Archivio per ottobre 2015

22
Ott
15

L’armagnac commerciale

L’armagnac non è tutto uguale. Nella grande maggioranza dei casi l’armagnac che vedete sugli scaffali è una bottiglia di armagnac “commerciale”. Di che si tratta in realtà? Come riconoscerlo? È vero armagnac?

La risposta è: sì e no. Si tratta di armagnac, non c’è dubbio, ma le modalità produttive lo differenziano pressoché del tutto dall’armagnac tradizionale, che è il “vero” distillato della Guascogna.

Un armagnac XO in bottiglia basquaise - maison Janneau

Un armagnac XO in bottiglia basquaise – maison Janneau

Quasi tutte le bottiglie di armagnac in vendita (85% – 90% almeno) sono costituite da armagnac commerciale. Questo tipo di distillato è il frutto di una lavorazione diversa da quello che prevedono gli usi regionali, ed è molto più simile a quella del cognac: il motivo principale per cui l’armagnac viene preparato in questo modo è la facilità di consumo. Vediamo perché.

Innanzitutto come riconosere l’armagnac ordinario da quello tradizionale?

L’etichetta ve lo chiarisce subito: nell’armagnac commerciale non c’è alcuna indicazione di annata, ma trovate le stesse sigle in uso per il cognac, oppure un’indicazione di invecchiamento come per il whisky.

Ne troverete in vendita i seguenti tipi:

  • VS – il più giovane degli armagnac, a volte chiamato *** (tre stelle), per cocktail o cucina
  • VSOP – un armagnac di almeno 4 anni, il minimo per la degustazione
  • XO – un armagnac di almeno 6 anni, già più armonico, ma ancora non strutturato
  • HORS D’AGE – un armagnac di almeno 10 anni, finalmente adulto
  • MENTION D’AGE – 15 ans, 20 ans, 30 ans, e oltre. Armagnac di età superiore

Ovviamente ogni indicazione sottintende l’età minima della miscela: facilmente si tratta di distillati la cui età media è superiore al dichiarato. Ricordiamo però che non è l’età del distillato che ne determina la qualità. Vecchio quindi non è più buono, almeno non sempre.

Armagnac Hors d’Age – maison Delord – CC license – author EspritVin

Detto questo, la differenza con l’armagnac tradizionale (millesimato) è assoluta: i distillati con le sigle indicate prima sono:

  • diluiti con acqua distillata od una miscela di acqua e armagnac, di solito a 40°
  • miscelati con altri armagnac di aziende diverse o di zone diverse
  • trattati con zucchero, caramello e boisé, per ottenere un gusto morbido ed un colore uniforme tra le varie partite
  • talvolta distillati con metodo charentais, cioè due volte con alambicco discontinuo, a grado più elevato, per rendere meno spigolosi i distillati più giovani

Le analogie con il cognac sono evidenti. Si tratta di una strategia commerciale, che rende l’armagnac più facilmente accostabile dal grande pubblico, perché così ne viene spento il fuoco alcolico – ricordiamo che l’armagnac normalmente reca una gradazione da 44° a 49° – ed arrotondato il suo gusto usando gli stessi additivi del cognac. Quindi meno attacco, meno concentrazione, meno aromi, meno alcool, più morbidezza data dallo zuccheraggio, e retrogusto evanescente. Nessuna dote positiva, se non quella di aumentare la platea dei possibili clienti.

I vantaggi per gli imbottigliatori sono immediati e numerosi:

  • meno tasse – si pagano sulla % di alcool della bottiglia
  • più resa – un armagnac diluito riempie più bottiglie
  • nessun vincolo di cru o di provenienza da aziende determinate
  • approccio facile al consumatore – spesso spaventato da gradazioni alte
  • vendita immediata – non c’è bisogno di aspettare la lenta maturazione dell’acquavite

Bastano queste ragioni per rendere evidente come il mercato sia ormai orientato in gran parte a fornire questo tipo di armagnac, a spese della tipicità e della sincerità di un distillato antico e schiettamente artigianale.

Se con il vino si fa di tutto per cercare terroir, concentrazione e tipicità, produrre questi armagnac ottiene l’effetto opposto: meno qualità e più quantità. Ovviamente non stiamo affermando che gli armagnac assemblati siano sempre cattivi, tutt’altro, ma è fuor di dubbio che non contengono l’anima verace del distillato guascone.

