Archivio per giugno 2013

30
Giu
13

L’etichetta del cognac – come si legge

Per capire che cognac si sta acquistando, bisogna familiarizzarsi con le scritte che si trovano sull’etichetta della nostra bottiglia. Non è sempre intuitivo. Ecco una piccola guida.

La prima cosa che si nota è il marchio del produttore: questo fa riconoscere il prodotto al consumatore, spesso c’è un simbolo araldico o un logo comune a tutta la produzione della ditta. Può essere il nome di una celebre casa, di un piccolo produttore, o un nome di fantasia (ne esistono migliaia).

Un'etichetta di cognac - qui una qualità VS della maison Guerbé

Un’etichetta di cognac – qui una qualità VS della maison Guerbé

Dopodiché la scritta COGNAC bene in vista. Di solito a caratteri grandi e maiuscoli. Questo identifica il tipo di distillato che state acquistando.

La denominazione commerciale del prodotto (facoltativa): può essere un nome di fantasia, che identifica il prodotto nella propria linea commerciale (es. Delamain Pale & Dry, Hine Antique, Martell Medaillon). Spesso allude all’invecchiamento (special, trois etoiles, de luxe, reserve, rare, paradis, age inconnu, ecc.) e in questo caso il nome è soggetto ad una complicata regolamentazione che ne definisce l’età. Il termine “fine cognac” da solo non ha significato.

La denominazione del cru (facoltativo): se è indicata (es. Grande Champagne) identifica la sottozona o cru di produzione. L’acquavite deve provenire solo da quest’area. L’unica eccezione è “Fine Champagne”, che indica legalmente un blend di grande (min. 50%) e Petite Champagne.

La scritta Appellation (nome del cru) contrólée: la legge lo impone: è una formula legale che garantisce ufficialmente la provenienza del cognac dalla zona di produzione controllata. Se si legge solo “Appellation Cognac contrólée” ci si troverà davanti ad un’assemblaggio di distillati di diversi crus e non di un cru particolare, che viene quasi sempre dichiarato.

Il livello di invecchiamento (facoltativo): è quasi sempre espresso con le sigle VS, VSOP, XO, Napoleon, Hors d’age, Extra. Solo le prime tre hanno valore legale di garanzia minima d’età. Nei cognac d’annata viene invece indicato obbligatoriamente l’anno di distillazione.

Il volume, la gradazione (mai sotto 40°), ed il lotto. Il cognac è venduto diluito con acqua a 40° o oltre. Se è sotto i 40° perde il diritto alla AOC Cognac, con eccezione per alcuni cognac antichi. Il volume è 0,7l in tutto il mondo, 0,75 l in USA.

Il nome del produttore e/o dell’imbottigliatore con l’indirizzo.

In piccolo si trova il nome del produttore con il suo indirizzo.

La retroetichetta: se presente, aggiunge spiegazioni sul distillato, qualche volta una descrizione organolettica; nei cognac millesimati spesso dichiara l’anno della messa in bottiglia.

Il cartellino appeso al collo: su questo, se presente, si descrivono  notizie sull’azienda, o informazioni vietate nell’etichetta “legale” incollata, come l’età esatta dell’assemblage.

 

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

21
Giu
13

il cognac di colore neutro (alla conquista dei bevitori di vodka)

I cognac di colore neutro sono l’ultima moda nata nella Charente. Si tratta di distillati che, a differenza dei comuni brandy, sono prodotti in modo da rimanere quasi incolori dall’alambicco alla bottiglia.

Ci si chiederà qual è lo scopo, dacché il brandy è da sempre di colore biondo o ambrato, e tanto più è giovane, tanto più spesso viene colorato con generose dosi di caramello. Semplicemente, è un tentativo di marketing, per inserire il cognac in quel segmento degli alcolici (white spirits) amatissimo dai giovani, di cui l’espressione più nota è la vodka. L’intenzione è di proporre questo tipo di cognac ad un pubblico under 30, per un consumo più ‘sociale’ e veloce, all’americana: per intenderci, l’uso nei cocktail o puro ma ghiacciato, come chupito o shot che dir si voglia. Una mentalità lontana anni luce dal consumo tradizionale del cognac, con cui a memoria d’uomo mai nessuno si è ubriacato.

