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L’Anesone Triduo bresciano – F.lli Mancabelli

Tra i grandi liquori italiani è necessario ricordare il bresciano Anesone Triduo dei fratelli Mancabelli: la tradizione distillatoria bresciana si esprime qui ad un livello di eccellenza. Nel 1800 e nel secolo scorso le numerose ditte liquoristiche avevano un posto importante nell’economia provinciale, si pensi solo alla Tassoni, ancor oggi nota; ben dodici distillerie vi funzionavano allora, tra grappa, liquori, ed acqua di cedro del Garda.

Antica etichetta dell'Anesone Triduo Mancabelli - Brescia - fonte: icharta.com

Antica etichetta dell’Anesone Triduo Mancabelli – Brescia – fonte: icharta.com

Le origini di questo prodotto vanno cercate nelle fabbriche di mistrà – bevanda un tempo popolarissima – della Repubblica di Venezia. Una volta caduta la Serenissima [1797], questa produzione è rimasta in uso nella sua provincia occidentale. L’Anesone Triduo, così detto perché frutto di tre distillazioni, è una creazione quasi bicentenaria [1824] di Cristoforo Ruboldi di Orzinuovi, e l’etichetta che ancora oggi identifica il liquore, riprodotta dall’originale, è testimone di quell’epoca: vi sono riportati secondo il gusto di allora i riconoscimenti ottenuti nei vari Expo e concorsi dal premiato prodotto orceano. La sua notorietà era detta un tempo “di fama mondiale“, esportato si dice perfino in Oceania: l’etichetta antica decantava perfino in francese ed inglese le virtù potabilizzanti di questo anice alcolico sulle acque salmastre e di palude, ben più gradevole del moderno ipoclorito di sodio!

La ditta Mancabelli di Brescia, succeduta dopo varie gestioni alla primitiva Ruboldi nei primi anni del 1900, ha prodotto il celebre liquore d’anice fino agli anni ’80, chiudendo poi i battenti. Un pezzo di storia bresciana era perso per sempre. Ma…

… da qualche tempo le distillerie Franciacorta, grossa azienda di grappa e spiriti, con prodotti di ogni genere alcolico in portafoglio, hanno voluto riprendere la fabbrica di questa ricetta storica, riproducendola con fedeltà, e ciò fa onore ai titolari, i fratelli Gozio, ed alla tradizione liquoristica bresciana.

Pubblicità dell'anisetta Meletti di Ascoli - 1940-50 (?)

Pubblicità dell’anisetta Meletti di Ascoli – 1940-50 (?)

L’Anesone Triduo Mancabelli fa parte della grande famiglia delle anisette, il cui uso è stato comune in tutt’Italia e mezz’Europa fino a pochi decenni fa; a dire il vero l’anice è il liquore mediterraneo per eccellenza, contando infinite varianti da Smirne a Cadice, passando per Cipro, Creta, Atene, e Venezia dove era conosciuto come mistrà, dal nome di una cittadina greca vicina a Sparta. I nomi in cui si declina il distillato di anice, secco o zuccherato, sono numerosi: raki (Turchia), ouzo (Grecia), mastika (Macedonia e Bulgaria), mistrà (Venezia), anisetta (Marche), pastis (Francia), sambuca (Lazio), chinchón (Spagna), assenzio (Svizzera e Francia), con varianti locali come il sassolino modenese, lo zammù di Palermo, il fortissimo elisir (90°) chiamato Gocce Imperiali dei frati cistercensi dell’abbazia di Casamari, e via elencando. Ne troverete sottobanco qualche versione anche nel Maghreb, e bevendola laggiù avrete bisogno di invocare il perdono di Allah !

La base di ogni alcolico di questo tipo è sempre il distillato di anice, verde o stellato, con aggiunta di altri aromi, particolarmente liquirizia, angelica, cumino, finocchio, ed assenzio per il liquore di questo nome.

La tecnica di produzione del nostro Anesone, da cui deriva il nome triduo, ovvero triplo in italiano moderno, è semplice: si tratta di tre infusioni separate in alcool di una decina di erbe e spezie, il cui risultato viene distillato ciascuno per conto proprio, e poi miscelato insieme, con aggiunta di sciroppo di zucchero. Il grado finale è un rispettabile 45°, in modo da sopportare la tipica diluizione con acqua gelida. La nota dominante del liquore è l’anice stellato, con sentori speziati e dolci, tali da renderlo particolarmente gradevole anche puro.

Anesone Triduo Colombo - Cardano al Campo - 1930 circa

Anesone Triduo Colombo – Cardano al Campo – 1930 circa

Questa ricetta originale ed innovativa fu ovviamente copiata ed imitata in mezz’Italia, ed è certamente più antica dell’altrettanto celebre anisetta Meletti [1870] di Ascoli, simile per gusto e leggermente diversa per tecnica produttiva: un distillato di anice locale a cui viene aggiunto un distillato da infusione di altri aromatizzanti. Se ci pensate bene, anche il gin viene prodotto con una metodica analoga.

L’uso tradizionale italiano dei liquori d’anice è come correttori del caffè; ma comunque lo si beva, l’Anesone Triduo Mancabelli è un liquore di grande piacevolezza, mai stucchevole, anzi fine e di bei profumi complessi.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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