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cognac – marketing – le cifre del 2014

Il Bureau National Interprofessionel du Cognac, l’ente statale francese che tutela, controlla e promuove il cognac, ha appena pubblicato il rapporto sulle vendite nel 2014: ecco i dati più significativi dell’anno: le sorprese non mancano, così come qualche trend consolidato.

Si sono vendute nel mondo circa 155,6 milioni di bottiglie equivalenti, con un brusco calo sul già calante 2013, ben 5,8 milioni meno dell’anno precedente (-3,6% in volume). Il trend si conferma quindi in frenata. Il mercato soffre pesantemente in Asia per gli stock in eccesso e le politiche moralizzatrici cinesi anticorruzione e antiprostituzione, si afferma in crescita negli USA, e in forte arretramento in Europa.

L’export ammonta al 97,5%, ed a un magro 2,5% di consumo domestico, sebbene la domanda francese sia cresciuta dello 0,1%.

I principali Paesi consumatori vedono gli Stati Uniti in testa con 57,5 milioni di bottiglie, segno che la crisi è finita, seguiti da Singapore (↓) con 23 milioni, dalla Cina con 14,8 milioni in calo di 5,1 milioni sull’anno 2013 (un impressionante -25,9%), e dall’Inghilterra con 9,7 milioni, in calo del 4,1%.

La Cina ha invertito il segno dell’import, bruciando in due anni circa 10 milioni di bottiglie: i grandi operatori ne stanno soffrendo pesantemente, specie quelle Case che hanno puntato le carte sul mercato giallo, Rémy Martin per prima. Martell (Pernod-Ricard) ha annunciato nel terzo trimestre 2014 licenziamenti per 900 unità, di cui 150 in Francia.

L’Europa, terzo mercato, vede  ancora Inghilterra Germania e Francia come principali acquirenti, seguiti da Olanda, Norvegia, Finlandia, con circa un quarto delle vendite totali, ma Germania ed Olanda hanno subìto pesanti cali dell’ordine del 8,4% e rispettivamente 20,1% ! L’Italia si conferma ancora tra le cenerentole, con mercato asfittico.

Riguardo alle qualità vendute, il 50,8% è costituito dal tipo VS (invecchiamento min. 2 anni e ½), il 49,2% dal tipo VSOP (4 anni) e qualità superiori (XO 6 anni, e oltre), invertendo la richiesta dei cognac più invecchiati, caratteristica dei mercati orientali.

L’interesse per questo distillato rimane comunque alto in tutto il mondo: costante è il rapporto dell’export per un totale del 97,5% della produzione complessiva.

La domanda di cognac è in netto calo globale, appesantita dai mercati asiatici, mentre la crisi rende astemia l’Europa, pur con l’infinitesima crescita in Francia. Galoppa solo il mercato nord americano, dove il cognac è lifestyle.

Fonte: bnic.fr

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