Archivio per Mag 2015

26
Mag
15

“L’ho visto su un sito a 4000″: i prezzi delle bottiglie da collezione

Riportiamo (per gentile concessione), sia per l’importanza dell’argomento che per le sensate opinioni, un articolo già pubblicato sul sito di un grande appassionato di whisky, Angel’s Share. Sarà utile ai tanti possessori di bottiglie “antiche” o che vogliono vendere o valutare qualche “tesoro” trovato nella cantina del nonno.

L’ennesima discussione, anche sgradevole con tanto di contumelie, con chi crede di aver trovato l’oro, spesso un vecchio Macallan, mi spinge a organizzare in uno scritto, spero chiaro e strutturato, alcune considerazioni che tocca ribadire e sottolineare ma che purtroppo sono comprese da pochi. Posso essere piuttosto tranquillo e distaccato nello scrivere questa cosa sia perché non ho spirito collezionistico, sia perché le bottiglie che compro sono in ottica di consumo e non di profitto e, terzo, e non ultimo, non ho abbastanza soldi per questa fascia di prodotti.

I cancelli del Paradis (beato quel San Pietro!) dello Chateau de Montifaud – Jarnac – Photo by Carpe Diem Saintes

Scenario tipo: la persona X trova la bottiglia Y di un parente/amico, senza sapere ovviamente di cosa sta parlando. In alcuni casi si tratta di bottiglie di poco valore ma mettiamoci nel caso di bottiglia dal valore collezionistico, diciamo un Macallan millesimato, ad esempio, facciamo un esempio eclatante prendendo l’anno di nascita di due persone a me care, il Macallan 1938 Red Ribbon di Rinaldi. Uno dei rovesci della medaglia di internet è proprio che standosene seduti e usando Google si diventa esperti di qualcosa in cinque minuti, persino di collezionismo di whisky. Quindi con sicumera andate su Google e cercate “Macallan 1938 Rinaldi”, guardacaso il primo sito che vi esce è questo. Cavolo sono 12.500 euro, sono ricco! Ovviamente il venditore pigro non va a vedere altri prezzi di altri rivenditori (se ne trovano sotto i 7.000 euro ad esempio) ma si tara su quella cifra. Il compratore si approccia al venditore offrendo diciamo 5.000 euro. Il campionario delle frasi a fronte di una valutazione non considerata congrua è: “Eh ma questa è una offerta offensiva”. “Eh ma te vuoi fare il furbo”. “Eh ma te vuoi fregare”. “Eh ma te vuoi fare il colpo della tua vita”. Tutte seguite dalla frase “eh ma su un sito l’ho vista a più del doppio“. Oppure “un giapponese mi ha offerto 8.000 euro“; oppure “l’ho vista in asta a 7.000“.

Quindi ecco alcune considerazioni personali, che spero siano utili a chi capiterà su questa pagina.

Collezionismo: Gli oggetti “da collezione” seguono regole diverse dagli altri articoli. Prima cosa se il vostro acquirente è un collezionista e ha interessa particolare all’oggetto (“mi manca solo quella”) può spendere qualcosa in più e potreste realizzare una cifra superiore al “normale”. Ma tenete presente che anche le condizioni della bottiglia (livello, conservazione di capsula, etichetta ecc) hanno la loro importanza. Tanti anni fa imparai una lezione che difficilmente potrò scordarmi. Trovai in cantina dei fumetti, non erano di particolare valore ma non mi andava di buttarli e decisi di mettere un annuncio su ebay. Le condizioni dei giornaletti mi sembravano buone, erano, per me, ovviamente un po’ ingialliti, misi qualche foto e li vendetti a un ragazzo calabrese per poche decine di euro. Quando ricevette la merce mi contattò molto contrariato dicendo che le condizioni erano pessime e che per la rabbia li aveva gettati via. Mi rimproverò di aver scritto “buone condizioni” dicendomi che per un collezionista quel tipo di deterioramento, che per me era normale, era per un collezionista inaccettabile. Capendo la mia buona fede ci aggiustammo e la cosa finì lì. Beh, non crediate che chi spende qualche migliaio di euro sia disposto a tollerare di pagare a prezzo “pieno” una bottiglia non in perfette condizioni. Condizioni che, se non siete esperti, difficilmente potete valutare.

