Archivio per dicembre 2012

31
Dic
12

La Trappe Blond

La Trappe Blond è una birra trappista a rifermentazione in bottiglia prodotta sotto supervisione dell’abbazia di Onze Lieve Vrouw van Koningshoeven, unico monastero trappista dei tre olandesi ma non più unico non belga a produrre birra. È di ottobre 2012 la notizia che il monastero trappista di Engelhartszell in Austria, Stift Engelszell, ha ottenuto il prestigioso esagono per le sue birre trappiste.

Bottiglia di La Trappe Blond

La Trappe Blond si presenta all’aspetto dorata chiara e velata; versandola produce il tipico cappello di schiuma alto un dito o due, cremosa e poco persistente, che si sgrana in bollicine grossolane. La carbonatazione è piuttosto fine all’inizio, per poi diventare appena percettibile alla vista ma alquanto sostenuta al palato. Aroma evanescente maltato, con qualche debole accenno fruttato. Al palato appare decisamente maltata, un poco dolce, per poi scoprire la vena luppolata, ancora più avvertibile nel retrogusto, persistente oltre il previsto. Una leggera acidità accompagna la degustazione. Corpo pieno, e alcolicità leggera per una birra trappista, sui 6,5°. Deboli anche in bocca i profumi fruttati (pesca?), come il naso già faceva capire.

Complessivamente, la più beverina della produzione della Trappe: la sua relativa alcolicità ed il finale amarognolo la rendono quasi una birra da pasto. Ben fatta, pulita ed equilibrata, ma non emoziona granché.

Servire nel calice svasato, a temperatura di cantina (15°), mai fredda.

Si conserva oltre un paio d’anni.

Prezzo  € 2,50 circa. Reperibilità: non comune.

Per gli altri articoli de La Trappe cliccare qui:

Dubbel

Tripel

Quadrupel

La Trappe Blond nel bicchiere

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25
Dic
12

Buon Natale, Cognac & Cotognata !

Si festeggia Natale, oggi, ma anche il primo compleanno di questo blog.

GRAZIE di cuore a tutti coloro che hanno collaborato, scambiato informazioni, commentato, consigliato, e soprattutto letto queste pagine ad alto tasso alcolico. Mai avrei creduto, scrivendo di un argomento così poco popolare in Italia, di cognac, ma anche di distillati, che potessi avere così tanti lettori: scaramanticamente dicevo sarebbero stati gli ormai proverbiali manzoniani quattro… invece avete visto queste pagine al ritmo di 1.000 al mese (media dell’anno). E questo fa sperare in una crescita d’interesse per il futuro. Da parte mia ci metterò l’impegno per rendere un’informazione accurata, appassionata, e curiosa: anche dando maggiore spazio a bottiglie interessanti nella sezione degustazioni.

GRAZIE DAVVERO !

A tutti il mio sentito augurio di BUON NATALE, e di poter festeggiare l’ANNO NUOVO con uno squisito bicchiere di nobile distillato tra le dita, come antidoto scaccia-crisi e scaccia-pensieri.

Ma ricordatevi sempre di non abusarne, perchè l’alcool se gustato senza cervello è uno strumento diabolico, e potrebbe consumarvi l’anima!

Bevitore avvisato, …

Il celebre illusionista amreicano Harry Kellar brinda con Mefistofele (poster pubblicitario, 1899).
© free (public domain image)

24
Dic
12

Come si degusta il cognac

Questo (ʽalla russa’) non è il modo di bere il cognac.

Prendete il bicchiere nella mano,

scaldatelo, ruotatelo dolcemente per liberare gli aromi.

Poi portatelo al naso, e odorate.

Infine, mio caro signore, appoggiate il bicchiere sul tavolo e…

 cominciamo a parlarne.

(Talleyrand)

 

Sembrerà strano, ma molta gente non sa come si degusta il cognac. Non è un’arte difficile, ma richiede qualche accorgimento, e  soprattutto un po’ di tempo e di attenzione.

Il cognac non è un liquore che si inghiotte velocemente, né tantomeno che si beve in quantità. Nel nostro bicchiere avremo di solito un liquido invecchiato almeno 4 anni (VSOP) e talvolta anche oltre 40 (EXTRA), che ci richiederà una piccola parte della calma e della pazienza impiegata nel maturarlo, per rivelare le sue generose doti, che tiene ben nascoste al bevitore frettoloso.

