Archive for the 'degustazioni' Category

28
Apr
19

Pirus Nonino – Williams Riserva – 2 anni

I distillati di frutta sono sempre qualcosa di esotico quando prodotti in terra d’Italia, con l’esclusione delle già Imperial-Regie province in cui la tradizione austriaca sopravvive o vivacchia, senza estinguersi mai.

Fa meraviglia pertanto ritrovarsi nel bicchiere un distillato non solo di frutta: il Pirus Riserva di Nonino è addirittura invecchiato due anni in botte di quercia del Limosino. Si tratta quindi di un’acquavite rara perfino a nord delle Alpi. La potremmo chiamare una prova d’artista, in cui il famoso distillatore friulano ha voluto cimentarsi, quasi come in una sfida a se stesso. Per questa prima edizione ne sono state ottenute solo 828 bottiglie da mezzo litro: una botte, insomma.

Pirus Nonino - Riserva / Williams

Già, la Williams. Il distillato di frutta che è forse il più amato, ed il più prodotto tra il Tirolo e la Foresta Nera. In quelle contrade vi basterà il nomignolo familiare per richiederla, “Ein Willi, bitte!”: vi sarà subito servita. Provate, funziona nella peggiore bettola come nel ristorante di lusso.

Tra tutte le pere la Williams non è la più fine né la più discreta: ma come una donna di strada belloccia e vistosamente truccata, attirerà la vostra attenzione e si farà desiderare non senza motivo, da brava ruffiana qual è.

Anche solo da bianca la Williams strappa facili consensi come una grappa di moscato:  piace infatti alle signore ed a chi non ha consuetudine con gli alcolici. Ma come si comporta questo distillato, una volta affinato nel legno? Il Pirus Nonino conserva tutte le note aeree e fruttate della nascita, ingentilite e domate però dal tempo e dalla botte. Qualche cenno di dolcezza vanigliata si fonde ai profumi della pera, vestendo l’acquavite di ulteriore armonia.

Al primo assaggio è difficile cogliere l’effetto della botte: la pera si conserva gagliarda nei profumi e nei sapori, e l’alcool, per quanto addolcito dal legno, vibra le sue note, ma non vi ferirà la bocca; non è feroce come certi rum per le ciurme che solcavano i Caraibi. Quando poi lasciate distendere il Pirus nel palato, il legno vellutato lo riveste, mentre il frutto prende ampio la via del naso, in gustoso equilibrio.

A casa Nonino hanno larga esperienza con la quercia: seppur breve, il paio d’anni trascorso in botte da questa Williams è abbastanza per aggiungere tinte al fine quadretto di partenza, senza saturarlo con il tannino, che sarebbe mal digerito dalla trama del distillato. L’alcool di frutta non ha – con l’eccezione dell’uva – la capacità di assorbire anni ed anni di legno senza restarne vittima. Il calvados è un monito sufficiente, a mio modesto parere.

L’insieme offerto dal Pirus Riserva, fatto da mano sicura e ben condotto nell’invecchiamento, è elegante; l’armonia è rispettata anche nel retrogusto, senza il prevalere di uno dei protagonisti sull’altro. Alla francese, la chiamereste un’acquavite gourmande, con cui osare qualche felice abbinamento a tavola. Se ne trovate ancora, è un bicchierino che vi regalerà un raffinato momento di piacere.

Nota: la bottiglia è un gentile omaggio del produttore. La recensione è invece indipendente e non sollecitata. Il lettore informato può liberamente trarre le sue valutazioni.

© 2019 Il farmacista goloso (riproduzione riservata)

Il Pirus di NONINO

Riserva / Williams

Aged 2 Years

Single Cask quercia Limousin n° 3026

Inizio invecchiamento 7/1/2016 * Estrazione 22/5/2018

828 bottiglie prodotte * 500 ml * 43°

26
Dic
18

Barbancourt Reserve du Domaine 15yo

Come bevuta natalizia mi sono concesso un rum, reperto archeologico regalato da un appassionato collezionista: un Barbancourt Reserve du Domaine 15 yo, di Haiti.

Di Barbancourt avevo già gustato poche settimane fa lo stesso imbottigliamento, importato dalla D&C di Bologna nei primi anni 1980. Ma questo proviene dagli anni 1940/50, imbottigliato circa quando stavano distillando l’altro campione, o anche qualche anno prima, dell’importatore milanese Baretto.

