Posts Tagged ‘armagnac



21
Ott
14

In giro per la contea d’Armagnac – parte seconda

Dopo l’unica sosta nell’Armagnac Ténarèze, ho proseguito per Eauze, la capitale del Bas Armagnac. Qui, dopo un floc nella piazza del paese, la gentile signora della pro loco mi ha fornito carte e info sui produttori, ma solo del Gers, la provincia più estesa di questo cru. Eauze, anticamente chiamata Elusa, capitale della provincia romana della Novempopulania dal tempo di Diocleziano al IX secolo d.C., espone un tesoro gallo-romano ritrovato intatto qualche decennio fa durante gli scavi nei dintorni: ben 28000 monete e svariati gioielli.

Per mancanza di tempo non ho girato i produttori del Bas Armagnac del Gers, pur essendocene di molto interessanti. La località termale poco distante, Barbotan, merita una sosta: rinomata per le sue cure ai reumatici, è un placido paesino collinare denso di hotel e condominietti per vacanze. In Francia le cure termali agli ammalati sono concesse per 3 settimane, così gli ospiti preferiscono più spesso affittare un appartamento che soggiornare lungamente in albergo.

Sconfinando nella vicina provincia delle Landes, si entra in Aquitania, la regione di Bordeaux: poco a nord di Barbotan si trova Roquefort, celebre per la dinastia di ristoratori ed affinatori di acquaviti che ha reso famoso nel mondo l’armagnac, i Darroze. Purtroppo il loro spazio espositivo era chiuso per la domenica. Il noto formaggio omonimo invece si produce a Roquefort-sur-Soulzon (dipartimento dell’Aveyron), oltre che in mezza Francia.

La parte più interessante della gita è stata il giorno dopo, quando finalmente ho iniziato a scorrazzare nel [grand] Bas Armagnac delle Landes: denominazione non ufficiale, ma che parla da sola. Qui le località, di poche anime, talvolta villaggi minimi nascosti tra campi e fitte foreste di latifoglie ed alti pini, dove una modestissima casupola o una sola stanza addossata all’antica chiesetta romanica del luogo portano la scritta Mairie (municipio) e la bandiera francese, fanno palpitare i cuori degli appassionati, come se foste tra gli chateaux del bordolese. I comuni di Le Freche, Arthez, Labastide, Perquie, Lacquy costituiscono le culle dei più rinomati produttori di armagnac. Altri ottimi produttori li trovate a ridosso del confine regionale, nel grand Bas Armagnac del Gers.

Chateau de Ravignan – Perquie – Landes – CC license – author Jibi44

Ho visitato il domaine de Ravignan, uno dei produttori più illustri dell’armagnac: si trova appena fuori il villaggio di Perquie, in posizione isolata tra i boschi: il castello, una dimora in stile Luigi XIII, è aperto al pubblico in stagione; più interessanti sono le cantine, situate poco oltre, in una modesta corte rustica chiusa da un’antica e pregevole chiesetta, e dal cimitero. La semplicità è la cifra dell’armagnac: alcune decine di botti, un ambiente buio e parecchio rustico, un bancone di legno, un cortese fattore che raccontandomi l’armagnac mi ha servito dalle bottiglie-campione diverse annate della loro produzione. È tutto qui. Ma quale raffinatezza in questa semplicità: nonostante il bicchiere inadatto, gli armagnac provati esprimevano un valore considerevole; nessun dubbio, ormai l’esperienza mi ha insegnato a riconoscere un grande distillato, e ne ho trovati almeno due.

L’annata più vecchia in vendita in questi anni è il 1981, benché il custode mi assicurasse che nelle cantine sotto il castello riposano armagnac ancora più vecchi. Ottima: piena, pura stoffa di un armagnac maturo e profumatissimo. Il 1985 invece è deludente, un distillato fiacco e poco aromatico, forse una vendemmia infelice. Bastano tre anni ancora, invece, ed il 1988 si riscatta con un’eleganza ed un retrogusto infiniti. A detta del mio ospite, non conviene degustare gli armagnac più giovani, 20 anni sono un minimo tempo perché questi distillati possano esprimersi al meglio.