Non serve avere una poltrona di pelle, non è necessario abitare in un castello né sedersi davanti ad un camino acceso, ma ci vuole qualche accessorio: un bicchiere adatto, un naso ricettivo, e infine del tempo per meditare su ciò che riceviamo man mano dal liquido che stiamo tenendo in mano.

Elegante servizio per un cognac d’eccezione.
La vendemmia 1914, oltre che superlativa, è stata chiamata “la vendange des dames” poichè tutti gli uomini erano stati chiamati a fronteggiare i tedeschi allo scoppio della 1a guerra mondiale.

La prima cosa importante è il calice giusto: se volete bere cognac, buttate nel cassone del vetro il bicchiere ballon, se l’avete; munitevi invece di un bicchiere a tulipano, o da sherry, o, nella peggiore delle ipotesi, da grappa.

La seconda è ancora più importante, il servizio: e qui, cari barman e ristoratori, vi prego, ascoltate: servite il cognac portando la bottiglia al tavolo del cliente, e versatelo in sua presenza nel bicchiere appoggiato sul tavolo. Questo non per sfiducia, ma per un motivo molto semplice: gli aromi più sottili dell’acquavite, il cosiddetto primo naso, si liberano appena versato il liquido; se lo fate al banco e poi portate al cliente il bicchiere, questi profumi delicati si saranno persi per strada; mentre svaniranno ancora più velocemente se prima riscaldate il bicchiere o lo fate ruotare. Evitate assolutamente di usare misurini o dosatori, il travaso è altrettanto deleterio. Servite il cognac correttamente, così non priverete il vostro cliente di un piacere che gli spetta e che merita di ricevere dalle vostre attenzioni professionali.

La quantità ottimale di servizio è 3-4 cl, mentre la temperatura è di 18-22 gradi. Il freddo esalta i profumi pesanti, il caldo fa sviluppare troppo alcool che copre gli aromi interessanti del distillato.

La degustazione vera e propria avviene in fasi successive, che possono essere ripetute più volte.

Si comincia col valutare il primo naso, cioè l’impressione data dal distillato appena versato nel bicchiere. È il momento in cui si percepiscono gli aromi più sottili e delicati del cognac, e che dura pochi istanti per la loro volatilità. Gli esperti riconoscono già in questo primo momento l’essenziale delle qualità del cognac in degustazione, senza nemmeno assaggiarlo. Questa fase è l’unica a non poter essere ripetuta, a meno di versare un nuovo bicchiere.

Il secondo naso è l’aroma che segue la prima impressione; qui si scoprono gli aromi meno volatili, tipicamente le note legnose ed il fruttato ed il floreale persistente; il leggero riscaldamento con la mano (humanisation) ed una delicata rotazione nel calice esaltano queste caratteristiche; questi profumi sono molto più stabili e durano per tutto il tempo della degustazione, anche più di un’ora. Se permettete al cognac di evolversi, vi rivelerà molte sfumature tanto più cangianti quanto più il cognac è invecchiato e complesso. Il piacere maggiore del cognac viene da questa fase, quindi non abbiate fretta di berlo subito.

L’assaggio è la fase seguente: cominciate con un minuscolo sorso, tenendolo tra le labbra, e poi portatelo in bocca masticando un po’ d’aria. Il cognac vi rivelerà parecchi aspetti della sua struttura ricoprendo la lingua ed evaporando col calore: ne capirete la dolcezza, l’astringenza, l’alcolicità, il suo corpo,  la ricchezza degli aromi, e la sua età. Distinguere i vari aspetti è un esercizio non facile, per la complessità del distillato, che riesce meglio al palato allenato. Ma non preoccupatevi troppo, gustate il vostro liquore.

Alcune bottiglie di pregiati cognac di grandi Maison (Remy Martin e Hennessy).

Quando le poche gocce del primo assaggio di un cognac si espandono grandiosamente in bocca, dando una sensazione di volume e di magnificenza aromatica, siete in presenza di un distillato eccezionale! Il fenomeno, piuttosto raro, chiamato pittorescamente dai francesi ʽcoda di pavone’ perché il liquore ʽfa la ruota’ in bocca, è indice di un cognac di altissimo pregio. Non è detto che il distillato sia stravecchio, un cognac di 25 anni può già presentare questo fenomeno singolare, dato dall’enorme concentrazione degli aromi contenuti nel liquido.