E cambia tutto: la leggerezza di stile è sola la cifra comune ai due.

barbancourt_baretto

Il fratello più giovane del Barbancourt degustato, import. Baretto. – [Foto rubata a qualche rum blogger]

Dal colore cupo si immagina una lunga galera in botte, ma non fidatevi, il caramello lo conoscevano già, all’epoca. Lunghe lacrime velano il bicchiere: la prigione della bottiglia era un destino migliore della bevuta forse, e questo il rum lo sa, e piange la sua sorte? Benché più denso e meno etereo del fratello più giovane, il naso è profumato ed aggraziato, tra frutta candita (indice di bottiglia vecchia), datteri e fichi secchi, un po’ di legno, ed altri aromi assai tipici dei rum di una volta.

Al palato questo rum distillato più o meno 70 / 75 anni fa si rivela del tutto cognaccoso (non deve stupire, il fondatore della distilleria proveniva – guarda caso – dalla Charente): tanninico tanto da legare la bocca nel retrogusto, è pieno, voluminoso, con un’idea di grassezza, ed insieme dolcemente secco (non ridete, è proprio così), riconoscibilmente fratello maggiore della bevuta precedente. Dopo adeguato riposo nel bicchiere l’esplosione di aromi stupisce ancora, nonostante sia passata una vita d’uomo dalla sua distillazione, senza togliergli nulla. Non meraviglia che Veronelli ne abbia voluto selezionare un paio di botti di ancora più vecchio, per la leggendaria Reserve a suo nome. Il fond de verre è di tabacco e legno di cedro.

Vogliamo trovargli un unico difetto? La sinfonia che canta è un po’ corta, e alla cieca sarebbe forse l’unico indizio assieme alla marcata aromaticità non vinosa per distinguerlo da un vecchio cognac Petite Champagne, ma potremmo cadere in inganno se solo ci si facesse trasportare dall’emozione della bevuta: il giudizio sintetico rimane delizioso.

Peccato non se ne trovi più, di rum fatto così bene.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

13
Dic
15

Degustazioni – cognac Paul Giraud Vieille Réserve

Denominazione: Vieille Réserve
Produttore: Paul GIRAUD – Bouteville – Chateauneuf de Charente
Tipo di produttore: bouilleur de cru
Cru: Grande Champagne
Qualità: XO
Gradazione: 40°
Invecchiamento: 25 anni
Vitigni: Ugni blanc
Prezzo: € 70 circa [2015]
Reperibilità: non reperibile in Italia

Cognac Paul Giraud Vieille Réserve – dal sito aziendale

Profilo aziendale: la maison Paul Giraud è una piccola azienda familiare di tradizione sita a Bouteville, nella Grande Champagne; distillatori da quasi quattro secoli, i Giraud godono nella loro tenuta di una sorgente da cui scorre un ruscello, che attraversandoli, rende i depositi di invecchiamento molto umidi; questo dà pastosità e morbidezza ai loro cognac a spese della potenza, un carattere poco frequente nella Grande Champagne. Vendemmia manuale, ormai rara, e vinificazione e distillazione accurate sono patrimonio aziendale da sempre, orgoglio di produttori indipendenti. I loro prodotti di buon invecchiamento sono burrosi e mai aggressivi, con fine stoffa aromatica. Menzione speciale per il Très Rare, di circa 40 anni.

Monsieur Paul-Jean Giraud e la sua gamma di cognac – dal sito aziendale

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Note gustative: colore oro; primo naso molto fruttato e potente, di dolce albicocca; corposo aroma vinoso e fruttato, ancora albicocca, e pera, che richiede molto riposo nel bicchiere per svilupparsi; gusto fruttato quasi dolce, di mela e frutta cotta, con marcate note di legno; buona espansione in bocca; leggero rancio; retrogusto mediamente persistente con sentori di quercia. Equilibrio molto buono.

Questo è il vostro distillato se cercate un cognac suadente e non muscolare, giocato sul frutto: rotondità e morbidezza sono la sua cifra, con pennellate di legno vanigliato; il produttore lo definisce un distillato femminile. Ma regalategli almeno un’ora per esprimersi al meglio, ne apprezzerete la completezza che si cela ai frettolosi.

