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12
Feb
15

Bas Armagnac – le zone dell’armagnac

Il Bas Armagnac è il cru o sottozona più occidentale della AOC Armagnac; qui le ultime colline della Guascogna degradano lentamente verso l’Oceano Atlantico, pur restandone piuttosto lontane. Il paesaggio, ormai in parte pianeggiante, è formato di modeste ondulazioni: sulle minime cime si trovano boschi di querce, latifoglie e castagni, sui pendii le vigne, e nel piano il granoturco. Verso le Landes vaste distese di foreste di pini riparano dalla violenza dei venti oceanici. Talvolta viene chiamato Armagnac Nero per i grandi boschi di querce e di pini, ed i numerosi stagni scuri che segnano il suo aspetto.

Carta dei crus dell’AOC Armagnac – CC license – author Pinyaev

Si estende tra i dipartimenti del Gers ed in piccola parte delle Landes; la composizione dei suoi terreni tende da est a ovest dalle argille grigie, a crete con sabbia (boulbènes), fino al limo sabbioso: quest’ultimo, detto sables fauves, ricco di ferro e di sedimenti marini, è ritenuto il terreno più adatto a produrre un armagnac di alto pregio, e si trova prevalentemente nelle Landes.

Vigneto nel Bas Armagnac, tra Landes e Gers – CC license – author Jibi44

Il clima del Bas Armagnac risente della vicinanza dell’Oceano: è più temperato e piovoso delle zone vicine, e con meno escursione termica.

L’area, la cui capitale è Eauze – un borgo di antica origine gallo-romana (Elusa) – racchiude i 2/3 dei 4200 ettari dedicati alla produzione esclusiva dell’armagnac. In totale le vigne dell’Armagnac coprono circa 15000 ettari, ma sono in gran parte dedicate al vino AOC Côtes de Gascogne ed al Floc, la cui elaborazione è diffusa più che altro nel Gers.

La Place d’Armagnac di Eauze – sullo sfondo la maison di Jeanne d’Albret, regina di Navarra – sul lato destro la cattedrale di Saint Luperc (1467-1521) – CC license – author Jean-no

Ciò che differenzia le varie zone del cru Bas Armagnac non è tanto il clima, quanto la composizione dei suoli, siliceo-argillosi nelle aree più vocate. Tutto il resto (vitigni, distillazione, metodi di affinamento) trova modeste variazioni nell’intera area.

La zona di produzione più pregiata prende il nome non ufficiale, ma ben noto tra gli amatori, di Grand Bas Armagnac o più semplicemente Grand Bas; occupa pressoché tutto l’Armagnac delle Landes e la zona a cavallo del confine con il Gers, i cui terreni sono interamente sabbiosi; non troverete questo nome sulle etichette, ma tutti i villaggi della zona nord-occidentale del Bas Armagnac producono acquaviti molto fini e profumate. Le principali località sono: Arthez d’Armagnac, Castex d’Armagnac, Créon d’Armagnac, Hontanx, Labastide d’Armagnac, Lacquy, Lagrange, Lannemaignan, Le Bourdalat, Le Frêche, Le Houga, Le Vignau, Maupas, Mauvezin d’Armagnac, Perquie, ed alcuni villaggi minori. Sono quasi tutti centri di poche anime, dove l’agricoltura e l’allevamento sono l’attività principale.

Uno scorcio della piazza di Labastide d’Armagnac – uno dei più caratteristici villaggi del Grand-Bas – CC license – author Spichou

Per lunga tradizione, sebbene non codificata, il Bas Armagnac annovera oltre al Grand Bas, i Fins Bas Armagnac (con le località di Campagne, Eauze, Estang e Panjas), e il Petit Bas Armagnac (Manciet e Nogaro). A sud e ad est di Nogaro il Bas Armagnac non produce più distillati di interesse notevole, in ragione dei terreni sempre meno sabbiosi.

