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Lug
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Birra – Westmalle tripel

Riprendiamo l’assaggio delle birre trappiste, un mondo affascinante e complesso, dal momento che d’estate non è opportuno affrontare il mondo dei brandy, a meno d’essere in Norvegia, dove usano i “summer cognac” per riscaldare le estati boreali. In questa stagione è preferibile dedicarsi a bevande rinfrescanti, o se proprio si vuole indulgere ad uno spirito, si può provare un distillato di frutti, servito fresco.

L’abbazia di Westmalle è stata il primo monastero trappista a dotarsi di un birrificio per uso interno nei primi decenni dell’Ottocento. Dopo alcuni decenni ha cominciato a produrre birra per la vendita al pubblico, dapprima solo nei propri locali, dall’anno 1921 in poi anche distribuendola sul mercato. Oggigiorno il birrificio è stato attrezzato con le più moderne tecnologie di livello industriale, pur rimanendo all’interno dell’edificio abbaziale, ed esporta in tutto il mondo. L’abbazia di Westmalle è  riconosciuta come la madre di tutti i birrifici trappisti.

Per quanto si tratti del birrificio monastico di gran lunga più grande (capacità produttiva 45.000 bottiglie/ora da 33cl), la produzione di Westmalle si caratterizza per la sua qualità inappuntabile, secondo lo stile e le regole trappiste; tutto il profitto ricavato si impiega, una volta soddisfatte le esigenze dell’abbazia, e della tecnologia eco-compatibile del birrificio, ad opere caritatevoli ed assistenziali.

La Tripel di Westmalle, dal colore biondo dorato intenso come una pils ceca, si presenta limpida se non si smuove il fondo di lievito, operazione che va tenuta per ultimo. Il cappello è denso, a grana fine, spesso e alquanto persistente, dal colore biancastro. Carbonatazione leggera, quasi inavvertibile al palato, con un finissimo perlage persistente per tutta la beva. Al naso si offrono profumi fruttati e maltati, la nota più facile da percepire è di banana, e il malto tostato si fa sentire. La fermentazione dura due settimane, mentre la rifermentazione è in bottiglia per altre tre in ambiente dedicato prima della messa in commercio, come è d’uso nelle birre trappiste.

Il magnifico aspetto della Westmalle Tripel - ma usate un bicchiere a tulipano, non questi grossi calici.

Il magnifico aspetto della Westmalle Tripel – ma usate un bicchiere a tulipano, non questi grossi calici.

Il palato non è pesante ma sprizza complessità: l’attacco appena dolce reca netta l’impressione di banana, il malto tostato regala sensazioni dolci, che dopo la deglutizione scompaiono per lasciare posto all’amaro deciso e quasi piccante del luppolo ai margini della bocca. Retrogusto alquanto luppolato che ripulisce dagli aromi e persiste lungamente in bocca. Alcolicità ben integrata, si farà sentire più tardi. Colpisce l’eccellente equilibrio tra le note fruttate, dolci, amare, e piccanti.

Birra di qualità e doti aromatiche superiori, prodotta dal 1934; sicuramente la Tripel con cui misurarsi per confrontare questa tipologia di bevanda, talvolta chiamata XXX. Ancora una volta, bravi, i nostri frati!

Temperatura di servizio: di cantina (15°C), mai fredda, per gustarne gli aromi che il frigo ammazzerebbe! Accompagnare sempre con qualche salatino e/o formaggi grassi, tipo Emmental o Gouda, e perché no, qualche pezzetto di pera in stagione. Birra per un aperitivo robusto, da sorseggiare con tutta tranquillità. A mio parere non è da pasto, come la maggior parte della produzione belga.

Per la recensione dell’altra birra di Westmalle cliccare qui:

Westmalle Dubbel

Conservazione: anche qualche anno, evolve nel tempo come un buon vino.

Reperibilità: facile.

Alcolicità: 9,5°

Prezzo: € 2,7 – 3 circa.

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2 Responses to “Birra – Westmalle tripel”


  1. 23 luglio 2013 alle 10:37

    Una delle mie trappiste preferite. Ha avuto modo di provare la Rochefort 10 e la Westvleteren? Quest’ultima è particolarmente rara, considerata la migliore del mondo. Personalmente non la trovo molto diversa dalla Rochefort, nell’imbottigliamento 10 appunto….ma è un’ottima birra! Entrambe sono corpose e aromatiche, deliziose espressioni della maestria dei monaci.

    • 28 luglio 2013 alle 18:52

      Pian piano faremo la rassegna di tutte le trappiste (facilmente) reperibili sul mercato domestico: per la Westvleteren non ne sono sicuro, anche perchè viene magnificata e prezzata praticamente solo in funzione della sua rarità, essendo questo il birrificio monastico con la più piccola produzione. Probabilmente ha ragione il bevitore raffinato… chi vivrà berrà!


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