Ora inghiottite, e cogliete la prima impressione del retrogusto e degli aromi che risalgono il naso da dietro. Pensate a cosa vi ricordano Fate una pausa. Anche qui l’esercizio riuscirà meglio a chi è allenato.

Riprendete l’assaggio stavolta con una quantità maggiore, ma comunque piccola: ora fate girare il cognac in bocca, masticando appena un po’ d’aria. Avrete la percezione precisa dei profumi, del corpo e della struttura del cognac: è leggero, è complesso, è ricco di sfumature, è dolce? In questo modo si svela ogni sua caratteristica, e ogni sua pecca! Cercate di ricordare le impressioni suscitate al naso: corrispondono alle sensazioni in bocca o c’è disarmonia? Un cognac di qualità dà sensazioni coerenti in entrambe le fasi. Un cognac squilibrato non mantiene le promesse fatte al naso. Troppa dolcezza o legnosità sono sospette.

Dopodiché inghiottite a piccoli sorsi, e rivalutate gli aromi retronasali. Avvertite vaniglia, spezie? legno da scatola di sigari, aromi fruttati? Di noce o di canditi? Di eucalipto? Un buon cognac ha una grande ricchezza.

In ultimo a bocca vuota considerate il retrogusto: lascia un sapore duraturo, è fugace, è aromatico? Un grande cognac permane in bocca a lungo con una nota dolce-amara di tannini e dura svariati minuti, evolvendosi perfino ancora un certo tempo, se è piuttosto invecchiato .

Quando avete finito, riprendete in mano il bicchiere, e ricominciate la degustazione, senza fretta, fino ad esaurire il cognac. Ad ogni piccolo sorso scoprirete nuove sfumature, e il comparire di nuove note assenti nei primi istanti.

Il cognac si evolve mentre lo bevete, e vi regala emozioni e profumi sempre più complessi col passare dei minuti. Un distillato di razza gioca col vostro naso e col vostro palato fino a due buone ore, se avete la pazienza di assaporarlo così a lungo senza cedere alla tentazione di vuotare il bicchiere.

Come regola generale, dovreste cominciare ad assaggiare il vostro cognac dopo un tempo in minuti di circa la metà dei suoi anni di invecchiamento, lasciandolo respirare nel bicchiere che tenete nella mano. In pratica se si tratta di un XO di circa 25 anni, fate passare almeno 10-15 minuti prima di portarlo alle labbra.

Ultimo regalo del cognac, annusate il bicchiere ormai vuoto. Anche dopo alcune ore dalla degustazione sarete in grado di cogliere l’ultima nota lasciata dal distillato: spesso un intenso aroma vinoso fuso al legno di quercia. I grandi cognac invecchiati hanno tale densità aromatica da lasciare traccia di sé nel bicchiere vuoto anche dopo alcuni giorni dalla degustazione. Se capita, fatene la prova, rimarrete stupiti!

Come si vede, la degustazione di un cognac non è cosa immediata, ma se effettuata con calma e con il giusto metodo, dona un piacere sfaccettato e duraturo, che nessun altro distillato può offrire e compensa ad usura del suo costo apparentemente maggiore.

Il cognac è a pieno diritto il RE dei distillati.

© 2012 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

 

16
Dic
12

Il sërpoul – un liquore di timo delle valli valdesi

Il sërpoul o serpùl, come nella locale parlata occitana (lingua d’Oc) viene chiamato il timo serpillo, è un liquore tradizionale delle valli sopra Pinerolo (in cui predomina il culto valdese), ottenuto per macerazione idroalcolica delle sommità fiorite della pianta, e successiva aggiunta di sciroppo.

Si tratta di uno dei tanti “piccoli liquori” italiani, in questo caso di tradizione alpina poiché i fiori sono raccolti ad alta quota sulle Alpi delle valli valdesi (Pellice, Chisone e Germanasca), e di derivazione familiare, vista la modesta complessità tecnica della ricetta.

Il sërpoul, liquore delle valli valdesi.Ditta Bernard & C. - Pomaretto

Il sërpoul, liquore delle valli valdesi.
Ditta Bernard & C. – Pomaretto

Si presenta di colore dorato chiaro anziché verde pallido, forse per leggera colorazione con caramello (vedi  commento), con caratteristico aroma di timo, leggermente pungente.