Le acquaviti prodotte con uve cresciute sulle sables fauves sviluppano una grande finezza ed un sontuoso bouquet già in gioventù (entro 15 anni); al contrario le zone calcareo-argillose e meno sabbiose del Gers danno spiriti meno aerei ed un poco terrosi, che si esprimono meglio in tarda età (oltre 20 anni).

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

10
Gen
15

degustazioni – bas armagnac cépages nobles 1984 – domaine Boingnères

La degustazione odierna riguarda un armagnac di una Casa poco conosciuta in Italia, dal nome  quasi impronunciabile, ma che appartiene all’olimpo dei distillatori mondiali: il Domaine Boingnères.

L’azienda si trova al centro dei migliori territori del [grand] Bas Armagnac, a Le Frêche, un paesino di 400 abitanti nella regione delle Landes: i Boingnères erano già produttori di armagnac dal 1807, ma dagli anni 1950 grazie all’intraprendenza del marito della proprietaria, monsieur Léon Lafitte, la Casa ha saputo innalzarsi ai vertici della distillazione in Guascogna, per la grande cura produttiva e per i suoi innovativi concetti di elaborazione dell’armagnac.

Il lucidissimo alambicco a gas della maison Boingnères

Il lucidissimo alambicco a gas della maison Boingnères

Oggi l’azienda, gestita dalla figlia, Martine Lafitte – senza dubbio la principessa dell’Armagnac – si gloria di essere tra le primissime guasconi, e forse la prima in assoluto per l’eccellenza del suo distillato. Ben cinque ristoranti tri-stellati di Parigi e numerosi altri in tutta Francia accolgono le loro celebrate bottiglie.

Léon Lafitte, convinto della superiorità della Folle Blanche sugli altri ceppi, fece sradicare le vecchie vigne di Baco, sostituendole con i vitigni nobili: oggi l’azienda è organizzata con 14 dei suoi 24 ha a Folle Blanche, il restante, metà a Colombard e l’altra metà a Ugni Blanc. La distillazione, con alambicco a gas di loro proprietà, una rarità nell’Armagnac, viene condotta separatamente per ogni vitigno, così come l’invecchiamento. Grande cura viene prestata anche alle botti: metà distillato alloggia in legno nuovo di quercia guascone, e metà in recipienti di un anno. Gli assemblages si fanno al termine del secondo anno, e l’acquavite riposa fino ad imbottigliamento in botte.

Il domaine nelle tipologie superiori produce un raro armagnac monovitigno, in prevalenza Folle Blanche, il più fine, ed in alcune rare annate anche Ugni o Colombard in purezza, ed una parte in assemblaggio tra i tre ceppi nobili. La versione più commerciale invece è un bas armagnac chiamato Réserve Spéciale, invecchiato 5 anni. Alcune annate risalenti al periodo 1960-76 possono essere da vitigno Baco in purezza, prima che lo estirpassero.

La Folle Blanche dona profumi floreali, eleganza e leggerezza: prima della fillossera era anche il vitigno principale dei cognac antichi; il Colombard dona potenza e struttura, mentre l’Ugni Blanc è il trait d’union tra gli altri due vitigni. Madame Lafitte dice invece che il Baco ha profondità e ricchezza di aromi, ma ad una sola dimensione: possiamo crederle!

L’armagnac è distillato a bassa gradazione [52°] senza alcuna riduzione con acqua: al termine dell’invecchiamento, che questa maison porta di norma a 15 anni – poiché i distillati del Bas Armagnac maturano in breve tempo – lo si imbottiglia a grado naturale, di solito tra 48° e 49°. La perdita di alcool è modesta, perchè le botti riposano in magazzini molto secchi. Gli armagnac Boingnères sono quindi estremamente tradizionali,  senza impiego di alcun additivo, dal colore chiaro. Sono distillati per nulla facili da bere, per il grado fiero e la travolgente ricchezza di aromi, ma conquistano l’appassionato al primo sorso.

