Archivio per giugno 2014

25
Giu
14

il brandy spagnolo

Il brandy spagnolo contende all’armagnac la palma di distillato più antico d’Europa, benché non ci siano fonti certe di datazione. Nel tardo medioevo di Arnaldo di Villanova e di Alfonso il Savio se ne produceva di certo, ma non in grande scala. Di sicuro c’è che i guasconi impararono la tecnica distillatoria dai traffici di merci e persone attraverso i vicini Pirenei.

Tralasciando le origini nebulose, oggi il brandy spagnolo ha due principali aree di produzione entrambe a denominazione di origine, il catalano Penedés con metodi vicini a quelli francesi, e l’area di Jerez de la Frontera, dove l’uso era già secolare come rinforzo dello sherry. Quindi non si può propriamente parlare di brandy spagnolo, ma di brandy di Jerez o del Penedés.

Grappolo di uva Airen, la più coltivata in Spagna. Fonte: bodegas san José

Grappolo di uva Airen, la più coltivata in Spagna.
Fonte: bodegas san José

Tal quale non è un prodotto antico, in verità: la produzione per bevanda iniziò negli anni in cui la fillossera devastava le viti di Cognac (1875-1895 circa), e di conseguenza si aprivano vasti mercati a brandy di altre origini, compresi gli italiani; mentre sotto il nome di Holandas ne venivano già esportate quantità considerevoli dal tempo del possesso spagnolo dei Paesi Bassi, per il consumo olandese ed in parte inglese. Si trattava però di spirito non invecchiato, quindi acquavite ma non ancora brandy in senso moderno. Talvolta queste acquaviti venivano chiamate vino quemado, l’equivalente dell’olandese brandewijn.

Il celebre toro della ditta Osborne. Nato per reclamizzare il loro brandy, oggi è diventato uno dei simboli della Spagna intera.

Ci sono profonde differenze tra i brandy spagnoli e quelli prodotti altrove, in primo luogo per la varietà dei metodi di invecchiamento, e per i vitigni utilizzati.

I vitigni adoperati sono prevalentemente Airén, il quale è diffusissimo in tutto il Sud della Spagna e produce un vino anonimo e moderatamente acido adatto alla distillazione, e raramente Palomino, talvolta Ugni Blanc nel Penedés. I distillatori di Jerez si forniscono abbondantemente di Airén dalla città di Tomelloso nella Mancha dove viene estensivamente coltivato: il Palomino viene usato per lo sherry ed è insufficiente alla produzione di tutto il brandy della zona.

La distillazione avviene sia con alambicchi a colonna (prevalentemente nel Penedés), sia con quelli discontinui alla francese (alquitaras), più spesso alimentati a fuoco diretto. A Jerez sono preferiti questi ultimi, a ripasso, e per le qualità più invecchiate (solera gran reserva) soltanto questi. Non c’è un disciplinare che regola il metodo. Vengono invece regolati i tipi di acquavite prodotti, classificati in:

  • Holandas o holanda de vino: acquaviti distillate al max. a 70°
  • Aguardiente de vino: distillato tra 70° e 86°
  • Destilado de vino: a gradazione tra 86° e 95°

L’invecchiamento segue il sistema della solera tipico del prodotto spagnolo, e avviene in grandi ed alti capannoni ben ventilati nei quali giacciono cataste di botti impilate; nel Penedés si usano botti di rovere francese, mentre nella zona di Jerez l’invecchiamento prende gli usi vinicoli locali, quindi:

Schema esemplificativo del metodo solera (la solera è la fila di botti sul pavimento, le altre prendono il  nome di criaderas) - da http://wtf-pictures.picphotos.net

Schema esemplificativo del metodo solera (la solera è la fila di botti sul pavimento, le altre perndono il nome di criaderas) – da http://wtf-pictures.picphotos.net

  • Metodo Solera
  • Botti di rovere americano degli Appalachi di capacità 500 litri
  • Le botti devono aver contenuto vino di Jerez (fino) per 3 anni.

Tra le categorie di invecchiamento a Jerez si distinguono le seguenti:

  • Brandy Solera = minimo sei mesi (normalmente un anno), deve contenere almeno 50% di brandy Holandas
  • Brandy Solera Reserva = minimo un anno (normalmente due anni), deve contenere almeno 75% di brandy Holandas
  • Brandy Solera Gran Reserva = minimo 3 anni (normalmente otto anni o più), deve contenere il 100% di brandy Holandas

Due soleras di brandy della ditta Valdivia – Jerez de la Frontera

Risulta difficile datare un brandy invecchiato col metodo solera, perché ciò dipende da molti fattori, tra cui il tempo di svuotamento, il numero delle botti della solera, e la continua mescolanza tra le varie botti. Si avrà perciò un invecchiamento approssimato invece di uno databile con precisione.

Spesso per le riserve pregiate è usato un metodo, ripreso anche nel mondo del whisky da cui prende il nome (finishing) che consiste nel far trascorrere al distillato gli ultimi anni di invecchiamento in botti cha hanno contenuto vini particolari, così da prenderne gli aromi. Per cui esistono distillati che hanno trascorso un periodo in botti di sherry Amontillado, Oloroso o Pedro Ximenez, che assumono un sapore distinto. Va ricordato che le botti usate di sherry sono ambitissime tra gli affinatori di spiriti in giro per il mondo appunto per queste caratteristiche.

Il prodotto finale viene diluito generalmente tra 36° e 41°, additivato con i soliti caramello e sciroppo di zucchero, e soddisfa ampiamente la fascia bassa di mercato con le sue grandi quantità, ed è quindi comparabile alle produzioni italiane di massa; invece le qualità solera gran reserva sono un buon ingresso nel mondo del brandy spagnolo pregiato.

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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13
Giu
14

il ‘cognac’ del Paese che non c’è – Transnistria

Continuiamo la rassegna dei brandy prodotti nelle regioni dell’ex impero sovietico. La grande sete slava fa sì che questa produzione sia tuttora vivace in molti Paesi, soprattutto intorno al Mar Nero.

Oggi ci siamo imbattuti in un brandy prodotto in un luogo tra i più bizzarri del mondo, la Transnistria. Vi chiederete dov’è mai questo paese: non è Istria né Transilvania, quindi dove si trova?

Banconota da 5 Rubli transnistriani - vi è raffigurata la fabbrica di brandy Kvint di Tiraspol

Banconota da 5 Rubli transnistriani – vi è raffigurata la fabbrica di brandy Kvint di Tiraspol

Facciamo un po’ di storia per capire di che si tratta: al momento della disgregazione dell’URSS varî Paesi dichiararono la loro indipendenza da Mosca, uno di questi fu la Moldavia o Moldova, repubblica sovietica al confine con la Romania.

La regione compresa tra l’Ucraina e la Romania, senza sbocco al mare, con capitale Chişinau/Kiscinev, storicamente è nota come Bessarabia, e se la sono contesi in molti nei secoli. La parte di questa repubblica al di là del fiume Nistro/Dnjestr è a maggioranza linguistica russa, mentre il resto della Moldavia è di lingua romena.

Nel 1991, nel momento in cui la Moldavia si fece indipendente, il distretto della Transnistria dichiarò la secessione costituendosi in stato separato. Ci fu poi una guerra, in cui l’Armata Rossa sconfisse facilmente i moldavi, e la situazione si cristallizzò: ora un corpo d’interposizione russo fa da cuscinetto tra le Moldavie di lingua russa e romena.

Carta della regione

Carta della regione

La Moldavia non riconosce la secessione, e formalmente rimane sovrana sul territorio separatista; la Transnistria è amministrata autonomamente, ma di fatto sotto tutela del governo russo. Nessun Paese ha riconosciuto la sovranità di questa “banana republic” salvo Abcasia ed Ossezia del Sud, che hanno uno status giuridico simile alla Transnistria. In termini diplomatici si tratta di uno “Stato fantoccio”.

