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Apr
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Qual è il cognac migliore?

Quante volte ho letto in rete questa domanda! La mia risposta è sempre stata un’altra domanda: “ma esiste il cognac migliore?”.

Una pubblicità d’epoca di un “cognac” italiano 1920/30 circa
(© Simoncognac – per gentile concessione / by kind permission)

Partiamo da un fatto banale, ci sono sul mercato circa 270 commercianti finali di cognac (negociants-spediteurs), più 400 boilleurs de cru, dei quali alcuni fanno commercio internazionale, gli altri invece non vendono al di fuori della loro azienda o della Francia. Di questi, ognuno produce almeno alcuni tipi di cognac nei vari invecchiamenti; le aziende grandi spesso commercializzano cognac con più di un marchio o talvolta dozzine di marchi diversi.

Abbiamo quindi alcune migliaia di bottiglie diverse di distillati presenti contemporaneamente sul mercato nella regione vinicola “Cognac”: ad essere onesti dovremmo assaggiarle tutte, confrontandole. A parte che ciò ridurrebbe alla cirrosi anche il bevitore più incallito, esiste una scala di valutazione definita, imparziale, parkeriana se vogliamo dire così, per fare questa valutazione comparata “obiettiva”? La risposta è ovviamente NO.

Quindi? Troveremo cognac che tutti dichiareranno eccellenti, altri ottimi ma il cui giudizio dipende soggettivamente dall’assaggiatore, e via a scendere fino agli scadenti senza possibilità di errore: il metro di valutazione è quasi sempre relativo all’esperienza del degustatore ed al suo gusto personale, salvi i casi estremi in cui tutti concordano.

Ancora, non esistono cognac migliori secondo la provenienza: ovvero, il primo cru (Grande Champagne) non fornisce per forza le acquaviti migliori; né i cognac sono migliori quanto più sono invecchiati: questo è un falso criterio che è bene sfatare. Soltanto alcuni cognac di razza hanno il pregio di invecchiare bene a lungo (de se bonifier, dicono i francesi); è vero che l’invecchiamento quasi sempre migliora i cognac, ma non tutti allo stesso modo né allo stesso tempo. È il compito del maître de chai selezionare i candidati a diventare i migliori della loro categoria, con un’attenta sorveglianza e un lavoro sulle botti e sull’ambiente che le contiene, il chai. Altrettanto lavoro richiederà l’assemblage per creare cognac armoniosi al palato.

In breve: ci possono essere cognac eccellenti sia che provengano dal primo o dal quinto/sesto cru o siano assemblages di diversi crus, e altrettanto vale per i cognac giovani di pochi anni (almeno 7) come per venerandi distillati di oltre 50 anni in botte. Lo stesso può valere per la marca, una delle grandi maison mondiali, o un piccolo boilleur de cru. Come vedete il criterio è ampio a sufficienza per perdersi.

Un’etichetta del “cognac” italiano Sarti 3 Valletti anteguerra, quando ancora si poteva chiamare così e non brandy.
© Simoncognac (per gentile concessione / by kind permission)

E allora? Chi non ha esperienza di degustazione si chiede come fare a scegliere. La marca famosa è una valida garanzia? Lo è l’età del cognac? Sarà il prezzo a guidarci ? La pubblicità? Le recensioni online? Nessuno di questi criteri è una certezza assoluta, poiché il cognac migliore (in via assoluta) NON esiste.

L’unica certezza è formarsi il proprio gusto e la propria esperienza; facile, direte! Richiede anni, tanti quattrini e tante bottiglie assaggiate. Però si può dare qualche idea al neofita senza scoraggiarlo.

Cominciando da una verità paradossale: i cognac migliori non sono quelli commercializzati dalle grandi marche. Quasi mai. Se volete quindi un buon cognac senza pagarlo più di quel che vale, orientatevi su una piccola casa produttrice, quasi sempre un boilleur de cru. Non vi sarà facile trovarli, ma girando un po’ di enoteche con pazienza, o più facilmente nella rete (ma occhio al prezzo), qualcosa troverete. Alcuni “grandi” piccoli sono abbastanza diffusi anche in Italia, e meritano tutta la vostra attenzione.

Questi cognac non vengono miscelati con cento altri fratelli mediocri prodotti da distillatori all’ingrosso, ma mantengono il loro carattere artigianale sincero. Non tutti sono buoni, ma molti di questi hanno qualcosa da dire. E soprattutto vi vengono offerti a prezzi dignitosi in rapporto alla qualità: per fare un esempio, nel 2013 un cognac VSOP (7/10 anni) di un piccolo produttore viene venduto al consumatore a circa € 28-32, mentre un XO (20/25 anni) a circa € 57-65.