Martine Lafitte nelle cantine del domaine Boingnères – fonte: http://www.sudouest.fr

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Denominazione:  Bas Armagnac Cépages Nobles – 1984
Produttore:  Martine Lafitte – Domaine Boingnères – Le Frêche (Landes)
Tipo di produttore:  boilleur de cru
Cru: [grand] Bas Armagnac
Qualità: millesimato
Gradazione: 48°
Invecchiamento: 15 anni
Vitigni:  Ugni blanc – Colombard – Folle Blanche

Reperibilità: difficile
Prezzo: € 150 circa (2014)

Importatore: Moon Import – Genova

Bas Armagnac Boingnères – Cépages Nobles 1984 – Moon Import

Note gustative

Colore aranciato profondo; aroma inizialmente timido quasi legnoso, dopo poco l’aerazione lo fa risvegliare in tutta la sua gloria aromatica: il frutto è ricco, tra le note dominano gli agrumi con una trama sottesa di quercia vanigliata, prugna secca e un deciso tocco speziato; l’alcolicità non si impone, a dispetto del fiero grado; montant vigoroso; gusto esplosivo, poche gocce divampano in bocca rivelando un tessuto complesso, prima di tutto gli agrumi, poi un frutto ricco e vinoso, su una base leggera di vaniglia e tannini dolci; il distillato è secco e piccante, e rivela la sua dolcezza solo in finale di degustazione, dove appare un rancio di grande carattere; retrogusto moderatamente persistente, con alcool vivace e lievi tannini. Equilibrio superbo.

Armagnac “atletico”, corpo leggero e tuttavia muscoloso, caleidoscopico, di imponente complessità aromatica, impegnativo per il palato, ma di infinita soddisfazione. Non si smetterebbe mai di annusare e bere questo pericolosissimo distillato!  Una superba prova per una delle più celebrate – a ragione – maison del [Grand] Bas Armagnac. Da gustare nelle occasioni più solenni, o molto più spesso, se potete.

Scheda di degustazione

Aroma
1. Fruttato / vinosità: 4
2. Aroma di legno (quercia): 4
3. Alcolicità: 6    (1= prevalente)  (6= minima)

Gusto
1. Astringenza: 5    (1= prevalente)  (6= minima)
2. Dolcezza: 4
3. Rancio: 4
4. Ricchezza: 6
5. Corpo (pienezza): 5

Retrogusto (lunghezza): 4

Equilibrio aroma/gusto: 6

Giudizio complessivo: 48 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

15
Nov
14

Armagnac tradizionale – cos’è – caratteristiche, produttori, e zone

L’armagnac è relativamente poco conosciuto in Italia, e quel che se ne sa non è sempre del tutto chiaro.

Abbiamo già spiegato come l’armagnac assomiglia al cognac, e come se ne differenzia. Vediamo un po’ meglio questo grande distillato di Francia, il più antico certamente, forse addirittura il più antico d’Europa.

Intanto il dato fondamentale, le dimensioni della produzione: ogni anno si distillano circa da 5 a 7-8 milioni di bottiglie di questa acquavite, contro 155-160 milioni di bottiglie di cognac. Il confronto quindi è impietoso: ci sono in commercio ogni anno da 20 a 30 bottiglie circa di cognac per ogni singola bottiglia di armagnac, e la metà di quest’ultimo è venduta in Francia.

La produzione quindi è relativamente esigua: l’armagnac di qualità (una parte soltanto del distillato annuo) è di conseguenza ancora più difficilmente reperibile.

Già dal tipo di terreno l’armagnac si distingue dal cognac: infatti la maggior parte dei migliori suoli della contea è sabbiosa (sables fauves), contro i suoli gessosi della migliore regione di Cognac (Grande Champagne). Il clima del sud è certamente più caldo, ed i vitigni principali sono quattro, mentre nella Charente la stragrande maggioranza dei vini è data dal solo trebbiano detto Ugni Blanc.

