Archivio per marzo 2012

26
Mar
12

Cognac – i Bons Bois

I Bons Bois, quinto cru dell’AOC Cognac, circondano completamente i Fins Bois, e l’enclave dei Fins Bois d’estuario, formando il confine dell’AOC, esclusa la zona marittima. Si compongono di 276 Comuni, con una superficie di  372.000 ettari, di cui 9300 a vite; producono circa il 12,5% del cognac totale.

Carta dell’AOC Cognac

I terreni, diversissimi tra loro, dove la componente gessosa non è pressoché più presente, sono in prevalenza silicei o argillosi; il clima risente ormai delle influenze del mare e dei primi altopiani dell’est. Solo alcune aree a ridosso dei crus più interni restano meno esposte.

I cognac prodotti in questa zona hanno qualità variabile secondo i terreni, ma cominciano tutti a dimostrare quello che i francesi chiamano goût de terroir, cioè un gusto terroso conferito dalla composizione del suolo, che rende questi spiriti grossolani e più rustici dei precedenti. I profumi sono piuttosto pesanti e la lunghezza in bocca modesta. Presentano un retrogusto alcolico, e inveccchiano rapidamente. Nella distillazione, in questo cru si usano alambicchi modificati per cercare di ridurre queste componenti aromatiche sgradite. Pur mancando di finezza, sono vigorosi e di corpo robusto. Il loro prezzo modesto ne fa la base dei cognac più economici. È rarissimo trovarne in commercio in purezza, salvo qualche lotto dei produttori d’eccezione. In questo caso sono cognac affascinanti per tempra, pur avendo un corpo tutto loro.

Sull’etichetta si indicano come appellation :

   Bons Bois contrôlée

ma i produttori preferiscono usare la denominazione generica Cognac.

Le zone di produzione più vocate si trovano a sud, in un’area ristretta che partendo a nord di Montguyon risale verso Barbezieux e Blanzac fino al confine del cru: più si è vicino ai crus maggiori, più si trovano ancora terreni in parte gessosi che producono distillati interessanti.

© 2012 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)

19
Mar
12

Cognac – i Fins Bois

I Fins Bois sono il quarto cru della AOC Cognac, ed il primo dei cosiddetti petits crus: i Bois circondano il nucleo delle tre zone più pregiate, questo essendo il più interno. Esiste anche un’enclave dei Fins Bois nei Bons Bois tra Mirambeau e la riva della Gironda.

Carta dell’AOC Cognac

La zona si compone di 278 Comuni, con una superficie di 350.000 ha, di cui 31.200 vitati, per una produzione di cognac del 42% dell’AOC. È quindi la maggiore area produttrice di cognac in assoluto.

Il clima è variabile in funzione dell’esposizione della zona all’aria oceanica o agli influssi provenienti dalle pendici del Massiccio Centrale. I terreni sono quanto mai vari per composizione, con argilla, sabbia, o calcare, o a volte con zone ferrose, e più ci si allontana dai confini dei primi crus, più la vigna si fa rarefatta, per lasciare il posto a pascoli, coltivazioni e boschi.

Si tratta quindi di un cru con caratteristiche piuttosto eterogenee, e la qualità dei suoi cognac varia molto da luogo a luogo. In generale gli spiriti prodotti nei Fins Bois assumono caratteristiche da mediocri fino ad ottime nelle zone migliori, più gessose.

Tipicamente sono cognac con intensi profumi fruttati o floreali, più aromatici che di corpo, con sfumature modeste. Maturano prima (danno il meglio entro i 20 anni), e spesso sono migliori in gioventù di quelli delle zone più nobili, avendo buon fruttato, rotondità e grassezza; per questo si usano per dare morbidezza, profumi e delicatezza ai blend con i cognac giovani delle Champagnes, ancora immaturi e perciò scontrosi. Costituiscono la parte più importante dei blend dei cognac delle qualità VS e VSOP in commercio. Se non miscelati con altri crus, possono essere anche cognac piacevolissimi, tuttavia hanno modesta complessità e un retrogusto finale piuttosto corto. Quasi mai superano un invecchiamento di 30 anni.

Sull’etichetta si indicano come appellation :

–  (Fine) Fins Bois Contrôlée

Le zone di produzione più vocate si trovano: a nord, nei cosiddetti Fins Bois de Jarnac, in un proseguimento virtuale delle Borderies verso Angoulême, appena sopra le Champagnes; ad est, attorno a Blanzac; e nell’area vicina all’estuario della Gironda, i cui viticultori hanno inutilmente chiesto la riclassificazione a Petite o Grande Champagne, in virtù dei terreni quasi completamente gessosi.

Le zone sfavorite sono le estremità dell’appellation, dove il cognac prende un gusto “selvatico” e poco piacevole.

