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Ott
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cognac e sigari

Quando si pensa ad un sigaro pregiato quasi sempre viene alla mente per associazione di idee un buon distillato, di solito un cognac, talvolta un rum, o un whisky single malt, magari torbato.

Questa associazione ha origine nei club londinesi dell’epoca vittoriana, dove la high society passava le serate discutendo di politica affari cavalli e magari belle donne, fumando un buon Avana e gustando un bicchierino degno dell’ambiente. Questa passione era ben conosciuta da Winston Churchill, tanto da far legare il suo nome indissolubilmente ad un formato di sigari cubani. Un po’ meno nota è la sua passione per il cognac, talmente grande da arrivare a farsi servire durante le sedute della Camera, dove erano proibiti gli alcolici, una teiera contenente del cognac, giocando sul colore molto simile dei due liquidi. Capricci di statista!

Una suggestiva immagine dell'abbinamento sigaro - cognac

Una suggestiva immagine dell’abbinamento sigaro – cognac

Sulla scia di questa tradizione, ormai più che secolare, e per intercettare un mercato in più, molte case verso la fine degli anni Novanta hanno cominciato a produrre dei cognac tagliati su misura per il fumatore di sigaro, iniziando dalle grandi marche, per arrivare anche ai piccoli produttori.

Nell’abbinamento di un cognac ad un sigaro la cosa più importante è la ricerca di un buon equilibrio tra i due prodotti, che faccia risaltare le caratteristiche di ciascuno; ciò non è sempre evidente, ma come regola generale un sigaro leggero avrà gioco più facile di uno corposo e ricco di aroma, il quale richiede un distillato altrettanto di razza per dare il meglio da ognuno dei due. Il cognac deve essere capace di sostenere l’ampiezza aromatica del sigaro senza snaturarsi, e di offrirgli una complementarietà di gusto: dovrete trovare piacere nell’uno e nell’altro insieme. Il vertice sarà raggiunto quando dal matrimonio tra i due nasceranno aromi prima del tutto nascosti.

Come regola generale per ottenere questo risultato, utilizzate solo cognac di invecchiamento XO o superiori, gli unici a poter reggere lo scontro, a meno che vi orientiate sugli speciali cigar cognac, che esistono in diversi invecchiamenti. In ogni caso, quanto più è complesso il sigaro, tanto più complesso dev’essere il cognac. I Grande Champagne ben invecchiati e dagli aromi stratificati ed evoluti si dimostrano sempre più che adeguati alla bisogna. Starà poi al singolo fumatore trovare il connubio ideale.

Cos’hanno di speciale i cognac da sigaro?

Diciamo subito che la loro caratteristica, che li differenzia dagli altri cognac, è di essere assemblages preparati con l’obiettivo di creare una struttura che sostenga l’urto robusto del sigaro: quindi tannini e corpo in quantità elevata, non disgiunti da una certa dolcezza, e quasi sempre un’età media del blend superiore a 12 anni. Spesso i cognac così preparati sono piuttosto intensi, e riccamente additivati di boisé e caramello, non così piacevoli da bere soli quanto in coppia con un sigaro; talvolta sono costruiti per essere gustati solo con un tipo particolare di Avana, come i celebri Cohiba.

Il cognac Cohiba - maison Martell

Il cigar cognac “Cohiba” – maison Martell

Ormai pressoché tutte le grandi case hanno in catalogo uno o più cigar cognac, e non si contano le qualità in commercio delle aziende minori, benché questa rimanga una nicchia specialistica all’interno dell’universo cognac.

È opinione comune di molti degustatori di sigari, che i cigar cognac sostengano adeguatamente svariate categorie di sigaro, dai leggeri ai più complessi, ma senza eccellere in coppia con alcuno. Mentre pressoché tutti gli XO delle maison maggiori dimostrano di essere validi abbinamenti con le tre grandi categorie di intensità dei sigari.

Facciamo qualche nome, tra i cigar cognac più facilmente reperibili, anche se faremo torto a qualcuno dato che la categoria è ormai in catalogo a quasi tutte le maison di una qualche rinomanza.