Il risultato è che per i governi e le diplomazie questo Paese non esiste, mentre in realtà rimane l’estremo scampolo d’Europa dichiaratamente sovietico in vita. Il Paese è grande poco più della provincia di Milano, con circa 500.000 abitanti, con una moneta propria e un’economia agricola e industrial – militare, e si narra che viva in parte di contrabbando di armi e generi illegali vari. L’intera economia pare sia in mano ad una sola famiglia potentissima, gli Smirnoff. Un Paese alquanto bizzarro, vero ?

Ma torniamo al cognac (per l’area ex-URSS), o brandy (per la UE).

La capitale Tiraspol possiede dal 1897 una grande fabbrica di spiriti di nome Kvint, che produce prevalentemente brandy, 10 milioni di bottiglie all’anno, così importante nell’economia locale da figurare sulle banconote dello stato!

Statua di Lenin a Tiraspol - Transnistria

Statua di Lenin a Tiraspol – Transnistria

 La proprietà, un tempo statale, è passata al gruppo Sheriff della famiglia dell’ex governatore della Transnistria, ma sembra ben organizzata. La produzione è molto ampia, con decine di tipi di brandy, invecchiati da 3 a 50 anni, sullo stile comune a tutte le fabbriche ex sovietiche di questo prodotto. In queste aree la coltivazione dell’uva è favorita dalla vicinanza col Mar Nero, come nella vicina regione di Odessa. Ovviamente non possiamo dire nulla sulla loro qualità, poiché questi brandy si vendono solo nei Paesi dell’Est.

Prospetto illustrativo - Ditta Kvint - Tiraspol

Prospetto illustrativo – Ditta Kvint – Tiraspol

Pur nella singolare organizzazione politica di questo stato-francobollo, la tradizione produttiva si mantiene viva, come in Moldavia ed Ucraina, regioni limitrofe, con gli stessi usi ereditati dall’Urss. Se qualcuno ama le avventure, e vuole andare e raccontarci di questi brandy, sarà il benvenuto sulle nostre pagine.

01
Giu
14

birra – Chimay Triple (gialla)

Continuiamo la rassegna delle birre di produzione trappista con un’altra bottiglia dell’abbazia di Scourmont a marchio Chimay.

La birra Chimay Tripel (etichetta gialla) è distribuita da una società anonima, Bières de Chimay S.A. con sede vicino all’abbazia produttrice.

Birra Chimay Tripel – 8° – Abbazia di Scourmont

Si tratta di una birra nello stile trappista Tripel, quindi bionda ma robusta. Il cappello è bianco, a bolle piccole e fugaci; al naso aromi fruttati con tono acido (ananas?) nascondono un’ombra maltata più dolce. La carbonatazione è a bolle minuscole, nutrita, un poco invadente, quasi tedesca; il palato è caratterizzato come tutte le Tripel dall’amaro del luppolo su una base maltata secca che dà rotondità senza scendere nel dolce. Corpo pieno, retrogusto che lascia una scia luppolata amarognola sulla lingua. Alcolicità ben nascosta: rende la birra sostenuta e gradevole.

Complessivamente una buona Tripel, quasi da pasto per la struttura secca ed il corpo non protagonista. Può accompagnare, perché no, moules & frites. Ben fatta, tuttavia mancando di un bouquet generoso emoziona poco rispetto ad altre consorelle trappiste. Come già notato per la sorella Chimay Rossa, sembra che la linea delle birre di Scourmont non sappia far vibrare le corde degli appassionati, forse per la produzione su maggiore scala rispetto agli altri birrifici monastici? La pietra di paragone nello stile Tripel rimane a detta di molti la produzione dell’abbazia di Westmalle.

Alcolicità: 8°

Prezzo: € 2,5 circa

Conservazione: 3 anni.

Reperibilità: facile.

 




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