Un angolo di Paradiso nella maison Bache-Gabrielsen- da http://www.cognac-expert.com (per gentile concessione – By kind permission)

Vendita a professionisti del settore: Se vi rivolgete ai professionisti del settore tenete presente che pure loro devono campare come dovete campare voi, e quindi fare margine. Se ve la comprano a 10.000 euro a quanto la devono vendere (vedi punto seguente)? Quindi chi vende necessariamente lo fa per guadagnare, ma anche chi compra, soprattutto se commercia, deve avere un vantaggio in prospettiva, non rimproverateli della loro offerta.

Cognac Fine Champagne 1825 - quasi due secoli in bottiglia !

Cognac Fine Champagne 1825 – quasi due secoli in bottiglia !

Vendita a privati/collezionisti: se vendete allo stesso prezzo o poco meno di un negozio, chi si prende il rischio di perdere le garanzie che darebbe un riconosciuto professionista del settore? Se un negozio vende a 12.500 e voi a 11.000 vi sentite competitivi? Tenete anche presente che girano molti falsi. Che garanzie date?  Tenete anche presente che con le recenti regole per tracciare i pagamenti teoricamente non potreste movimentare contante sopra i 1.000 euro e ultimamente l’Agenzia delle Entrate si fa parecchie domande sul vostro tenore di vita. In ogni caso la vendita da privati se rimane in Italia e la vendita è occasionale dimostrata da documento di cessione da privati è, da quel che mi risulta, in regola. Su ebay le cose si stanno complicando e si usa lo stratagemma di classificare l’articolo come oggetto da collezione e non come “sostanza alcolica”, questo ha spesso protetto anche i falsari dalle denunce (si vende non il contenuto ma l’oggetto).

Cognac A.E. Dor Très Vieille Grande Champagne Réserve N°1 – Age d’Or – 1893 – valutato €13.400 – da http://www.thewhiskyexchange.com

Spedizioni all’estero: non trascurate anche dove si trova il compratore, ricordate che state movimentando una cifra importante e che si tratta di alcool, che non gira liberamente per il mondo tanto facilmente. E se arriva rotta o non arriva affatto? Bell’affare avete fatto. Il famoso giapponese che vi offre 8.000 non è detto che vi faccia guadagnare di più e soprattutto vi permetta sonni tranquilli: spedire le bottiglie di alcolici all’estero da privati non è come mandare un piego di libri; è quasi certo che vi blocchino la spedizione e vi appioppino una bella salassata di accise, sempre che la bottiglia torni indietro. Ah poi volete mandare 8.000 euro di valore senza assicurazione? Vi conviene prendere l’aereo e portarla direttamente, altrimenti ci dormireste la notte? Altro punto, pur essendo remoto e senza fare del terrorismo: se superate la quantità massima di alcool esportabile all’estero (nella UE sono 10 litri di spiriti) potreste anche beccarvi la denuncia di contrabbando.