Un vigneto nella regione del Bas-Armagnac – CC license – author: Jibi44

Già questi accenni fanno capire che ci troviamo davanti a differenze importanti: aggiungiamo il tipo di distillazione tradizionale diverso e ad un grado alcolico inferiore, come si diceva; l’invecchiamento senza miscelare le annate tra loro, e la riduzione del tenore alcolico per sola evaporazione (senza aggiungere acqua distillata), ed avremo il profilo completo dell’armagnac.

Queste singolarità – sia chiaro, stiamo parlando dell’armagnac tradizionale, non di quello commerciale (senza annata) – rendono questa grande acquavite affascinante, e ricca di personalità. Nondimeno l’abbondanza di aromi ed il fuoco fiero dell’alcool, quasi sempre oltre 45°, ne fanno un distillato non facilmente avvicinabile da tutti i palati.

Labastide d’Armagnac (Landes), uno dei più caratteristici villaggi fortificati della contea, con i porticati e la piazza inghiaiata – CC license – author: Jibi44

La produzione avviene in gran parte su scala familiare, ed affianca le altre attività agricole, pressoché sempre prevalenti sulla distillazione. La distillazione è spesso effettuata al domicilio del vignaiolo da specialisti per mezzo di alambicchi semoventi, a volte è il vino che viene portato dal distillatore. Le tenute provviste di alambicco, comuni nella regione di Cognac, sono qui una rarità.

I produttori che si dedicano totalmente all’armagnac si contano sulle dita di una sola mano, e praticano distillazioni esigue: queste quasi mai superano le due dozzine di barili all’anno (approx. 14000 bottiglie). I loro stock sono nell’ordine di qualche centinaio di botti al più. Nei produttori di cognac lo stock può arrivare a 1000 volte tanto.

L’armagnac tradizionale deve avere queste caratteristiche una volta in bottiglia: una grande concentrazione aromatica, un grado alcolico compreso tra 44° e 49°, nessuna diluizione con acqua, e l’indicazione d’annata della vendemmia, accompagnata dalla data di messa in bottiglia. L’indicazione del nome del domaine di origine completa l’etichetta; talvolta questo è presente anche se il distillato viene imbottigliato con il nome di un commerciante non produttore. Da giovane (meno di dieci anni di invecchiamento) non è raccomandabile gustare un armagnac d’annata, mentre tra 20 e 30 anni è il momento giusto. Ovviamente ci sono eccezioni ai due limiti della scala.

Una serie di armagnac tradizionali della maison Darroze (Roquefort), il più celebre dei commercianti di questo distillato - fonte: sito www.tourismelandes.com

Una serie di armagnac tradizionali della maison Darroze (Roquefort), il più celebre dei commercianti di questo distillato – fonte: sito http://www.tourismelandes.com

Gli armagnac tradizionali appena distillati sono crudi e spigolosi per l’abbondanza di componenti aromatici e l’alta gradazione (52°-58°): solo dopo 15 anni almeno questi composti (esteri ed acidi grassi) si saranno lentamente ossidati in botte e l’alcool evaporato, donando complessità ed il famoso rancio al distillato.

Nel cognac i crus determinano effettivamente una gerarchia qualitativa, particolarmente con l’invecchiamento. Nell’armagnac i crus contano relativamente, esistono ottimi Ténarèze così come pessimi Bas-Armagnac. La differenza la fanno i produttori piuttosto che le annate od il terreno: i Bas-Armagnac tuttavia maturano più velocemente dei Ténarèze.

Si può così capire come un armagnac d’annata, indipendentemente dalla zona di origine e dall’anno di produzione, sia un distillato potenzialmente pieno di aspetti interessanti per le caratteristiche produttive intrinseche. Non c’è garanzia che sia sempre buono, ma almeno l’acquavite vi riserverà il fascino della scoperta.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

21
Ott
14

In giro per la contea d’Armagnac – parte seconda

Dopo l’unica sosta nell’Armagnac Ténarèze, ho proseguito per Eauze, la capitale del Bas Armagnac. Qui, dopo un floc nella piazza del paese, la gentile signora della pro loco mi ha fornito carte e info sui produttori, ma solo del Gers, la provincia più estesa di questo cru. Eauze, anticamente chiamata Elusa, capitale della provincia romana della Novempopulania dal tempo di Diocleziano al IX secolo d.C., espone un tesoro gallo-romano ritrovato intatto qualche decennio fa durante gli scavi nei dintorni: ben 28000 monete e svariati gioielli.

