01
Gen
14

Meditazione gastronomica di Capodanno

Le feste natalizie e d’inizio d’anno portano inevitabilmente agli eccessi gastronomici, spesso deliberatamente cercati, come se non si mangiasse mai o ben poco durante il resto del tempo. Perché?

Nell’immaginario ancestrale del popolo le feste hanno sempre avuto sapore di rivincita sulle magre polente sudate nel quotidiano, ma oggi che la fame è esperienza triste di pochi grazie anche al soccorso di generose istituzioni, per citarne una, l’Opera San Francesco di Milano, domandiamoci il senso che può avere la ricerca dell’abbuffarsi con i più svariati cibi, componendo indegni pasticci nel nostro povero stomaco.

Per chiarirlo prendiamo spunto da due scritti di vivo interesse, uno di Giovanni Rajberti (1805-1861) medico milanese, e l’altro del famoso giornalista [anche] gastronomico Paolo Monelli (1891-1984).

Il primo, con fare tra il didattico e il salutistico, tipico della precettistica della sua epoca, stigmatizza questi usi popolari in confronto all’elegante calibrata abbondanza dei pasti signorili: il suo pensiero tuttavia non fa una grinza riletto a distanza di oltre due secoli: ne riportiamo qualche stralcio essenziale dal suo “L’arte del convitare spiegata al popolo[[1]].

L'arte del convitare spiegata al popolo - Giovanni Rajberti

L’arte del convitare spiegata al popolo –
Giovanni Rajberti

Principal pecca dei conviti popolari è che non si rispetta la gran massima “ne quid nimis” (mai troppo), tanto raccomandabile anche nelle ottime cose. Domina una certa paura di non poter mai farsi abbastanza onore, e quindi [gli ospiti] si mettono in una specie di orgasmo che li fa passare in tutto quella calcolata e sapiente misura che è primo elemento del bello in ogni arte. Perciò piatti a profluvio, e troppo conditi e sapidi, e un predominio di vivande d’indole soverchiamente calida[[2]] e stimolante […]

[…] Un pranzo di buon gusto, lontano egualmente dalla parsimonia come dalla matta ostentazione, dovrebbe constare a mio debole avviso, di cinque piatti o al più sei: i tre d’obbligo, frittura, lesso, arrosto[[3]], con qualche altro intermedio […] Volete proprio sfoggiare? Aggiugnete un dolce, un gelato, e altre bazzecole di credenza […] Ma poi basta, basta davvero. […]

[…] Alle tavole del popolo ci si va credendo di sedere ad un pasto di amicizia […] e vi obligano ad andare in seconda di tutto[[4]]. Perciò si mangia e si mangia; arrivano i piatti fini per gli ultimi […] e allora oh che rimorso d’essersi lasciati menar via con tanta spensieratezza ed imprevidenza dal salame, dalla frittura di cervello, dal manzo, che sono i cibi di tutti i giorni! […]

E qui l’autore elencando la fantasmagoria di piatti dei banchetti nobiliari, elaborati e gustosi, ma serviti con un esercito di camerieri e con velocità di un’ora e mezza, confronta gli usi del popolo. Riprendiamo il Rajberti:

[…] Ma i pranzi del popolo oh come sono lunghi quando assumono una certa importanza! […] le ostinate cerimonie che alla lor volta fanno tutti perché gli altri si servano prima di loro; quindi un andare e tornare e balzare del piatto come battuta e rimessa al giuoco del pallone,: un po’ che alcuni dopo essersi fatti pregare ben bene a servirsi, istituiscono un serio esame sul piatto, e voltano tutti i pezzi, e non trovano mai la porzione che fa per loro, e finalmente vogliono appena un bocconcino, e dimandano una suddivisione perché si è trinciato troppo grosso; e poi quel terribile secondo giro del piatto in umile e supplichevole ricerca di chi si lascia trascinare a fare bis; e poi, e poi… pensateci, e di questi poi ne troverete tanti altri, io sono stanco di noverarli. A me è occorso le tante volte di stare a tavola più di tre ore. Vi pare poco? Ebbene, mi accadde in occasione di nozze di starci più di quattro ore. Non vi fa ancora meraviglia? […] in campagna da grossi fittabili io ho assistito a uno di quei pranzi dove le ore non si contano più perché trattasi di porsi a tavola a sole meridiano e trovarsi ancora là a notte fitta! […] La mensa è quel luogo dove non si patisce la noia durante prima ora. […] Probabilmente ci annoieremo nel corso della seconda. Dunque imploro che evitiate almeno la terza a riguardo delle persone di buon gusto e di buon senso che onoreranno la vostra casa. Sit modus in rebus: due ore di tavola è proprio un bell’assegnamento. Capiterà ben inteso di starci anche di più e spontaneamente e piacevolmente; per esempio in inverno trovandoci in un ambiente delizioso e in compagnia simpatica ci fermeremo un’altr’ora a chiacchierare e a berne qualche sorsetto ancora tra una ragione e l’altra, ma ben inteso, sul tappeto: cioè a pranzo assolutamente finito. […]