La gamma di armagnac mention d’age della maison Darroze – l’immagine mostra bene gli stadi di invecchiamento – dal sito aziendale Darroze http://www.darroze-armagnacs.fr

Un grosso problema inoltre è l’accumulo degli stock: questo costringe i produttori a vendere come armagnac commerciale anche partite di millesimato che non trovano sbocco sul mercato; significativa è la scelta della celebrata maison Darroze, che deve le sue fortune all’aver fatto conoscere nel mondo l’armagnac tradizionale dei piccoli produttori: la Casa, cedendo alla  strenua difesa della tradizione,  ha cominciato a vendere un’intera linea di armagnac con etichetta mention d’age da 8 a 60 anni per alleggerire i propri magazzini. Un mercato certamente più ampio e redditizio rispetto alla vecchia filosofia dell’azienda, ma che tradisce lo spirito del fondatore in nome del dio Dollaro.

A discolpa dei produttori – ognuno di loro produce una qualche sorta di armagnac commerciale – è il fatto che così facendo arriva più velocemente capitale fresco che non col metodo tradizionale: fonte indispensabile quindi per stare sul mercato. Tenete conto che l’armagnac è nella maggioranza dei casi un prodotto artigianale collaterale di un’azienda agricola, e il più delle volte rappresenta solo una modesta parte delle sue entrate: quando va (molto) bene un produttore vende qualche migliaio di bottiglie all’anno, più spesso ancora meno. Per cui avere un cash flow più rapido permette di mantenere in vita produzioni altrimenti svantaggiate dal lato economico.

I distillatori del Bas Armagnac delle Landes lo riconoscono senza problemi: l’armagnac tradizionale è già oggi un prodotto “esclusivo”, che richiede un consumatore preparato e disposto a comprenderne pazientemente le sue caratteristiche uniche. Qualcuno di loro arriva a temerne la sparizione, a favore del fratello annacquato. Vorremmo essere più ottimisti.

Il vignaiolo della Guascogna,  quando andate a trovarlo per assaggiare il frutto del suo lavoro, vi farà capire che non è il caso di giudicare l’armagnac da quello fatto per essere venduto alla svelta, ma che la “trippa” si nasconde nei prodotti d’annata. L’orgoglioso entusiasmo con cui ve lo offrirà è segno di quanto ancora amino il loro spirito focoso.

Non dimenticate che l’armagnac di annata a confronto di quello (per necessità) commerciale è un mondo infinitamente più ricco di soddisfazione per il palato, così come potrebbe essere un cru di Barolo a confronto con un fratello da supermercato. Il secondo aiuta a far vivere il primo. È un’amara legge, ma business is business !

Scegliete voi cosa preferire, facilità o complessità.

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

 

 

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11
Ott
15

Distillati e zucchero aggiunto – parte seconda – brandy

Qualche tempo fa si parlava della ben taciuta pratica di aggiungere generose quantità di zucchero al rum; la cosa non reca pregiudizio al distillato, ma lo fa sembrare più buono e più maturo di quel che è. Di fatto, un’adulterazione.

I distillati lo sono veramente ?

È discutibile se l’usanza generi una vera e propria frode commerciale nei confronti dei bevitori o sia accettabile e perfino gradita. La questione è aperta; oltreoceano mancano regole produttive locali, mentre quelle UE sono (volutamente?) lacunose.

Vediamo invece cosa succede per i nostri amati spiriti di vino.

Cognac ed armagnac sono soggetti ai disciplinari di produzione francesi (AOC), che ne codificano l’elaborazione; vanno quindi rispettati alcuni standard, e le aggiunte di caramello e zucchero sono regolate, entro 4° di densità apparente.*

Per il brandy italiano il disciplinare ammette lo zuccheraggio, sempre come edulcorante, nel limite del 2% (20 g/litro).**

Il disciplinare del brandy di Jerez permette l’edulcorazione con saccarosio, glucosio, o vino dolce naturale, ma tace sulle quantità ammesse, ricordando solo che superata la soglia di 100 g/litro il brandy diventa liquore a base di brandy. Difatti è generalmente più dolce dei suoi confratelli latini. Ne viene anche permessa l’aromatizzazione.***

Il panorama si presenta quindi variegato: da regole certe, (F, I) al vuoto normativo (E).

Il principio che dovrebbe guidare noi consumatori è, a modesto parere di chi scrive, che se l’acquavite nasce da materie prime buone ed è trattata con cura in distillazione ed invecchiamento non ha quasi mai bisogno di arrotondamento oppure di un esaltatore di gusto, dato dagli zuccheri disciolti.

Zucchero nelle sue varie forme – public domain image

L’aggiunta di zuccheri sembra essere tecnicamente lecita se rimane nei confini dell’edulcorazione, ed è sicuramente accettabile per le acquaviti giovani (< 8 anni), alle quali conferisce una migliore palatabilità.

