Archivio per aprile 2013

19
Apr
13

degustazioni – cognac André Petit XO Extra

La casa André Petit & Fils è piccola, poco conosciuta fuori dalla cerchia degli appassionati, anche per il fatto di trovarsi in un petit cru, i Bons Bois; l’origine data durante il cognac boom degli anni 50 del 1800, quando un loro avo impiantò una vigna con alambicco; l’azienda corrente prende forma tuttavia nel 1921. Più recente è la produzione in proprio, da quando (1965) André Petit, il padre dell’attuale proprietario, decise di imbottigliare col proprio nome i distillati, fino ad allora venduti alla ditta Hennessy, reputando che la loro ottima qualità valesse il salto rischioso nell’indipendenza.

I vigneti della maison André Petit a Berneuil (Bons Bois)
© http://www.cognac-expert.com (per gentile concessione / by kind permission)

La piccola casa tuttavia ha stoffa: autonoma dalla vigna alla vendita, come i più intraprendenti boilleurs de cru, ha saputo farsi un nome per la sua qualità ed una visione estremamente tradizionale che privilegia le nuances delle varie annate piuttosto che ricorrere alla standardizzazione del cognac; addirittura la distillazione viene fatta ancora come una volta su alambicco a carbone con tutti i rischi del mestiere. I cognac sono quindi estremamente individualizzati tra le varie produzioni annuali, nel bene e nel male.

Il figlio Jacques ha saputo essere imprenditore vivace, creando un drink a base di cognac e té verde, chiamato So Yang, con successo sul mercato cinese; inoltre i suoi cognac hanno vinto premi in concorsi prestigiosi, tra cui l’International World Spirit Competition (YWSC), cosa rara per un piccolo produttore, che si vanta tuttavia di “produrre cognac di qualità non comune”. Credetegli, è vero!

La gamma va dal semplice VS al VSOP, Napoleon, XO, XO Extra, fino ai cognac di annata singola.

SCHEDA DI DEGUSTAZIONE

Denominazione: XO Extra

Produttore: André Petit & Fils – Berneuil (Bons Bois)

Tipo di produttore: bouilleur de cru

Cru: n.d. (Bons Bois?)

Qualità: XO

Gradazione: 43°      

Invecchiamento: 25 anni

Vitigni: n.d.

Prezzo (2013): € 65/75

Reperibilità: non reperibile sul mercato italiano

Cognac Petit XO Extra – Berneuil (Bons Bois)

Note gustative

Colore ambrato; aroma balsamico concentrato: cacao, frutta secca e ricchezza di note vinose predominano sul legno, l’alcolicità è minima; gusto armonico e dolce di uva passa, pastoso, i toni speziati sono ben fusi ad un robusto rancio, con buona espansione in bocca, segno sicuro di un grande cognac; retrogusto moderatamente persistente. Equilibrio perfetto tra naso e bocca, ogni promessa viene mantenuta. Vigoroso e complesso, è un esempio di cognac “muscoloso” profondamente aromatico, di grande stoffa. Seppure privo del finale sontuoso di un Grande Champagne, mostra una struttura ed una piacevolezza di beva eccellenti.

Un assemblage di cognac perfetto: quelle grandeur, Monsieur Petit!

Valutazione sintetica

Aroma                                      

  1. 1.  Fruttato / vinosità:   4
  2. 2.  Aroma di legno (quercia):   3
  3. 3.  Alcolicità:   6            (1 = prevalente) (6 = minima)

Gusto

  1. 1.  Astringenza:   6           (1 = prevalente) (6 = minima)
  2. 2.  Dolcezza:   5
  3. 3.  Rancio:   5
  4. 4.  Ricchezza:   6
  5. 5.  Corpo (pienezza):   4

Retrogusto (lunghezza):   4

Equilibrio aroma/gusto:   6

Giudizio complessivo:                   49 / 60

Voti: 1= assente 2= scarso 3= mediocre 4= buono 5= molto buono 6= ottimo

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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06
Apr
13

Qual è il cognac migliore?

Quante volte ho letto in rete questa domanda! La mia risposta è sempre stata un’altra domanda: “ma esiste il cognac migliore?”.

Una pubblicità d’epoca di un “cognac” italiano 1920/30 circa
(© Simoncognac – per gentile concessione / by kind permission)

Partiamo da un fatto banale, ci sono sul mercato circa 270 commercianti finali di cognac (negociants-spediteurs), più 400 boilleurs de cru, dei quali alcuni fanno commercio internazionale, gli altri invece non vendono al di fuori della loro azienda o della Francia. Di questi, ognuno produce almeno alcuni tipi di cognac nei vari invecchiamenti; le aziende grandi spesso commercializzano cognac con più di un marchio o talvolta dozzine di marchi diversi.

Abbiamo quindi alcune migliaia di bottiglie diverse di distillati presenti contemporaneamente sul mercato nella regione vinicola “Cognac”: ad essere onesti dovremmo assaggiarle tutte, confrontandole. A parte che ciò ridurrebbe alla cirrosi anche il bevitore più incallito, esiste una scala di valutazione definita, imparziale, parkeriana se vogliamo dire così, per fare questa valutazione comparata “obiettiva”? La risposta è ovviamente NO.

