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Lug
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Birra – Orval – una pilsner trappista?

Oggi vi parlo di una tra le più curiose, ma anche più conosciute birre trappiste, la Orval. Viene prodotta in unico tipo dalla birreria del monastero cistercense di Orval, lungo l’antica strada imperiale che da Treviri attraversava le Ardenne per condurre a Reims. Il monastero ha origini benedettine, e pare sia stato fondato da cenobiti calabresi mandati qui dal vescovo di Treviri nel 1070. Difatti questa è l’abbazia benedettina più antica del Belgio per fondazione.

La storia incrocia poi ancora i destini del monastero con l’Italia: appena fondato, questo vide ospitata la gran donna del Medio Evo italiano, Matilde di Canossa, che aveva sposato da poco il Duca della Bassa Lorena, Goffredo il Gobbo, signore di queste terre; dopo l’assassinio di questo, nel 1076, il feudatario della contea in cui era appena sorta Orval, per consolare la nobildonna, la portò a visitare il monastero “degli italiani”: la leggenda vuole che ella immergesse le mani nella sorgente che sgorga tra le sue mura: ahimé le scivolò nella fonte l’anello nuziale, caro ricordo di vedova. La contessa pregò la Vergine di farle ritrovare il dono del marito, ed ecco che una trota guizzante alla superficie le recò l’anello tra la sua bocca. Impressionata, la contessa pare esclamasse “haec aurea vallis est!”, da cui val d’or e poi or-val, e diede tanti ricchi doni all’abate dell’epoca.

Etichetta della birra d’Orval

Infatti il simbolo dell’abbazia ed il suo nome derivano da questa leggenda, e l’etichetta della birra porta un rombo in cui è raffigurata una trota emergente dalle acque con un anello in bocca, disegno di un architetto belga in stile art-decò. La bottiglia della Orval è inconfondibile peraltro, dalla forma che a noi ricorda l’aranciata Sanpellegrino, ed ai francesi l’Orangina.

Bene, ora la birra: la Orval è sicuramente tra le trappiste di maggior interesse, pur se ampiamente commercializzata, oggigiorno in 70.000 hl/anno: è caratterizzata da una marcata variabilità tra un lotto e l’altro, per cui non aspettatevi un gusto standard in ogni bottiglia. Probabilmente è la trappista più “difficile” da bere.

La birra d’Orval nel suo calice

Si tratta di una birra dal colore oro intenso, quasi arancio, lievemente velata, con un perlage sostenuto, ed una schiuma bianca ad impressionante sviluppo, estremamente persistente e a bolle fini.

All’inizio può non piacere affatto, gli aromi sono apparentemente piatti da crederla insignificante. In realtà lasciata nel bicchiere a riscaldarsi, rilascia qualche nota maltata e vagamente fruttata, diresti “birrosa” non potendo dire vinosa. Il primo sorso è amaro, amarissimo, forte dei luppoli intensi che la rende perfino sgradevole. La carbonatazione è energica, seppure mai come una tedesca. Lasciatela riposare, svelerà un corpo maltato ben tessuto, con qualche accenno rotondo di dolcezza, che aumenta scaldandosi, restando comunque molto asciutta; il finale è ancora amaro, luppolatissimo, con note vegetali che ricordano la liquirizia, e vagamente la radice di rabarbaro. Retrogusto forte e caratteristico, tanto che gli esperti lo chiamano le gout d’Orval. Lasciatene un dito nella bottiglia, per agitarlo energicamente alla fine della bevuta: verserete il deposito di lieviti, che assaggiato è un’esperienza interessante: rivela più accentuate le caratteristiche della birra fermentata in bottiglia, oltre ad apportarvi delle vitamine del gruppo B.

Se non vi piacciono le sdolcinatezze di certe birre belghe (un esempio molto noto è la Leffe) e amate il gusto austero delle Pils tedesche, la Orval vi sorprenderà con la sua qualità. È certamente una delle rare birre trappiste da pasto, sarà adatta perfino per un fritto di pesce? Chissà!

Cognac & Cotognata ha degustato una bottiglia invecchiata in cantina 1 anno abbondante. Giovani bottiglie prodotte da poco (entro i 7 mesi) fanno sembrare questa birra del tutto anonima, o almeno acerba e mediocre. Come per i vini di pregio, armatevi di pazienza, fatele fare cantina (fresca!) e poi degustate: il tempo renderà giustizia a questa birra per alcuni divina, per altri impossibile, ma sempre di qualità superiore.

Reperibilità: facile

Gradazione: dichiarata 6,2°, circa 7° dopo rifermentazione in bottiglia

Conservazione: anche 5 anni, dà il meglio dopo circa 2/3 anni.

Prezzo: circa € 2,20 – 2,50 (33cl)

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