È una strada ragionevole? No, e l’esperimento commerciale non è riuscito granché, per una semplicissima ragione: il prezzo. Una bottiglia di vodka costa all’incirca 10 euro, una di cognac ‘albino’ da 30 a 40 euro, il che allontana i possibili consumatori giovani, a cui interessa più spesso l’alcool a buon mercato ed in quantità, che non l’eleganza e la finezza di un distillato. I concorrenti poi sono numerosissimi.

Ma nel dettaglio come si produce un cognac senza i consueti toni dorati?

Secondo il disciplinare dell’AOC Cognac un spirito può chiamarsi cognac solo se dopo la distillazione soggiorna almeno due anni in botte; questi due anni sono critici per la presa di colore attraverso i tannini ceduti dalla botte, di conseguenza se si vuole mantenere incolore lo spirito, bisogna usare delle botti esauste, che non cedono più nulla. Di fatto, ciò è poco credibile, perché l’alcool fiero del cognac giovane estrae sempre una debole colorazione dalla botte. Le soluzioni possono essere diverse, commerciali o tecnologiche.

Vediamo cosa offrono le Case di cognac in questa tipologia.

Il primo a proporre un simile prodotto su scala commerciale è stata la maison Godet, anche se sembra che esistesse già un prodotto analogo di una piccola distilleria fin dagli anni ’70.

Godet Antarctica - cognac di colore neutro da uve Folle Blanche

Godet Antarctica – cognac di colore neutro da uve Folle Blanche

Godet Antarctica: si tratta effettivamente di un cognac, poiché rispetta l’invecchiamento minimo, anzi la Casa dichiara fino a 7 anni in botte. L’intenzione è di commercializzare uno spirito trasparente, da bere ghiacciato, come suggerisce il nome. Viene prodotto, curiosità, da sola Folle Blanche, di cui la maison è portabandiera nella Charente. Questo è un pregio perché conferisce all’acquavite morbidezza e profumo già da giovane. In effetti il cognac è delicato e floreale al gusto, e pare sia decisamente migliore freddo. Come si ottiene il colore neutro dopo un invecchiamento simile non è noto, ma pare si tratti di un procedimento di filtrazione a freddo che ne elimina la pur debole colorazione; è probabile che l’acquavite venga ridotta fortemente di grado alcolico ancora prima della messa in botte per diminuirne la capacità di estrazione. In commercio dal 2008, prezzo € 30-35 circa per 500 ml. È l’unico vero cognac ‘albino’, per ora.

Hennessy Pure White

Hennessy Pure White: è un cognac ‘sperimentale’ della celebre casa, pare non sia mai entrato in commercio su larga scala, se non nei Caraibi. Poco reperibile anche in Europa, e forse volutamente non menzionato nel sito aziendale. Vuole essere un prodotto da cocktail da bere freddo; il nome gioca sull’equivoco: l’etichetta dichiara che viene distillato da sole uve bianche come se fosse una qualità particolare, mentre qualunque cognac  e quasi tutti i brandy provengono da quelle! Paglierino come un giovanissimo cognac, benché nell’assemblage entrino anche distillati invecchiati. Delicato, fruttato e poco aggressivo, ha un forte appeal sugli afro-americani, per la facile beva ed il brand celeberrimo negli USA. In commercio dal 2010, prezzo circa € 42.

Rémy Martin V: questo legalmente non è un cognac ma un’acquavite di vino, perché non ha fatto botte; andrebbe pronunciato ‘vii’ come eau-de-vie; prodotto inteso esclusivamente per i cocktail, si trova sul mercato statunitense, con una distribuzione rarefatta ad arte, il marketing regna sovrano a casa Rémy: anche in questo caso il sito aziendale non ne parla. Tecnicamente è assimilabile al pisco, che tuttavia si produce con uve più aromatiche di quelle

Rémy V - acquavite da uve della Charente

Rémy V – acquavite da uve della Charente

del cognac. Pura, è ovviamente un’acquavite aggressiva quanto una grappa bianca nostrana: si serve fredda per dare ai mixologists una base fruttata su cui inventare variazioni. Eccellente strategia di mercato per fare cassa senza passare dal costoso invecchiamento con perdita per evaporazione, e conseguente immobilizzazione di capitale. Ma non è cognac. In commercio dal 2010, prezzo circa € 30 (negli USA) a bottiglia.