Valutazione sintetica
Aroma
1. Fruttato / vinosità: 4
2. Aroma di legno (quercia) : 4
3. Alcolicità: 3    (1=prevalente) (6=minima)
Gusto
1. Astringenza: 4    (1=prevalente) (6=minima)
2. Dolcezza: 5
3. Rancio: 2
4. Ricchezza: 4
5. Corpo (pienezza): 3
Retrogusto (lunghezza): 4
Equilibrio: 5

Giudizio complessivo: 38 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo
© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

17
Mag
15

degustazioni – cognac prunier 20 Ans – Fins Bois

Denominazione: 20 Ans
Produttore: Maison PRUNIER – Cognac
Tipo di produttore: négociant
Cru: Fins Bois
Qualità: XO
Gradazione: 40°
Invecchiamento: 20 anni
Vitigni: Ugni blanc
Prezzo: € 95-110 [2015]

Reperibilità:  –

Cognac Prunier 20 Ans – dal sito aziendale – http://www.cognacprunier.fr

Profilo aziendale: la Maison Prunier, uno dei più vecchi négociant della regione, è nel mestiere a Cognac da sei generazioni; nonostante il suo carattere di impresa familiare, la ditta è molto attiva nel commercio degli spiriti, non limitandosi al cognac: brandy, armagnac, calvados, vodka, rum, whisky e liquori completano una gamma inconsueta per la zona. Ha come marchio la maison de la Lieutenance, piccolo edificio medievale di Cognac, ora di proprietà della famiglia Burnez, discendente dai Prunier.

Per consuetudine familiare esportatore nei mercati lontani, oggi Prunier è leader in Cina nel campo del brandy francese, e ben conosciuta in Australia, ma non in Italia.

Nel cognac la Casa è fedele alla tradizione artigiana: il suo stile è lineare, fa distillare sulle fecce, effettua modesti interventi sulle acquaviti, e porta un amore per le note fumé. La piacevolezza di beva, la finezza, e l’aromaticità a scapito della potenza sono le cifre della Maison. Azienda di pregio e raccomandabile tanto al neofita quanto all’appassionato.

La gamma è curata, completa, ed impreziosita da una linea di rari cognac brut de fût millesimati, provenienti dai diversi crus, e dal cognac ventennale qui degustato [vendemmia 1986] .

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Note gustative: colore dorato chiaro; aroma dapprima dolcemente fruttato e non alcolico, dopo aerazione e blando riscaldamento compaiono note di pera con legno ampio e piacevolmente balsamico; gusto appena secco, fine, di facile beva, con gradevolissime note fruttate, legno ben fuso, accenni speziati; dense pennellate di rancio; retrogusto leggermente persistente. Equilibrio: molto buono.

Questo cognac, prodotto in piccole quantità ogni anno, è lineare, sincero, con un delicato equilibrio tra naso e bocca. Un Fins Bois in purezza, assai poco comune, maturo, dal frutto fine e ricco: perfetto esempio delle acquaviti di questo cru, dal retrogusto non opulento ma di estremo interesse.

Valutazione sintetica
Aroma
1. Fruttato / vinosità: 4
2. Aroma di legno (quercia): 5
3. Alcolicità: 6              (1=prevalente) (6=minima)

Gusto
1. Astringenza: 4           (1=prevalente) (6=minima)
2. Dolcezza: 3
3. Rancio: 4
4. Ricchezza: 4
5. Corpo (pienezza): 3

Retrogusto (lunghezza): 3
Equilibrio aroma/gusto: 5

Giudizio complessivo: 41 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

16
Mar
15

degustazioni – brandy antinori

Antinori è un’azienda per cui non è necessario spendere parole, tanto è celebre. Un po’ meno nota è la sua produzione di brandy italiano. Di certo non ha grande importanza nella gamma aziendale, se come riferisce il loro sito, “nell’arco di trent’anni il brandy è stato prodotto solamente quattro volte, in quantità molto limitate”. La Casa purtroppo non fornisce  indicazioni supplementari, né lo fa la bottiglia.

Molti anni fa, incontrandolo per la prima volta, questo distillato mi aveva impressionato favorevolmente, per quanto il giudizio fosse frutto di modesta esperienza, e di un gusto personale ancora molto influenzato dalle grandi Case di cognac. A distanza di tempo e di molti bicchieri di acquaviti di vino, posso esprimere un parere solido, benché inevitabilmente soggettivo.

