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Il brandy della california

Il “cognac” americano non si produce solo in Uruguay: ha trovato fortuna anche in California. Il merito è di alcune distillerie che utilizzano le tecniche usate nella Charente per distillare i vini della regione nord‑americana. La caratteristica peculiare tuttavia è il frequente impiego di altri vitigni, oltre ai tradizionali francesi, ed in particolare di quelli a bacca rossa, cosa del tutto insolita per i produttori di acquaviti del resto del mondo.

OSOCALIS - Brandy californiano - Soquel (contea di Santa Cruz)

OSOCALIS – Brandy californiano – Soquel (contea di Santa Cruz)

Il brandy californiano non nasce per caso: è l’erede di una lunga tradizione. Pare che i primi a distillare vino fossero i frati francescani giunti dalla Spagna nel 1700 per colonizzare la regione, con le famose missioni; l’usanza è continuata vivace fino al Proibizionismo, con una certa rinomanza e qualità; ma passato quel periodo nero per i bevitori, l’industria è scesa a livelli commerciali scadenti, soprattutto per l’utilizzo della distillazione in continuo a colonna; il brandy californiano più facilmente reperibile infatti è meglio adatto a fiammeggiare bistecche o ad essere diluito nei cocktail che bevuto tal quale: per intenderci, una qualità non dissimile dalla nostra Vecchia Romagna o Stravecchio Branca, per citarne alcuni, o dai più comuni brandy spagnoli. Le marche più diffuse di questo genere sono E&J (azienda Gallo), Christian Brothers, e Korbel.

Da qualche anno tuttavia si assiste al risveglio di questa acquavite: uno dei campioni del rinascimento californiano dei brandy è la maison Germain‑Robin di Ukiah, nella contea di Mendocino; questa azienda, fondata da un rampollo di un’antica ed ormai estinta ditta produttrice di Cognac (Jules Robin), insieme ad un socio californiano, dai primi anni ’80 distilla acquaviti nello stile francese, impiegando un modesto maquillage; la produzione è variegata, con uso di vitigni nobili: Pinot nero, Semillon, Viognier, Colombard, Sauvignon Blanc, e matura in piccole barriques di quercia del Limousin; invecchiamenti medi 10‑12 anni. Il loro XO è pieno, complesso e più secco di un cognac tradizionale. I prezzi variano da $45 a $350 secondo la qualità.

L’altra distilleria rinomata, Osocalis, attiva già dagli anni ’80 a Soquel (Santa Cruz County), produce senza maquillage da vitigni Colombard e Pinot nero, talvolta da altre varietà della California; la gamma comprende un Rare Brandy (6 anni) dai due vitigni, fruttato e leggero; un XO (12 anni) dai primi due ceppi con l’aggiunta di Chenin Blanc, più speziato e terroso; un Heritage (20 anni) da Colombard e Pinot nero 50/50, complesso e legnoso, con finale fruttato e speziato, che può ricordare un bourbon whiskey.

GERMAIN-ROBIN - brandy californiano - Ukiah (contea di Mendocino)

GERMAIN-ROBIN – brandy californiano – Ukiah (contea di Mendocino)

Altri produttori interessanti sono: Marian Farms di Fresno, che oltre a distillare a ripasso come a Cognac, impiega le uve della propria tenuta interamente coltivate con metodo biodinamico, una tendenza questa che si nota anche nella Charente, per quanto in numeri ancora piccolissimi. Il loro brandy si chiama “Espirito de la Valada”, invecchiato 5 anni in botti di rovere e commercializzato a 40°; Charbay, marchio di una famiglia di distillatori serbi, i Karakasevic, emigrati in California negli anni ’70, che produce dal 1983 un brandy di sola Folle Blanche per l’astronomico prezzo di $350 a bottiglia, e Jaxon Keys con il marchio Jepson, che produce brandy di 7 e 10 anni da solo Colombard del proprio vigneto; invece Carneros Alambic, una distilleria di buona reputazione che produceva negli anni ’80 e ’90 ha chiuso dopo il ritiro del partner tecnico-finanziario francese Rémy Martin, ed è stata rilevata dal marchio Etude, che cura la commercializzazione degli stock di brandy rimasti.

Il brandy californiano si trova localmente a prezzi concorrenziali rispetto ai comuni VS e VSOP importati da Cognac; differenze di qualche dollaro a bottiglia, tuttavia; mentre per le qualità invecchiate i costi si fanno sentire, e si allineano ai francesi, quando non li superano. Sotto il profilo gustativo invece l’originalità di questi brandy, che spesso consiste come si diceva nell’uso di vitigni nobili, risiede nella gamma di aromi che rende il palato maggiormente ricco e pieno dei fratelli di oltreoceano, mantenendo al contempo morbidezza e finezza, una sorta di sintesi tra i pregi di  armagnac e cognac, apparentemente. Il fatto che la cura nella distillazione e nell’invecchiamento sia analoga al cognac fa considerare questi brandy con rispetto e grande interesse. In Europa tuttavia questi distillati sono reperibili con estrema difficoltà data la piccola dimensione dei produttori di pregio.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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