Per mancanza di tempo non ho girato i produttori del Bas Armagnac del Gers, pur essendocene di molto interessanti. La località termale poco distante, Barbotan, merita una sosta: rinomata per le sue cure ai reumatici, è un placido paesino collinare denso di hotel e condominietti per vacanze. In Francia le cure termali agli ammalati sono concesse per 3 settimane, così gli ospiti preferiscono più spesso affittare un appartamento che soggiornare lungamente in albergo.

Sconfinando nella vicina provincia delle Landes, si entra in Aquitania, la regione di Bordeaux: poco a nord di Barbotan si trova Roquefort, celebre per la dinastia di ristoratori ed affinatori di acquaviti che ha reso famoso nel mondo l’armagnac, i Darroze. Purtroppo il loro spazio espositivo era chiuso per la domenica. Il noto formaggio omonimo invece si produce a Roquefort-sur-Soulzon (dipartimento dell’Aveyron), oltre che in mezza Francia.

La parte più interessante della gita è stata il giorno dopo, quando finalmente ho iniziato a scorrazzare nel [grand] Bas Armagnac delle Landes: denominazione non ufficiale, ma che parla da sola. Qui le località, di poche anime, talvolta villaggi minimi nascosti tra campi e fitte foreste di latifoglie ed alti pini, dove una modestissima casupola o una sola stanza addossata all’antica chiesetta romanica del luogo portano la scritta Mairie (municipio) e la bandiera francese, fanno palpitare i cuori degli appassionati, come se foste tra gli chateaux del bordolese. I comuni di Le Freche, Arthez, Labastide, Perquie, Lacquy costituiscono le culle dei più rinomati produttori di armagnac. Altri ottimi produttori li trovate a ridosso del confine regionale, nel grand Bas Armagnac del Gers.

Chateau de Ravignan – Perquie – Landes – CC license – author Jibi44

Ho visitato il domaine de Ravignan, uno dei produttori più illustri dell’armagnac: si trova appena fuori il villaggio di Perquie, in posizione isolata tra i boschi: il castello, una dimora in stile Luigi XIII, è aperto al pubblico in stagione; più interessanti sono le cantine, situate poco oltre, in una modesta corte rustica chiusa da un’antica e pregevole chiesetta, e dal cimitero. La semplicità è la cifra dell’armagnac: alcune decine di botti, un ambiente buio e parecchio rustico, un bancone di legno, un cortese fattore che raccontandomi l’armagnac mi ha servito dalle bottiglie-campione diverse annate della loro produzione. È tutto qui. Ma quale raffinatezza in questa semplicità: nonostante il bicchiere inadatto, gli armagnac provati esprimevano un valore considerevole; nessun dubbio, ormai l’esperienza mi ha insegnato a riconoscere un grande distillato, e ne ho trovati almeno due.

L’annata più vecchia in vendita in questi anni è il 1981, benché il custode mi assicurasse che nelle cantine sotto il castello riposano armagnac ancora più vecchi. Ottima: piena, pura stoffa di un armagnac maturo e profumatissimo. Il 1985 invece è deludente, un distillato fiacco e poco aromatico, forse una vendemmia infelice. Bastano tre anni ancora, invece, ed il 1988 si riscatta con un’eleganza ed un retrogusto infiniti. A detta del mio ospite, non conviene degustare gli armagnac più giovani, 20 anni sono un minimo tempo perché questi distillati possano esprimersi al meglio.

