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Giu
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il cognac di colore neutro (alla conquista dei bevitori di vodka)

I cognac di colore neutro sono l’ultima moda nata nella Charente. Si tratta di distillati che, a differenza dei comuni brandy, sono prodotti in modo da rimanere quasi incolori dall’alambicco alla bottiglia.

Ci si chiederà qual è lo scopo, dacché il brandy è da sempre di colore biondo o ambrato, e tanto più è giovane, tanto più spesso viene colorato con generose dosi di caramello. Semplicemente, è un tentativo di marketing, per inserire il cognac in quel segmento degli alcolici (white spirits) amatissimo dai giovani, di cui l’espressione più nota è la vodka. L’intenzione è di proporre questo tipo di cognac ad un pubblico under 30, per un consumo più ‘sociale’ e veloce, all’americana: per intenderci, l’uso nei cocktail o puro ma ghiacciato, come chupito o shot che dir si voglia. Una mentalità lontana anni luce dal consumo tradizionale del cognac, con cui a memoria d’uomo mai nessuno si è ubriacato.

È una strada ragionevole? No, e l’esperimento commerciale non è riuscito granché, per una semplicissima ragione: il prezzo. Una bottiglia di vodka costa all’incirca 10 euro, una di cognac ‘albino’ da 30 a 40 euro, il che allontana i possibili consumatori giovani, a cui interessa più spesso l’alcool a buon mercato ed in quantità, che non l’eleganza e la finezza di un distillato. I concorrenti poi sono numerosissimi.

Ma nel dettaglio come si produce un cognac senza i consueti toni dorati?

Secondo il disciplinare dell’AOC Cognac un spirito può chiamarsi cognac solo se dopo la distillazione soggiorna almeno due anni in botte; questi due anni sono critici per la presa di colore attraverso i tannini ceduti dalla botte, di conseguenza se si vuole mantenere incolore lo spirito, bisogna usare delle botti esauste, che non cedono più nulla. Di fatto, ciò è poco credibile, perché l’alcool fiero del cognac giovane estrae sempre una debole colorazione dalla botte. Le soluzioni possono essere diverse, commerciali o tecnologiche.

Vediamo cosa offrono le Case di cognac in questa tipologia.

Il primo a proporre un simile prodotto su scala commerciale è stata la maison Godet, anche se sembra che esistesse già un prodotto analogo di una piccola distilleria fin dagli anni ’70.

Godet Antarctica - cognac di colore neutro da uve Folle Blanche

Godet Antarctica – cognac di colore neutro da uve Folle Blanche

Godet Antarctica: si tratta effettivamente di un cognac, poiché rispetta l’invecchiamento minimo, anzi la Casa dichiara fino a 7 anni in botte. L’intenzione è di commercializzare uno spirito trasparente, da bere ghiacciato, come suggerisce il nome. Viene prodotto, curiosità, da sola Folle Blanche, di cui la maison è portabandiera nella Charente. Questo è un pregio perché conferisce all’acquavite morbidezza e profumo già da giovane. In effetti il cognac è delicato e floreale al gusto, e pare sia decisamente migliore freddo. Come si ottiene il colore neutro dopo un invecchiamento simile non è noto, ma pare si tratti di un procedimento di filtrazione a freddo che ne elimina la pur debole colorazione; è probabile che l’acquavite venga ridotta fortemente di grado alcolico ancora prima della messa in botte per diminuirne la capacità di estrazione. In commercio dal 2008, prezzo € 30-35 circa per 500 ml. È l’unico vero cognac ‘albino’, per ora.

Hennessy Pure White

Hennessy Pure White: è un cognac ‘sperimentale’ della celebre casa, pare non sia mai entrato in commercio su larga scala, se non nei Caraibi. Poco reperibile anche in Europa, e forse volutamente non menzionato nel sito aziendale. Vuole essere un prodotto da cocktail da bere freddo; il nome gioca sull’equivoco: l’etichetta dichiara che viene distillato da sole uve bianche come se fosse una qualità particolare, mentre qualunque cognac  e quasi tutti i brandy provengono da quelle! Paglierino come un giovanissimo cognac, benché nell’assemblage entrino anche distillati invecchiati. Delicato, fruttato e poco aggressivo, ha un forte appeal sugli afro-americani, per la facile beva ed il brand celeberrimo negli USA. In commercio dal 2010, prezzo circa € 42.

Rémy Martin V: questo legalmente non è un cognac ma un’acquavite di vino, perché non ha fatto botte; andrebbe pronunciato ‘vii’ come eau-de-vie; prodotto inteso esclusivamente per i cocktail, si trova sul mercato statunitense, con una distribuzione rarefatta ad arte, il marketing regna sovrano a casa Rémy: anche in questo caso il sito aziendale non ne parla. Tecnicamente è assimilabile al pisco, che tuttavia si produce con uve più aromatiche di quelle

Rémy V - acquavite da uve della Charente

Rémy V – acquavite da uve della Charente

del cognac. Pura, è ovviamente un’acquavite aggressiva quanto una grappa bianca nostrana: si serve fredda per dare ai mixologists una base fruttata su cui inventare variazioni. Eccellente strategia di mercato per fare cassa senza passare dal costoso invecchiamento con perdita per evaporazione, e conseguente immobilizzazione di capitale. Ma non è cognac. In commercio dal 2010, prezzo circa € 30 (negli USA) a bottiglia.

In conclusione, niente che valga la pena di bere tal quale, e nemmeno in un mix: con un po’ di pratica si trovano eccellenti cognac VSOP di piccoli produttori dal fruttato squisito, per un prezzo analogo o anche meno, che possono entrare nei cocktail, o da bere puri con maggiore soddisfazione. Ma il marketing ha le sue esigenze, si sa.

Dal 2014 il BNIC non permetterà più l’uso della denominazione ‘bianco’ o ‘incolore’ ai cognac.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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