Una soglia compresa tra 5 e 15 grammi/litro di zuccheri è sufficiente agli scopi tecnologici senza alterare significativamente il carattere dell’acquavite. Oltre questi valori, la nostra opinione è che l’edulcorazione snaturi il carattere del distillato.

Superati i 20 grammi/litro, valore massimo per il legislatore italiano, le acquaviti dovrebbero essere considerate adulterate, cioè non più conformi a ciò che esce dall’alambicco. Ma è un’opinione personale.

La realtà è che al consumatore medio questi alcolici sciroppati piacciono, e molto, come si diceva nel caso di scuola dei rum. Ma è altresì vero che l’amatore di distillati riconosce gli elevati zuccheraggi alla degustazione, e ne resta perplesso e non di rado schifato.

I produttori caraibici, invece, quando gli si domandi ragione dei dati delle analisi sui loro spiriti, negano ostinatamente le dolcificazioni, e si appellano all’aumento della densità conferita dalla botte durante l’invecchiamento: peccato che – per quanto sia vero che questa apporta zuccheri tramite l’idrolisi acida dell’emicellulosa del legno – la quantità si mantenga nell’ordine dei milligrammi/litro, con massimi di 0,5 g/l per il cognac e 2.0 g/l per il brandy di Jerez, ma solo dopo 30 e rispettivamente 40 anni di invecchiamento.**** Ben lontano dai valori rilevati nei rum, le cui densità indicano un’aggiunta estranea.

Serie di brandy di Jerez – museo di Jerez de la Frontera – CC license – author El Pantera

Andiamo nel dettaglio. Grazie alle analisi dei monopoli di stato finlandese e norvegese sugli alcolici, oggi possiamo disporre di dati certi ed indipendenti sul contenuto di zucchero di svariatissimi prodotti.

Ci diranno che i dati non sono utilizzabili per la ragione che ogni Casa produttrice aggiusta i suoi distillati al gusto dei mercati di destinazione; ma possiamo ben stimare che il tenore in zucchero usato nei paesi europei sia lo stesso, grammo più o meno. Diverso sarebbe se si parlasse dei mercati estremo – orientali, dove il gusto della clientela è sensibilmente diverso, richiedendo un brandy più dolce e più colorato.

Vediamo quindi per alcuni prodotti, scelti tra i più rappresentativi, il loro contenuto di zuccheri espresso in grammi/litro, grazie alle fonti citate.

Brandy Italiano
• VECCHIA ROMAGNA ET. NERA 8 g/l
• ARZENTE POLI 1 g/l
• BRANDY LUXARDO 4,5 g/l

Brandy Spagnolo
• TORRES 10 (Pénedes) 12 g/l
• TORRES 20 (Pénedes) 10 g/l
• JAIME I   30 (Torres – Pénedes) 15 g/l
• FERNANDO DE CASTILLA Solera Gran Reserva 11 g/l
• CARLOS I SGR (Osborne – Jerez) 40 g/l
• VETERANO 36° Solera (Osborne – Jerez) 11 g/l

Armagnac
• LARRESSINGLE VSOP TÉNARÈZE 7 g/l
• BARON DE CASTELNAU 1963 50 YO 2 g/l
• CHATEAU DE LAUBADE XO 0,4 g/l
• CHATEAU DU TARIQUET VSOP 3 g/l
• DARROZE ASSEMBLAGE 8YO 0,1 g/l
• DARTIGALONGUE XO 5 g/l
• CHATEAU DU TARIQUET FOLLE BLANCHE 8YO 2 g/l

