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17
Apr
12

Budweiser – un nome, due birre

Oggi vi racconto una storia curiosa: quella della birra Budweiser.

C’era una volta una città della Boemia, che si chiamava (Böhmisch) Budweis: fino al 1918 era un’enclave linguistica tedesca in terra slava e faceva parte dell’impero austro-ungarico; il suo nome slavo era ed è tuttora České Budějovice.

Ogni borgo di quelle parti possiede almeno un birrificio, e per usanza tedesca costante la birra prende il nome del paese in cui è prodotta, un po’ come il vino in Italia: quindi Budweiser. Dal 1265, da quando il re slavo Ottocaro II concesse a questa città una patente reale, se ne produce una di grande rinomanza.

Poi un bel giorno in America… due immigrati tedeschi, Busch e Anheuser, iniziarono a produrre a St.Louis nel Missouri una birra col nome di quella famosa città. Dopo pochi anni nacque nell’impero austriaco l’attuale ditta Budweiser.

E qui iniziarono i guai… e le contese nei tribunali di mezzo mondo. Si dà il caso che la birra americana cominciasse un bel giorno ad arrivare in Europa, e si trovò sbarrata la strada dall’ingombrante presenza della gemella ceca, che aveva registrato il suo marchio in alcuni Paesi. La lotta continua tuttora, con dozzine di cause, e vede opposte la multinazionale americana, l’azienda ceca e lo Stato che ne è ancora proprietario; recentemente se ne è interessata perfino la Corte di Giustizia Europea. Un bel pasticcio insomma.

Il risultato è che Paese che vai, birra che trovi: a seconda della pronuncia dei vari tribunali nazionali, il marchio è palleggiato tra le due aziende, e a volte indica l’una a volte l’altra birra, o addirittura entrambe come in Gran Bretagna: quindi accanto a Budweiser l’americana a volte si chiama Bud, e la ceca a volte cambia il nome in Budvar, Czechvar, Budějovicky. Si tratta in ogni caso di due prodotti differenti, non è possibile confonderle.

Qui comincia la mia storia… tanti anni fa, ero ancora un ragazzino, ancora non esistevano i centri commerciali di oggi, nella Coop sotto casa, piccola come un supermercato di quartiere a Milano, ho comprato questa birra dal rassicurante nome tedesco: invece era la Budweiser boema, allora importata da oltre la “cortina di ferro” da una ditta chiamata Italsug (probabilmente Italia-Soviet Union qualcosa); a quei tempi il commercio con l’Est Europa passava per le vie del Partito Comunista Italiano, ed i suoi satelliti: ecco perché questa birra si trovava solo nelle Coop. Cose di altri tempi!

Da allora, colpo di fulmine, non l’ho più abbandonata. E nemmeno lei mi ha tradito: la sua qualità è rimasta invariata anno dopo anno, bottiglia dopo bottiglia.

Birra Budweiser Budvar

La Budweiser ha nel 2002 cambiato nome in Budějovicky Budvar, dopo che la Anheuser Busch ha vinto una causa in Italia, e più recentemente anche importatore. Ora è la ditta Biscaldi di Genova.

Nel settembre 2013 la Corte di Cassazione italiana, con la consueta lentezza giudiziaria, ha ribaltato il giudizio, stabilendo che la denominazione di origine “quando la sua notorietà perdura ancorché essa non sia più ufficialmente usata” ha diritto di tutela ai fini delle norme sui marchi comemrciali, pertanto ha riammesso l’uso in Italia del nome di origine Budweiser. Del resto l’Unione Europea aveva da tempo assegnato alla birra di Budweis lo status protetto di IGP, come prodotto tipico ceco. Ne consegue che il  marchio della ditta americana Anheuser Busch è illecito “in quanto idoneo ad ingannare il pubblico circa l’ambiente di origine o i pregi del prodotto per il quale il marchio è stato depositato.”  CZE-USA 1:0 !

Ma veniamo alla birra.

La Budweiser  è una birra chiara, di gradazione media, del tipo lager, piacevolmente beverina. Cos’ha di speciale da farmela preferire a quasi tutte le altre birre “comuni”?

Prima di tutto la sua qualità notevole: a parte il bel colore dorato e la spuma generosa, ciò che sorprende è il suo gusto elegante ed intensamente fruttato, sostenuto da una nota amara estremamente fine, e da un corpo appena maltato, non invadente. Non conosco neanche nel vasto panorama tedesco una birra che possa soltanto avvicinarsi in finezza alla Budweiser/Budvar.

Il suo segreto, dice il produttore, è l’ottimo malto, il luppolo di Žatec (in tedesco Saaz), il migliore della Boemia, e forse del mondo, e l’acqua di profonde sorgenti. Forse anche la bravura dei boemi, sempre in gara con i bavaresi per strapparsi il primato di migliore regione brassicola del mondo.

L’omonima Budweiser di oltre oceano invece, pur essendo una lager a sua volta, è completamente diversa per carattere: si tratta di una birra leggerissima, di colore pallido, dallo stile americano tipico: potete berne un litro e ne sentirete solo l’alcool. Un gusto agli antipodi.

A voi la scelta.




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