Al gusto si rivela molto fine e leggero, la nota dolce non copre il delicato ma ben presente sentore aromatico del timo. Il retrogusto non è indifferente, e perfino duraturo, e ricorda le note più aeree del fiore.

Pregevole esecuzione, leggera, elegante e dalle ottime proprietà digestive.

Lo produce la ditta Bernard & C. di Pomaretto, azienda passata dalla produzione di bibite ed alcolici alla esclusiva fabbricazione di liquori tradizionali piemontesi.

ETICHETTA

Sërpoul – elixir

Giacomo Bernard e figli

50 cl               30°

Reperibilità: molto difficile, prevalentemente in zona.

Prezzo: circa €12

08
Dic
12

degustazioni – grappa Centenara gran riserva Flavio Comar – Distilleria Aquileia

Grappa Centenara Gran Riserva ComarDistilleria Aquileia

Grappa Centenara Gran Riserva Comar
Distilleria Aquileia

La Distilleria Aquileia, dell’omonima città friulana, è un’industria che è passata negli anni dalla produzione conto terzi alla distillazione in proprio, seguendo una strada verso la qualità.

Verso la fine degli anni ’60 inizia una produzione di eccellenza che la porterà a distinguersi come uno dei migliori fabbricanti di grappa friulana. La chiave di lettura dell’azienda si chiama passione: come mi piace sempre ricordare, questo è l’ingrediente segreto, mai dichiarato in etichetta, indispensabile per produrre il meglio in fatto di agroalimentare (e non solo).

L’azienda prende sviluppo da Flavio Comar, enologo, a cui succede al timone il figlio Alessandro nel 1993; da qui in poi la produzione si raffina ulteriormente e nascono alcuni capolavori di alambicco, come le due Centenara, e altre linee, tra cui successivamente la Spirit, alta espressione della creatività della distilleria Comar.

La Distilleria Aquileia produce anche grappe monovitigno, distillati di frutta, e liquori.

A mia opinione, la serie delle grappe invecchiate è quella che merita la massima considerazione. Tra queste, splende la Centenara Gran Riserva Flavio Comar. Si tratta di una grappa invecchiata da vinacce aromatiche (Traminer, Sauvignon, Malvasia, Riesling). L’invecchiamento avviene in botti di rovere francese, molto tostate, per 2 anni.

Viene prodotta ogni anno in esigua quantità (1600 bottiglie), dedicata al padre. È quindi una grappa rara. Titola 46° che non vi accorgerete di sorseggiare. L’estrema setosità delle grappe è una costante della distilleria Aquileia, i suoi distillati sono sempre molto alcolici, come vuole la tradizione friulana, ma mai aggressivi, anzi l’alcool supporta ed esalta le qualità aromatiche restando sempre sullo sfondo: dote rara, che appartiene solo ai distillati di eccezione.

Il magnifico colore dorato intenso della grappa Centenara Gran Riserva, degno di un grande cognac© il farmacista goloso

Il magnifico colore dorato intenso della grappa Centenara Gran Riserva, degno di un grande cognac
© il farmacista goloso

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Colore: è di un bel dorato intenso, che può ricordare un cognac maturo.

Profumo: al primo naso è intenso di vinacce aromatiche, speziato, leggermente pungente di grappa, ma con ricche promesse. È bene far evolvere gli aromi di questo distillato in un bicchiere a tulipano, trattando la grappa come un cognac. Non seguite il consiglio della distilleria di usare un ballon e di ossigenare la grappa con ampie rotazioni, disperdereste violentemente il suo ricchissimo bouquet. Prendetevi tutto il tempo necessario e riscaldate nella mano il calice, avvicinate il naso con cautela, e soprattutto resistete alla tentazione di appoggiarvi le labbra; godrete di una interminabile tela di profumi in cui trovare sensazioni via via sempre nuove ed entusiasmanti, e questo per almeno un’ora, a gara con i grandi cognac. Potreste anche scordarvi di stare degustando una grappa, una signora grappa!

Riscaldando lentamente il bicchiere con il palmo, gli aromi tipici dei vitigni fanno scoprire una robusta spalla legnosa, dai sentori di vaniglia e di quercia, che sostiene il bel corpo vinoso della grappa; aprendosi, il distillato acquista complessità, comportandosi sempre più come un brandy francese. Col passare dei minuti il corpo di legno prende il sopravvento sulle note vinose, che restano sullo sfondo.

Gusto: iniziate con un piccolissimo sorso, dopo un attimo di incertezza si avverte un alcool dolce, pronto ad espandersi sulla lingua con note legnose, e sul palato con i profumi fruttati dei vitigni, in cui si fa viva la malvasia. Masticate un po’ d’aria. Il corpo è setoso, pieno, potente, mai aggressivo; grande ricchezza gustativa, espressa anche nell’appagante prolungato retrogusto, in cui emerge di nuovo, se ve ne foste scordati, la nota tipica della grappa aromatica.

Sul finale l’alcool un poco evaporato lascia spazio a un palato suadente e carezzevole con note di traminer, mentre nel bicchiere ormai vuoto si sviluppa un voluttuoso e fine aroma boisé che ricorda il fondo di un vecchio cognac per persistenza e ricchezza.

Equilibrio: mirabile tra l’intensità dei profumi e il gusto sontuoso: un pezzo di alta scuola, bravo Comar!

ETICHETTA

LA CENTENARA

Grappa gran riserva Flavio Comar

Finissima grappa da vinacce Friulane selezionate

Elevata in piccoli carati di rovere francese

PRODUZIONE LIMITATISSIMA

Prodotta ed imbottigliata dalla

DISTILLERIA AQVILEIA

Di Flavio Comar S.r.l.

Sede e stabilimento AQVILEIA – VDINE – ITALIA

CONTROETICHETTA

La Centenara –Gran Riserva Flavio Comar

Nasce dalla distillazione di una particolare selezione di vinacce di uve bianche Traminer, Riesling, Sauvignon e Malvasia che, ogni anno, viene destinata all’invecchiamento in quattro particolari “carati” in legno di rovere francese. Scrupolose attenzioni e cure  ne fanno, in assoluto, una grande grappa da meditazione. Degustata in grandi bicchieri permetterà di esaltare tutte le sue meravigliose doti.

COLLARE

Data di produzione e imbottigliamento, numero di bottiglia e firma del distillatore.

Reperibilità: molto difficile; prezzo € 35 circa (2012).

© 2012 il farmacista goloso (riproduzione riservata)

01
Dic
12

il maître de chai

Ogni cognac che invecchia in botte viene degustato a scadenze periodiche, bimestrali per i più giovani, o solo 1 volta all’anno, dal gran sacerdote presente in ogni azienda, il maître de chai.

Questa figura fondamentale, che nelle aziende più piccole può coincidere con il proprietario od un familiare, è il custode della buona riuscita della produzione e nel caso delle aziende più grandi, anche della costanza dei propri prodotti.

Banco del maître de chai all'interno dei depositi della Maison Camus

Banco del maître de chai all’interno dei depositi della Maison Camus

Al maître de chai appartiene l’ultima parola sull’assaggio e la valutazione delle partite di cognac da acquistare, la decisione su ogni dettaglio dell’invecchiamento di ogni singola botte, la scelta dei lotti da invecchiare ancora o da imbottigliare, e soprattutto, a lui compete l’abilità di creare il distillato finito che troveremo nella nostra bottiglia.

Come signore e padrone dell’immagine e della qualità della casa, il maître de chai è una figura molto rispettata, a volte venerata, e ovviamente lautamente pagata. Spesso si tratta di dinastie familiari, come i Fillioux per la maison Hennessy, tuttora in attività, ed i Chapeau, fino a qualche decennio fa per Martell. L’arte si tramanda di padre in figlio (o nipote) con i suoi segreti, poiché di arte si tratta, e ben custodita. Si narra che il famoso Maurice Fillioux non facesse mai assistere alla creazione delle sue coupes i manager della Hennessy. Si potrebbe quindi azzardare un’analogia con i mitici “nasi” della profumeria, benché per i distillati non si tratti solo di creare le miscele.

Fondamentale è la perfetta conoscenza del materiale a disposizione, che può essere laborioso nel caso delle grandi maison con decine di migliaia di botti da valutare in entrata e durante l’invecchiamento. Ovviamente un buon maître de chai possiede più collaboratori, per questo compito. Una eccellente memoria olfattiva è indispensabile, e nei grandi blenders questa si trasforma in arte, per dare cognac raffinati.

