20
Nov
13

il brandy italiano – storia

Il brandy italiano è il distillato di vino nazionale invecchiato in botte di legno. Si produce da vino bianco, prevalentemente della varietà trebbiano, abbondantemente coltivato in tutte le regioni o da altri vini a sapore neutro e spiccata acidità.

Cognac Enotrio - Ramazzotti - Milano - anni 1930

Cognac Enotrio – Ramazzotti – Milano – anni 1930

L’origine della distillazione del vino in Italia è incerta: nessuno da noi si sognava di trasformarlo, essendo alimento primario la cui produzione veniva consumata tal quale. Il nostro distillato tradizionale, la grappa, è un sottoprodotto che non incide sulla bevanda madre.

La pratica era tuttavia conosciuta già ai tempi della Scuola Salernitana, ma è rimasta confinata nei laboratori alchemici o dei monasteri per lunghi secoli, senza dare origine ad una diffusa attività artigianale. L’impulso alla distillazione su scala commerciale nascerà, un buon paio di secoli dopo altre nazioni, ad opera di imprenditori stranieri.

Pare che il primo a far distillare il vino, sul finire del 1700, fosse in Sicilia John Woodhouse, il creatore del marsala così come lo conosciamo oggi, per fortificare il prodotto e trasportarlo in patria, secondo l’uso del vino di Oporto. Seguirono poi altri industriali inglesi, Ingham e Whitaker, ma sempre con lo stesso scopo. Il primo distillatore a impiantare in Italia un’azienda dedicata al brandy fu Jean Bouton intorno al 1830, che guarda caso proveniva dalla regione di Cognac, con tutto il bagaglio di esperienza tradizionale della zona. Si installò a Bologna, dove poteva rifornirsi facilmente di vino trebbiano adatto alla distillazione. E’ da notare come questa città sia stata la culla del brandy nostrano, e tuttora un vivace centro di produzione.

Pubblicità cognac Buton - Bologna - 1925

Pubblicità cognac Buton – Bologna – 1925

L’inizio di un’industria vera e propria del brandy italiano, poiché le produzioni a carattere familiare contadino (simile ai boilleurs de cru) o di piccole distillerie artigianali non ci sono mai state, per le ragioni dette prima, vuoi soprattutto per la mancanza di zone viticole specializzate, come invece si trovano in Francia e pure in Spagna (Jerez), va fatta risalire al tardo Ottocento, quando la fillossera stava decimando la viticoltura transalpina. Allora, sfruttando la grave carenza produttiva francese, nacquero da noi svariate aziende che avevano accesso ad uve idonee alla distillazione per inserirsi nel già vivace commercio d’esportazione del cognac.

Che di questa carenza gli italiani ne approfittassero, è cosa nota: al tempo non erano previste restrizioni, e ogni distillato di vino poteva essere legittimamente chiamato cognac, così le distillerie di mezzo mondo invasero i mercati assetati d’America e del Nord Europa; i francesi, appena ripresisi dal disastro vinicolo, reagirono con le leggi di delimitazione della zona di produzione, e terminate le due guerre mondiali, con un’energica azione governativa a tutela del nome cognac. Alla fine degli anni 1940 risalgono numerosi trattati internazionali volti ad impedire alle nazioni produttrici di distillati di vino l’uso della denominazione di origine cognac. Con l’Italia un trattato del genere venne stipulato nel 1948 con efficacia per l’anno successivo: da allora non è più consentito chiamare il distillato di vino italiano cognac, ma solo brandy.

Brandy Stock - Trieste - 1900 circa - ill. Dudovich

stampa brandy Stock (post 1949) – Trieste – ill. Dudovich 1900 circa

La parola brandy identifica da secoli in Inghilterra il cognac, conosciuto dal tardo 1600 come Conyack brandy. La derivazione si suppone sia dall’olandese brandwijn (gli Olandesi furono i primi mercanti ed i perfezionatori della distillazione moderna) cioè vino bruciato, che descrive la pratica.

Ora brandy è impiegato universalmente ad indicare il distillato di vino, benché l’archetipo nel linguaggio comune rimanga cognac, col quale si identifica immediatamente questo genere di prodotti. Da noi è mancata una parola italiana, per l’impiego dapprima del termine francese, e in seguito per il fallimento dell’esperimento di introdurne una al tempo del fascismo, quando si doveva italianizzare tutto. Ci provò D’Annunzio coniando la parola arzente (corruzione di acqua ardente?) ma non ebbe fortuna, data la notorietà universale del termine cognac. Curiosamente nella regione di Cognac il distillato è chiamato semplicemente eau-de-vie (acquavite).

Nessuna delle industrie che posero le basi della produzione nazionale di brandy fu in controllo della filiera, né acquistava brandy già prodotto dal contadino come in Francia; erano distillerie che reperivano il vino localmente e lo trasformavano, poi invecchiandolo. Se lavoravano bene, usavano la botte di quercia e l’alambicco a ripasso, e per non troppo tempo, 3 anni era già considerato un invecchiamento superiore. Paradigmatico è l’esempio del fondatore della Stock, Lionello, che aveva visto nell’abbondanza di vino dei dintorni di Trieste e di rovere della vicina Slavonia, sua terra di origine, la sintesi per una nuova industria (allora austro-ungarica, 1884).

Etichetta cognac Carpené Malvolti - Conegliano

Etichetta cognac Carpené Malvolti – Conegliano

Gli anni sul finire del 1800 videro l’arrivo di altri francesi, Landy e René Briand, per citarne i più noti, e l’inizio della produzione ad opera di industriali italiani, primo tra tutti Florio a Marsala nel 1885, subentrato agli inglesi, che aveva già il know-how e la materia prima.