Dove troverete le differenze, sarà prima di tutto nello stile del singolo produttore. Esistono cognac leggeri e cognac robusti per quanto riguarda il corpo e la struttura del distillato.

Altri privilegiano il fruttato od il floreale piuttosto che gli aromi ‘legnosi’ dati dai tannini.

Alcune grandi case (Martell) hanno uno stile asciutto e secco, per non far distillare il vino con le fecce, mentre altre (Hennessy e Rémy) producono cognac più corposi e pieni, a parità di invecchiamento.

La casa Delamain per esempio si fa vanto del suo XO Pale & Dry (chiaro e secco), che significa un cognac non (troppo) colorato per estrazione dalla botte e dal caramello, e non (troppo) addizionato di zucchero, cosa che generalmente le grandi case adorano, specie per i mercati orientali, per far sembrare il cognac più vecchio e più ricco di quel che è.

In genere un cognac (anche vecchio) di buona qualità è sempre chiaro, e la dolcezza sarà dovuta solo agli anni in botte, appena quelli venerandi tenderanno ad un tono ambrato profondo, ma mai cupo come certi VSOP o Napoleon generosamente additivati.

Orientate la vostra scelta così: scartate i VS, buoni solo per i cocktail, e cercate di partire da un VSOP o meglio da un Napoleon o un XO, chiaro di aspetto, di un piccolo produttore, e meglio ancora se di un singolo cru, non importa quale, ognuno ha qualcosa da dirvi; se il produttore non è proprio scadente, berrete un cognac superiore alla media, a volte uno eccezionale.

Se avete domande o dubbi sul produttore, chiedete pure, do sempre volentieri qualche indicazione sui marchi che conosco.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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19 Responses to “Qual è il cognac migliore?”


  1. 6 aprile 2013 alle 18:08

    Articolo decisamente interessante che propone la giusta risposta a un quesito fin troppo gettonato.
    Credo che quello che ha scritto per il Cognac, valga anche per gli altri distillati. Occorre tenere sempre conto di vari parametri nella valutazione qualitativa e, molto spesso, essa è meramente soggettiva. In base alle caratteristiche del distillato e le preferenze dell’assaggiatore, potrà essere considerato “migliore” un prodotto o un altro. Ovviamente, ci sono prodotti oggettivamente scadenti o ottimi, ma un margine di soggettività nella valutazione è normale: non siamo tutti uguali o abbiamo lo stesso palato, del resto.
    Ottimo il suggerimento di iniziare da produttori meno noti ma, spesso, di grande qualità!

    Prosit!

  2. 2 Salvo S.
    1 luglio 2013 alle 11:39

    Anche le grandi case sanno fare “grandi” Cognac, solo che i prezzi ( visto il Marchio) sono elevati, il piccolo produttore che lavora onestamente senza il “nome conosciuto” non può pretendere prezzi eccessivamente alti in quanto come sopra detto non può proporre un nome altisonante. Cosa ben diversa nel mondo dei Whisky dove senza offesa per alcuno, solo le Grandi Case sono “garanzia” di serietà vedi : Glenfiddich, Glen Grant e Glenlivet che senza ombra di smentita sono quelle che non aggiungono coloranti (caramello , trucioli di rovere o di castagno o ecc…. ) . Sono d’accordissimo con “farmacista goloso” che le grandi case di Cognac, avendo volumi di vendite e richieste pazzesche producono una tale quantità di prodotto che non sempre può definirsi un buon cognac ma come dicevano i latini : Ubi major, minor cessat …… Sentitamente vostro Salvo S.

    • 1 luglio 2013 alle 14:19

      Ogni opinione è rispettabile.
      E’ certo tuttavia che la qualità, assoluta, e in rapporto al prezzo, dei boilleurs de cru è (quasi) sempre superiore a quella delle grandi maison. Del resto, è così anche per i produttori di champagne, il cui mondo commerciale si avvicina molto a quello del cognac.
      Per quel che riguarda il whisky, sono ignorante e non metto becco.

      • 4 Salvo S.
        2 luglio 2013 alle 20:39

        Carissimo, non credo di avere contraddetto il Suo scritto, anzi l’ho avallato in ogni sua parte, ho soltanto “aggiunto” che anche le Grandi Maison ( “se lo vogliono” ) sanno fare dei grandi cognacs ….. Quindi la mia opinione non è assolutamente in contrasto con la Sua. Sempre vostro……
        Salvo S.

    • 5 rosario
      30 gennaio 2015 alle 22:06

      Per quanto riguarda il Whisky, invece posso affermare che anche qualche piccolo produttore come la Long Morn, si meriti un posto tra i migliori oggi in commercio, specialmente il 15 y.o.
      Circa il cognac non posso aggiungere altro, vista la mia scarsa conoscenza.

