra opinione è che l’edulcorazione snaturi il carattere del distillato.

Superati i 20 grammi/litro, valore massimo per il legislatore italiano, le acquaviti dovrebbero essere considerate adulterate, cioè non più conformi a ciò che esce dall’alambicco. Ma è un’opinione personale.

La realtà è che al consumatore medio questi alcolici sciroppati piacciono, e molto, come si diceva nel caso di scuola dei rum. Ma è altresì vero che l’amatore di distillati riconosce gli elevati zuccheraggi alla degustazione, e ne resta perplesso e non di rado schifato.

I produttori caraibici, invece, quando gli si domandi ragione dei dati delle analisi sui loro spiriti, negano ostinatamente le dolcificazioni, e si appellano all’aumento della densità conferita dalla botte durante l’invecchiamento: peccato che – per quanto sia vero che questa apporta zuccheri tramite l’idrolisi acida dell’emicellulosa del legno – la quantità si mantenga nell’ordine dei milligrammi/litro, con massimi di 0,5 g/l per il cognac e 2.0 g/l per il brandy di Jerez, ma solo dopo 30 e rispettivamente 40 anni di invecchiamento.**** Ben lontano dai valori rilevati nei rum, le cui densità indicano un’aggiunta estranea.

Serie di brandy di Jerez – museo di Jerez de la Frontera – CC license – author El Pantera

Andiamo nel dettaglio. Grazie alle analisi dei monopoli di stato finlandese e norvegese sugli alcolici, oggi possiamo disporre di dati certi ed indipendenti sul contenuto di zucchero di svariatissimi prodotti.

Ci diranno che i dati non sono utilizzabili per la ragione che ogni Casa produttrice aggiusta i suoi distillati al gusto dei mercati di destinazione; ma possiamo ben stimare che il tenore in zucchero usato nei paesi europei sia lo stesso, grammo più o meno. Diverso sarebbe se si parlasse dei mercati estremo – orientali, dove il gusto della clientela è sensibilmente diverso, richiedendo un brandy più dolce e più colorato.

Vediamo quindi per alcuni prodotti, scelti tra i più rappresentativi, il loro contenuto di zuccheri espresso in grammi/litro, grazie alle fonti citate.

Brandy Italiano
• VECCHIA ROMAGNA ET. NERA 8 g/l
• ARZENTE POLI 1 g/l
• BRANDY LUXARDO 4,5 g/l

Brandy Spagnolo
• TORRES 10 (Pénedes) 12 g/l
• TORRES 20 (Pénedes) 10 g/l
• JAIME I   30 (Torres – Pénedes) 15 g/l
• FERNANDO DE CASTILLA Solera Gran Reserva 11 g/l
• CARLOS I SGR (Osborne – Jerez) 40 g/l
• VETERANO 36° Solera (Osborne – Jerez) 11 g/l

Armagnac
• LARRESSINGLE VSOP TÉNARÈZE 7 g/l
• BARON DE CASTELNAU 1963 50 YO 2 g/l
• CHATEAU DE LAUBADE XO 0,4 g/l
• CHATEAU DU TARIQUET VSOP 3 g/l
• DARROZE ASSEMBLAGE 8YO 0,1 g/l
• DARTIGALONGUE XO 5 g/l
• CHATEAU DU TARIQUET FOLLE BLANCHE 8YO 2 g/l