Il domaine d’Ognoas – Arthez d’Armagnac – Landes – CC license – author Jibi44

Un paio d’ore dopo ero al domaine d’Ognoas: questa vasta tenuta di ben 650 ettari di cui metà a foresta e 50 vitati, al fondo di un lungo viale nei dintorni di Arthez d’Armagnac, è di proprietà pubblica; appartiene infatti alla provincia delle Landes, che la gestisce come azienda sperimentale e turistica. Qui il panorama muta: troviamo una curata e fiorita casa padronale, la reception è moderna, organizzata, e ospita un’enoteca frequentata dai turisti. La gentile madame che mi ha accolto parla un inglese fluente, e accompagnandomi nel retro mi ha “iniziato” ai segreti dell’armagnac, prelevando da una delle quattro botti appoggiate al muro una grossa pipetta che ha versato nel bicchierino a ballon in uso da queste parti. Avendo poco tempo, non siamo andati a visitare il chai, ma è bastato per gustare un ottimo distillato: il 1992, profumato di agrumi, ed un sontuoso e molto più convincente 1994, perfetto esempio di un armagnac tradizionale e fatto con molta cura. Appena un passo indietro rispetto a quelli di Ravignan, ma sempre un bere da signori.

Il più antico alambicco armagnacco esistente, e tuttora funzionante nel domaine d’Ognoas (1804) – CC license – author Jibi44

Nel pomeriggio, a spasso per Le Freche, altro paesello di grande rinomanza per l’armagnac, saltando il venerato [e costoso] santuario di madame Lafitte (domaine Boingnéres) di cui conosco già l’eccelsa produzione, ho visitato un’altra piccola azienda. Per una lunga stradella inghiaiata in mezzo a vigneti e campi di granoturco si raggiunge il domaine de Jouatmaou: l’aspetto non è molto diverso da una cascina lombarda, rustici moderni con trattori e attrezzi, qualche aiola fiorita, due cani socievoli, e di fianco la casa colonica con l’ingresso rialzato.

La sorpresa è sotto: il seminterrato su cui si fonda la casa, al quale si accede scendendo per un pertugio, è un basso antro in terra battuta, tappezzato di giornali vecchi ed argilla ancora bagnata per le recenti piogge, a causa delle aperture ad altezza del terreno. Le botti, rialzate dal pavimento, riposano in un’estrema rusticità in questa semioscurità umida e ventilata. L’accoglienza è cortese, ti offrono un bicchierino, e fai alcuni assaggi da diverse botti; la padrona di casa mi invitava ogni volta a versare sul pavimento l’armagnac non bevuto, per poterne provare uno nuovo. Mi piangeva il cuore! Qui ho provato il loro armagnac vecchio, un 1950 imbottigliato nel 2010, ormai snervato e poco interessante. Mentre il 1982 a trentadue anni di botte canta ancora allegramente la sua vita, per quanto meno ricco e potente dei fratelli che ho gustato in giornata. È contadino ed alla mano, come la sua bizzarra cantina guascone.

La bassa cantina del domaine de Jouatmaou

La bassa cantina del domaine de Jouatmaou

Ho scoperto quindi tre conduzioni completamente diverse: la tenuta nobiliare, la fattoria-modello statale, la cascina contadina; e tre armagnac del tutto tradizionali ma che riflettono l’impostazione produttiva: superbo ed orgoglioso il primo, metodico e raffinato il secondo, solido e rustico l’ultimo.

Il livello culturale ed economico del proprietario influenza infatti la qualità del distillato, a parità di territorio: determinante è l’impiego di botti nuove, sistematico nei produttori meglio organizzati e ricchi, sporadico o parziale nei contadini. Ciò non avviene nel cognac, dove la botte nuova è di uso costante per i distillati giovani.

Comincio a credere che il vero grande distillato di Francia nasca nelle sperdute campagne della Guascogna tra oche e girasoli. Più raro del suo fratello maggiore (produzione globale 5-7 milioni di bottiglie/anno di cui forse solo 1 milione con millesimo, contro 160 milioni del cognac), imprevedibile nelle varie annate, e se vogliamo pensarla un po’ romanticamente, somigliante al suo produttore.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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