Quindi? Troveremo cognac che tutti dichiareranno eccellenti, altri ottimi ma il cui giudizio dipende soggettivamente dall’assaggiatore, e via a scendere fino agli scadenti senza possibilità di errore: il metro di valutazione è quasi sempre relativo all’esperienza del degustatore ed al suo gusto personale, salvi i casi estremi in cui tutti concordano.

Ancora, non esistono cognac migliori secondo la provenienza: ovvero, il primo cru (Grande Champagne) non fornisce per forza le acquaviti migliori; né i cognac sono migliori quanto più sono invecchiati: questo è un falso criterio che è bene sfatare. Soltanto alcuni cognac di razza hanno il pregio di invecchiare bene a lungo (de se bonifier, dicono i francesi); è vero che l’invecchiamento quasi sempre migliora i cognac, ma non tutti allo stesso modo né allo stesso tempo. È il compito del maître de chai selezionare i candidati a diventare i migliori della loro categoria, con un’attenta sorveglianza e un lavoro sulle botti e sull’ambiente che le contiene, il chai. Altrettanto lavoro richiederà l’assemblage per creare cognac armoniosi al palato.

In breve: ci possono essere cognac eccellenti sia che provengano dal primo o dal quinto/sesto cru o siano assemblages di diversi crus, e altrettanto vale per i cognac giovani di pochi anni (almeno 7) come per venerandi distillati di oltre 50 anni in botte. Lo stesso può valere per la marca, una delle grandi maison mondiali, o un piccolo boilleur de cru. Come vedete il criterio è ampio a sufficienza per perdersi.

Un’etichetta del “cognac” italiano Sarti 3 Valletti anteguerra, quando ancora si poteva chiamare così e non brandy.
© Simoncognac (per gentile concessione / by kind permission)

E allora? Chi non ha esperienza di degustazione si chiede come fare a scegliere. La marca famosa è una valida garanzia? Lo è l’età del cognac? Sarà il prezzo a guidarci ? La pubblicità? Le recensioni online? Nessuno di questi criteri è una certezza assoluta, poiché il cognac migliore (in via assoluta) NON esiste.

L’unica certezza è formarsi il proprio gusto e la propria esperienza; facile, direte! Richiede anni, tanti quattrini e tante bottiglie assaggiate. Però si può dare qualche idea al neofita senza scoraggiarlo.

Cominciando da una verità paradossale: i cognac migliori non sono quelli commercializzati dalle grandi marche. Quasi mai. Se volete quindi un buon cognac senza pagarlo più di quel che vale, orientatevi su una piccola casa produttrice, quasi sempre un boilleur de cru. Non vi sarà facile trovarli, ma girando un po’ di enoteche con pazienza, o più facilmente nella rete (ma occhio al prezzo), qualcosa troverete. Alcuni “grandi” piccoli sono abbastanza diffusi anche in Italia, e meritano tutta la vostra attenzione.

Questi cognac non vengono miscelati con cento altri fratelli mediocri prodotti da distillatori all’ingrosso, ma mantengono il loro carattere artigianale sincero. Non tutti sono buoni, ma molti di questi hanno qualcosa da dire. E soprattutto vi vengono offerti a prezzi dignitosi in rapporto alla qualità: per fare un esempio, nel 2013 un cognac VSOP (7/10 anni) di un piccolo produttore viene venduto al consumatore a circa € 28-32, mentre un XO (20/25 anni) a circa € 57-65.

Dove troverete le differenze, sarà prima di tutto nello stile del singolo produttore. Esistono cognac leggeri e cognac robusti per quanto riguarda il corpo e la struttura del distillato.

Altri privilegiano il fruttato od il floreale piuttosto che gli aromi ‘legnosi’ dati dai tannini.

Alcune grandi case (Martell) hanno uno stile asciutto e secco, per non far distillare il vino con le fecce, mentre altre (Hennessy e Rémy) producono cognac più corposi e pieni, a parità di invecchiamento.

La casa Delamain per esempio si fa vanto del suo XO Pale & Dry (chiaro e secco), che significa un cognac non (troppo) colorato per estrazione dalla botte e dal caramello, e non (troppo) addizionato di zucchero, cosa che generalmente le grandi case adorano, specie per i mercati orientali, per far sembrare il cognac più vecchio e più ricco di quel che è.

In genere un cognac (anche vecchio) di buona qualità è sempre chiaro, e la dolcezza sarà dovuta solo agli anni in botte, appena quelli venerandi tenderanno ad un tono ambrato profondo, ma mai cupo come certi VSOP o Napoleon generosamente additivati.

Orientate la vostra scelta così: scartate i VS, buoni solo per i cocktail, e cercate di partire da un VSOP o meglio da un Napoleon o un XO, chiaro di aspetto, di un piccolo produttore, e meglio ancora se di un singolo cru, non importa quale, ognuno ha qualcosa da dirvi; se il produttore non è proprio scadente, berrete un cognac superiore alla media, a volte uno eccezionale.

Se avete domande o dubbi sul produttore, chiedete pure, do sempre volentieri qualche indicazione sui marchi che conosco.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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