In conclusione, niente che valga la pena di bere tal quale, e nemmeno in un mix: con un po’ di pratica si trovano eccellenti cognac VSOP di piccoli produttori dal fruttato squisito, per un prezzo analogo o anche meno, che possono entrare nei cocktail, o da bere puri con maggiore soddisfazione. Ma il marketing ha le sue esigenze, si sa.

Dal 2014 il BNIC non permetterà più l’uso della denominazione ‘bianco’ o ‘incolore’ ai cognac.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

10
Giu
13

degustazioni – cognac Ragnaud Sabourin n° 20 Réserve Speciale

Denominazione: N°20 Réserve speciale

Produttore: Ragnaud-Sabourin – Domaine de la Voute – Ambleville

Tipo di produttore: bouilleur de cru

Cru: Grande Champagne

Qualità: XO

Particolarità: annata singola

Gradazione: 43°      

Invecchiamento: 20 anni (dichiarato)

Vitigni: ugni blanc

Prezzo: € 65 circa (2013)

Reperibilità: media

Importatore: Sarzi Amadè – Milano

Profilo aziendale: la Ragnaud-Sabourin è una delle più prestigiose aziende familiari nel cuore della migliore zona della Grande Champagne, sotto Segonzac; gestita dagli inizi del 1900 da un grande nome del cognac, Gaston Briand, poi dall’altrettanto rispettato genero Marcel Ragnaud, ora è in mano ad Annie Ragnaud-Sabourin e al figlio Olivier. Amata dai conoscitori, la casa è considerata un simbolo del cognac di superba qualità, assieme alla vicina maison Frapin. La casa produce solo cognac tradizionali, non impiega additivi, e assembla solo singole annate di diversi vitigni di proprietà. Orgoglio e tradizione pura.

L'attuale confezione del cognac Ragnaud Sabourin Réserve n°20

L’attuale confezione del cognac Ragnaud Sabourin Réserve n°20

La produzione è contraddistinta da “riserve” con numeri crescenti, che indicano l’età dei distillati: 4 anni (VS), 10 (VSOP), 20 (riserva speciale), XO (25 anni, il meno riuscito), Fontvieille n°35, e Florilege n°45, gli ultimi due anche da vitigni Colombard e Folle Blanche; infine esistono delle annate a partire dal 1998, e una riserva Paradis che parzialmente contiene cognac pre-fillossera e il resto dei primissimi anni del 1900, a prezzo comprensibilmente elevato.

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Note gustative

Colore oro chiaro; ricco aroma floreale/fruttato, con punta alcolica, e una leggera nota di quercia; gusto marcatamente aromatico, ampio, secco, con una vivace alcolicità: lasciato a riposo una mezz’ora si apre rivelando un fruttato rotondo di grande carattere; rancio accennato; retrogusto poco persistente.

Cognac aromatico, generoso in bocca, di buona piacevolezza ma l’alcool ancora fiero ed il legno sovrastano un’eccellente materia prima. Rispetto all’identico cognac – stellare – distillato dal padre della produttrice, che ho avuto la fortuna di bere, la resa è ampiamente inferiore. Delusione? Intendiamoci, siamo ancora nell’olimpo del cognac, nonostante tutto.

Valutazione sintetica

Aroma                                      

  1. 1.  Fruttato / vinosità: 4
  2. 2.  Aroma di legno (quercia): 4
  3. 3.  Alcolicità: 3               (1=prevalente) (6=minima)

 

Gusto

  1. 1.  Astringenza: 4              (1=prevalente) (6=minima)
  2. 2.  Dolcezza: 3                   
  3. 3.  Rancio: 2          
  4. 4.  Ricchezza: 5                     
  5. 5.  Corpo (pienezza): 3

Retrogusto (lunghezza): 2

Equilibrio aroma/gusto: 4

Giudizio complessivo: 34 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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