Cognac
• ABK6 VS 10 g/l
• ABK6 VSOP 6 g/l
• BISQUIT VS 6 g/l
• BISQUIT VSOP 9 g/l
• CAMUS VS 10 g/l
• CAMUS VSOP ELEGANCE 8 g/l
• COURVOISIER VS 7 g/l
• COURVOISIER VSOP 7 g/l
• COURVOISIER XO 7 g/l
• DELAMAIN XO PALE & DRY 4 g/l
• DELAMAIN XO VESPER 2 g/l
• DE FUSSIGNY VS SELECTION 12 g/l
• DE FUSSIGNY XO 13 g/l
• DE LUZE VS 11 g/l
• DE LUZE VSOP 12 g/l
• DE LUZE XO 11 g/l
• DUDOGNON XO VIEILLE RESERVE 1 g/l
• DUDOGNON EXTRA HERITAGE 1 g/l
• FRAPIN VS 13 g/l
• FRAPIN VSOP 11 g/l
• FRAPIN XO CHATEAU FONTPINOT 10 g/l
• GAUTIER VS 11 g/l
• HENNESSY VS 9 g/l
• HENNESSY VSOP 10 g/l
• HENNESSY XO 12 g/l
• HINE VSOP RARE 9 g/l
• HINE XO ANTIQUE 8 g/l
• JEAN FILLIOUX NAPOLEON 7 g/l
• JEAN FILLIOUX STAR GOURMET 4 g/l
• MARTELL VS 7 g/l
• MARTELL VSOP MEDAILLON 7 g/l
• MARTELL XO 11 g/l
• MARTELL XO CORDON BLEU 7 g/l
• MARTELL EXTRA CRÉATION 6 g/l
• MEUKOW VS 13 g/l
• MEUKOW VSOP SUPERIOR 14 g/l
• MEUKOW XO 12 g/l
• OTARD VSOP 7 g/l
• PRINCE DE POLIGNAC VSOP 10 g/l
• RAGNAUD SABOURIN N°4 (VS)  8 g/l
• RAGNAUD SABOURIN N°25 XO 8 g/l
• RÉMY MARTIN VSOP 10 g/l
• RÉMY MARTIN XO EXCELLENCE 8 g/l
• TRIJOL VSOP 15 g/l
• VALLEIN TERCINIER NAPOLEON 3 g/l
• VALLEIN TERCINIER XO 3 g/l
• VALLEIN TERCINIER PC 92 1 g/l

A prima vista si può concludere che i brandy meno edulcorati siano gli armagnac, seguiti dagli italiani (ma sappiamo che alcune Case abbondano), i cognac sono mediamente tra i 7-12 g/l, con l’eccezione di alcune piccole Maison artigianali, che quasi non aggiungono nulla (sotto i 5 g/l l’effetto si può ritenere trascurabile), e gli spagnoli oltre i 10 g/l (è esperienza comune però che alcuni loro brandy sono francamente dolciastri). Il panorama dimostra come i brandy nel loro complesso siano più sinceri di altri spiriti in riguardo all’edulcorazione.

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

NOTE

*   Cahier des charges de l’appellation d’origine contrôlée « Cognac » ou « Eau-de-vie de Cognac »
ou « Eau-de-vie des Charentes » homologué par le décre t n° 2015-10 du 7 janvier 2015

**   Scheda tecnica del “Brandy italiano” – Decreto 5388 del 01 agosto 2011 – in attuazione dell’articolo 17 del regolamento (CE) n. 110/2008 del Parlamento Europeo

***   La legislación recoge una práctica tradicional como es la adición de maceraciones aromáticas de frutas para dar tipicidad y carácter diferenciador a cada producto. El empleo de maceraciones y extractos hidroalcohólicos en brandy está autorizado en España desde el año 1977, y su elaboración se realiza conforme a lo dispuesto en las directivas de la Unión Europea y su transposición a las  disposiciones nacionales. Las maceraciones y extractos utilizados en brandy son elaborados a partir de pericarpios de almendra, ciruelas, uvas pasas, cortezas de nueces verdes, vainas de vainilla y virutas de roble. Los procedimientos descritos para la elaboración de maceraciones y extractos incluyen extracciones sólido-líquido, como la destilación o extracción por disolventes, que se realizan sobre la materia prima en estado natural o transformada  mediante procesos de secado, tostado y fermentación. Según los datos proporcionados por el Consejo Regulador de  la Denominación Específica Brandy de Jerez, el empleo de extractos y maceraciones en la elaboración de brandies comerciales no supera, en general, el 3 ‰. [Tratto da “ESTUDIO DE PARÁMETROS ALTERNATIVOS COMO INDICADORES DEL ENVEJECIMIENTO Y DE LA  CALIDAD DEL BRANDY DE JEREZ” Tesi di laurea di Cristina Martínez Montero, Cadiz, 2006]

****  Se ha descrito un aumento en el contenido de azúcares de hasta 2000 mg/l en brandies envejecidos durante 40 años (indicando valores de xilosa, arabinosa, glucosa y fructosa), mientras que el coñac envejecido en barricas de roble durante 30 años puede llegar a valores de 500 mg/l. [Tratto da “ESTUDIO DE PARÁMETROS ALTERNATIVOS COMO INDICADORES DEL ENVEJECIMIENTO Y DE LA  CALIDAD DEL BRANDY DE JEREZ” Tesi di laurea di Cristina Martínez Montero, Cadiz, 2006]

01
Set
15

L’armagnac millesimato

Una delle particolarità dell’armagnac tradizionale è di offrire, apparentemente in modo inesauribile, quasi tutte le annate del 1900.