Dove avete visto il prezzo:  Una bottiglia di vino al ristorante stellato o all’enoteca in centro vi costa uguale che nell’enoteca di paese? Ecco lo stesso vale per altri prodotti, soprattutto quando il web è usato come vetrina e può essere visto da persone in tutto il mondo che magari hanno disponibilità di spesa superiori alla vostra o hanno lo stesso articolo in vendita al prezzo più alto (vedi il giapponese di prima). Se prendete quindi come riferimento i prezzi di The Whisky Exchange vi consiglio di prendere un aereo per Londra (costano poche decine di euro oramai) e farvi un giro a Vinopolis, nel cuore della perfida Albione, dove c’è TWE. Entrate e guardate posizionamento, spazi e qualità del servizio. Anche se non siete esperti magari una idea dei costi di gestione del posto ve la potete fare. Se poi non lo sapete, i proprietari,  Sukhinder e Rajbir Singh, hanno credo una quarantina di dipendenti e un magazzino pieno di whisky fuori Londra sorvegliato giorno e notte, che vuol dire avere “una fortuna” ma considerando il prezzo attuale del whisky, che non è detto duri. Quindi anche rischio imprenditoriale e un bel capitale immobilizzato e sicuramente debiti con le banche. Inoltre solo a 400 metri da uno dei poli finanziari più importanti del mondo, dove forse qualche quattrino in più che nella periferia di Pero gira. Guardatevi magari lo stesso imbottigliamento su un sito specializzato o negozio italiano, tipo WhiskyAntique o Bar Metro. Probabilmente lo stesso imbottigliamento costa meno, non perché il buon Massimo Righi o Giorgio D’Ambrosio siano dei benefattori dell’umanità ma perché sanno fare bene i conti, la cifra gli garantisce il margine per la loro attività e possono trovare acquirenti pur non svalutando il prodotto. Ah poi magari potreste anche capire che spendere 10.000 sterline comprando su un sito non è come comprare su Amazon, esiste anche quella che si chiama trattativa, pensate che chi è interessato a bottiglie del genere compri senza batter ciglio e non alzi il telefono? Ecco comunque, se volete anche voi incassare queste cifre aprite un negozio, prendetevi il rischio impreditoriale, pagate tasse e spese di gestione, IVA e Irpef sul guadagno e vedrete che alla fine vi rimane in tasca meno della metà (considerando che poi che avrete anche speso qualcosa per comprare la merce e non abbiate trovate l’oro nella cantina del nonno o del bar di paese).

Vendite in asta: spesso il meccanismo competitivo delle aste (due compratori che si scannano) porta i prezzi di alcuni battute oltre il prezzo normale di un oggetto. Tenete comunque in considerazione che quel prezzo comprende una percentuale del sito di aste (anche il 40% sul sito che va per la maggiore) e le spese che dovete sostenere nella spedizione dell’oggetto, con il rischio che non venga nemmeno accettato. L’asta non è detto che comunque vi porti quanto vi aspettate, comporta ovviamente dei rischi.

Un lotto di cognac antichi battuto dalla casa d’aste Tennants – Leyburn, North Yorkshire UK nel 2011 – da http://www.cognac-expert.com [by kind permission]

Vendita del singolo articolo o in blocco: se avete per le mani più di una bottiglia potreste valutare la possibilità di vendere il tutto in blocco (teoricamente vendere singole bottiglie vi mette a rischio di apparire come commerciante illegale, certo dipende da quanto denaro movimentate). Se vendete in blocco non potete pretendere di fare la somma dei valori delle singole bottiglie, ma si applica un forfait. Il consiglio è che nel forfait mettiate anche le bottiglia di nessun o poco valore, in modo da liberarvene lasciando alto il valore dei “pezzi forti”. Smantellare una collezione cercando di massimizzare il profitto potrebbe anche non essere una buona idea (vedi anche punto seguente).

Il vostro tempo: nella valutazione cercate di capire anche se il vostro tempo per la gestione dell’affare a costo zero: dovrete telefonare, incontrare, parlare, organizzare ritiri e spedizioni e le pillole per dormire finché la bottiglia è arrivata a destinazione. E non avete in molti casi le competenze di cui sopra.

Se non vi ho convinto me ne faccio una ragione, mi basta avercela, la ragione.