Cognac
• ABK6 VS 10 g/l
• ABK6 VSOP 6 g/l
• BISQUIT VS 6 g/l
• BISQUIT VSOP 9 g/l
• CAMUS VS 10 g/l
• CAMUS VSOP ELEGANCE 8 g/l
• COURVOISIER VS 7 g/l
• COURVOISIER VSOP 7 g/l
• COURVOISIER XO 7 g/l
• DELAMAIN XO PALE & DRY 4 g/l
• DELAMAIN XO VESPER 2 g/l
• DE FUSSIGNY VS SELECTION 12 g/l
• DE FUSSIGNY XO 13 g/l
• DE LUZE VS 11 g/l
• DE LUZE VSOP 12 g/l
• DE LUZE XO 11 g/l
• DUDOGNON XO VIEILLE RESERVE 1 g/l
• DUDOGNON EXTRA HERITAGE 1 g/l
• FRAPIN VS 13 g/l
• FRAPIN VSOP 11 g/l
• FRAPIN XO CHATEAU FONTPINOT 10 g/l
• GAUTIER VS 11 g/l
• HENNESSY VS 9 g/l
• HENNESSY VSOP 10 g/l
• HENNESSY XO 12 g/l
• HINE VSOP RARE 9 g/l
• HINE XO ANTIQUE 8 g/l
• JEAN FILLIOUX NAPOLEON 7 g/l
• JEAN FILLIOUX STAR GOURMET 4 g/l
• MARTELL VS 7 g/l
• MARTELL VSOP MEDAILLON 7 g/l
• MARTELL XO 11 g/l
• MARTELL XO CORDON BLEU 7 g/l
• MARTELL EXTRA CRÉATION 6 g/l
• MEUKOW VS 13 g/l
• MEUKOW VSOP SUPERIOR 14 g/l
• MEUKOW XO 12 g/l
• OTARD VSOP 7 g/l
• PRINCE DE POLIGNAC VSOP 10 g/l
• RAGNAUD SABOURIN N°4 (VS)  8 g/l
• RAGNAUD SABOURIN N°25 XO 8 g/l
• RÉMY MARTIN VSOP 10 g/l
• RÉMY MARTIN XO EXCELLENCE 8 g/l
• TRIJOL VSOP 15 g/l
• VALLEIN TERCINIER NAPOLEON 3 g/l
• VALLEIN TERCINIER XO 3 g/l
• VALLEIN TERCINIER PC 92 1 g/l

A prima vista si può concludere che i brandy meno edulcorati siano gli armagnac, seguiti dagli italiani (ma sappiamo che alcune Case abbondano), i cognac sono mediamente tra i 7-12 g/l, con l’eccezione di alcune piccole Maison artigianali, che quasi non aggiungono nulla (sotto i 5 g/l l’effetto si può ritenere trascurabile), e gli spagnoli oltre i 10 g/l (è esperienza comune però che alcuni loro brandy sono francamente dolciastri). Il panorama dimostra come i brandy nel loro complesso siano più sinceri di altri spiriti in riguardo all’edulcorazione.

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

NOTE

*   Cahier des charges de l’appellation d’origine contrôlée « Cognac » ou « Eau-de-vie de Cognac »
ou « Eau-de-vie des Charentes » homologué par le décre t n° 2015-10 du 7 janvier 2015

**   Scheda tecnica del “Brandy italiano” – Decreto 5388 del 01 agosto 2011 – in attuazione dell’articolo 17 del regolamento (CE) n. 110/2008 del Parlamento Europeo

***   La legislación recoge una práctica tradicional como es la adición de maceraciones aromáticas de frutas para dar tipicidad y carácter diferenciador a cada producto. El empleo de maceraciones y extractos hidroalcohólicos en brandy está autorizado en España desde el año 1977, y su elaboración se realiza conforme a lo dispuesto en las directivas de la Unión Europea y su transposición a las  disposiciones nacionales. Las maceraciones y extractos utilizados en brandy son elaborados a partir de pericarpios de almendra, ciruelas, uvas pasas, cortezas de nueces verdes, vainas de vainilla y virutas de roble. Los procedimientos descritos para la elaboración de maceraciones y extractos incluyen extracciones sólido-líquido, como la destilación o extracción por disolventes, que se realizan sobre la materia prima en estado natural o transformada  mediante procesos de secado, tostado y fermentación. Según los datos proporcionados por el Consejo Regulador de  la Denominación Específica Brandy de Jerez, el empleo de extractos y maceraciones en la elaboración de brandies comerciales no supera, en general, el 3 ‰. [Tratto da “ESTUDIO DE PARÁMETROS ALTERNATIVOS COMO INDICADORES DEL ENVEJECIMIENTO Y DE LA  CALIDAD DEL BRANDY DE JEREZ” Tesi di laurea di Cristina Martínez Montero, Cadiz, 2006]

****  Se ha descrito un aumento en el contenido de azúcares de hasta 2000 mg/l en brandies envejecidos durante 40 años (indicando valores de xilosa, arabinosa, glucosa y fructosa), mientras que el coñac envejecido en barricas de roble durante 30 años puede llegar a valores de 500 mg/l. [Tratto da “ESTUDIO DE PARÁMETROS ALTERNATIVOS COMO INDICADORES DEL ENVEJECIMIENTO Y DE LA  CALIDAD DEL BRANDY DE JEREZ” Tesi di laurea di Cristina Martínez Montero, Cadiz, 2006]




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