© 2012 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)

12
Mar
12

Cognac – le Borderies

Il terzo cru dell’AOC Cognac è anche il più piccolo in assoluto: si estende sopra la Petite e la Grande Champagne, a nord-ovest di Cognac, avendo come confine sud il fiume Charente; il centro più importante è Burie. Conta solo 10 Comuni, con una superficie di 12.500 ettari, di cui 4000 a vigna; la produzione di cognac è di circa il 5,5% del totale dell’AOC. (nota: la carta dei crus qui riprodotta riporta le località leggermente sfalsate verso ovest: Burie è in realtà nelle Borderies, mentre Cognac è al confine dei 3 crus).

Carta dell’AOC Cognac

Il nome della zona pare derivi dalle “bordes”, fattorie condotte a mezzadria durante il 1600.

Il suo clima comincia a risentire degli influssi oceanici, mentre i suoi terreni sono argillosi e decalcificati, ma solo in superficie. Gli strati profondi possiedono ancora tutte le caratteristiche di pregio dei due primi crus. Anche se è più boscosa delle zone precedenti, tutta l’area adatta alla vite è in produzione.

Il cognac delle Borderies ha la caratteristica di maturare più velocemente dei primi due crus, ha profumi marcatamente floreali (alcuni degustatori insistono sui sentori di  violetta, ma pare sia un mito poetico), senza però le note delle due Champagnes, e soprattutto ha rotondità, è fine, ed invecchia bene. Se da una parte manca della delicatezza dei primi due crus, la compensa con il suo corpo pieno e ricco, dall’inconfondibile gusto di gheriglio di noce, di buona lunghezza; questa caratteristica ne fa lo strumento ideale per irrobustire e dare struttura ai blend della Grande e Petite Champagne che fino a tardi ne sono privi; i suoi distillati sono richiestissimi dalle principali aziende (Martell, Hennessy e Camus tra queste) per dare “scheletro” a tutti gli altri cognac.

In etichetta questo cru è indicato come appellation :

–    (Fine) Borderies contrôlée

Se portati a maturità (esistono favolose e introvabili bottiglie cinquantenarie), i cognac delle Borderies offrono ricchezza, eleganza e aroma in equilibrio ammirevole. È quindi il cru più completo dei 6, in grado di superare per armonia i blend di Fine Champagne. Ricercati dai conoscitori, sono tuttavia imbottigliati molto raramente in purezza, per il loro quasi totale impiego nei blend con altri cognac. Inutile dire che il loro prezzo eguaglia quello dei cognac della Petite Champagne.

Non esistono aree più vocate, poiché è un cru molto omogeneo.

© 2012 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)

09
Mar
12

Cognac – curiosità – la collezione Van der Bunt

Tra le tante forme di collezionismo, esiste anche quella di vini e spiriti: diciamo subito che non sono assolutamente d’accordo, restando convinto che beni come il vino e gli alcolici sono da godere e consumare per la propria soddisfazione e non da accumulare come oggetti da collezione solo per l’etichetta che portano: detesto le aberranti aste in cui i più bei nomi del patrimonio enologico mondiale sono trattati come quadri e gioielli, anche se ormai il contenuto è inacidito , evaporato o cassé. Gli spiriti se la passano un po’ meglio a longevità, per fortuna, ma non mi sento di incoraggiare queste raccolte al limite del necrofilo, se non per il possibile interesse museale che suscitano.

Tra questi maniaci, o forse inconsapevolmente storici dei distillati, si distingue un ricco editore olandese, Bay van der Bunt, il quale ha cominciato a collezionare da ragazzo eccezionali e rare bottiglie di cognac ed altri spiriti, ed a febbraio ha offerto in vendita in blocco la sua raccolta per la non modica cifra di 6 milioni di euro.

Tutto è cominciato con il padre, a sua volta erede di un nutrito patrimonio di bottiglie rare, impossibilitato da una malattia a bere più alcolici, alquanto pregiate se il figlio confessa che egli potrebbe essersi gustato l’equivalente di quattro o addirittura cinque Rolls-Royce, passate quindi a lui, il quale invece di aprirle ha iniziato un’opera di metodico accrescimento attraverso aste e acquisti da privati.

Questo elegante signore sessantatreenne di Breda (NL) si è così appassionato al genere da possedere oggi la più grande collezione al mondo di alcolici “storici”, con migliaia di bottiglie rare e rarissime anche pluricentenarie, in maggioranza di cognac, oltre a porto, whisky ed armagnac antichi. Il valore è probabilmente incalcolabile, in quanto molte di queste sono ormai pezzi unici, e farebbero la gioia dei battitori di aste, potendo raggiungere fino al centinaio di migliaia di euro per una; ma il collezionista ha giustamente desiderio di cedere la sua collezione in forma completa.

La raccolta è custodita nella sua casa, in quello che una volta era una stalla, trasformata in una biblioteca alcolica, dove ogni scaffale accoglie dozzine di polverose e pregiatissime bottiglie, frutto di un’appassionata ricerca e investimento durata 40 anni: 5000 circa sono i pezzi che occhieggiano dalle arcate delle scaffalature, dal tardo ‘700 agli anni ’70 del secolo scorso.