© 2014 http://www.angelshare.it 

[Riprodotto per gentile concessione – By kind permission]

Annunci
17
Mag
15

degustazioni – cognac prunier 20 Ans – Fins Bois

Denominazione: 20 Ans
Produttore: Maison PRUNIER – Cognac
Tipo di produttore: négociant
Cru: Fins Bois
Qualità: XO
Gradazione: 40°
Invecchiamento: 20 anni
Vitigni: Ugni blanc
Prezzo: € 95-110 [2015]

Reperibilità:  –

Cognac Prunier 20 Ans – dal sito aziendale – http://www.cognacprunier.fr

Profilo aziendale: la Maison Prunier, uno dei più vecchi négociant della regione, è nel mestiere a Cognac da sei generazioni; nonostante il suo carattere di impresa familiare, la ditta è molto attiva nel commercio degli spiriti, non limitandosi al cognac: brandy, armagnac, calvados, vodka, rum, whisky e liquori completano una gamma inconsueta per la zona. Ha come marchio la maison de la Lieutenance, piccolo edificio medievale di Cognac, ora di proprietà della famiglia Burnez, discendente dai Prunier.

Per consuetudine familiare esportatore nei mercati lontani, oggi Prunier è leader in Cina nel campo del brandy francese, e ben conosciuta in Australia, ma non in Italia.

Nel cognac la Casa è fedele alla tradizione artigiana: il suo stile è lineare, fa distillare sulle fecce, effettua modesti interventi sulle acquaviti, e porta un amore per le note fumé. La piacevolezza di beva, la finezza, e l’aromaticità a scapito della potenza sono le cifre della Maison. Azienda di pregio e raccomandabile tanto al neofita quanto all’appassionato.

La gamma è curata, completa, ed impreziosita da una linea di rari cognac brut de fût millesimati, provenienti dai diversi crus, e dal cognac ventennale qui degustato [vendemmia 1986] .

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Note gustative: colore dorato chiaro; aroma dapprima dolcemente fruttato e non alcolico, dopo aerazione e blando riscaldamento compaiono note di pera con legno ampio e piacevolmente balsamico; gusto appena secco, fine, di facile beva, con gradevolissime note fruttate, legno ben fuso, accenni speziati; dense pennellate di rancio; retrogusto leggermente persistente. Equilibrio: molto buono.

Questo cognac, prodotto in piccole quantità ogni anno, è lineare, sincero, con un delicato equilibrio tra naso e bocca. Un Fins Bois in purezza, assai poco comune, maturo, dal frutto fine e ricco: perfetto esempio delle acquaviti di questo cru, dal retrogusto non opulento ma di estremo interesse.

Valutazione sintetica
Aroma
1. Fruttato / vinosità: 4
2. Aroma di legno (quercia): 5
3. Alcolicità: 6              (1=prevalente) (6=minima)

Gusto
1. Astringenza: 4           (1=prevalente) (6=minima)
2. Dolcezza: 3
3. Rancio: 4
4. Ricchezza: 4
5. Corpo (pienezza): 3

Retrogusto (lunghezza): 3
Equilibrio aroma/gusto: 5

Giudizio complessivo: 41 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

15
Mag
15

Pensieri occasionali di un bevitore

Una filosofia di vita guascone ! – Da keepcalm-o-matic.co.uk

Andando a spasso per l’armagnac, quando domandate come mai i giovani guasconi non bevano lo spirito locale, ma whisky, i vecchi non se lo spiegano e non si danno pace. Però…

… sanno benissimo perché LORO non lo faranno mai:

Perché diavolo dovrei mai bere qualcosa fatto con quella porcheria che do ai miei polli ?!

 è la risposta abituale.

Dispiacerà agli amici della Scozia (e della Germania aussi), ma i vecchi guasconi hanno ottime ragioni da vendere e… da sposare !

08
Mag
15

Armagnac Ténarèze – le zone dell’Armagnac

L’Armagnac Ténarèze è il cru o sottozona centrale della AOC Armagnac; queste terre sono una zona di transizione tra il Bas Armagnac sabbioso e il Haut Armagnac calcareo e pietroso.