Il domaine d’Ognoas – Arthez d’Armagnac – Landes – CC license – author Jibi44

Un paio d’ore dopo ero al domaine d’Ognoas: questa vasta tenuta di ben 650 ettari di cui metà a foresta e 50 vitati, al fondo di un lungo viale nei dintorni di Arthez d’Armagnac, è di proprietà pubblica; appartiene infatti alla provincia delle Landes, che la gestisce come azienda sperimentale e turistica. Qui il panorama muta: troviamo una curata e fiorita casa padronale, la reception è moderna, organizzata, e ospita un’enoteca frequentata dai turisti. La gentile madame che mi ha accolto parla un inglese fluente, e accompagnandomi nel retro mi ha “iniziato” ai segreti dell’armagnac, prelevando da una delle quattro botti appoggiate al muro una grossa pipetta che ha versato nel bicchierino a ballon in uso da queste parti. Avendo poco tempo, non siamo andati a visitare il chai, ma è bastato per gustare un ottimo distillato: il 1992, profumato di agrumi, ed un sontuoso e molto più convincente 1994, perfetto esempio di un armagnac tradizionale e fatto con molta cura. Appena un passo indietro rispetto a quelli di Ravignan, ma sempre un bere da signori.

Il più antico alambicco armagnacco esistente, e tuttora funzionante nel domaine d’Ognoas (1804) – CC license – author Jibi44

Nel pomeriggio, a spasso per Le Freche, altro paesello di grande rinomanza per l’armagnac, saltando il venerato [e costoso] santuario di madame Lafitte (domaine Boingnéres) di cui conosco già l’eccelsa produzione, ho visitato un’altra piccola azienda. Per una lunga stradella inghiaiata in mezzo a vigneti e campi di granoturco si raggiunge il domaine de Jouatmaou: l’aspetto non è molto diverso da una cascina lombarda, rustici moderni con trattori e attrezzi, qualche aiola fiorita, due cani socievoli, e di fianco la casa colonica con l’ingresso rialzato.

La sorpresa è sotto: il seminterrato su cui si fonda la casa, al quale si accede scendendo per un pertugio, è un basso antro in terra battuta, tappezzato di giornali vecchi ed argilla ancora bagnata per le recenti piogge, a causa delle aperture ad altezza del terreno. Le botti, rialzate dal pavimento, riposano in un’estrema rusticità in questa semioscurità umida e ventilata. L’accoglienza è cortese, ti offrono un bicchierino, e fai alcuni assaggi da diverse botti; la padrona di casa mi invitava ogni volta a versare sul pavimento l’armagnac non bevuto, per poterne provare uno nuovo. Mi piangeva il cuore! Qui ho provato il loro armagnac vecchio, un 1950 imbottigliato nel 2010, ormai snervato e poco interessante. Mentre il 1982 a trentadue anni di botte canta ancora allegramente la sua vita, per quanto meno ricco e potente dei fratelli che ho gustato in giornata. È contadino ed alla mano, come la sua bizzarra cantina guascone.

La bassa cantina del domaine de Jouatmaou

La bassa cantina del domaine de Jouatmaou

Ho scoperto quindi tre conduzioni completamente diverse: la tenuta nobiliare, la fattoria-modello statale, la cascina contadina; e tre armagnac del tutto tradizionali ma che riflettono l’impostazione produttiva: superbo ed orgoglioso il primo, metodico e raffinato il secondo, solido e rustico l’ultimo.

Il livello culturale ed economico del proprietario influenza infatti la qualità del distillato, a parità di territorio: determinante è l’impiego di botti nuove, sistematico nei produttori meglio organizzati e ricchi, sporadico o parziale nei contadini. Ciò non avviene nel cognac, dove la botte nuova è di uso costante per i distillati giovani.

