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il “cognac” ucraino

Nelle zone miti e vocate alla viticoltura di quelle contrade che un tempo erano parte dell’Unione Sovietica si produce tuttora parecchio brandy per soddisfare la grande sete dei popoli slavi. L’Armenia, di cui potete leggere QUI , l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia sono i principali Paesi produttori.

"Cognac" ucraino Odessa - ditta Shustov

“Cognac” ucraino Odessa – ditta Shustov

L’Ucraina, in primo piano in questi giorni per tutt’altre faccende, non facendo parte dell’Unione Europea, e non avendo sottoscritto accordi sulla tutela dei nomi d’origine, si permette di chiamare cognac i propri distillati di vino, come era uso nell’era sovietica. Pare addirittura, che, nonostante le pressioni della UE (dietro cui c’è la Francia, ovviamente!), il governo ucraino avesse chiesto compensazioni economiche per effettuare la rinuncia alla denominazione. Ma così va il mercato. Da noi questi distillati non potrebbero circolare se non sotto il nome di brandy.

Il “cognac” ucraino appartiene senza dubbio alla grande famiglia degli spiriti di vino: tuttavia ricavare informazioni precise su questi distillati è difficile; la tipologia sembra essere affine a quella armena, fatta prevalentemente di blend di distillati giovani 2-5 anni, per il consumo domestico, e di qualche riserva invecchiata tra gli 8 e i 20 anni. L’industria non è trascurabile per dimensioni, dato l’elevato uso di “cognac” in Ucraina e tra i suoi vicini.

Invecchiamento del "cognac" ucraino - ditta Shustov - Odessa

Invecchiamento del “cognac” ucraino – ditta Shustov – Odessa

Emergono qua e là dai siti dei produttori ammissioni all’uso di trucioli di quercia invece dell’invecchiamento in botte piccola, ed il largo uso del taglio con distillati di vino di importazione dalla UE (non certo di vero cognac); recentemente alla Rada (Camera) è stata bloccata una iniziativa parlamentare che intendeva introdurre una quota minima del 25% di brandy nazionale per potersi chiamare ucraino: le aziende più piccole non sono in grado di produrne a sufficienza, e ciò le avrebbe danneggiate a favore delle grandi; queste altre aziende, meglio organizzate, sembra che adottino profili produttivi più in linea con la tradizione del brandy europeo, impiegando botti di rovere di Slavonia di circa 300-600 litri, e maggiori quantità di distillato locale. Poco è dato sapere sulla distillazione, benché alcune aziende grandi dichiarino di impiegare l’alambicco charentais, o comunque un processo a ripasso; i vitigni sono raramente menzionati.

Batteria di alambicchi charentais - ditta Shustov - Odessa

Batteria di alambicchi charentais – ditta Shustov – Odessa

Le aree di produzione sono pressoché tutte quelle affacciate sul Mar Nero o nelle vicinanze, per cui Odessa, la Crimea ed il distretto di Kherson alla foce dello Dnepr, con l’eccezione della provincia più occidentale del Paese al confine con Slovacchia e Ungheria (Trans – Carpazia) la cui azienda statale vanta di produrre il “cognac” migliore di tutta l’Ucraina.

Per quanto riguarda i produttori, questi sono numerosi: in ogni caso si tratta di imprese industriali, che di regola curano la filiera dalla produzione di vino alla commercializzazione finale, anche se la tendenza è verso il possesso di proprie vigne. Alcune tra le aziende più grandi nel Paese sono: Koktebel, Okvin, Shabo, Shustov (che è stato anche il creatore del brandy armeno), Tavria, e Uzhgorod.

Sul gusto, purtroppo non ci è possibile esprimere nulla, non essendo questi prodotti in commercio in Italia, salvo forse qualche sporadica importazione; in ogni caso non dovrebbe trattarsi di distillati particolarmente impegnativi; il mercato russo, che ne è il principale importatore, privilegia i brandy armeni su tutti gli altri dell’ex impero. Caveat emptor!

© 2014 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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