La zona prende il nome da un cammino di transumanza anteriore all’epoca gallo-romana che collegava la regione di Bordeaux ai Pirenei: secondo una tradizione si pensa che derivi dalla corruzione del latino medievale iter Cæsarum, ossia Via Imperiale (dei Cesari); la sua particolarità era di essere tracciata sullo spartiacque tra la Garonna e l’Adour, così da non dover attraversare mai né ponti né guadi; nei tempi medievali importante dettaglio: percorrendola non si pagava pedaggio a nessun signore locale !

Carta dei crus dell’AOC Armagnac – CC license – author Pinyaev

Numerosi fiumi torrentizi, di cui la Baïse è l’unico navigabile, hanno solcato le sue valli da sud a nord, creando una grande varietà di terreni e paesaggi: per questo l’Armagnac Ténarèze è un territorio la cui vocazione agricola è più diversificata del Bas Armagnac, potendo produrre vino – di cui solo una modesta parte è distillato – cereali, girasoli, colza e ospitando pascoli e grandi allevamenti di animali da cortile. Nelle sue variegate ondulazioni questa zona viene spesso chiamata la Toscana della Francia.

Vigneti nell’AOC Armagnac – sullo sfondo i Pirenei – da http://vinocamp.fr

Si estende interamente nel Gers, ed in piccola parte nel Lot-et-Garonne; la località più importante è Condom; i terreni sono a prevalenza argillo calcarea, compatti ma meno asciutti che nel sabbioso Bas Armagnac, mentre il clima è leggermente più arido e caldo.

La differenza nelle pratiche di elaborazione dell’armagnac tra Bas Armagnac e Ténarèze è minima; tuttavia in quest’ultima si tende a distillare a grado più alto da 54° a 62°, e soprattutto si coltiva poco il Baco, che vegeta male nei terreni compatti. Gli vengono preferiti Colombard ed Ugni Blanc, e oggigiorno si riscopre sempre di più anche la fine Folle Blanche detta Piquepoult, il vitigno antico dell’Armagnac, per produrre distillati più leggeri ed aromatici.

Le zone di produzione pregiate sono quelle dove i terreni perdono la loro compattezza ed il calcare cede ad un po’ di sabbia, oppure dove diventano sabbioso-argillosi (boulbènes) quindi al limite del confine con il Bas Armagnac. La migliore zona sembra essere quella attorno a Montreal du Gers.

L’armagnac Ténarèze ha la caratteristica di evolvere più lentamente rispetto al Bas Armagnac: le acquaviti sono scontrose e dure in gioventù, per poi cominciare ad ammorbidirsi e ad acquistare profondità verso il decimo anno. Hanno quindi attitudine all’invecchiamento, potendo maturare per molto tempo: le possiamo gustare nel loro splendore dal ventesimo al trentesimo anno circa. Ecco perché vengono distillate a gradazione maggiore: saranno i lunghi anni passati in botte a diminuirne la forza. Non è quindi raccomandabile bere un armagnac Ténarèze troppo giovane.

Il paesaggio del Ténarèze in estate

Il paesaggio del Ténarèze in estate

Qualitativamente l’armagnac Ténarèze non è da meno del Bas Armagnac. Questa appellation sa regalare distillati di grande complessità e struttura, focosi nello spirito, e variegati negli aromi, sebbene più rustici e spigolosi dei loro fratelli. C’è chi dice che siano le sole acquaviti a profumare di violetta, ma è praticamente una leggenda.

Non è facile trovarne in commercio in purezza, almeno in Italia.

Una nota a margine: l’armagnac senza menzione della sottozona proviene dalle miscele dei tre crus, più comunemente dai soli Bas Armagnac e Ténarèze. Non si tratterà mai di armagnac tradizionale.

