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Brandy Montanaro Alto grado – 1974

Qualche volta bisogna parlare anche di cose sgradevoli: lisciare sempre il pelo al gatto non fa bene alla verità.

La scorsa primavera, incuriosito da una bottiglia di cui avevo già sentito parlare, me ne sono fatto mandare una. A prima vista sembrava davvero interessante: un brandy italiano a pieno grado, di una distilleria ormai chiusa, invecchiato come fosse un forgotten cask, e distribuito da una prestigiosa ditta con a capo un selezionatore dal naso assai fino: non ho mai assaggiato qualcosa che uscisse dal suo magazzino che non fosse almeno buono.

Era il caso quindi di ficcarci il naso, giacché i brandy prodotti prima del 1980 avevano una loro dignità, anche le modeste bottiglie della Vecchia Romagna Buton, Pilla, Sarti, eccetera, figuriamoci uno ben invecchiato.

Sto parlando del brandy “Dr. Mario Montanaro – Acquavite di vino 1974 Alto Grado 52° – Distillato da Aurelio Ravetto nella sua distilleria a Bussoleno in Val di Susa – Imbottigliato da Distilleria Montanaro – Alba”; questo recita l’etichetta frontale, mentre quella posteriore può darci altre interessanti notizie: “distillato da vini locali a bassa gradazione ed alta acidità, è stato ‘dimenticato’ per più di trent’anni nei magazzini della distilleria ormai chiusa. Un brandy di grande equilibrio, saporito e potente, che non può essere svilito da una riduzione di grado eccessiva. Imbottigliato a 52° esprime al meglio le sue qualità”. Sembrava un’eccellente premessa.

montanaro1974

Brandy Montanaro Alto Grado 1974 – 52° – dal sito cognac-paradise.de

Come potevo rinunciare a degustare una simile chicca? Detto fatto, ma appena versato, nel tulipano è stato (etimologicamente) sconcerto. Non riuscivo a capire che cosa fosse mai: e sì che di brandy ne avevo bevuti, e dei più diversi; nessuno scostante come questo, al naso ben poco gradevole, dagli aromi insoliti e sgarbati per un’acquavite di vino, sbilanciato, perfino aggressivo, e non certo per l’alcool elevato. In bocca era duro, legnoso, amaro, bruciante, con un lieve ma molesto sentore di grappa, disarmonico, dall’equilibrio del tutto fuori squadra. In una parola, un cattivo brandy, nonostante più di 30 anni d’invecchiamento (in tino, in botte di quale tipo? non si sa).

Probabilmente l’odore spiacevole è indice di un difetto, e comunque racconta che è successo qualcosa alla materia prima, o durante la distillazione. Potrebbe trattarsi di un eccesso di ‘teste’ nel prodotto finale. L’invecchiamento è difficile che peggiori un distillato, se è seguito con attenzione. O forse qui la ‘dimenticanza’ è stata fatale all’acquavite, donandole amarezza ed accentuando le caratteristiche negative, oppure ancora per le botti è stato usato un legno mal stagionato e inadatto. Insomma, ho consumato quasi un terzo di bottiglia per capire cosa mai non andasse in questo prodotto. Non ci sono arrivato. Il suo aroma mi fa venire perfino il dubbio che l’acquavite sia stata tagliata con della grappa, ma non posso ovviamente affermarlo. Più strana di questa bottiglia non potevo trovarne. O più semplicemente si tratta di un cattivo distillato, dal rapporto qualità/prezzo ingiurioso.

Allora ne ho voluto fare prova con altri palati, più allenati del mio. Ne ho sottoposto un campione alla cieca ad uno dei più valenti distillatori di brandy italiani, non certo l’ultimo sprovveduto, che ha confermato le mie impressioni di un prodotto difettoso; un altro produttore, pure lui distillatore esimio, al proposito mi raccontava divertito di una degustazione sfociata in una amichevole litigata con il patron della Montanaro, il famoso Oscar Farinetti, che sosteneva caparbiamente di avere il brandy migliore d’Italia: questo.

Confortato da pareri ben più autorevoli del mio, prima di mettermi a scriverne ho provato di nuovo ad assaggiare il brandy in questione, ma ho avuto solo conferme della sua mediocrità. Peccato, davvero peccato.

Caro Farinetti, mi spiace che un portabandiera della gastronomia italiana come lei si presti a far commerciare roba simile, non le fa onore. Ci saranno anche tanti incompetenti disposti a prendere il suo brandy per buono, dato il marchio, ma certe cose non ce le dà a bere. Proprio no.

© 2016 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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2 Responses to “Brandy Montanaro Alto grado – 1974”


  1. 1 Silvia
    3 aprile 2016 alle 22:32

    Buona sera.
    Innanzitutto grazie per la sua recensione.
    Avevamo in programma una degustazione con il brandy da lei menzionato e per casualità mi è capitato di leggere il suo articolo.
    Qualche mese fa, il mio barista di fiducia, acquistò questo brandy che allietò moltissime mie serate.
    Giorni fa ne acquistò un’altra, ma le posso assicurare che trovammo un prodotto totalmente diverso, acetato, privo di dolcezze.Ora, questo, non me lo so spiegare, e purtroppo dovremo cambiare distillato.
    Saluti
    Silvia

    • 5 aprile 2016 alle 23:06

      Dovrebbe spiegarcelo il signor Farinetti…Oscar per gli amici…


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