Archivio per dicembre 2014

25
Dic
14

degustazioni – Moyet Antique – Cognac Extra (fût n° 1)

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Monsieur Pierre Dubarry, il patron dell’attuale maison Moyet – dal sito aziendale

La maison Moyet ha una storia del tutto particolare nel panorama dei produttori di cognac: fondata da Euthrope Moyet nel 1864, sotto Napoleone Terzo, nell’epoca del massimo splendore del distillato, ha smesso l’attività dopo la prima guerra mondiale; nel 1984 un imprenditore, Pierre Dubarry, scoperto questo tesoro, rilevò la ditta con tutte le sue scorte, amorevolmente custodite per 70 anni di fila da un unico maître de chai, Honoré Piquepaille, successore del fondatore dell’azienda, un caso del tutto eccezionale. Dubarry ed i suoi soci si trovarono così tra le mani una bella addormentata che aspettava solo il bacio di un principe per tornare a vivere.

Con queste scorte di cognac antico in perfetto stato, la rinata maison Moyet ha prodotto alcuni lotti irripetibili di poche centinaia di bottiglie, presi dalle singole botti, di qualità eccelsa e tradizionalissima; una parte di questi venne offerta in vendita in Italia negli anni Ottanta dall’importatore Brovelli. Oggi la casa Moyet commercia in cognac di qualità superiore offrendo crus singoli in diversi invecchiamenti, specialmente sul mercato estremo-orientale; sotto il nome di Moyet Antique offre ancora qualche bottiglia delle scorte originali a prezzi da amatore.

Una bottiglia della prima serie Moyet Antique - da Old Liquors.com

Una bottiglia della prima serie Moyet Antique – da Old Liquors.com

La bottiglia degustata (fût n°1) appartiene alle leggendarie riserve antiche della maison; avrebbe meritato di essere conservata intatta per il mercato antiquario poiché è di pregio collezionistico, ma la ferma contrarietà del farmacista goloso a questa “necrofilia alcolica” e soprattutto la curiosità di provare un cognac extra estremamente raro e qualitativamente ai vertici, di cui una parte è stata distillata più di cento anni fa e lungamente invecchiata, hanno prevalso sull’interesse economico. Chi vuole permettersi simili sfizi non ha che da andare dal Maestro, il barman Salvatore Calabrese, che offre la possibilità di degustare cognac antichi al bicchiere, caso forse unico nel panorama degli esclusivi locali di Londra.

Per questa bottiglia antiquaria non esprimeremo una valutazione numerica.

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Denominazione: Cognac Extra (fût n°1, lotto di 1550 bottiglie)

Produttore: Moyet – Cognac

Tipo di produttore: négociant

Cru: primi quattro crus

Qualità: extra

Gradazione: 40°

Invecchiamento:  oltre 50 anni

Vitigni: n.d.

Note gustative

Colore ambrato chiaro, grasse lacrime sul bordo del calice; aroma dapprima debole: con lunga aerazione, necessaria a un distillato stravecchio, questo cognac manifesta un intenso profumo di rancio in crescendo,

Una pubblicità della maison Moyet - 1920 circa - dal sito aziendale

Una pubblicità della maison Moyet – 1920 circa – dal sito aziendale

simile ad un vecchio porto di grande maturazione, in piena armonia con il suo estremo invecchiamento; gusto sorprendentemente fine e delicato, dove il rancio è protagonista anche al palato; il legno non si avverte quasi, e l’alcolicità è impercettibile; retrogusto sottile, coerente con la bocca. L’equilibrio è molto buono, anche se ci si aspetterebbe più corpo e pienezza. Il fond de verre si lascia piacevolmente apprezzare per alcune ore dopo aver vuotato il bicchiere.

Questo extra ha profumi di superba eleganza, caratteristici di un distillato di età venerabile, in cui le note terziarie di ossidazione sovrastano sul resto, ma il corpo è come assottigliato dalla vecchiezza: probabilmente la bottiglia ora titola meno di 40°; azzardiamo il paragone con una gran bella donna ormai decrepita: il fascino si intravede ancora tutto, ma il fisico tradisce l’età avanzata. Cognac quindi di struttura fragile, seppure delizioso ed imponente al naso.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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12
Dic
14

L’Anesone Triduo bresciano – F.lli Mancabelli

Tra i grandi liquori italiani è necessario ricordare il bresciano Anesone Triduo dei fratelli Mancabelli: la tradizione distillatoria bresciana si esprime qui ad un livello di eccellenza. Nel 1800 e nel secolo scorso le numerose ditte liquoristiche avevano un posto importante nell’economia provinciale, si pensi solo alla Tassoni, ancor oggi nota; ben dodici distillerie vi funzionavano allora, tra grappa, liquori, ed acqua di cedro del Garda.