Comincio a credere che il vero grande distillato di Francia nasca nelle sperdute campagne della Guascogna tra oche e girasoli. Più raro del suo fratello maggiore (produzione globale 5-7 milioni di bottiglie/anno di cui forse solo 1 milione con millesimo, contro 160 milioni del cognac), imprevedibile nelle varie annate, e se vogliamo pensarla un po’ romanticamente, somigliante al suo produttore.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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10
Ott
14

In giro per la contea d’Armagnac – parte prima

All’inizio dell’autunno, sotto un ultimo tiepido sole, il farmacista goloso è andato a curiosare nei luoghi di produzione dell’armagnac .

Attraversando il sud della Francia in direzione dell’Oceano, all’improvviso le colline si fanno sempre più ondulate e belle: l’ingresso nella Guascogna è salutato da poggi coltivati ed in parte arati, che ricordano vagamente la Toscana: solo, sulle cime non si trovano cipressi o casali, ma fitti boschetti.

La porta della storica contea d’Armagnac per chi proviene da Tolosa è Auch, cittadina con un’importante cattedrale gotica arroccata su una terrazza panoramica: in questo settore della denominazione, detto Haut Armagnac, di vino se ne produce una parte trascurabile, essendo la zona tutta dedita alle colture foraggere ed ai girasoli, e soprattutto all’allevamento di anatre ed oche. I produttori di armagnac qui si contano sulle dita di una mano.

Carta ufficiale della regione della AOC Armagnac

Carta ufficiale della regione della AOC Armagnac

Il viaggio prosegue in direzione nord-ovest, verso Vic-Fezensac, una trentina di chilometri oltre Auch: ormai siamo nella denominazione centrale, il Ténarèze, ed il paesaggio, pur non cambiando molto, si infittisce di viti, più presenti sulle cime delle colline fattesi ampie, che in valle. La zona è la principale produttrice di vino della Guascogna, venduto come AOC Côtes de Gascogne: anche la densità dei produttori di armagnac aumenta, e compaiono un po’ dappertutto cartelli offrenti Floc de Gascogne, oltre che foie gras, magret de canard, e conserve d’anatra ed oca. Per una decisione presa tempo fa, ho rinunciato a queste prelibatezze, che costano crudeltà ai poveri palmipedi. Voi, scegliete in coscienza.

Il Floc (fiore in lingua d’Oc) è l’omologo del Pineau des Charentes di cui si è parlato altrove: si fa allo stesso modo, e si serve come aperitivo ben fresco. La differenza è che a spegnere la fermentazione del mosto d’uva non è il cognac bensì l’armagnac. Dettagli, direte, ma i guasconi ne sono fieri, e ve lo offrono come loro bevanda caratteristica.

Il Ténarèze produce parecchio armagnac. Sfatiamo un mito duro a morire: pur essendo meno noti di quelli del Bas Armagnac, i distillati prodotti in questa appellation non sono inferiori per qualità, purché fatti con cura. Ci sono alcune specificità di questo cru che lo differenziano dal fratello più famoso, e ne parleremo in dettaglio più avanti.

Il grosso della produzione di questa zona centrale finisce nelle bottiglie di armagnac commerciale, o nei tagli con distillati del Bas Armagnac: in questo caso non si ha diritto a chiamare la miscela con l’indicazione della sottozona o cru, ma solo con il nome generico di armagnac, in analogia al cognac.

Paesaggio estivo tipico del Gers – CC license – author Asabengurtza

Va da sé che i migliori armagnac Ténarèze sono quelli prodotti a ridosso del confine con il Bas Armagnac, dove i terreni acquisiscono caratteristiche migliori per i distillati; trovarne in purezza non è comune, ma ci sono parecchi ottimi produttori. Alcuni di loro cominciano a lavorare con grande cura avendo studiato enologia a Bordeaux, e non hanno complessi di inferiorità verso i nomi sacri del Bas Armagnac. Uno di essi, Chateau de Pellehaut, ottimo produttore di vino peraltro, l’ho visitato (conoscevo già questi buoni distillati), degustando un paio di armagnac monovitigno Folle Blanche, 1992 e 1994: floralità e sottigliezza di profumi li caratterizzano, rispetto al corpo vigoroso di un armagnac più tradizionale. L’alcool fiero ne esalta gli aromi, pur essendo ben integrato nel distillato. Ho preferito l’annata vecchia, più armonica dell’altra; a ventun’anni ha raggiunto una maturità dignitosa.

I buoni produttori di vino del Midi hanno la loro roccaforte proprio qui tra Gers e Landes: i bianchi sono la spina dorsale della produzione, con Ugni blanc e Colombard (ovviamente), ma anche Gros Manseng e Sauvignon; si producono vini più che degni di lode, benché meno famosi di altre zone. I nomi sono in parte noti produttori di armagnac: domaine du Tariquet, chateau du Prada, chateau de Pellehaut, cave de Plaimont, tra i più conosciuti dell’appellation.

Per info generali sui luoghi: www.tourisme-gers.com e www.tourismelandes.com

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

09
Nov
13

degustazioni – Bas armagnac Dartigalongue hors d’age

Dartigalongue è un’antica Casa di commercio e distillazione di armagnac, operante a Nogaro dal 1838. L’azienda distilla alcool di vino anche per l’esportazione, e assembla e invecchia armagnac in proprio.

Gli armagnac sono distillati per il 75% a colonna e per il 25% con alambicco charentais, e invecchiano in botti usate (quercia limousin e guascone), in cui si versano 5 kg di trucioli di legno, perciò questi spiriti risentono del trattamento. Tutti sono ridotti a 40°. L’azienda commercia prevalentemente armagnac giovane, ed acquista millesimati da altri produttori.

Bas armagnac Hors d'age - maison Dartigalongue - Nogaro

Bas armagnac Hors d’age – maison Dartigalongue – Nogaro

Denominazione: Bas Armagnac Hors d’Age

Produttore: Dartigalongue – Nogaro (Bas-Armagnac)

Tipo di produttore: négociant – distillatore

Cru: Bas Armagnac

Qualità: Hors d’age

Gradazione: 40°      

Invecchiamento: > 8 anni

Vitigni: Ugni blanc, Baco, Colombard, Folle Blanche

Prezzo: € 35-40 circa (2013)

Importatore: Sagna – Moncalieri

Note gustative: colore dorato; aroma intensamente vinoso con robuste note di legno (abbondante maquillage?) , alquanto alcolico; gusto fiero, mediamente alcolico, corpo pieno ma non ricco, vinoso e tannico, con note balsamiche e fungose; retrogusto debolmente persistente; equilibrio: buono.

La potenza aromatica ed il corpo robusto ne fanno un bas armagnac tipico, per quanto commerciale. Distillato giovane, ruvido ma piacevole, con vigoroso carattere, indicato per chi si avvicina per la prima volta alla scoperta dell’armagnac.

Scheda di degustazione

Aroma                                      

  1. 1.  Fruttato / vinosità: 4
  2. 2.  Aroma di legno (quercia): 5
  3. 3.  Alcolicità: 2               (1=prevalente)    (6=minima)

 

Gusto

  1. 1.  Astringenza: 3          (1=prevalente)   (6=minima)
  2. 2.  Dolcezza: 3
  3. 3.  Rancio: 1
  4. 4.  Ricchezza: 2
  5. 5.  Corpo (pienezza): 3

Retrogusto (lunghezza): 2

Equilibrio aroma/gusto: 4

Giudizio complessivo                        29 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

02
Set
13

Il rancio charentais

Questa strana parola, che a noi italiani fa venire in mente il sapore rancido che prendono certi oli e grassi a contatto con l’aria, in Francia definisce un particolare aroma dell’acquavite di vino invecchiata abbastanza a lungo. Pare derivi da una parola portoghese nata per indicare una nota del vino di Oporto invecchiato.