Lo scenografico interno della nuova cantina Antinori - San Casciano Val di Pesa - fonte: sito aziendale Antinori

Lo scenografico interno della nuova cantina Antinori – San Casciano Val di Pesa – fonte: sito Antinori

BRANDY ANTINORI

Denominazione: Brandy Antinori
Produttore: Marchesi Antinori – Firenze
Tipo di produttore: distillatore (?) – affinatore
Cru:
Gradazione: 42°
Invecchiamento: 6 anni

Vitigni: trebbiano toscano
Prezzo : € 35 circa [2014]

Reperibilità: difficile

Note gustative

Colore dorato chiaro; aroma: primo naso chiuso, leggermente boisé, con sentori vinosi comuni a molti brandy italiani; con l’aerazione emergono lievi e dolci note fruttate, l’alcolicità è garbata; gusto zuccheroso marcato, che copre il piacevole frutto; corpo sottile che lascia poca traccia di sé; retrogusto corto; equilibrio corretto per l’età.

Brandy Antinori - dal sito aziendale

Brandy Antinori – dal sito aziendale

Questo brandy non soddisfa il bevitore avvertito, per quanto accontenti dignitosamente un consumatore occasionale; sebbene sia privo di difetti e dia buona prova al naso, lo zuccheraggio ne appiattisce le note piacevoli. Il modesto invecchiamento non aiuta il distillato a strutturarsi compiutamente. Ad un livello di prezzo analogo od anche più basso, qualunque cognac VSOP regala maggiore piacere al palato.

Senza voler mancare di rispetto ad una delle più longeve dinastie di vignaioli al mondo, Antinori potrebbe fare molto meglio con l’alambicco. Abbiamo bisogno di dimostrare al mondo le potenzialità del brandy italiano di qualità, e questa nostra gloriosa azienda possiede ogni necessaria premessa: materia, esperienza, passione, tradizione, nome e mercati. Perché non sviluppare finalmente con amore, cura e dedizione i propri distillati come già si fa da secoli con i propri vini? Che saranno le giuste attenzioni nel distillare, e 15-20 anni di botte nella storia di una Casa plurisecolare? Rimboccatevi le maniche, toscanacci! C’è tanto da fare, e voi siete tra i pochi che potete farlo alla perfezione, se solo voleste.

Scheda di degustazione

Aroma
1. Fruttato / vinosità:  4
2. Aroma di legno (quercia):  2
3. Alcolicità:  3                  (1= prevalente) (6= minima)

Gusto
1. Astringenza:                (1= prevalente) (6= minima)
2. Dolcezza:  3
3. Rancio:  1
4. Ricchezza:  3
5. Corpo (pienezza):  2

Retrogusto (lunghezza):  2

Equilibrio aroma/gusto:  3

Giudizio complessivo:                                26 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

10
Gen
15

degustazioni – bas armagnac cépages nobles 1984 – domaine Boingnères

La degustazione odierna riguarda un armagnac di una Casa poco conosciuta in Italia, dal nome  quasi impronunciabile, ma che appartiene all’olimpo dei distillatori mondiali: il Domaine Boingnères.

L’azienda si trova al centro dei migliori territori del [grand] Bas Armagnac, a Le Frêche, un paesino di 400 abitanti nella regione delle Landes: i Boingnères erano già produttori di armagnac dal 1807, ma dagli anni 1950 grazie all’intraprendenza del marito della proprietaria, monsieur Léon Lafitte, la Casa ha saputo innalzarsi ai vertici della distillazione in Guascogna, per la grande cura produttiva e per i suoi innovativi concetti di elaborazione dell’armagnac.

Il lucidissimo alambicco a gas della maison Boingnères

Il lucidissimo alambicco a gas della maison Boingnères

Oggi l’azienda, gestita dalla figlia, Martine Lafitte – senza dubbio la principessa dell’Armagnac – si gloria di essere tra le primissime guasconi, e forse la prima in assoluto per l’eccellenza del suo distillato. Ben cinque ristoranti tri-stellati di Parigi e numerosi altri in tutta Francia accolgono le loro celebrate bottiglie.