Raccolta favorita anche dal mestiere, che portò questo signore a Parigi per occuparsi di antiquariato: egli ritirava mobilio da appartamenti e cantine, ma la gente non si interessava alle vecchie bottiglie di liquori, che lui conservava; solo il vino riusciva ad avere mercato nelle aste negli anni fino al ‘90. E così giorno dopo giorno van der Bunt accresceva la sua collezione, nata da un hobby ereditato per caso.

Oggi tra i tesori che egli custodisce si annoverano esemplari rarissimi, come un jeroboam (6 litri) di cognac del 1795 della casa Brugerolle, che si pensa abbia viaggiato a seguito dell’armata napoleonica. Pare sia l’unica bottiglia di quel formato ancora esistente al mondo, stimata oltre 130000 euro; ottimo investimento, visto che van der Bunt l’aveva acquistata da un collezionista americano per 24000 euro nel 1990.

Altre rarità assolute: da una Casa produttrice di cognac di estremo prestigio ancora esistente a Jarnac, la AE Dor, una bottiglia chiamata “Soleil d’Austerlitz” 1805, di cui ne esistono tre esemplari al mondo, una per il produttore, e due donate al presidente Mitterrand, nativo anch’esso di Jarnac: una è stata comprata da questo vorace collezionista; è stimata € 18000. E poi, bottiglie provenienti dalle cantine dei migliori ristoranti di Parigi, per esempio Maxim’s, e La Tour d’Argent, e perfino dalla casa del duca di Windsor in città. Non mancano le annate napoleoniche, 1796, e rivoluzionarie, 1789, per tacere di intere serie storiche di annate ancora della casa AE Dor tutte ottocentesche e pre-fillossera.

Curiosamente il collezionista non ne ha aperte che alcune dozzine per assaggiarne il contenuto, più per farsi una cultura che non per il godimento gastronomico, confessando di essere astemio. In ogni caso, pur riconoscendo che la spesa è stata immensa, si dice certo che sia il migliore investimento da lui mai fatto. Nel venderle si augura che la sua passione sia raccolta da un altro appassionato, anche se teme con orrore che qualcuno, russo o cinese probabilmente, possa comprare il suo tesoro per berselo. Sarebbe un folle capriccio, visto il valore non solo economico della raccolta.

La notizia fa il paio con quella del più grande esperto di whisky italiano e uno dei massimi esistenti, il milanese Giorgio d’Ambrosio, conosciuto nel giro degli appassionati e titolare del bar Metrò di piazza de Angeli, che ha ceduto in blocco la sua, una delle più grandi e pregiate collezioni di whisky al mondo, circa 13000 bottiglie, ad un altro collezionista italiano a febbraio del 2012 per una cifra non rivelata, probabilmente anch’essa milionaria.

06
Mar
12

Cognac – la Petite Champagne

Il secondo cru del cognac, la Petite Champagne si estende sotto la Grande Champagne circondandola quasi totalmente da sud. Ha inoltre un piccolissimo territorio a nord di questa, tra Cognac e Jarnac. Si compone di 60 Comuni, con una superficie di 65.000 ettari, di cui 15.300 a vite, per una produzione pari a circa il 21% della AOC Cognac.

Carte dei crus dell’AOC Cognac

Gode sostanzialmente dello stesso clima del primo cru (anche se nelle sue parti più esterne comincia a risentire l’influenza del clima oceanico o continentale), ma a differenza di questo i suoi terreni sono già meno gessosi e friabili.

I distillati di questa zona hanno caratteristiche simili a quelli della Grande Champagne, se non fosse che a parità di invecchiamento non raggiungono la stessa finezza di bouquet e la stessa lunghezza di gusto. Questi cognac possiedono grande eleganza e piacevolezza grazie ai loro aromi floreali però un poco meno fruttati, ma cedono in complessità e potenza ai fratelli maggiori.

Anche questi distillati invecchiano molto bene, e maturano lentamente, come quelli della Grande Champagne. In conclusione le differenze tra i primi due crus sono modeste, ed entrambi producono cognac di splendida qualità.

In etichetta questo cru è indicato come appellation :

–   Petite Champagne contrôlée                        o con l’equivalente
  Fine Petite Champagne contrôlée

La denominazione “Cognac Fine Champagne” non costituisce invece un cru a parte, ma solo un blend tra cognac provenienti dalla Grande e Petite Champagne, con non meno del 50% dalla prima zona.

Le zone eccelse della Petite Champagne si trovano in una fascia tra Archiac ed Arthenac, in un virtuale prolungamento verso sud-ovest della migliore area della Grande Champagne. I cognac qui prodotti, chiamati dagli esperti “Petite Champagne d’Archiac” sono richiestissimi poiché superiori a molti del primo cru, e ottengono gli stessi prezzi. Questo perché i terreni in quest’area hanno caratteristiche analoghe a quelle della Grande Champagne: se mai si dovessero riclassificare le zone, questa sarebbe l’unica area che verrebbe a far parte del prestigioso primo cru.

Un’altra zona rinomata, anche questa con suolo più simile al primo cru, è quella intorno a Barbezieux, molto gessosa e calcarea.

© 2012 il farmacista goloso  (riproduzione riservata)




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