Antica etichetta dell'Anesone Triduo Mancabelli - Brescia - fonte: icharta.com

Antica etichetta dell’Anesone Triduo Mancabelli – Brescia – fonte: icharta.com

Le origini di questo prodotto vanno cercate nelle fabbriche di mistrà – bevanda un tempo popolarissima – della Repubblica di Venezia. Una volta caduta la Serenissima [1797], questa produzione è rimasta in uso nella sua provincia occidentale. L’Anesone Triduo, così detto perché frutto di tre distillazioni, è una creazione quasi bicentenaria [1824] di Cristoforo Ruboldi di Orzinuovi, e l’etichetta che ancora oggi identifica il liquore, riprodotta dall’originale, è testimone di quell’epoca: vi sono riportati secondo il gusto di allora i riconoscimenti ottenuti nei vari Expo e concorsi dal premiato prodotto orceano. La sua notorietà era detta un tempo “di fama mondiale“, esportato si dice perfino in Oceania: l’etichetta antica decantava perfino in francese ed inglese le virtù potabilizzanti di questo anice alcolico sulle acque salmastre e di palude, ben più gradevole del moderno ipoclorito di sodio!

La ditta Mancabelli di Brescia, succeduta dopo varie gestioni alla primitiva Ruboldi nei primi anni del 1900, ha prodotto il celebre liquore d’anice fino agli anni ’80, chiudendo poi i battenti. Un pezzo di storia bresciana era perso per sempre. Ma…

… da qualche tempo le distillerie Franciacorta, grossa azienda di grappa e spiriti, con prodotti di ogni genere alcolico in portafoglio, hanno voluto riprendere la fabbrica di questa ricetta storica, riproducendola con fedeltà, e ciò fa onore ai titolari, i fratelli Gozio, ed alla tradizione liquoristica bresciana.

Pubblicità dell'anisetta Meletti di Ascoli - 1940-50 (?)

Pubblicità dell’anisetta Meletti di Ascoli – 1940-50 (?)

L’Anesone Triduo Mancabelli fa parte della grande famiglia delle anisette, il cui uso è stato comune in tutt’Italia e mezz’Europa fino a pochi decenni fa; a dire il vero l’anice è il liquore mediterraneo per eccellenza, contando infinite varianti da Smirne a Cadice, passando per Cipro, Creta, Atene, e Venezia dove era conosciuto come mistrà, dal nome di una cittadina greca vicina a Sparta. I nomi in cui si declina il distillato di anice, secco o zuccherato, sono numerosi: raki (Turchia), ouzo (Grecia), mastika (Macedonia e Bulgaria), mistrà (Venezia), anisetta (Marche), pastis (Francia), sambuca (Lazio), chinchón (Spagna), assenzio (Svizzera e Francia), con varianti locali come il sassolino modenese, lo zammù di Palermo, il fortissimo elisir (90°) chiamato Gocce Imperiali dei frati cistercensi dell’abbazia di Casamari, e via elencando. Ne troverete sottobanco qualche versione anche nel Maghreb, e bevendola laggiù avrete bisogno di invocare il perdono di Allah !

La base di ogni alcolico di questo tipo è sempre il distillato di anice, verde o stellato, con aggiunta di altri aromi, particolarmente liquirizia, angelica, cumino, finocchio, ed assenzio per il liquore di questo nome.

La tecnica di produzione del nostro Anesone, da cui deriva il nome triduo, ovvero triplo in italiano moderno, è semplice: si tratta di tre infusioni separate in alcool di una decina di erbe e spezie, il cui risultato viene distillato ciascuno per conto proprio, e poi miscelato insieme, con aggiunta di sciroppo di zucchero. Il grado finale è un rispettabile 45°, in modo da sopportare la tipica diluizione con acqua gelida. La nota dominante del liquore è l’anice stellato, con sentori speziati e dolci, tali da renderlo particolarmente gradevole anche puro.

Anesone Triduo Colombo - Cardano al Campo - 1930 circa

Anesone Triduo Colombo – Cardano al Campo – 1930 circa

Questa ricetta originale ed innovativa fu ovviamente copiata ed imitata in mezz’Italia, ed è certamente più antica dell’altrettanto celebre anisetta Meletti [1870] di Ascoli, simile per gusto e leggermente diversa per tecnica produttiva: un distillato di anice locale a cui viene aggiunto un distillato da infusione di altri aromatizzanti. Se ci pensate bene, anche il gin viene prodotto con una metodica analoga.

L’uso tradizionale italiano dei liquori d’anice è come correttori del caffè; ma comunque lo si beva, l’Anesone Triduo Mancabelli è un liquore di grande piacevolezza, mai stucchevole, anzi fine e di bei profumi complessi.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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