Il Rajberti ritorna medico facendo un po’ di fisiologia spicciola spiegata al popolo:

[…] tante ore d’obbligo a continuamente masticare adagio adagio e seduti sempre a quel posto, sono un’enormità, e all’uomo ragionevole deve sembrare d’essersi trasformato in una bestia ruminante, e trovarsi legato alla mangiatoia. Aggiugnete poi che è cosa malsana quell’insistere per tanto tempo a dare cibi da elaborare al ventricolo, obligandolo a ricominciare ogni istante le proprie operazioni, e a quell’ostinato sovraporre materie nuove a materie già concotte, sciolte e pronte per le seconde vie. Tutto ciò disturba la tranquilla e normale faccenda della digestione: lo stomaco e gli intestini si imbrogliano nella complicata gestione di sostanze tanto varie e di varia data. […] Così partirete da quei desinaracci per mettervi in mano allo speziale. […]

Dopo aver enumerato i difetti delle tavole semplici l’autore termina questo saggio con un elogio al popolo ed alle sue libere ed allegre espressioni a pranzo, non vincolate alla rigidità, all’etichetta, ed al silenzio compìto delle mense illustri, che privano gli ospiti di uno dei maggiori piaceri della tavola.

[…] Dai grandi si mangia meglio, ma tra di noi si mangia più allegramente. […] Oh, viva noi! […] Noi siamo il buon popolo, il caro popolo, e chi di gallina nasce, gli conviene razzolare.”

Paolo Monelli, un autore più vicino al nostro tempo, invece, nel suo “Il ghiottone errante[[5]] reportage gastronomico tra i più celebri dell’epoca, prende le mosse dalla “Guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri[6] sorta di Baedeker di Hans Barth, primo tedesco a scrivere del buon bere all’italiana, dopo tanti secoli dal famoso prelato Johan Deuc o De Hoek della storiella dell’ “Est Est Est”, per condurci con stile allegro e faceto alla scoperta delle più lodate trattorie del periodo in lungo e in largo per la penisola.  Ma alla fine, vinto dal troppo cibo, arriva per lui il momento di dire basta al “toujours perdrix”. E si reca col compagno di viaggio Novello a Montecatini, a cercare “il purgatorio ove detergerci dalle orgie culinarie, ove lavarci dalle impurità ove rifarci il corpo schietto. […]

Il ghiottone errante -  Paolo Monelli

Il ghiottone errante –
Paolo Monelli

Qui, con sguardo allucinato e tono dantesco, Monelli disegna i guasti della ghiottoneria tra le genti purganti […] nel triste tempio. […] Girano in tondo, i dolenti, con il bicchiere in mano, da cui bevono a sorsetti schizzinosi; hanno tutti sul viso una fatale ruga, una tristezza d’attesa, un’impaziente malinconia. Quest’acqua lava gli intestini e i filtri del fegato e dei reni, ma non il ricordo. Visioni turbano i bevitori, dei vini, dei cibi gustati; a questo gli hanno condotti i pasticcini, gli arrosti, le pastasciutte, gli antipasti varii, i pesci in bianco e alla mugnaia, le torte, i marroni canditi; tanta rovina hanno fatto i vini rossi, e neri e bianchi, gli spumanti delle feste, i grappini del risveglio, i cognacchini delle veglie, i cocktails delle seduzioni; ecco come le birre nordiche, oscene, muffose, hanno inturgidito il ventre e tumefatto il torace. […]

[…] Vanno in giro i più malfatti uomini, le più deformi donne del mondo, e trangugiano di quell’acqua come si riversasse dalla fontana di giovinezza, e potesse ridargli le forme snelle e la pelle ferma dei vent’anni. Terribile scena. […] M’avevano ingannato le genti purganti […] questa turba non è lì per aver mangiato di gusto, per aver bevuto buoni vini, per aver a lungo indugiato intorno alla tavola, davanti al bicchiere. Di simili buongustai è pieno il mondo, che non si impicciano d’acque di nessun genere. Questi dolenti pagano il fio di aver mangiato male e disordinatamente; non sono stati mai buongustai, sì bene ghiottoni ed ingordi. E molti son qui, certo, perché non hanno mai bevuto né mangiato a sufficienza, e negarono ai loro visceri i naturali doni. Non la buona tavola o il vino sincero gli hanno mandati a queste risciacquature; ma l’ingurgitare alla peggio, il rimpinzarsi senza discernimento, e insieme la vita sedentaria; l’odio per ogni sforzo. Non me la dànno ad intendere; dal modo come costoro bevono quest’acqua, m’avvedo che sono per il cinquanta per cento astemi. Queste son pancie da mangiatori di triple porzioni, non da raffinati che assaporano con saggezza varie portate. […]

Dopo l’elogio della salutare cucina regionale italiana, […] L’Italia che fu maestra di bel mangiare ai popoli i secoli andati, può anche oggi esser tale […] Gli italiani hanno in primo luogo cucine regionali saporitissime e soprattutto intelligenti; che si adattano cioè alle particolari condizioni climatiche e sfruttano i prodotti locali. Chi si nutre secondo queste cucine rallegra la sua vita, né avrà bisogno di annui pellegrinaggi a Montecatini o altrove”.

In conclusione entrambi gli autori, pur moraleggiando o pontificando, incoraggiano la moderazione nel prendere il cibo, il non indugiare a lungo a tavola, e soprattutto Monelli a farsi il gusto e la cultura del buon mangiare e del bere bene, evitando il disordine gastronomico che spesso accompagna ancora le nostre feste.[[7].

Meditate, gente.


[1]  Rajberti, Giovanni: l’arte di convitare spiegata al popolo; Bernardoni, Milano, 1850.

[2] Retaggio della medicina ippocratica, i cibi si classificavano in caldi, freddi, umidi e secchi.

[3] Notate come anche nel pranzo importante i canoni dietetici fossero molto più generosi di ora.

[4]  Fare il bis

[5]  Monelli, Paolo: Il ghiottone errante. Viaggio gastronomico attraverso l’Italia;

Treves, Milano, 1935

[6] Barth, Hans: Osteria. Guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri;

trad. di G. Bistolfi, pref. di G. d’Annunzio; Voghera editore, Roma, s.d. ma 1909

[7]  Monelli  è autore anche di “O.P. [optimus potor] ossia il vero bevitore; Longanesi, Milano, 1963

Annunci

0 Responses to “Meditazione gastronomica di Capodanno”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Contatto / email

cognacecotognata (@) virgilio (.) it

Insert your email to follow the updates

Archivi

gennaio: 2014
L M M G V S D
« Dic   Feb »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Avvisi legali / legal stuff

Questo blog è protetto dal diritto d'autore © (Legge 22 aprile 1941 n. 633).
E' vietato ogni utilizzo commerciale e non commerciale del contenuto, senza consenso dell'autore.

This blog is copyrighted.
© All rights reserved.

Le IMMAGINI appartengono ai rispettivi proprietari e sono pubblicate su licenza. Nel caso di aventi diritto non rintracciabili, contattare il sito per l'eventuale rimozione.

Questo blog viene aggiornato a capriccio dell'autore, quindi non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001.

Gli articoli pubblicati non sono destinati ad un pubblico di età minore, né intendono incentivare il consumo di alcolici.

Ogni opinione pubblicata è frutto di libera espressione e non ha finalità commerciale alcuna.

NOTA PER IL LETTORE
La pubblicità che può comparire su questo blog non è volontà dell'autore, ma generata automaticamente dalla piattaforma ospitante. Vogliate scusare il disagio.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: