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Dic
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i cinesi ed il cognac

La Cina fino all’anno scorso è stata il mercato con la più elevata crescita in volume di cognac venduto. Ma perchè?

Capire come siano le abitudini di consumo di altri popoli è sempre interessante, e spesso non ci immaginiamo come si possano fare usi diversi dai nostri in fatto di spiriti. Superiamo questa barriera culturale andando a vedere più da vicino.

La Cina non è in assoluto il mercato più grande per il distillato francese, stando molto al di sotto degli Stati Uniti. Ma quello che impressiona è che se questi ultimi importano in netta prevalenza cognac giovane (VS e VSOP), la Cina ed in generale l’Estremo Oriente amano più che mai le qualità invecchiate (XO e superiori). I francesi cominciano ad avere qualche grattacapo per soddisfare questa sete di spiriti vecchi, benché le scorte siano ancora generose, ma anche l’immensa fortuna di disporre di un grande mercato che complementa a meraviglia un altro grande mercato.

Poster pubblicitario della ditta Jules Robin (estinta).

Poster pubblicitario della ditta Jules Robin (estinta).

Le abitudini di consumo cinesi sono alquanto diverse dalle nostre: potremmo in parte sovrapporle al modo in cui in Italia si consuma lo champagne, quindi una bevanda prestigiosa da ricorrenze. Il cognac è ritenuto un prodotto “esotico”, occidentale e lussuoso, associato ad un’immagine di ricchezza e benessere. Inoltre è considerato avere presunte virtù terapeutico-erotiche: tenete conto che i cinesi tendono per cultura a nutrirsi secondo criteri curativi: similmente a come si pensava nel nostro medioevo secondo la medicina ippocratica, i cibi hanno determinate valenze e proprietà determinate dalla loro natura (yin/yang), ed i loro abbinamenti non sono mai casuali. Il cognac non fa eccezione a questa filosofia nutrizionale.

Il picco di consumo di cognac in Cina si raggiunge la vigilia del capodanno cinese quando si vende circa un quarto delle importazioni dell’anno, ma è abitudine diffusa bere il distillato a tavola durante festeggiamenti, banchetti, cerimonie, riunioni d’affari, e naturalmente nei night-clubs. Tutto ciò fa status ed esprime il livello sociale: i nouveaux riches insieme alla nomenklatura del partito infatti sono i principali acquirenti, e sono tanti! Anche perchè per la classe media una bottiglia di cognac può costare una fetta robusta del salario mensile, tuttora un  lusso improponibile, se non in rare occasioni.

L’uso principale del cognac è come bevanda ai pasti di rappresentanza, diluito con acqua: ciò che all’appassionato occidentale farebbe (e fa) orrore, al cinese non crea problema alcuno; ecco spiegato perchè desiderano invecchiamenti elevati: la concentrazione degli aromi ottenuta pazientemente con gli anni regge anche alla diluizione, e al freddo; non è infrequente trovare cognac servito direttamente dal freezer come la vodka. E per nostra disgrazia il distillato si abbina pure bene al cibo cinese.

Due modelle cinesi presentano un costoso Extra della maison Camus
(fonte: lifeofguangzhou.com)

Altri modi popolari, sempre impensabili per il conoscitore europeo, che ci mette una sera a centellinare liscio il suo pregiato tulipano, è di allungare il cognac con un té oolong, oppure servirsi di drink già pronti, un esempio è questa bevanda francese destinata al mercato cinese, a base di cognac e tè verde, un modo per vendere sotto altra luce del distillato giovane:  So Yang

L’altro diffusissimo modo di bere cognac è liscio, in brindisi rituali nei matrimoni: i partecipanti se ne servono dalla bottiglia posta tra di loro (di solito una per 2-4 persone) e al grido corale di “yam sing!” o “gan bei!” (vuota il bicchiere!), con la prima parte urlata finché hanno fiato (yaaaaaaaaaaaaam), tracannano in un colpo un tumbler mezzo pieno, anche più e più volte durante la riunione. La moda, nata negli anni 1960 a Hong-Kong, è dilagata oramai in tutta la Cina: non c’è matrimonio della middle class che sia privo di cognac, sempre per il simbolismo aggregato al distillato. In queste occasioni, così come nelle riunioni business bere fino allo sfinimento etilico è socialmente ammesso, ed anzi ritrarsi è considerato disonorevole. L’etilometro non è ancora un problema in Cina, probabilmente la cirrosi epatica di più.

Vedremo se con gli anni il whisky riuscirà a spodestare queste abitudini di consumo nefaste per l’amatore di cognac.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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