  3. 6 Gianni
    4 settembre 2013 alle 19:56

    Capisco tutte le Vs. critiche e controcritiche ma visto che vi presentate come esperti in materia, io vorrei sapere da voi, su cosa si deve basare una persona inesperta nel momento di acquistare il prodotto. In pratica, aldilà dei gusti personali, quali sono le marche considerate migliori per qualità e genuinità del prodotto? Grazie.

    • 4 settembre 2013 alle 21:43

      Buonasera Gianni!

      Se legge la seconda parte dell’articolo con calma, troverà qualche solido criterio utile al neofita per scegliere un buon cognac; quello che anche i conoscitori non possono fare, è proporle una marca piuttosto che un’altra come migliore: mettiamo che un certo cognac di una certa marca sia per me “il migliore”, a lei potrebbe benissimo non piacere perché troppo secco o fruttato o “grasso” o legnoso, etc. etc. Ciascun palato ha il proprio gusto, e raramente coincide con quello altrui. Intendiamoci bene, un cognac di alta qualità è sempre percepito come tale, anche se non incontra il gusto dell’assaggiatore!

      La genuinità del prodotto è assicurata dalle regole del disciplinare della “doc” francese COGNAC, qualunque cognac che vorrà acquistare è tecnicamente “genuino”, non così la sua qualità: per esserle più chiaro e utile, le grandi Case fanno distillati corretti ma generalmente anonimi sotto il profilo gustativo, a meno di salire molto nella scala di prezzo. I produttori e distillatori in proprio (boilleurs de cru) sono i più interessanti, tra questi due gruppi esistono ottime case medie che offrono prodotti di alto livello qualitativo. Le farò qualche nome in privato alla sua mail, ma farò torto a molti produttori e non sono sicuro che incontrerò il suo gusto. Però proviamoci. Il resto della scoperta lo farà da solo. Prosit!

  4. 8 Filippo
    13 ottobre 2013 alle 19:22

    Caro farmacista goloso,

    attualmente ho una bottiglia di Voyer gran cru XO (acquistato un anno fa) e credo di aver fatto un’ottima scelta perchè è un cognac con un’incredibile rapporto qualità prezzo (è la prima bottiglia di cognac che ho acquistato e per il momento l’unico che ho assaggiato, peccato che Voyer non sia distribuito in italia).

    La bottiglia sta cominciando a svuotarsi del tutto e tra non molto dovrò di nuovo decidere quale cognac comprare, solo che data la mia ignoranza degustativa sul cognac sarei orientato a provare una nuova marca (nulla da dire su Voyer ma non posso rimanere fisso su quella).

    Ho selezionato 5 marche tra quelle che trovo più interessanti (ammetto che cado nella tentazione di farmi attirare dalla bellezza della bottiglia o del nome), vorrei un tuo parere generale (mi interessano solo gli XO).

    A. de Fussigny Cognac (hanno bottiglie che sembrano dopobarba ma vabbè…)
    Baron Otard Cognac
    Croizet Cognac
    Deau Cognac
    Tesseron Cognac
    (ti sarei grato se mi dicessi qualcosa anche sul Camus Borderie e cosa ne pensi del Voyer XO)

    Ci si può fidare o sono soldi buttati? Ne scarteresti qualcuna o sono tutte a posto e dipende solo dai gusti?

    Ho notato che rispetto all’anno scorso i prezzi sono un po aumentati tanto che è difficile trovare un XO a meno di 80 euro.

    Grazie in anticipo 🙂

    • 13 ottobre 2013 alle 21:32

      Grazie dell’interesse, Filippo.

      Le rispondo volentieri in privato nel dettaglio dei marchi.
      I prezzi aumenteranno ancora per l’accisa (tassa) più pesante sugli alcolici decisa dal governo a ottobre. Comunque un XO medio in Italia costa effettivamente quella cifra, all’estero si possono risparmiare 15 euro.
      Strano che non trovi Voyer in Italia, credo di aver visto questo marchio in più di un’enoteca: è importato da Balan, un’azienda vinicola in provincia di Padova. Può sentire loro se lo vendono a qualche enoteca della sua zona.

      Mai fidarsi del packaging! Quasi sempre, più è bella la bottiglia o l’etichetta, c’è il rischio di trovarsi davanti a cognac del tutto anonimi. I migliori cognac stanno nella bottiglia cognacense, un comune vetro bianco con un po’ di rialzo in fondo, molto simile alla bordolese, talvolta una quasi uguale “à l’ancienne”, più spessa, con bollicine di aria incluse nel vetro e più rialzo nel fondo.