Tra la fine del secolo e gli anni ’30 del 1900 poi, chiunque avesse un’attività di distillazione o di liquoreria si diede alla produzione domestica di cognac, dato il vivace consumo dell’epoca. Tra i marchi più diffusi, alcuni ancora sopravvissuti al nostro tempo, vengono a mente Stravecchio Branca (1892), Oro Pilla, Carpené, Martini & Rossi, Vecchia Romagna (1939 / Buton), Sarti, Ramazzotti, Gambarotta. Molti altri produttori minori, vivaci tra le due guerre, non sopravvissero per le piccole dimensioni, ma lasciarono una elegante pubblicistica, anche ad opera di celebri illustratori (pensiamo a Cappiello e Dudovich tra tutti), che è ricercata ancora oggi dai collezionisti.

Pubblicità del cognac Sarti - Bologna - 1920 circa

Pubblicità del cognac Sarti – Bologna – 1920 circa

Il declino si presentò amaro e in tutta la sua portata dopo la metà degli anni 1970, quando i gusti dei consumatori (non si sa se il cambiamento fu imposto o meno dalle nascenti multinazionali del beverage) si orientarono verso il trionfante whisky e gli spiriti chiari (provocando tra le altre cose la rinascita della grappa, come distillato nobile) e più tardi verso il meno conosciuto rum caraibico.

I fattori per cui l’industria italiana è decaduta a livelli meno che mediocri, perché bisogna ammettere che non fu sempre così in passato quando produceva pure brandy bevibilissimi, sono dovuti oltre che al cambiamento dei gusti e quindi al crollo della domanda, anche alla debolezza della struttura produttiva, che non ha mai saputo darsi delle regole di qualità o pensare di crearsi una nicchia di eccellenza, preferendo galleggiare nel mass market, a base di grandi numeri, e investimenti scarsi o nulli. Gli spagnoli hanno fatto meglio di noi.

In questo articolo trovate la realtà (in parte più felice) del brandy italiano di oggi.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

Advertisements

2 Responses to “il brandy italiano – storia”


  1. 24 novembre 2013 alle 20:34

    Ciao
    Il Boum del “Cognac Italiano” nasce alla fine del’800 quando le grosse Maison Francese si ritrovano i Vigneti devastati dalla Fillossera. Attraverso gli studi e la mappatura degli Agronomi Transalpini scoprono che l’orgine delle loro Uve con cui producevano il Cognac aveva salde radici in Italia centrale nella zona Tosco/romagnola (dove la Fillossera non aveva ancora colpito). Allora si recano proprio in Italia per acquistare grandi quantità di Vino da importare in Francia eDistillare. Alcuni Italiani (tra cui Lionello Stock ed Altri) osservato questo movimento si domandano : “se le nostre uve sono tanto richieste dai Francesi perchè non le usiamo per noi ??”, e nel giro di pochi anni nacquerò le tante Distillerie di Cognac Italiano che potè prosperare x i prezzi più bassi e per i citati problemi Francesi.
    Oggi, anche se non è molto conosciuto esiste un “Disciplinare del Brandy Italiano d’Autore” redatto alla fine degli Anni 70 da una apposita commissione che ha decretato :
    Le Zone Migliori per Produrre Brandy Italiano sono nell’Appennino Centrale Versante Toscana e Romagna (con un punto in più x il Versante Romagnolo per via delle correnti marine più vicine.
    Esistono altre zone votate come alcune Aree della Campania.
    In ogni caso sono state classificate altre zona considerate di qualità (sul modello della mappatura in Charente)
    Sono stati esaminati oltre 15 tipi di Uve redando una clasifica delle migliori x la produzione di Brandy.
    E’ stato stabilito i tipi di alambicchi da utilizzare e le metodologie (e tempi) per l’invecchiamento.

    Purtroppo ad oggi esiste una sola azienda che si rifà a questo Disciplinare : Villa Zarri che produce dei Brandy che non hanno nulla da invidiare ai Migliori Cognacfrancesi.
    Utilizzano le Uve Toscane & Romagnole che acquistano da contadini locali.
    Il loro alambicco è stato costruito dai miogliori artigiani della charente
    Avendo iniziato a Distillare nel 1987 i suoi Brandy più vecchi hanno 25 anni.
    Fanno uscire anche delle selezioni Vintage a Gradazione Naturale di Botte veramente fantastiche.

    Noi li dobbiamo andare a trovare ad Anno Nuovo, se vuoi venire sei il Benvenuto !!
    Facci sapere
    Un Saluto
    Francesco


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Contatto / email

cognacecotognata (@) virgilio (.) it

Insert your email to follow the updates

Archivi

novembre: 2013
L M M G V S D
« Ott   Dic »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Avvisi legali / legal stuff

Questo blog è protetto dal diritto d'autore © (Legge 22 aprile 1941 n. 633).
E' vietato ogni utilizzo commerciale e non commerciale del contenuto, senza consenso dell'autore.

This blog is copyrighted.
© All rights reserved.

Le IMMAGINI appartengono ai rispettivi proprietari e sono pubblicate su licenza. Nel caso di aventi diritto non rintracciabili, contattare il sito per l'eventuale rimozione.

Questo blog viene aggiornato a capriccio dell'autore, quindi non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001.

Gli articoli pubblicati non sono destinati ad un pubblico di età minore, né intendono incentivare il consumo di alcolici.

Ogni opinione pubblicata è frutto di libera espressione e non ha finalità commerciale alcuna.

NOTA PER IL LETTORE
La pubblicità che può comparire su questo blog non è volontà dell'autore, ma generata automaticamente dalla piattaforma ospitante. Vogliate scusare il disagio.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: