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Viticoltura sperimentale a Cognac

La viticoltura sperimentale fa tappa a Cognac.

Dal 2015 la Station Viticole, ramo tecnico del BNIC, in collaborazione con l’Institut National de la Recherche Agronomique (Inra) e dell’Institut Français de la Vigne et du Vin (IFV), ha selezionato e piantato in campo aperto alcune barbatelle frutto di incroci, con la caratteristica di resistere alle malattie fungine della vite, peronospora ed oidio su tutte.

Sono stati selezionati quarantatre tipi diversi di viti, coltivate per ricerca, tra ottocento incroci, di cui solo quattro sono stati validati per l’impianto: ora a settembre 2017, è avvenuta la prima vendemmia. Bisognerà vedere come queste selezioni resistenti alle muffe (i cui nomi tecnici sono 1D10, 3G3, 3B12 e 2E5) si comporteranno in distillazione, e se saranno capaci di mantenere un profilo soddisfacente e le caratteristiche agronomiche proprie dell’Ugni Blanc: cioè produttività elevata, vini acidi e poco zuccherini, aromi conformi a quelli del ceppo genitore, e ciclo vegetativo tardivo, idoneo alla regione di coltura.

resistente_BNIC

Il grappolo di una delle nuove varietà resistenti sperimentali – fonte: http://www.BNIC.fr

Intanto questi quattro incroci sono stati giudicati degni della preparazione del dossier per l’iscrizione al registro delle specie viticole entro 5-6 anni di osservazione, e se tutto va bene, entreranno in impianto per le vendemmie dagli anni 2030 in poi. L’anno prossimo verranno piantati in vigneti sperimentali di 1 ha ciascuno, e verranno valutati per tre vendemmie successive, prima del verdetto definitivo sulla loro stabilità agronomica e sulla durata delle loro resistenze.

vigne_cognac

Vigneti nella Charente

La ricerca è cominciata nel 2003 sulla base dell’Ugni Blanc, di cui tutti gli incroci condividono il 50% del patrimonio genetico. La ricerca si sta orientando anche verso altri incroci con più geni di resistenza alle malattie fungine (résistances pyramidées, le chiamano i francesi), ma i cui risultati si vedranno verso il 2030, ed il loro probabile impianto commerciale, sperabilmente, avverrà verso la fine del decennio.

L’obiettivo rimane l’eliminazione quasi totale dei trattamenti antifungini abituali, a condizione che le nuove varietà non determinino un cambio del sapore del distillato. La clientela è molto conservatrice, ed il fatto che il cognac è esportato al 98% fa muovere i ricercatori coi piedi di piombo, dice Jean-Bernard de Larquier, presidente attuale del BNIC. L’obiettivo dell’Ente di tutela è di “far uscire il cognac dall’agrochimica” entro un ragionevole arco di tempo, come si vede, non breve.

La tendenza è chiara, se già quasi 700 dei 4.544 vignaioli del cognac si stanno convertendo o si sono convertiti alla viticoltura sostenibile e/o al biologico in proprio o col sostengo delle grandi Case commerciali.

© 2017 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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