Nella regione del cognac gli si dà anche il nome d’origine (charentais), ma questo gusto si trova altrettanto negli armagnac lasciati in botte circa 10 anni e pare anche in qualche vecchio calvados, e ha molto a che fare con il fenomeno della maderizzazione nei vini fortificati ed in certi vini ossidati (Jerez, vin jaune d’Arbois e del Giura).

Di che si tratta in sostanza ?

Di un fenomeno chimico, parente stretto dell’irrancidimento di cui si diceva sopra, ma che avviene con estrema lentezza per il contatto di alcune sostanze presenti nell’acquavite con l’ossigeno che penetra gradualmente nella botte attraverso i pori del legno.

Queste sostanze, dette esteri degli acidi grassi, che costituiscono una parte non indifferente dei composti aromatici delle acquaviti, lungo gli anni subiscono una lenta ossidazione che ne cambia il sapore, una sorta di irrancidimento “controllato” anzi totalmente desiderato: infatti le acquaviti più pregiate e ben stagionate lo sviluppano talvolta in sommo grado e sono per questo ricercatissime ed estremamente appaganti.

Nei vari stadi di invecchiamento del cognac il rancio si classifica per tipo di bouquet generato, che può andare nei distillati giovani (10-15 anni) dal vanigliato intenso al floreale scuro (rose), ai toni di noce e di spezie; nello stadio 16-25 anni si passa al gusto di frutta candita, o spezie piccanti, od oleosità di noce; oltre (30–40 anni) le note si fanno di legno di cedro, accenni di eucalipto e spezie dolci, e si trova spesso un ricordo di vecchio Porto; nei grandi invecchiamenti il rancio sviluppa sentori di frutta tropicale e legno di sandalo. Nell’armagnac invece questo fenomeno si manifesta più in gioventù (già dagli 8 anni) e a volte intensamente per la maggiore presenza di congeneri che passano nel distillato assieme all’alcool: se è prodotto in modo tradizionale, anche per non essere diluito con acqua a gradazione commerciale (40-42°).

Alcuni autori descrivono il rancio come un gusto oleoso di mandorla, noce, nocciola, secondo l’avanzare dell’invecchiamento; altri ancora ne parlano in termini di note fungose o di sottobosco, altri infine di formaggio. Come si vede c’è un vasto apparato di descrittori, e non univoci. Quel che è certo invece, è la grande piacevolezza che questi composti donano al bouquet del distillato, reso complesso e intrigante, tanto più quanto lungo è il filo degli anni.

In ogni caso si tratta di una classificazione sfuggente a parole, di cui è difficile comprendere il senso se non si assaggia un cognac rappresentativo di questi aromi. Talvolta, nonostante l’età elevata, i cognac non lo sviluppano affatto. Ma di sicuro anche senza saperlo descrivere, è uno degli aromi per cui questo distillato è tanto famoso.

Questa nota può anche essere aggiunta ai distillati con le “malefiche” arti degli enologi, i quali hanno a disposizione composti giovani o invecchiati chiamati boisé, estratti aromatizzanti legalmente ammessi sia nei cognac che negli armagnac, che apportano ombre di questa ricchezza, specialmente agli spiriti più giovani. Ma la differenza tra queste aggiunte e la complessità del rancio naturale è evidente ad un palato allenato: il segreto sta nell’equilibrio del distillato, che si ottiene inevitabilmente solo col tempo o con assemblages ben condotti.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

07
Feb
12

Cognac e armagnac

Se non è facile orientarsi nel mondo del vino francese, non lo è nemmeno nel mondo dei suoi distillati. Cognac ed armagnac sono apparentemente fratelli gemelli:  l’equivoco nasce dal fatto di essere entrambi brandy, e dal loro aspetto quasi identico. La confusione poi aumenta nel considerare le varie tipologie di prodotti che ci vengono offerti.

Diciamo subito, senza paura di smentite, che l’armagnac è il fratello “povero” del cognac, benché lo sia solo per notorietà: difatti se è meno conosciuto al grande pubblico, non è comunque meno buono né meno caro. Si tratta di un mondo piuttosto ostico al consumatore e all’appassionato principiante. Vediamo di fare un po’ di luce.

