Archivio per aprile 2019

28
Apr
19

Pirus Nonino – Williams Riserva – 2 anni

I distillati di frutta sono sempre qualcosa di esotico quando prodotti in terra d’Italia, con l’esclusione delle già Imperial-Regie province in cui la tradizione austriaca sopravvive o vivacchia, senza estinguersi mai.

Fa meraviglia pertanto ritrovarsi nel bicchiere un distillato non solo di frutta: il Pirus Riserva di Nonino è addirittura invecchiato due anni in botte di quercia del Limosino. Si tratta quindi di un’acquavite rara perfino a nord delle Alpi. La potremmo chiamare una prova d’artista, in cui il famoso distillatore friulano ha voluto cimentarsi, quasi come in una sfida a se stesso. Per questa prima edizione ne sono state ottenute solo 828 bottiglie da mezzo litro: una botte, insomma.

Pirus Nonino - Riserva / Williams

Già, la Williams. Il distillato di frutta che è forse il più amato, ed il più prodotto tra il Tirolo e la Foresta Nera. In quelle contrade vi basterà il nomignolo familiare per richiederla, “Ein Willi, bitte!”: vi sarà subito servita. Provate, funziona nella peggiore bettola come nel ristorante di lusso.

Tra tutte le pere la Williams non è la più fine né la più discreta: ma come una donna di strada belloccia e vistosamente truccata, attirerà la vostra attenzione e si farà desiderare non senza motivo, da brava ruffiana qual è.

Anche solo da bianca la Williams strappa facili consensi come una grappa di moscato:  piace infatti alle signore ed a chi non ha consuetudine con gli alcolici. Ma come si comporta questo distillato, una volta affinato nel legno? Il Pirus Nonino conserva tutte le note aeree e fruttate della nascita, ingentilite e domate però dal tempo e dalla botte. Qualche cenno di dolcezza vanigliata si fonde ai profumi della pera, vestendo l’acquavite di ulteriore armonia.

Al primo assaggio è difficile cogliere l’effetto della botte: la pera si conserva gagliarda nei profumi e nei sapori, e l’alcool, per quanto addolcito dal legno, vibra le sue note, ma non vi ferirà la bocca; non è feroce come certi rum per le ciurme che solcavano i Caraibi. Quando poi lasciate distendere il Pirus nel palato, il legno vellutato lo riveste, mentre il frutto prende ampio la via del naso, in gustoso equilibrio.

A casa Nonino hanno larga esperienza con la quercia: seppur breve, il paio d’anni trascorso in botte da questa Williams è abbastanza per aggiungere tinte al fine quadretto di partenza, senza saturarlo con il tannino, che sarebbe mal digerito dalla trama del distillato. L’alcool di frutta non ha – con l’eccezione dell’uva – la capacità di assorbire anni ed anni di legno senza restarne vittima. Il calvados è un monito sufficiente, a mio modesto parere.

L’insieme offerto dal Pirus Riserva, fatto da mano sicura e ben condotto nell’invecchiamento, è elegante; l’armonia è rispettata anche nel retrogusto, senza il prevalere di uno dei protagonisti sull’altro. Alla francese, la chiamereste un’acquavite gourmande, con cui osare qualche felice abbinamento a tavola. Se ne trovate ancora, è un bicchierino che vi regalerà un raffinato momento di piacere.

Nota: la bottiglia è un gentile omaggio del produttore. La recensione è invece indipendente e non sollecitata. Il lettore informato può liberamente trarre le sue valutazioni.

© 2019 Il farmacista goloso (riproduzione riservata)

Il Pirus di NONINO

Riserva / Williams

Aged 2 Years

Single Cask quercia Limousin n° 3026

Inizio invecchiamento 7/1/2016 * Estrazione 22/5/2018

828 bottiglie prodotte * 500 ml * 43°

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14
Apr
19

XXO: una nuova sigla per il cognac


Il mondo degli invecchiamenti del cognac è già abbastanza oscuro: ma da pochi mesi l’ente di controllo della filiera, il BNIC, ha approvato l’uso di una nuova sigla per una categoria d’invecchiamento.

La richiesta nasce dalla maison Hennessy, la più grande azienda della regione, che nel 2017 aveva lanciato un imbottigliamento di lusso per il mercato asiatico, dal costo di circa 600 dollari, con la sigla XXO, subito sospeso dal commercio dalle autorità francesi, perché non previsto dai regolamenti ufficiali.

Un’antica mignonnette di cognac Hennessy XXO – da Sudouest.fr / Philippe Menard

XXO significa “eXtra eXtra Old”: Hennessy non si è data per vinta, e come leader di mercato, ha dapprima opposto un ricorso alla giustizia amministrativa, che nel gennaio dell’anno scorso le ha dato torto; e successivamente ha fatto lobbying sul BNIC, il quale ha inoltrato la richiesta all’INAO, l’ente che certifica le denominazioni di origine francesi, per introdurre questa nuova denominazione di invecchiamento, approvata infine a giugno 2018.

L’autorizzazione è arrivata come frutto di un compromesso: la sigla XXO è stata integrata nel cahier des charges AOC cognac e significa che il più giovane cognac contenuto nella bottiglia deve avere almeno 14 anni di invecchiamento certificato in botte. L’INAO ne ha quindi autorizzato l’impiego, a condizione che diventasse bene comune della denominazione, e non solo di una maison, seppure la più importante. Dall’8 novembre 2018 la nuova denominazione è legalmente efficace.

La ragione per cui Hennessy pretendeva di usare questa sigla si fa risalire ad alcuni imbottigliamenti della Casa commercializzati già dal 1872, ed in seguito abbandonati con l’entrata in vigore dei regolamenti di tutela della denominazione.

Oggi le ragioni sono perlopiù di visibilità nei mercati premium asiatici (duty free in primis), dove il gigante del cognac ha un ricco business: potervi portare un prodotto con un maggior invecchiamento certificato ufficialmente dà alla maison Hennessy una potente arma di marketing. Il metodo non è nuovo, se anche il consorzio del Chianti in Italia ha seguito le stesse logiche; si tratta della premiumizzazione del prodotto, rendendolo distinguibile come categoria superiore al consumatore, per poi chiedergli un prezzo maggiore.

La presentazione del cognac Hennessy X.X.O. – da DFS.com

Ad oggi le sigle degli invecchiamenti certificati del cognac sono quindi:

  • VS – due anni di invecchiamento in botte
  • VSOP – quattro anni di invecchiamento in botte
  • XO – dieci anni di invecchiamento in botte (dal 2018)
  • XXO – quattordici anni di invecchiamento in botte (dal 2019)

Le ragioni dell’industria non sempre combaciano con quelle dei vignaioli produttori. Parecchi dei 1600 vignaioli fornitori di Hennessy distillano e vendono in proprio una parte del loro cognac. Quanti di loro avranno il coraggio di utilizzare la sigla creata per servire gli interessi della potente maison?

L’inutilità di questa disposizione è del resto palese: buona parte del cognac imbottigliato dagli artigiani distillatori (bouilleurs de cru) è venduta ad età ben superiori a 14 anni, senza che siano necessarie ulteriori specifiche legali. La tradizione del commercio assegna già da tempo a questi distillati delle denominazioni non ufficiali ma accettate, come Vieille Reserve, Très Vieux, Hors d’Age, Extra, ed altre, che permettono all’appassionato di individuare facilmente la fascia di invecchiamento del cognac, valutato anche il prezzo di vendita.

In ogni caso, a parere di chi scrive, la differenza qualitativa di soli quattro anni tra le due categorie legali non è un gradiente significativo. È cosa generalmente nota che gli invecchiamenti del cognac seguono incrementi di almeno un lustro per volta, o anche di un decennio, per apportare un’eloquente differenza tra due imbottigliamenti. Questo vale in special modo quando si considerano i primi due crus, i cui cognac beneficiano sensibilmente dei grandi invecchiamenti. Alla fine, quindi, più fumo che arrosto.

© 2019 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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