Léon Lafitte, convinto della superiorità della Folle Blanche sugli altri ceppi, fece sradicare le vecchie vigne di Baco, sostituendole con i vitigni nobili: oggi l’azienda è organizzata con 14 dei suoi 24 ha a Folle Blanche, il restante, metà a Colombard e l’altra metà a Ugni Blanc. La distillazione, con alambicco a gas di loro proprietà, una rarità nell’Armagnac, viene condotta separatamente per ogni vitigno, così come l’invecchiamento. Grande cura viene prestata anche alle botti: metà distillato alloggia in legno nuovo di quercia guascone, e metà in recipienti di un anno. Gli assemblages si fanno al termine del secondo anno, e l’acquavite riposa fino ad imbottigliamento in botte.

Il domaine nelle tipologie superiori produce un raro armagnac monovitigno, in prevalenza Folle Blanche, il più fine, ed in alcune rare annate anche Ugni o Colombard in purezza, ed una parte in assemblaggio tra i tre ceppi nobili. La versione più commerciale invece è un bas armagnac chiamato Réserve Spéciale, invecchiato 5 anni. Alcune annate risalenti al periodo 1960-76 possono essere da vitigno Baco in purezza, prima che lo estirpassero.

La Folle Blanche dona profumi floreali, eleganza e leggerezza: prima della fillossera era anche il vitigno principale dei cognac antichi; il Colombard dona potenza e struttura, mentre l’Ugni Blanc è il trait d’union tra gli altri due vitigni. Madame Lafitte dice invece che il Baco ha profondità e ricchezza di aromi, ma ad una sola dimensione: possiamo crederle!

L’armagnac è distillato a bassa gradazione [52°] senza alcuna riduzione con acqua: al termine dell’invecchiamento, che questa maison porta di norma a 15 anni – poiché i distillati del Bas Armagnac maturano in breve tempo – lo si imbottiglia a grado naturale, di solito tra 48° e 49°. La perdita di alcool è modesta, perchè le botti riposano in magazzini molto secchi. Gli armagnac Boingnères sono quindi estremamente tradizionali,  senza impiego di alcun additivo, dal colore chiaro. Sono distillati per nulla facili da bere, per il grado fiero e la travolgente ricchezza di aromi, ma conquistano l’appassionato al primo sorso.

Martine Lafitte nelle cantine del domaine Boingnères – fonte: http://www.sudouest.fr

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Denominazione:  Bas Armagnac Cépages Nobles – 1984
Produttore:  Martine Lafitte – Domaine Boingnères – Le Frêche (Landes)
Tipo di produttore:  boilleur de cru
Cru: [grand] Bas Armagnac
Qualità: millesimato
Gradazione: 48°
Invecchiamento: 15 anni
Vitigni:  Ugni blanc – Colombard – Folle Blanche

Reperibilità: difficile
Prezzo: € 150 circa (2014)

Importatore: Moon Import – Genova

Bas Armagnac Boingnères – Cépages Nobles 1984 – Moon Import

Note gustative

Colore aranciato profondo; aroma inizialmente timido quasi legnoso, dopo poco l’aerazione lo fa risvegliare in tutta la sua gloria aromatica: il frutto è ricco, tra le note dominano gli agrumi con una trama sottesa di quercia vanigliata, prugna secca e un deciso tocco speziato; l’alcolicità non si impone, a dispetto del fiero grado; montant vigoroso; gusto esplosivo, poche gocce divampano in bocca rivelando un tessuto complesso, prima di tutto gli agrumi, poi un frutto ricco e vinoso, su una base leggera di vaniglia e tannini dolci; il distillato è secco e piccante, e rivela la sua dolcezza solo in finale di degustazione, dove appare un rancio di grande carattere; retrogusto moderatamente persistente, con alcool vivace e lievi tannini. Equilibrio superbo.

Armagnac “atletico”, corpo leggero e tuttavia muscoloso, caleidoscopico, di imponente complessità aromatica, impegnativo per il palato, ma di infinita soddisfazione. Non si smetterebbe mai di annusare e bere questo pericolosissimo distillato!  Una superba prova per una delle più celebrate – a ragione – maison del [Grand] Bas Armagnac. Da gustare nelle occasioni più solenni, o molto più spesso, se potete.