La differenza con il cognac salta all’occhio subito: dove questo cerca di celare l’età del distillato sotto sigle misteriose e mariages sempre poligamici, l’armagnac tradizionale si vende puro e vergine, con tanto di anno di nascita e di “messa a riposo”.

Dalle mani del vignaiolo al vostro bicchiere - armagnac tradizionale - da www.armagnac.fr

Dalle mani del vignaiolo al vostro bicchiere – armagnac tradizionale – da http://www.armagnac.fr

Quindi uno degli atout dell’armagnac è di poter essere regalato al vostro zio o nonno, pur se di età veneranda, con la sua stessa data di nascita, anche se probabilmente senza lo stesso invecchiamento. Di solito questo raramente oltrepassa i 40 anni.

Ma si tratta solo di un’abile tecnica di marketing, o è realmente possibile?

Tradizionalmente l’armagnac superiore a 10 anni viene venduto in questo modo: la bottiglia riporta l’anno di distillazione, e su una contro-etichetta quella di messa in bottiglia. Per cui un distillato del 1980 messo in bottiglia nel 2000 vi indicherà un invecchiamento in botte di 20 anni.

Possiamo fidarci di chi ci vende un prodotto che magari pretende di essere più vecchio di nostra madre, senza dubitare che negli anni sia stato “allungato” o pasticciato da sembrare invecchiato più di quello che è, al contrario di quanto cercano di fare gli uomini, e le donne? Ecco la verità.

Armagnac millesimati – dal sito istituzionale http://www.armagnac.fr

Intanto, nell’armagnac NON esistono annate migliori, a differenza del vino. Se chiedete alla James Bond un Dom Perignon 1959, con l’armagnac 1959 potrebbe andarvi male. Troppe nei distillati sono le variabili in gioco da maison a maison, e da botte a botte, per definire una vendemmia perfetta. Quindi, non vi conviene pretendere una data determinata sulla bottiglia; se potete, assaggiatene diverse, tenendo a mente che il vostro gusto è il primo parametro: cercate finezza, potenza, lunghezza, frutto?

Anche la durata dell’invecchiamento non è un fattore determinante: NON è vero che più invecchiato = più pregiato. In linea di massima gli armagnac dànno il loro meglio da 15 a 25-30 anni di maturazione in botte; oltre tendono a prendere troppo gusto tanninico dal legno e a perdere frutto ed eleganza, lasciando in bocca un retrogusto asciutto ed amaro.

Un millesimo 1965 per esempio non è detto sia meglio di uno 1990, anzi spesso non lo sarà affatto. Il più delle volte inoltre i vecchi millesimi NON hanno speso in botte tutti i loro anni, poichè raggiunta la maturità vengono trasferiti in bonbonnes ovvero damigiane, che ne fermano l’evoluzione.

Non avrete quindi certezza alcuna che un armagnac del 1965 abbia speso tutta la sua vita in botte; può benissimo succedere che sia stato messo in vetro nel 1990, ed imbottigliato nel 2015; per cui, se apparentemente è un armagnac di 50 anni, in realtà è un’acquavite di 25 anni. Solo ai distillati è concesso di fermare il tempo, purtroppo!

Armagnac millesimato 1945 - l'annata impossibile

Armagnac millesimato 1945 – l’annata impossibile

Infine, ma questo è un piccolo segreto che vi offro, e che terrete per voi, le annate di armagnac anteriori al 1970 devono essere considerate sospette per il motivo che fino ad allora non c’era alcun controllo sugli stock millesimati. Bastava un’attestazione del produttore, et voilà, il commerciante – detto négociant – poteva “documentare” di aver a disposizione l’annata desiderata, persino la mitica 1945, quando una terribile gelata il primo maggio di quel funesto anno annientò le viti in tutto l’Armagnac ed a Bordeaux, rendendo di fatto aleatoria qualunque raccolta. Di distillato, quell’anno, non se ne fece che qualche misera botte. Eppure, cercatela, la troverete in abbondanza, e a caro prezzo. È pressoché certo che non sarà autentica, ma di annate vicine.

Per cui quando un produttore vi offre nel suo catalogo tutte le annate del 1900 senza buchi, diffidate della serietà della Casa. Vi stanno prendendo in giro. Non tutti i négociants – che, ricordiamo detengono circa l’ 85% del commercio dell’armagnac – sono poco affidabili, ma è molto meglio rivolgersi ai piccoli produttori di serietà comprovata che hanno stock erratici. Sarete serviti meglio.