Entrambe sono acquaviti di vino, entrambe usano quasi gli stessi vitigni, l’Ugni blanc, il Colombard e la Folle blanche; l’armagnac anche il Baco (ibrido Folle Blanche x Noah), dapprima permesso fino al 2010, poi riammesso con tutti gli onori; tutte e due poi impiegano in proporzioni minori anche altri vitigni.

Dove si differenziano allora?

Per cominciare, nella distillazione: il cognac come si è visto viene distillato “a ripasso” cioè con due cotte successive in un alambicco discontinuo tradizionale. L’armagnac invece viene distillato una volta sola in un alambicco continuo, cioè alimentato da nuovo vino man mano che si distilla. Alcune aziende usano tuttavia un metodo simile al cognac con alambicchi discontinui per ottenere un prodotto meno pesante e facile al consumo, che può ricordare il cognac. Ciò si ritrova nei prodotti destinati al grande pubblico, più frequentemente per gli armagnac VSOP, XO e Hors d’Age.

Schema dell’alambicco continuo armagnacais
(dal sito http://www.armagnac.fr)

Come si distilla in Guascogna? L’alambicco è costituito da una caldaia, una colonna a piatti, una serpentina, ed un tino refrigerante che contiene stavolta vino e non acqua. Il vino cade dall’alto nel tino refrigerante, da cui esce intiepidito per entrare nell’alambicco poco sotto la testa della colonna. Da qui scende attraverso i piatti nella caldaia che viene così raffreddata. Nel frattempo parte del vino presente vaporizza e si incammina nella colonna superando i piatti forati verso la testa dell’alambicco, e passando attraverso il vino in caduta, entra infine nella serpentina. Si crea così una sorta di distillazione in controcorrente, a temperatura decisamente minore che nell’alambicco del cognac.

Sostanzialmente simili sono le fasi successive, anche se l’armagnac impiega botti un po’ più grandi e di quercia guascone oltre che del Limousin. Invecchiamento, assemblaggi, diluizione e qualità commerciali ricalcano quelli del cognac, ma in tempi più ridotti, poichè le acquaviti evolvono più in fretta. Pur essendo probabilmente l’acquavite più antica di Francia, solo dopo il 1945 si è cominciato ad imbottigliarla per la vendita. Le tipiche bottiglie da 75 cl, appiattite, prendono il nome di basquaise, e i bottiglioni quello di pot gascon nel formato da 250 cl.

La struttura di produzione dell’armagnac, fatta in prevalenza da piccoli vignaioli distillatori e addirittura con la presenza di distillerie ambulanti, e da pochi grandi nomi di affinatori e commercianti, ha sicuramente nuociuto alla rinomanza di questa acquavite; infatti il dominio dei mercati esteri e l’intenso supporto di marketing che le grandi case del cognac fanno con costanza da molti decenni giova alla notorietà di questo distillato nel mondo come e quanto il suo pregio intrinseco. L’armagnac resta parecchi passi indietro, quindi è ancora un prodotto di nicchia tra i distillati, pur essendo di frequente non inferiore al cognac per qualità.

Una caratteristica bottiglia di vecchio Armagnac

Specificità dell’armagnac è di vederlo spesso imbottigliato con l’indicazione dell’anno della vendemmia, e quasi sempre anche con l’anno della messa in bottiglia, che di solito indica quanto invecchiamento in botte ha subìto il distillato. Attenzione, però! Non è sempre vero: specialmente per le annate più vecchie, non è detto che l’intervallo di tempo sia stato passato tutto in botte: una volta maturo, e quasi sempre l’armagnac lo è entro i 25-30 anni, viene trasferito in dame-jeannes o damigiane, e cessa di evolvere; in questo modo non perde le sue caratteristiche, soprattutto non prende troppo gusto di legno, che è un difetto comune degli armagnac vecchi. Quindi se avete un armagnac del 1942 messo in bottiglia nel 2012 non v’è alcuna certezza di essere davanti ad un settantenne! Potrebbe trattarsi di un distillato 25enne, trasferito nel 1967 in vetro, e poi imbottigliato per la vendita 45 anni dopo. A meno che non vogliate per ragioni sentimentali cavarvi un occhio per la bottiglia con “quella” data, scegliete un armagnac distillato entro 30 anni, avrete un ottimo prodotto. Poi, si sa, il commercio vuole stupire gli ignari… e cavargli denari. Questa regola si applica altrettanto ai cognac, con un intervallo ampliato a 50-60 anni.

Le bottiglie sono in genere riempite a gradazione naturale, cioè ottenuta dalla sola evaporazione dell’alcool nella botte senza aggiunta di acqua distillata. Raramente, e di solito per i distillati del Bas Armagnac, meglio ancora del Grand Bas Armagnac (che non è però denominazione ammessa ufficialmente, benché arcinota ai conoscitori), viene indicato il vitigno da cui l’acquavite proviene. I più celebri distillatori  ed affinatori separano le acquaviti invecchiandole da sole, cosicché si possono trovare armagnac da Ugni, Colombard, Baco, o Folle Blanche in purezza. Quest’ultima è la più pregiata, pur non essendo da disdegnare le altre. Nel cognac ciò è rarissimo.

La principale diversità dell’armagnac rispetto al cognac è l’alto contenuto di sostanze congeneri, oltre all’alcool: poiché si ottiene un distillato a grado più basso, tra 52° e 60°, a differenza del cognac in cui l’alcool è tra 63° e 72°, la frazione di sostanze aromatiche primarie sarà maggiore, fino a quasi il 50%, e quindi ne risulta un liquido in cui le caratteristiche del vino, e perciò del territorio in cui esso è nato, si fanno sentire in modo marcato. Frequentemente, confrontando un armagnac con un cognac di età simile, si nota la forte secchezza del primo rispetto al secondo, ed una certa dose di rustica ruvidezza, in particolare con i distillati provenienti dal Ténarèze, che necessitano di almeno 15 anni per ammorbidirsi, e cominciare ad acquistare espressione. Al contrario, i distillati del Bas Armagnac godono di maggiore finezza già da giovani.

L’altra importante differenza con il cognac è – nell’armagnac tradizionale, sempre di annata – la mancanza di diluizione con acqua distillata; rispetto all’armagnac commerciale (le cui bottiglie senza indicazione d’annata sono sempre assemblaggi di acquaviti diverse) e a quasi tutto il cognac, che vengono portati a 40°, il vero armagnac è imbottigliato al grado alcolico risultante dalla sola evaporazione nella botte. Si tratta quindi di quel tipo di distillato che a Cognac prende il nome di brut de fût (“come esce dalla botte”), una qualità di pregio, con tenore sempre oltre 40°, e normalmente tra 45° e 49°. Ciò non deve spaventare il consumatore, poichè il lungo soggiorno in botte fa armonizzare perfettamente l’alcool con gli altri elementi, che verrà quindi avvertito meno bruciante al palato di un armagnac giovane a soli 40°.

In definitiva, il cognac risulterà più influenzato dalle operazioni successive alla distillazione, la botte e l’invecchiamento, e prenderà un carattere più delicato e fine. L’armagnac, avendo in eredità alla nascita più aromi, sarà meno modificato dall’invecchiamento, ed esprimerà più il territorio in cui è cresciuto, sottolineando forza e densità di sapori. I francesi spesso li paragonano a seta contro velluto.

Quindi, se si possono intravedere molte somiglianze, ci sono tuttavia differenze importanti, che ne fanno due distillati profondamente diversi per gusto e razza. Nondimeno, l’amatore di cognac potrà trovare nell’armagnac di qualità ottime bottiglie con cui confrontarsi, e viceversa il bevitore di armagnac apprezzare meglio la robusta stoffa del suo distillato sperimentando l’aerea eleganza del suo “fratello maggiore”.

© 2012 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)




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