Scheda di degustazione

Aroma
1. Fruttato / vinosità: 4
2. Aroma di legno (quercia): 4
3. Alcolicità: 6    (1= prevalente)  (6= minima)

Gusto
1. Astringenza: 5    (1= prevalente)  (6= minima)
2. Dolcezza: 4
3. Rancio: 4
4. Ricchezza: 6
5. Corpo (pienezza): 5

Retrogusto (lunghezza): 4

Equilibrio aroma/gusto: 6

Giudizio complessivo: 48 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

25
Dic
14

degustazioni – Moyet Antique – Cognac Extra (fût n° 1)

pierre_dubarry

Monsieur Pierre Dubarry, il patron dell’attuale maison Moyet – dal sito aziendale

La maison Moyet ha una storia del tutto particolare nel panorama dei produttori di cognac: fondata da Euthrope Moyet nel 1864, sotto Napoleone Terzo, nell’epoca del massimo splendore del distillato, ha smesso l’attività dopo la prima guerra mondiale; nel 1984 un imprenditore, Pierre Dubarry, scoperto questo tesoro, rilevò la ditta con tutte le sue scorte, amorevolmente custodite per 70 anni di fila da un unico maître de chai, Honoré Piquepaille, successore del fondatore dell’azienda, un caso del tutto eccezionale. Dubarry ed i suoi soci si trovarono così tra le mani una bella addormentata che aspettava solo il bacio di un principe per tornare a vivere.

Con queste scorte di cognac antico in perfetto stato, la rinata maison Moyet ha prodotto alcuni lotti irripetibili di poche centinaia di bottiglie, presi dalle singole botti, di qualità eccelsa e tradizionalissima; una parte di questi venne offerta in vendita in Italia negli anni Ottanta dall’importatore Brovelli. Oggi la casa Moyet commercia in cognac di qualità superiore offrendo crus singoli in diversi invecchiamenti, specialmente sul mercato estremo-orientale; sotto il nome di Moyet Antique offre ancora qualche bottiglia delle scorte originali a prezzi da amatore.

Una bottiglia della prima serie Moyet Antique - da Old Liquors.com

Una bottiglia della prima serie Moyet Antique – da Old Liquors.com

La bottiglia degustata (fût n°1) appartiene alle leggendarie riserve antiche della maison; avrebbe meritato di essere conservata intatta per il mercato antiquario poiché è di pregio collezionistico, ma la ferma contrarietà del farmacista goloso a questa “necrofilia alcolica” e soprattutto la curiosità di provare un cognac extra estremamente raro e qualitativamente ai vertici, di cui una parte è stata distillata più di cento anni fa e lungamente invecchiata, hanno prevalso sull’interesse economico. Chi vuole permettersi simili sfizi non ha che da andare dal Maestro, il barman Salvatore Calabrese, che offre la possibilità di degustare cognac antichi al bicchiere, caso forse unico nel panorama degli esclusivi locali di Londra.

Per questa bottiglia antiquaria non esprimeremo una valutazione numerica.

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Denominazione: Cognac Extra (fût n°1, lotto di 1550 bottiglie)

Produttore: Moyet – Cognac

Tipo di produttore: négociant

Cru: primi quattro crus

Qualità: extra

Gradazione: 40°

Invecchiamento:  oltre 50 anni

Vitigni: n.d.

Note gustative

Colore ambrato chiaro, grasse lacrime sul bordo del calice; aroma dapprima debole: con lunga aerazione, necessaria a un distillato stravecchio, questo cognac manifesta un intenso profumo di rancio in crescendo,

Una pubblicità della maison Moyet - 1920 circa - dal sito aziendale

Una pubblicità della maison Moyet – 1920 circa – dal sito aziendale

simile ad un vecchio porto di grande maturazione, in piena armonia con il suo estremo invecchiamento; gusto sorprendentemente fine e delicato, dove il rancio è protagonista anche al palato; il legno non si avverte quasi, e l’alcolicità è impercettibile; retrogusto sottile, coerente con la bocca. L’equilibrio è molto buono, anche se ci si aspetterebbe più corpo e pienezza. Il fond de verre si lascia piacevolmente apprezzare per alcune ore dopo aver vuotato il bicchiere.

Questo extra ha profumi di superba eleganza, caratteristici di un distillato di età venerabile, in cui le note terziarie di ossidazione sovrastano sul resto, ma il corpo è come assottigliato dalla vecchiezza: probabilmente la bottiglia ora titola meno di 40°; azzardiamo il paragone con una gran bella donna ormai decrepita: il fascino si intravede ancora tutto, ma il fisico tradisce l’età avanzata. Cognac quindi di struttura fragile, seppure delizioso ed imponente al naso.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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