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Feb
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Cognac – curiosità – il cognac armeno

Verso la fine del 1800 in Armenia si è cominciato a produrre un brandy con caratteristiche analoghe al cognac.

Questo prodotto, nato nella terra di Noè, e cresciuto grazie ad un industriale russo amante del cognac, tale Shustov, che sviluppò nella capitale Yerevan uno stabilimento con criteri moderni, ha saputo da subito conquistare il mondo: apprezzato e premiato all’esposizione universale di Parigi del 1900, i francesi gli concessero perfino l’uso della denominazione cognac, invero non ancora protetta.

Di fatto, in quell’epoca qualunque brandy si distillasse nel mondo si appropriava del nome del brandy più famoso, senza averne le qualità. Poi la Francia cominciò a stipulare convenzioni con sempre più paesi per tutelare il buon nome del cognac dalle imitazioni. In Italia, fino al 1946 era legale usare questa denominazione, e la concorrenza fatta ai francesi era tale da impensierirli, se non per la qualità, almeno per i prezzi e le esportazioni abbondanti.

L’Armenia, anche per i motivi legati alla “guerra fredda”, spadroneggiò nell’assetato mercato russo, fornendo un prodotto di indubbia qualità e tuttora rinomato, che fino al crollo dell’URSS veniva chiamato armjanskij konjak, e contava già nei primi anni del 1900 per circa la metà delle vendite di brandy dell’impero russo.

La fabbrica di brandy armeno “Ararat” a Yerevan

La leggenda vuole che Winston Churchill, gran bevitore di cognac, venisse stregato durante la conferenza di Yalta da Stalin a suon di bottiglie di ottimo cognac armeno, e che la divisione dell’Europa sia avvenuta tra queste ebbrezze alcoliche. Di fatto, ogni anno lo statista inglese riceveva in regalo parecchie casse di brandy di 10 anni dal dittatore sovietico. Amicizia? Riconoscenza?

Il brandy armeno deve il suo gusto caldo, vellutato, ed il suo bouquet ricco ed armonioso a diversi fattori. In primo luogo, ai terreni ed al clima caldo, secco e adatto alla vigna delle valli del Paese. In secondo luogo, alla tradizione ed alla tecnica ormai consolidata nella distillazione. L’uso di acqua di sorgente di montagna per la diluizione del brandy apporta un’ulteriore nota di pregio.

Dopo la caduta dell’impero sovietico e la nascita dello Stato armeno, l’azienda di Shustov, chiamata Ararat, che troneggia sulla capitale da una collina tanto da sembrare un castello, da statale fu privatizzata, ed ora, ironia della sorte, è proprietà della multinazionale francese Pernod-Ricard che possiede anche la blasonata casa di cognac Martell. Sono nate nel frattempo altre aziende, ma la Ararat ha in pugno il mercato.

Bicchieri di brandy armeno Ararat – CC license – author: Veni Markovski

Del brandy armeno se ne producono diverse tipologie, ricalcando i tipi francesi; dal giovane tre stelle fino ad un massimo invecchiamento di 20 anni. I marchi più famosi prendono il nome da leggende e luoghi del folclore armeno. I prezzi sono in linea con il cognac, partendo da circa 15 euro per 0,7 litri di tre stelle, fino a circa 100 euro per una bottiglia di stravecchio. Si trova ormai anche dalle nostre parti, ma è più comunemente venduto nei Paesi dell’ex blocco comunista.

 

PS: mi è capitata l’occasione di assaggiarne un bicchiere, di un marca diversa da quella più celebre. La qualità era VSOP a 42°, con invecchiamento dichiarato di 5 anni: indubbiamente si tratta di un brandy di qualità superiore, e in questo non assomiglia né agli spagnoli né agli italiani, più rustici; vi ho trovato più corpo, intensamente vinoso, un poco alcolico ma non spiacevole, e se si vuole sottolinearne un difetto, c’è un eccesso di zucchero aggiunto, comune anche a parecchi cognac commerciali. Ma nel complesso è un brandy piacevolissimo e morbido: pur essendo privo della finezza aromatica del cognac non ci si stancherebbe di berlo. Bravi, questi armeni!

© 2012 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)




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