Un banco del maître de chai direttamente in cantina (ditta Bache-Gabrielsen).
© blog.cognac-expert.com (by kind permission)

La vita del maître de chai non è tuttavia quel paradiso che un bevitore potrebbe pensare: intanto per mantenere la purezza di olfatto, egli deve astenersi da tutti i cibi aromatici, aglio, cipolla, spezie, caffè, cioccolato, ecc.; deve rinunciare al fumo, e ad ogni sostanza che potrebbe alterare la sua percezione degli odori; curiosamente, le donne impegnate in questo delicato mestiere si contano sulle dita di una mano, poichè per loro rinunciare a profumi ed ai cosmetici è ancora più difficile. Per quel che riguarda gli assaggi, essi possono arrivare anche a svariate decine ogni giorno: lo strumento principe del suo lavoro è il naso, e le acquaviti che egli valuta se acquistare, le giudica dal solo odore. L’assaggio è fatto solo quando il maître deve creare gli assemblages, e anche qui con ben poca soddisfazione, infatti egli sputa regolarmente i campioni una volta fatti girare in bocca; è chiaro che nessun fegato potrebbe resistere alle quantità di cognac che passano ogni giorno per decenni nel suo organismo; lo stesso alcool respirato a lungo termine può danneggiare i polmoni, se non si avesse l’accortezza di tenere il bicchiere a leggera distanza dal naso.

Per contro questo allenamento ascetico porta i grandi maîtres de chai a riconoscere non solo i crus di provenienza delle acquaviti, ma a saper distinguere ogni difetto possibile del prodotto cognac, cominciando dagli errori in botte e nel chai, risalendo ai guasti in distillazione, che è la fase più critica, e via via fino alla vinificazione; addirittura si racconta che i più grandi del mestiere sapessero predire dal gusto del cognac la forma dell’alambicco in cui erano stati distillati!

Una vetrina del ‘salon d’echantillonage’ di una grande Maison (in questo caso, la ditta Martell); qui sono contenuti tutti i campioni delle numerose partite di cui può disporre il maitre de chai per creare i suoi cognac.

Ma cosa fa in concreto un maître de chai ? Assaggiando i campioni delle partite presenti in azienda egli stabilisce le proporzioni di queste che andranno a comporre il cognac finito; dal momento che, per quanto i fornitori possano rimanere gli stessi, ogni annata dà vini e quindi cognac diversi, la sua abilità permette di mantenere costante nel tempo lo stile dei prodotti della grande maison, variando la formula delle miscele in funzione del risultato voluto. Inoltre è responsabile della creazione di nuovi prodotti, in collaborazione con gli uffici marketing: quest’opera, che è spesso arte raffinata, richiede non di rado diversi mesi o anche anni prima di centrare l’obiettivo.

Nelle composizioni più elaborate possono entrare svariate centinaia di cognac diversi per provenienza ed età, nei cognac commerciali il numero si aggira da qualche decina a 200 circa. Talvolta la complicazione è un buon metodo per difendersi dalla concorrenza, ma nei prodotti di grande invecchiamento le differenze tendono ad assottigliarsi.

Nella foto, il banco di un maitre de chai: le numerose bottiglie contengono i campioni delle varie partite di cognac aziendali, con le quali si creano gli assemblages.

Nella foto, il banco di un maitre de chai: le numerose bottiglie contengono i campioni delle varie partite di cognac aziendali, con le quali si creano gli assemblages.
© blog.cognac-expert.com (by kind permission)

Diversa è la situazione dei boilleurs de cru, che avendo a disposizione poche annate e un piccolo stock di cognac invecchiati, non necessitano di professionalità tecniche elevate, ma solo dell’esperienza familiare e del gusto personale; in queste realtà il blender crea le sue miscele da poche, spesso da 2 a 4 acquaviti, e piccole aggiunte di distillati più vecchi; ne risultano cognac decisamente meno standardizzati e molto più interessanti per l’appassionato, perché con il materiale a disposizione sarà più difficile compensare le variabili dei raccolti annuali; si rivelerà quindi la stoffa del produttore (che per legge deve utilizzare solo i propri distillati) e tutto il carattere del suo terroir, poiché, a meno di possedere vigneti in più crus, egli dovrà utilizzare i cognac di un’unica zona di produzione, la propria. I suoi cognac saranno quindi diversi di anno in anno, pur mantenendo l’impronta dello stile aziendale.

© 2012 il farmacista goloso (riproduzione riservata)




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