Uno dei più noti è Davidoff, nei tipi classic ed extra, prodotto inizialmente da Hennessy su misura per la celebre casa di tabacchi di lusso; ora la licenza è passata alla Hine, con nome VSOP (prezzi medi: € 65) e XO (€ 170).

Altri abbastanza diffusi sono: Pinar del Rio della maison Gautier (€ 85), Hine Cigar Reserve (€ 90), Cohiba di Martell (€ 400), Cigar Club di Jean Fillioux (€ 100), For Cigar di A.E.Dor (€ 110).

Per completezza potremmo aggiungere il brandy italiano di Villa Zarri con infusione di foglie di tabacco Kentucky toscano (€ 65 / 500ml). Si tratta di un brandy di 21 anni prodotto con metodo e cura identici al cognac, nel quale sono state lasciate macerare le foglie di tabacco: una tecnica del tutto originale, pensata per il consumo con il sigaro, magari proprio un Toscano ben stagionato.

L’antica moda di fumare un buon sigaro in unione ad un cognac di pregio, tornata in auge anche grazie all’ampliarsi della platea dei nouveau riches provenienti dai cosiddetti BRICS, viene ben coltivata in alcuni selezionati alberghi di lusso londinesi e non solo, dove si trovano smoking lounges dedicate, fornite di bar e humidor per soddisfare ogni possibile desiderio al riguardo.

La cigar room del May Fair hotel di Londra

La cigar room del May Fair hotel di Londra

Cognac & Cotognata ricorda che FUMARE NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE. Questo articolo non intende incentivare in alcun modo la pratica descritta; anzi la si sconsiglia, raccomandando peraltro un consumo moderato e responsabile anche del cognac.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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1 Response to “cognac e sigari”


  1. 1 Salvo Sapienza
    10 febbraio 2014 alle 00:14

    Copio ed incollo quanto sopra da Lei scritto per poter rendere da subito chiaro quanto ho da consigliare : ” Diciamo subito che la loro caratteristica, che li differenzia dagli altri cognac, è di essere assemblages preparati con l’obiettivo di creare una struttura che sostenga l’urto robusto del sigaro: quindi tannini e corpo in quantità elevata, non disgiunti da una certa dolcezza, e quasi sempre un’età media del blend superiore a 12 anni. Spesso i cognac così preparati sono piuttosto intensi, e riccamente additivati di boisé e caramello, non così piacevoli da bere soli quanto in coppia con un sigaro; talvolta sono costruiti per essere gustati solo con un tipo particolare di Avana, come i celebri Cohiba. © 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)”…… Preciso da subito che ho compreso che quanto sopra ha scritto è frutto della Sua ricerca certosina e della passione che mette nel mondo dei Cognacs ma da purista che sono scoprire simili adulterazioni sul cognac mi fà rabbrividire ed abbracciare ancora di più i single malt e quei distillati meno manipolati ….. Vorrei consigliare a chi piace gustare un sigaro avana ( e quell’abbinamento che vi propongo è solo e rigorosamente riferito a sigari avana di alta-altissima qualità ) di accompagnarlo con un rum ma di qualità Demerara ed un invecchiamento di almeno 15/18 anni, poi se si ha la tasca e la voglia di procurarselo un 25/30 od anche più di invecchiamento ( con relativa spesa oltre i 200/300 euro a bottiglia ) oppure ripiegare su un metodo “solera” un Zacapa 23 anni ( con una spesa intorno ai 60/70 euro ) che si presenta al palato così gentile da essere gradevole anche alle donne che non bevono o hanno mai bevuto superalcolici . Resto comunque anche contrario a contrapporre ad un gusto forte di un sigaro un Cognac od un altro distillato eccessivamente robusto, cercherei di ingentilire le fumate contrapponendo un gusto sempre naturale , molto armonico e mai adulterato. ( bevete poco anzi pochissimo ma sempre il più possibile naturale). Sempre vostro


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