Archivio per 26 dicembre 2018

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Dic
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Barbancourt Reserve du Domaine 15yo

Come bevuta natalizia mi sono concesso un rum, reperto archeologico regalato da un appassionato collezionista: un Barbancourt Reserve du Domaine 15 yo, di Haiti.

Di Barbancourt avevo già gustato poche settimane fa lo stesso imbottigliamento, importato dalla D&C di Bologna nei primi anni 1980. Ma questo proviene dagli anni 1940/50, imbottigliato circa quando stavano distillando l’altro campione, o anche qualche anno prima, dell’importatore milanese Baretto.

E cambia tutto: la leggerezza di stile è sola la cifra comune ai due.

barbancourt_baretto

Il fratello più giovane del Barbancourt degustato, import. Baretto. – [Foto rubata a qualche rum blogger]

Dal colore cupo si immagina una lunga galera in botte, ma non fidatevi, il caramello lo conoscevano già, all’epoca. Lunghe lacrime velano il bicchiere: la prigione della bottiglia era un destino migliore della bevuta forse, e questo il rum lo sa, e piange la sua sorte? Benché più denso e meno etereo del fratello più giovane, il naso è profumato ed aggraziato, tra frutta candita (indice di bottiglia vecchia), datteri e fichi secchi, un po’ di legno, ed altri aromi assai tipici dei rum di una volta.

Al palato questo rum distillato più o meno 70 / 75 anni fa si rivela del tutto cognaccoso (non deve stupire, il fondatore della distilleria proveniva – guarda caso – dalla Charente): tanninico tanto da legare la bocca nel retrogusto, è pieno, voluminoso, con un’idea di grassezza, ed insieme dolcemente secco (non ridete, è proprio così), riconoscibilmente fratello maggiore della bevuta precedente. Dopo adeguato riposo nel bicchiere l’esplosione di aromi stupisce ancora, nonostante sia passata una vita d’uomo dalla sua distillazione, senza togliergli nulla. Non meraviglia che Veronelli ne abbia voluto selezionare un paio di botti di ancora più vecchio, per la leggendaria Reserve a suo nome. Il fond de verre è di tabacco e legno di cedro.

Vogliamo trovargli un unico difetto? La sinfonia che canta è un po’ corta, e alla cieca sarebbe forse l’unico indizio assieme alla marcata aromaticità non vinosa per distinguerlo da un vecchio cognac Petite Champagne, ma potremmo cadere in inganno se solo ci si facesse trasportare dall’emozione della bevuta: il giudizio sintetico rimane delizioso.

Peccato non se ne trovi più, di rum fatto così bene.

© 2018 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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