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Il cognac e Napoleone – leggenda o realtà ?

Il cognac ha vissuto a lungo sul mito di Napoleone: basta non avere 20 anni, e la memoria andrà a chissà quante bottiglie incrostate di sigilli, allori, api e cifre napoleoniche. Ma si tratta di una leggenda? Ecco la verità.

Napoleone ha fatto la fortuna di più di un produttore, il più conosciuto è Courvoisier, e parecchi hanno usato i simboli napoleonici a piene mani.

Un esempio di etichetta ‘napoleonica’
Boulestin, marchio della maison Otard

Lo stesso nome di Napoleon è entrato oramai nell’uso commerciale come definizione di una qualità di cognac di età intermedia tra un VSOP e un XO, non certo un prodotto da imperatori: non significa che la qualità preferita dal condottiero fosse proprio questa, anzi.

Che alla corte parigina del grande Corso si bevesse cognac, è fuor di dubbio, altrettanto certo è che i fornitori fossero numerosi. Ma di sicuro all’epoca non esisteva una casa fornitrice ‘privilegiata’.

La leggenda nasce nei giorni dell’esilio di Napoleone nel 1815: il suo ministro Fouché aveva fatto preparare due navi pronte a far vela verso gli Stati Uniti, ma poi l’imperatore decise di consegnarsi agli inglesi. Le due navi raggiunsero davanti al porto di Rochefort la nave inglese Bellerophon che trasportò il condottiero a Plymouth, dove venne imbarcato sulla HMS Northumberland diretta a S. Elena. Tra le numerose provviste, c’era ovviamente un carico di cognac, di cui una parte fornita dalla ditta Courvoisier. Fu così che gli inglesi, sedotti dal distillato di cui erano ghiotti, lo battezzarono ‘the brandy of Napoleon’. Il resto lo fece la casa Courvoisier, che ottenne da Napoleone III nel 1860 il brevetto di fornitore imperiale, diventando davvero il brandy di Napoleone. La casa si guardò bene dallo specificare quale dei due, e il mito venne così consolidato.

Furono poi i successivi proprietari dell’azienda, dal 1909 gli inglesi Simon, a valorizzare  il marchio Courvoisier con la nascente pubblicità, tramite la celebre silhouette napoleonica, ed il claim ‘the brandy of Napoleon’, con enorme successo in Gran Bretagna, dove l’imperatore sconfitto aveva una sicura presa emotiva tra i bevitori, facendo assurgere questo marchio a primo concorrente delle più celebri ed antiche maison Hennessy e Martell.

Una vecchia pubblicità 'napoleonica' della maison Courvoisier

Una vecchia pubblicità ‘napoleonica’ della maison Courvoisier

L’uso commerciale dell’immagine imperiale risale tuttavia al volgere del Novecento:  prima dei Simon, già la casa Bisquit nel 1890 aveva riportato in etichetta l’immagine di Napoleone ‘Primo Console’ e pochi anni di seguito, nel 1899 la maison Meukow aveva depositato un’etichetta di cognac marca ‘Napoleone‘ con tutta la simbologia nota di aquile, N e allori che poi si sarebbe diffusa. Tuttavia è indubitabile che i maggiori successi di questo logo li seppe cogliere la maison Courvoisier. Oggi l’azienda non insiste più su questo percorso datato, benché l’immagine di virilità e di potenza che si vorrebbe veicolare coniugando l’imperatore al distillato abbia ancora qualche appeal in estremo Oriente.

Nelle vendite all’asta di cognac antichi spesso si incontrano bottiglie ‘napoleoniche’: dovrebbe trattarsi principalmente di distillati prodotti al tempo di Napoleone III: quindi cognac di buona età, 40-60 anni, che sono stati generalmente imbottigliati nel primo decennio del 1900, nel pieno di questa moda.

Ci sono in commercio anche bottiglie distillate veramente nell’era naponeonica, cioè all’alba del 1800, ed alcune case come la raffinata A.E. Dor , la quale possiede ancora scorte dell’annata 1805  (dal poetico nome di ‘Soleil d’Austerlitz’), ne offrono esemplari ancora oggi, a prezzi da sceicco. Tuttavia è utile ricordare che un cognac una volta terminato l’invecchiamento e posto in vetro, non invecchia più: quindi se un cognac di questi avesse per esempio 30 anni di maturazione in botte, tecnicamente sarebbe uguale ad un moderno hors d’age, se non fosse per il fascino dell’antico, e per i vitigni pre-fillossera, che rendono il cognac più vellutato e rotondo degli attuali.

Una pubblicità murale d’epoca sul retro di un frontone di casa a Cherbourg
© lesmurspeints.blogspot.it (per gentile concessione)

I fabbricanti di cognac hanno senz’altro giocato sull’equivoco tra i due Napoleone, peraltro riconoscenti a quello del Secondo Impero per aver negoziato con gli inglesi un trattato commerciale che fece letteralmente esplodere le esportazioni di cognac nell’isola: i vigneti nel 1877 raggiunsero l’incredibile cifra di 280.000 ettari, poi arrivò la fillossera, ma questa è tutta un’altra storia. Il grosso delle case celebri e meno celebri ancora oggi esistenti è infatti stato fondato nel periodo tra il 1850 e il 1870. Sotto questo profilo, lo zio con il suo Blocco Continentale aveva invece gravemente danneggiato il commercio di acquavite con la Gran Bretagna, se non fosse stato che le case produttrici intrattenevano ottimi rapporti con i contrabbandieri delle isole della Manica, salvandole così dalla rovina. Ma la fama del primo oscurò la grata memoria del secondo.

© 2013 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

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