  5. 10 Francesco
    8 novembre 2013 alle 00:10

    ciao farmacista,
    mi sono avvicinato da poco al mondo del cognac, e vorrei approfittare della sua esperienza nel campo per chiederle un po’ di consigli su dei buoni marchi che si riescono a trovare facilmente da noi. Sarei grato se rispondesse anche a me in privato riportando le sue opinioni in merito ai marchi riportati da Filippo, ed eventuali altri marchi che lei conosce e apprezza.
    Colgo l’occasione per complimentarmi per l’articolo, e le lancio un idea: perchè non scrivere un secondo articolo in merito alle tecniche di degustazione?

    grazie mille in anticipo
    Francesco

  6. 11 Salvo Sapienza
    15 novembre 2013 alle 22:29

    La base di partenza la contraddistinguo con l’XO, già quì troviamo qualcosa che merita di essere degustato, nella fattispecie consiglierei Frapin ( molto Sherry ….le botti che lo contenevano fanno effetto …) Hardy , sì proprio Hardy con il suo XO ( debbo fare una precisazione : mi riferisco all’XO prodotto dalla Maison sino alla fine degli anni ’80 …..) da intenditore/collezionista non posso esimermi dal ripetere sino allo spasimo : ” i distillati prodotti pre- 1980 appartengono ad una casta quelli distillati dal 1981 in poi appartengono ad un’altra storia, “pazienza” ….. Se entrate in questo mondo fatelo seguendo una regola : – Ricerca con passione e tanta lettura -…. siamo tutti ignoranti …. solo l’umiltà è la strada che porta alla conoscenza. Sempre vostro …..

  7. 12 Valentina
    18 gennaio 2014 alle 21:15

    era un tipo tempo fa che era unico con 3 stelle,quindi uno che era il migliore “SKANDERBEG” pero adesso nn ce piu,ce ma fa schifo nn si avicina ne anche a quello vecchio,io ho scolato una bottiglia del 75 (trovata casualmente una cassa di 12 bottiglie in una cantina abbandonata) e stato il miglior cognac che ho mai provato, e ne ho provato tanti

    • 19 gennaio 2014 alle 13:03

      Probabilmente si tratta del brandy “Skanderbeu” un popolare distillato albanese invecchiato in botte di quercia 3 anni. Laggiù si chiama ancora konjak nonostante questa definizione protetta si può applicare solo alle acquaviti francesi della Charente.

  8. 14 Vittoriano
    29 maggio 2014 alle 16:54

    Buongiorno farmacista goloso sono un neofita del cognac e essendo di passaggio in Francia ,mi piacerebbe prendere un cognac ,come lei suggerisce ,da un boilleur de cru, un XO ,magari dall’aroma legnoso, sarebbe così gentile da suggerirmi qualche nome ? così posso cominciare a farmi un idea, grazie tante e mi scusi .Vittoriano.

  9. 15 Thomas
    9 novembre 2015 alle 23:20

    Buonasera,
    Ho trovato molto interessante il suo articolo.
    Mi sono da poco appassionato al cognac.
    Lei saprebbe consigliarmi qualche casa produttrice per l’acquisto di cognac di qualità con qualche brevissima descizione?
    Ci sono anche delle buone case da consigliarmi per un cognac grande champagne partendo da un prodotto X0?
    Grazie
    Thomas

  10. 16 michele
    18 febbraio 2016 alle 10:28

    buondi’ me la direbbe qualche marca di piccoli produttori? grazie

  11. 17 Aldo
    1 maggio 2016 alle 19:58

    Gentile farmacista goloso,
    Ho molto apprezzato le sue mature osservazioni.
    In Estate sarò nella Regione del Bordeaux e passerò da Cognac. Mia moglie, che ha fatto i corsi Ais, ed io ce la caviamo col vino ma abbiamo conoscenze superficiali col Cognac. Sarebbe così gentile da indicarmi qualche piccolo produttore da andare a trovare?
    Grazie
    Aldoo

  12. 18 Monica
    8 novembre 2016 alle 11:03

    Buongiorno, ho letto con curiosità e attenzione il suo articolo, perché vorrei regalare una bottiglia di cognac a mio marito. Per iniziare, non avendone mai comprata una, mi può dare qualche nome di acquisti da fare on line o in enoteca? Abitiamo a Sorrento . La ringrazio anticipatamente. Buona giornata. Monica. Boiller de cru si riferisce all’invecchiamento? Scusi la mia profonda ignoranza in materia. Grazie.

  13. 19 Ivan
    28 novembre 2016 alle 01:19

    Ci puoi fare qualche nome così li proviamo ? Grazie ciao !


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