Soltanto ragioni sentimentali, quindi, vi faranno sborsare un piccolo capitale per una bottiglia di un particolare anno; non ne vale la pena. Siete stati avvisati, quindi caveat emptor !

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

16
Giu
15

Haut Armagnac – le zone dell’Armagnac

Lo Haut Armagnac è il cru o sottozona più orientale e più ampia della AOC Armagnac; abbraccia, come una L al contrario le altre due sotttozone; la sua capitale è Auch, ma cittadine di una certa importanza sono pure Lectoure a nord e Mirande a sud-ovest. L’area come dice il suo nome, è più elevata del resto dell’Armagnac, situandosi tra 200 e 280 m s.l.m.; il paesaggio è il più bello della contea, con dolci colline ondulate, campi arati, macchie di girasoli, strade tutte curve sotto cortine di alberi, una piccola Toscana. Le vigne qui sono oggigiorno rare, a parte nel sud, tra Plaisance e Maumusson, zone del vino AOC Madiran, più che di distillati. Viene talvolta chiamato col nome di Armagnac Bianco, per il suo terreno calcareo, in opposizione all’Armagnac Nero di boschi, il Bas Armagnac.

Carta dei crus dell’AOC Armagnac – CC license – author Pinyaev

Si estende tutto nel dipartimento del Gers, con una piccola porzione nel Lot-et-Garonne.

Nello Haut Armagnac non si produce quasi più distillato, e rari sono i viticoltori ancora in attività: il terreno sfavorisce la produzione di acquavite, così gli agricoltori sono ormai dediti al mais, al girasole, alla soia, piuttosto che all’allevamento di oche ed anatre, La produzione di armagnac è inferiore all’ 1% di tutta la regione, e le aziende si contano sulle dita di due mani: gli ettari di vite per la produzione di armagnac sono meno di 50 in tutto.

Il motivo è la qualità modesta del prodotto: gli spiriti dello Haut Armagnac, in ragione del terreno argillo-calcareo, escono dall’alambicco senza grande profondità né finezza: contengono in effetti più esteri “pesanti” dei loro fratelli. Ci vuole quindi particolare abilità per ricavarne un distillato con carattere. Nondimeno in questi recenti anni si assiste ad un maggiore interesse per questo cru disprezzato, merito di qualcuno dei rarissimi produttori di Haut Armagnac in purezza.

Lo Haut Armagnac beneficia di un invecchiamento minimo di 15 anni per sviluppare le sue migliori qualità;  prima si rivela uno spirito duro e con poca personalità. Tuttavia sopporta molto bene l’invecchiamento. Contraddizione vuole che se lo si trova in purezza, raro com’è ormai, viene venduto giovane, e non rende al meglio.

Le zone migliori sono quelle dove il terreno argillo-calcareo cede alle boulbènes (terre argillo-sabbiose), nell’estremo sud-ovest dell’area, sotto il Bas Armagnac: qui infatti si trova qualche azienda che invecchia bottiglie degne della curiosità dell’amatore di armagnac.

L’imponente cattedrale di Auch – da http://www.pelerin.com

Se l’interesse per il bevitore occasionale è minimo, l’armagnac distillato in questo cru può far aprire all’appassionato un’ulteriore finestra sulla ricchezza della regione. Le acquaviti avranno proprie sfaccettature da confrontare agli altri due territori, di certo più rinomati. Ma perchè non arricchire la conoscenza del distillato più antico d’Europa?

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

Colori di primavera in Haut Armagnac - I dintorni di Marciac con i Pirenei sullo sfondo

Colori di primavera in Haut Armagnac – I dintorni di Marciac con i Pirenei sullo sfondo

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Pensieri occasionali di un bevitore

Una filosofia di vita guascone ! – Da keepcalm-o-matic.co.uk

Andando a spasso per l’armagnac, quando domandate come mai i giovani guasconi non bevano lo spirito locale, ma whisky, i vecchi non se lo spiegano e non si danno pace. Però…

… sanno benissimo perché LORO non lo faranno mai:

Perché diavolo dovrei mai bere qualcosa fatto con quella porcheria che do ai miei polli ?!

 è la risposta abituale.

Dispiacerà agli amici della Scozia (e della Germania aussi), ma i vecchi guasconi hanno ottime ragioni da vendere e… da sposare !




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