© 2015 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

02
Mag
15

EXPO 2015, si comincia ! – Il brandy della scuola enologica di Avellino

Il brandy “Avellino” della Scuola Enologica De Sanctis – da igiw.beepworld.it

L’onore del primo articolo per EXPO 2015 tocca ad un’acquavite italiana.

L’Istituto Tecnico Agrario “Francesco De Sanctis” di Avellino è la più antica scuola di viticoltura ed enologia d’Italia, fondata nel lontano 1879.

Importante punto di riferimento per la vivacissima enologia locale, ha un’intensa attività di formazione pratica in cui sono coinvolti gli studenti.

L’istituto quest’anno sarà presente ad EXPO 2015 con la sua produzione di vini Fiano, Greco e Taurasi, ma tra loro  si troverà anche un insolito brandy irpino. Abbiamo spigolato tra le notizie, in attesa di degustarlo.

Si tratta di un’acquavite di vino trebbiano toscano, come da tradizione, a bassa gradazione ed elevata acidità, ottenuto per distillazione discontinua in alambicco a vapore da 700 litri; il distillato ha gradazione di 58-60°, e viene invecchiato in botti di rovere da 400 litri per almeno 6 mesi, prima di essere diluito a 40° e colorato con caramello. Non vengono aggiunti aromatizzanti e zuccheri.

Sembra quindi trattarsi di un prodotto “didattico”, più per insegnarne le tecniche produttive, che un vero e proprio distillato da degustazione, stante il modestissimo invecchiamento.

L’etichetta del brandy “Avellino” – Scuola Enologica De Sanctis – da http://forums.egullet.org

Nondimeno ci sono tutte le premesse tecnologiche perché questo prodotto possa diventare un’ottima acquavite di una delle più prestigiose aree vinicole del nostro Sud.

Poiché la scuola non ha scopo di lucro, se non quello di rientrare dai costi di produzione, il nostro suggerimento è di avere meno fretta, e di prolungarne l’invecchiamento almeno 6-7 anni, in modo da ottenere un’acquavite nobile: così facendo la scuola potrebbe trovare maggiore ritorno economico, a beneficio della didattica, e sicura soddisfazione da parte della sia pur piccola clientela.

Si tratta comunque di un prodotto-vetrina dell’enologia meridionale. Abbiamo bisogno di insegnare anche nel Sud un artigianato dalle potenzialità grandi, quello del brandy italiano, purché si lavori bene. Qui siamo sulla strada buona, basta crederci ed avere pazienza, facendo un po’ meglio di quanto dispone il disciplinare ufficiale.

Un incoraggiamento agli studenti ed agli insegnanti dell’agrario di Avellino! Verremo a trovarvi ad EXPO.

EXPO MILANO 2015

PADIGLIONE IRPINIA – dal 1 maggio al 31 luglio 2015

Istituto Tecnico Agrario ” De Sanctis” di Avellino




Contatto / email

cognacecotognata (@) virgilio (.) it

Insert your email to follow the updates

Archivi

Mag: 2015
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Avvisi legali / legal stuff

Questo blog è protetto dal diritto d'autore © (Legge 22 aprile 1941 n. 633).
E' vietato ogni utilizzo commerciale e non commerciale del contenuto, senza consenso dell'autore.

This blog is copyrighted.
© All rights reserved.

Le IMMAGINI appartengono ai rispettivi proprietari e sono pubblicate su licenza. Nel caso di aventi diritto non rintracciabili, contattare il sito per l'eventuale rimozione.

Questo blog viene aggiornato a capriccio dell'autore, quindi non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001.

Gli articoli pubblicati non sono destinati ad un pubblico di età minore, né intendono incentivare il consumo di alcolici.

Ogni opinione pubblicata è frutto di libera espressione e non ha finalità commerciale alcuna.

NOTA PER IL LETTORE
La pubblicità che può comparire su questo blog non è volontà dell'autore, ma generata automaticamente dalla piattaforma ospitante. Vogliate scusare il disagio.

Annunci